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Davide Mauro

Arte

Il rapporto con il mondo dell’arte visto con la lente di due artisti

C’è una prassi nel mondo dell’arte che chiarisce il rapporto tra artista e fruitore. Ogni artista nel seguire la propria indole e la propria creatività, utilizza tecniche e temi che gli sono propri e che ovviamente si modificano col passare del tempo: le esperienze di vita, l’apprendimento del “mestiere” ma anche il riscontro del pubblico, incidono su ciò che verrà prodotto… Tuttavia questo processo è inquinato da fattori che distinguono gli artisti affermati da quelli che ancora non hanno raggiunto la notorietà. Gli artisti affermati hanno raggiunto una libertà creativa tale da permettersi la creazione di opere costose sotto il profilo tecnico e dei materiali che un artista comune non ha a disposizione: tanto è vero che nei musei e nelle esposizioni internazionali questo tipo di opere esprimono una fantasia sfrenata, spesso votata allo stupore, alle sensazioni e al coinvolgimento del fruitore. Ne sono un esempio certi tipi di istallazioni, per non parlare di opere ben più grandi come quelle di land art o che occupano piazze o giardini. Per fare ciò l’artista deve disporre di risorse economiche importanti, se non dell’appoggio di sponsor o di appositi finanziamenti. Per questa ragione tali possibilità sono appannaggio solo per personalità affermate.

Gli artisti non affermati invece hanno un campo di creatività più ristretto a causa del budget, ma soprattutto a causa dei luoghi in cui potranno esporre: una galleria non è un museo, gli spazi sono limitati e spesso gli ambienti vengono condivisi con altri autori. Così ci si limita a video istallazioni, quadri, piccole sculture ecc.

Ma c’è un altro elemento da tenere in stretta considerazione: il pubblico. Il pubblico di un artista affermato è un pubblico ampio, a causa della visibilità e del nome, ma è anche un pubblico che ha in sé diversi potenziali acquirenti attratti dall’idea di investire sull’arte. All’opposto, nel caso di un artista non affermato, il pubblico è più che altro legato al passaparola, al luogo in cui esporrà e alla propria cerchia di appassionati; e tra costoro ci saranno anche dei potenziali acquirenti che valuteranno l’acquisto di un’opera da mettere a casa in bella mostra. Tra i due artisti il pubblico è assai diverso: nel primo caso il nome affermato determina prezzi elevati, a volte sospinti dalle case d’asta. In questo caso il pubblico sarà composto da persone facoltose, oppure da enti o fondazioni che acquistano per investimento o per portare l’opera in un museo. Nel secondo caso gli acquirenti saranno amanti dell’arte, ma che fanno quell’acquisto prevalentemente per ragioni di gusto, ipotizzando magari che un giorno quel quadro varrà qualcosa in più.

Per comprendere meglio questo meccanismo ho preso in esame due artisti totalmente diversi. Il primo è Marcello Maloberti, docente alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Egli ha esposto in numerose gallerie e musei e il suo nome è piuttosto affermato. Dal sito Bam Arte estrapolo alcune righe dove viene spiegata la sua attività artistica:

La sua ricerca trae ispirazione da aspetti propri delle realtà urbane più marginali e minime con particolare attenzione all’informità e alla precarietà del vissuto. La sua osservazione va oltre l’immediatezza della dimensione quotidiana, con uno sguardo neorealista straniante e onirico, combinato a un approccio archeologico alla storia dell’arte. […] Questi interventi funzionano come narrazioni contratte, sono atmosfere da vivere ed esperire, temperature emotive da attraversare. Il corpo performante è quello della collettività, capace di produrre un dialogo tra la performance stessa e il suo pubblico. 

L'artista Marcello Maloberti

Da una delle sue ultime mostre dal titolo Metal Panic tenutasi a Milano tra il novembre 2024 e febbraio 2025 prendiamo in considerazione due opere. La prima si intitola M del 2024 e rappresenta un cartello stradale con la scritta “Milano”, ma posto al contrario. L’opera è un rimando alla “M” di Mussolini, mentre la posizione capovolta del cartello richiama il corpo del dittatore esibito in Piazzale Loreto il 29 aprile 1945.

A sn opera "M" del 2024, a ds opera "CIELO" del 2024

La seconda opera è CIELO del 2024, un’istallazione costituita da una scritta al neon ribaltata posta a venti metri d’altezza e sorretta dal braccio di una gru posto su di un camion. Maloberti sceglie di capovolgere la prospettiva dell’osservatore creando una sorta di anti-monumento, posto appunto verso il cielo.

L'artista GIuseppina Irene Groccia

La seconda artista che prendo in esame è Giuseppina Irene Groccia, conosciuta da coloro che leggono ContempoArte Magazine essendo la responsabile editoriale. Seppur le sue opere siano state esposte in diverse esposizioni, chiaramente non ha ancora raggiunto la visibilità di Maloberti.

In questo caso prendiamo in esame l’opera Anima, un’immagine digitale riprodotta su tela. In una recensione a cura di Stefano Vecchione per il «Quotidiano del sud» scrive:

Un’opera in continuità con la più recente produzione digitale dell’artista: la figura femminile, immersa in tonalità cromatiche intense, si offre in una declinazione che richiama l’immaginario pop. Lo sguardo della figura femminile diretto e penetrante, sembra oltrepassare la superficie dell’immagine, insinuandosi nell’interiorità di chi osserva e restituendo quel dialogo silenzioso da cui l’opera stessa trae il proprio titolo.

 

A sn opera "Anima", a ds opera "Regina di cuori"

La seconda opera è sempre un’immagine digitale riprodotta su tela dal titolo Regina di cuori. Sempre Stefano Vecchione scrive:

Un’opera digitale di recente produzione, dove il simbolo della carta da gioco si trasforma in una figura dal forte valore simbolico: una regina colorata è imponente ma al tempo stesso fragile, immagine di una femminilità capace di affrontare le difficoltà senza perdere la propria grazia; non è una semplice icona, ma una presenza autentica, custode di sensibilità e di potere emotivo, capace di infondere al linguaggio digitale una sensibilità poetica di matrice antica.

A parte l’evidente differenza contenutistica tra le recensioni dei due artisti, dove per Maloberti sembra fosse necessario dire necessariamente qualcosa, evidenziamo come il primo artista si esprima secondo un approccio concettuale. La Groccia invece utilizza il figurativo, ma con una rielaborazione estetica tutta al femminile. Se in Maloberti non c’è spazio per il sentimento e attraverso il concettuale sollecita la celebralità, la Groccia punta alle sensazioni e ai sentimenti attraverso il figurativo.

 

A fronte di queste caratteristiche, qual’è la differenza tra il pubblico che segue Maloberti o Groccia? Considerando la fama e la visibilità del primo, grazie a mostre di più ampio respiro, è evidente il fatto che ci troviamo davanti a un “artista di sistema”. Questo traguardo, come detto in precedenza, gli consente di avere dei mezzi economici maggiori atti a produrre opere; tuttavia a ben guardare le quotazioni, le opere fotografiche mantengono prezzi molto bassi: ad esempio la foto Il profilo della mandibola del 2001 viene stimato tra i 200 e i 300€ in un catalogo online. Mentre «Il giornale dell’arte» del febbraio 2014 stima il valore delle sue opere presso la Galleria Cortese di Milano tra i 4000 e i 35.000 €, stiamo parlando in questo caso di istallazioni, immagini e altro.

Giuseppina Irene Groccia vende le sue opere online in media a 2000 €. Sicché appare assai interessante notare come le opere della Groccia valgono più delle foto di Maloberti. La stessa cosa non si può dire per le istallazioni, ma è anche vero che la Groccia non propone istallazioni…

 

A questo punto giungiamo a delle conclusioni che ci spingono ad affermare che laddove si entra a far parte del “circuito dell’arte”, o al contrario si faccia arte plasmando lo stile “alla maniera degli artisti affermati”, ci si colloca più facilmente in quel contesto: ammesso che si riesca a farne parte a pieno titolo. Un contesto che, come abbiamo detto, predilige le idee sfrenate perché il valore è dettato dalla stravaganza. Una stravaganza però che parla più che altro a tutti coloro che usano l’arte con finalità prettamente commerciali. Un po’ come quegli scrittori che per attirare l’attenzione degli editori, del pubblico e dei premi letterari, preferiscono trattare argomenti di tendenza ottenendo maggiore accoglimento. Sotto questo aspetto è ben più genuino, ma forse meno ardito, il contributo di un artista non affermato che proprio per questa sua specificità è più vicino al sentire del pubblico. L’artista “fuori dal sistema dell’arte” è meno libero economicamente, ma nello stesso tempo è meno dipendente dalle pressioni dei galleristi. Non stiamo giungendo alla conclusione che vi sia un meglio o un peggio, abbiamo solo analizzato quanto ruota attorno a due realtà spesso incomunicabili ma che nascondono parecchie soprese.

Davide Mauro
 

Nato nel 1975 a Siracusa dove vive e lavora. Da sempre interessato alla storia dell’arte, alla scienza, alla fotografia e alla scrittura creativa, ha da poco pubblicato Il senso della Bellezza edito da VGS Libri. Dopo una breve esperienza giornalistica presso la rivista Inout, e Linkiesta ha deciso di fondare la webZine Elapsus. Ha collaborato anche per il blog Il Calibro. Davide si distingue per la sua profonda cultura e, ancor più, per la riflessione, un pensiero che sorge non dall’istinto, bensì da una logica radicata nella sua approfondita conoscenza delle cose, frutto di uno studio accurato.

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Divagazioni sull’arte

Il monumento a Enzo Maiorca. Considerazioni sui criteri e sulle letture dell’arte pubblica nel panorama culturale attuale

La scelta di erigere un monumento è un elemento importante per una città. Un busto, una statua o appunto un monumento, oltre a celebrare un evento o una persona illustre imprimono un fattore culturale di grande portata se saputo costruire e collocare. Pertanto quando la scelta del monumento, sotto il profilo artistico e urbanistico è azzeccata, determina un immediato fattore di identificazione per la cittadinanza che lo elegge a simbolo. Un esempio che sovviene subito è quello del monumento a Giordano Bruno a Campo de’ fiori, a Roma ossia nel luogo in cui venne arso dal Sant’Uffizio nel 1600. La forza espressiva della statua, la posizione e il punto esatto di collocazione, ne fanno un potente simbolo che caratterizza la piazza e la personalità storica rappresentata.

La città di Siracusa ha deciso di dedicare un monumento alla memoria dell’apneista Enzo Maiorca, più volte detentore del record mondiale di immersione. Una scelta condivisibile, quella dell’Amministrazione locale, che per l’occasione ha predisposto un bando pubblico per stabilire a chi affidare l’opera. Nel dicembre 2025 è stato reso noto il vincitore, ossia l’artista veneto Tiziano Favaretto. Ma l’opera vincitrice, per le caratteristiche formali, estetiche e contenutistiche desta diversi dubbi in merito alla qualità dell’opera stessa e al criterio di selezione. Dubbi che raccontano molto di come oggi viene interpretata dalle collettività locali e non, questo importante aspetto culturale.

L’opera vincitrice intitolata La risalita rappresenta l’apneista nell’atto della risalita dopo aver raggiunto il punto di massima profondità. La scultura lo rappresenta con il braccio destro aggrappato al cavo di guida e con il costato dilatato, caratteristica tipica di Maiorca. Nella relazione dell’artista si fa riferimento alla scelta della tecnica e dei materiali come il bronzo che stilisticamente dovrebbe ricondurre alla statuaria classica, essendo Siracusa una città dalla lunga storia greca. Tuttavia è necessario dire che il richiamo alla statuaria classica appare blando, essendo la posa e il soggetto certamente non appartenenti al sentire classico. Si aggiunga anche un aspetto tecnico sicuramente sottovalutato, ossia la presenza della doratura. Il monumento infatti verrà installato in Ortigia e posto a pochi metri dal mare, il che determinerà certamente il rapido deterioramento del trattamento di superficie, salvo una manutenzione molto attenta e costante.

Ma quali altre opere ha prodotto Tiziano Favaretto? L’unica fonte a cui si può attingere è Instagram dove egli ha pubblicato bozzetti e opere finite. I temi sono prevalentemente legati al mondo dei fumetti: statue di guerrieri greci e un Lord Byron che imita la scultura di Oscar Wilde a Dublino. Ciò ci fa capire che egli è alla prima opera importante della sua vita.

A fronte dell’annuncio del sindaco di Siracusa su Instagram e Facebook sono sorti diversi commenti da parte della cittadinanza. Molti i commenti positivi, legati più che altro al fatto che sia giusto ricordare la figura di Maiorca che ha valorizzato la città nel mondo (alcuni record furono battuti a Fontane Bianche, a pochi chilometri da Siracusa). Tuttavia non sfuggono alcuni commenti piuttosto pertinenti in merito all’opera. Qualcuno istintivamente associa la statua a un ballerino di lap dance, essendo il cavo di guida ben più simile a un palo da discoteca. Anche la stessa base su cui poggia dal render non sembra proporzionata alla scultura, apparendo troppo ampia. Personalmente mi chiedo se la statua potrà resistere a futuri eventi estremi come il ciclone Harry di alcune settimane fa, essendo la statua ancorata alle pinne che sono sottili rispetto al corpo della statua e dall’asta, che dovrà essere cava al suo interno onde alloggiare un impianto di illuminazione.

Molto incisivo il commento di un’utente che ha fatto notare come la statua non rappresenti il campione nella sua interezza. Maiorca infatti oltre alle gesta sportive era un uomo che viveva il mare come passione. Nel tempo ci ha tramandato diverse storie, leggende e vicende personali. Ma era anche un forte difensore dell’ambiente marino e delle coste. Aspetto che non emerge nella rappresentazione. Il commento era così incisivo da indurre lo stesso artista vincitore a replicare confermando, di fatto, l’intento di rappresentarlo esclusivamente come sportivo.

Se osserviamo la graduatoria di giudizio al primo classificato viene dato il punteggio di 86,6, mentre il secondo di 85 e il terzo 81,2. Volendo a questo punto confrontare l’opera del secondo classificato scopriamo che si tratta di Pietro Marchese con L’uomo blu. Elapsus ha già intervistato Marchese in merito all’incendio della Venere degli stracci a Napoli.

Egli ha rappresentato lo sportivo in una posa totalmente differente. Ha preferito una posa accovacciata, intento a osservare il mare antistante Ortigia e posto su una grande M. La lettera M richiama simbolicamente il mare, il suo cognome, Maria la moglie e Mayol il suo storico rivale. La scultura ha un evidente richiamo alla classicità perché è chiaramente ispirata all’Ares Ludovisi. Inoltre sono presenti dei bassorilievi che raccontano delle storie di mare narrate da Maiorca e nei lati corti due rappresentazioni del primo e dell’ultimo record di immersione del campione. La scultura è di un blu ottenuto tramite un processo di ossidazione che, oltre a evocare suggestione la preserva nel tempo.

Ma chi è Pietro Marchese? Marchese è uno scultore ben noto a Siracusa perché ha già realizzato due statue che nel tempo sono diventate piuttosto famose. La prima è la Sirena, una scultura dedicata a Rossana Maiorca e collocata in fondo alle acque di Siracusa. La seconda è il monumento a Archimede, divenuto un simbolo dello scienziato e posto all’ingresso di Ortigia. Ma nel suo curriculum si possono enumerare anche altre opere tra cui una scultura dedicata a Sandro Pertini presso il Comune di Stella. Pertanto stiamo parlando di un artista navigato.

Non essendo stati diffusi gli altri progetti perdenti presso i giornali locali e di settore, è stato preso per buono il verdetto. Per questa ragione non è neanche partito un dibattito culturale in merito. Nella pagina Facebook di Marchese sono arrivati attestati di stima da amici e artisti. Ad esempio Vincenzo Dentiartista e docente alle Belle Arti di Brescia entra nel merito qualitativo della scultura aggiungendo elementi di contenuto interessanti. Oppure quello di Davide Bramante artista fotografo di Siracusa che torna sulla rappresentazione di Maiorca non solo come sportivo.

A fronte di questi elementi, se confrontiamo le due opere, appare evidente il valore simbolico e contenutistico della seconda rispetto alla prima. E immaginando un’ipotetica guida turistica che si fermi davanti alla futura statua di Maiorca, indubbiamente spenderà più tempo davanti alla seconda piuttosto che alla prima, proprio a causa della maggiore evocazione simbolica rispetto al semplice racconto della risalita dopo il record. Questo elemento identitario in diminutio che oggi non viene adeguatamente preso in considerazione porterà indubbiamente a un minore riconoscimento da parte della cittadinanza.

A questo punto viene da interrogarsi: sulla base di quali elementi la commissione ha scelto un’opera piuttosto che un’altra? Solitamente per le opere artistiche, oltre al punteggio, viene rilasciato un commento della commissione che ne giustifichi la scelta e che rafforzi nell’opinione pubblica il criterio che ha portato a quel giudizio. Curiosamente non è uscito alcun commento sulle ragioni del giudizio, il che fa sospettare quantomeno un qualche vizio procedurale.

Pertanto la domanda che sorge spontanea è: come mai si sceglie l’opera di un esordiente che racconta il campione seguendo un aspetto parziale rispetto a un artista affermato che contenutisticamente esprime di più?

Come per qualsiasi opera pubblica, anche questo monumento è stato scelto da una commissione in seno al Comune composta da cinque persone. Seguendo gli articoli della legge, il presidente era un dirigente del Comune (ma era un avvocato), c’era poi la figlia di Maiorca, un ingegnere del Comune e due architetti: uno dell’Università di Catania e l’altro della Sovrintendenza di Siracusa. Se sotto il profilo giuridico non è possibile mettere in discussione la composizione, emerge come nota stonata l’assenza di un artista o di uno storico dell’arte, certamente più sensibile alle questioni della scultura. Tutto ciò accade perché la legislazione italiana in materia di appalti per le opere pubbliche, tra cui le opere d’arte (articolo 93 del Codice dei contratti pubblici D.Lgs. 36/2023), se da un lato richiede il criterio di una commissione competente con esperti del settore (la cui definizione resta purtroppo aperta a interpretazioni come in questo caso), dall’altro suggerisce (per evitare costi di consulenze esterne) di sfruttare al massimo le risorse interne al Comune.

La riflessione che se ne trae è che gli eccessi del passato, in termini di costi per consulenze esterne, abbia determinato la nascita di norme atte a frenare il ricorso a personalità illustri, ma a pagamento, che potrebbero fornire giudizi di valore all’interno di una commissione. Essendo ormai la ratio delle leggi italiane fortemente legate ai principi del risparmio economico, si determina anche un abbassamento qualitativo nel caso di opere d’arte e monumenti pubblici. Aggiungo inoltre come tali norme favoriscano anche il rischio concreto di nominare soggetti vicini al sindaco o all’assessore al ramo, onde favorire potenzialmente un candidato piuttosto che un altro, essendo i membri scelti in seno al Comune e non tramite liste ufficiali o per sorteggio, come previsto dalla precedente legge (art. 77 D.Lgs. 50/2016) che prevedeva la scelta tramite liste dell’Autorità Anticorruzione e, appunto, con sorteggio.

L’esempio di questa decisione sostenuta dal paradigma legislativo e culturale odierno ci mostra come la produzione artistica pubblica nel nostro paese non venga adeguatamente valorizzata per ciò che dovrebbe. Un’opera d’arte deve, con la sua apposizione, incidere sulla comunità sotto il profilo culturale. Il declino culturale del nostro paese passa da piccoli e grandi vizi procedurali, da criteri di valutazione superficiali, dal disinteresse verso la competenza e l’esperienza. Ma passa anche da un’opinione pubblica poco attenta a tutto, specie nel Mezzogiorno, infine passa anche dall’assenza di personalità della cultura che non siano più che altro interessati alla bassa polemica politica. L’esempio di questa realizzazione riguarda una realtà locale, ma è pienamente integrato nello spirito del tempo.

Vi ricordate il Monumento a Giovanni Paolo II di Oliviero Rainaldi? Venne inaugurato nel 2011 ed è oggi in piazza dei Cinquecento a Roma. Un monumento oggetto di infinite polemiche perché poco somigliante al papa ma anche perché oggettivamente insignificante sotto il profilo artistico. Tanto da non essere amato dai romani ed essere stato vandalizzato più volte.

Ecco, il paradigma in cui siamo immersi è proprio questo salvo, ovviamente, delle eccezioni che non smentiscono la regola generale del declino culturale del nostro paese.

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