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Virtù silenziose: le donne nella pittura olandese al tempo di Vermeer

 L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’arte 











Virtù silenziose: le donne nella pittura olandese al tempo di Vermeer 


di Carmen Cospite   |13|Maggio|2021|

Durante i miei studi alla Facoltà di Lettere e Beni
Culturali, ho avuto modo di incontrare illustri storici ed appassionati di
questa disciplina, ma uno in particolare mi è rimasto particolarmente nel cuore
e si tratta di Massimiliano Caretto, giovane appassionato ed esperto d’arte
fiamminga.


Insieme al padre, Luigi Caretto gestisce con dedizione e amorevole
passione l’ omonima galleria torinese, desideroso di arricchire
sempre di più le sue già grandiose conoscenze artistiche. In questa occasione,
Massimiliano ci parlò delle donne enigmatiche di Vermeer, trascinando anche i
lettori che non seguono questa corrente artistica in un suggestivo mondo di
anime misteriose. Oggi,  cari lettori,
voglio condividere con voi quella splendida chiacchierata:



“Durante il XVII secolo, L’Olanda conobbe una prosperità che coinvolse diversi
aspetti dell’esistenza. Il benessere fu prima di tutto economico, grazie alla
conquistata indipendenza dalla Corona Spagnola e ad un’abilissima politica
commerciale. L’economia fiorente favorì il prosperare anche delle scienze e
delle arti. Basti pensare che, in una regione  così piccola, nel 1600 si
trovarono a convivere Baruc Spinoza e Christiaan Huygens, Rembrandt e Vermeer.
Paese pioneristico per vocazione, L’Olanda fu la prima ad introdurre -già nel
XVII secolo- alcuni tra i diritti che oggi sono ritenuti fondamentali per
l’umanità. Dalla tutela dei nascituri (legge sulla violenza domestica) alle
libertà religiose individuali, fino alle prime forme di separazione tra
coniugi.
La pittura prodotta in questo periodo della storia olandese, che passa sotto il
nome di Golden Age, ebbe il suo fulcro nello spostamento da un
universo artistico solo religioso ad una visione più completa, interessata
anche agli aspetti concreti e quotidiani di quel civile vivere di cui la
borghesia mercatile olandese si stava facendo aralda in Europa e anche oltre.
Dalle nature morte, vera e propria specialità dei Paesi Bassi, alle cosiddette
“scene di genere”, nessun aspetto della vita-anche il più crudo- fu risparmiato
dall’occhio dei tanti artisti operanti nelle grandi città di Amsterdam, Delft,
Haarlem e Utrecht. A risaltare con particolare attenzione è il ruolo che venne
assegnato alla Donna nei tanti dipinti olandesi dell’epoca: mai prima di quel
periodo, le donne erano state oggetto di una riflessione artistica così
approfondita e che, da simbolo di femminilità mitologica o religiosa quali
erano sempre state nella pittura italiana, mirava ora a indagarne la loro più
intima e umana femminilità, alla ricerca di una verità non più astratta.

“Due gentiluomini e una fanciulla con bicchiere di vino” –  Opera di Jan Vermeer – 

Olio su tela Anno 1660


Proprio per questa mancanza di idealizzazione, occorre sempre tenere in mente
che, nell’operato di alcuni artisti, il giudizio sull’universo femminile fu spesso
anche molto severo: spogliate del loro ruolo di “Madonne” e ben lontane dagli
eroismi dell’epica, le donne potevano popolare tanto dipinti con scene di
bordello e osteria, quanto le opere dedicate ad una visione intimistica del
focolare domestico. Lo scopo era sottolinearne un qualche aspetto peculiare e
trarne delle riflessioni sul senso stesso della vita e della natura umana.
Alcuni pittori, quali Vermeer, Pieter de Hooch e tutta una serie di seguaci di
quel “quotidianismo” tipico di questi maestri, si specializzarono in interni
popolati spesso da una sola figura, sovente una donna. Tali dipinti rimandano a
quel valore civile che fu la “Casa” per la borghesia olandese, al centro del
quale la donna, attraverso una commistione di amore e impegno, si stagliava
come silenziosa detentrice di un ordine fondamentale per la società. 















“La lattaia“ Opera di Jan Vermeer Anno 1660


La casa,
complice anche l’etica protestante e proto-capitalista, era il tempio nel quale
ritornare per purificarsi dei tanti, piccoli, compromessi etici ai quali
bisognava piegarsi nei commerci e nelle relazioni di tutti i giorni. Luogo di
meditazione, di affetti, di silenzio gravido, la casa era il luogo dove trovare
l’amore di una donna, sia essa moglie o madre. Le lettrici di Vermeer, le sue
giovani che si guardano allo specchio, le mogli che puliscono i pavimenti
lucidi o le mamme che cullano un infante nei dipinti di De Hooch, appaiono
sempre assorte in pensieri, giammai meccanicamente impiegate in qualcosa.

“Ragazza che legge una lettera davanti alla finestra” Opera di Jan Vermeer Anno 1657



Madre che allatta e cameriera” Opera di Pieter De Hooch – Anno 1663-1665


Dai sentimenti vagheggiati nella pittura tardo-cinquecentesca, dunque, si passa
a vere e proprie creature pensanti, intimamente percorse da quella che non è
più un “moto dell’animo”, ma “anima” vera e propria. Per questo, il loro
sguardo offre un’infinita varietà di sentimenti e sfumature: dalla gioia più
ridanciana e civettuola, alla pazienza di una madre davanti ai capricci del
figlio, fino ad arrivare agli sguardi di chi, in quelle case, è lasciata sola
per lunghe giornate, forse per interi anni.

“Donna che scrive una lettera” – Opera di Jan Vermeer  – Anno 1670 – 1671


Ogni quadro, i dipinti di Vermeer lo mostrano
chiaramente, si limita a fissare un unico istante di una storia che ha sempre
un prima ed un dopo: le scene ritratte chiedono all’osservatore di fermarsi a
riflettere per capire cosa è successo prima e per chiedersi cosa accadrà nel
momento successivo. È un espediente che fa intrappolare lo spettatore
all’interno del quadro, creando una connessione poetica tra la storia narrata
ed il proprio, sempiterno, vissuto personale. 


Lezione di musica” Opera di Jan Vermeer – Anno 1662


Drammi e gioie del passato,
rivivono, così, con un semplice cambio di costume, nel vissuto quotidiano
dell’Uomo di tutti i tempi. Ma non si tratta, nella pittura olandese, di un
ragionamento astratto e massimalista sui sentimenti umani, ma piuttosto di una
ricerca del senso della vita nella vita stessa. Un litigio per un motivo
banale, la fatica di certe giornate lavorative, la solitudine nella lettura di
un libro, la gioia per aver comprato un vestito nuovo, il sorriso di una
persona gentile: tutto questo non è una definizione filosofica di cosa siano la
gioia ed il dolore, la solitudine e l’affetto, tutto questo ne è la dimostrazione
concreta, umana, eterna. Ed è questo che interessa alla pittura olandese del
‘600.
Nei tanti maestri che operarono all’epoca è possibile riscontrare questo
approccio alla vita nelle loro opere. Ad esempio, nel dipinto di Pieter Van Den
Bosch “Interno domestico”
  troviamo una donna seduta al centro di una
stanza, colta nel semplice atto di sbucciare delle rape. Attraverso i giochi di
chiaroscuro, tutti i particolari emergono con lentezza, facendo apprezzare
l’effetto materico dato ai più banali oggetti: un paiolo sbeccato, una scopa,
un pollo. Ma cosa è successo a questa signora?  Di ritorno dal mercato, si
è messa in cucina a peprarare a cena. Una zuppa di verdure con dentro dei pezzi
di pollame. Lo scopettone, con accanto gli zoccoli, servirà a buttare
nell’angolo per i rifiuti i pezzi di verdura scartati. Qualcuno (marito? Figli?
Forse è sola?) stasera si troverà un buon piatto, dopo averlo cotto nel grande
camino a mantice che si trova a destra. Abbiamo un “prima” ed un “dopo”: la giornata
di una persona qualsiasi. Tra questi due istanti di concrettezza, di
materialità quasi ritrita, quasi squallida, nel volto della protagonista emerge
il vero significato. Colta nell’atto di pelare le verdure, la donna si ferma.
Un istante: la bocca socchiusa, lo sguardo assorto. L’operazione meccanica s’è
interrotta, l’anima è pensante, l’istante è bloccato. Cosa pensa? Possiamo solo
chiedercelo, senza rispondere. Ma chi, mentre svolge un’operazione quotidiana,
non s’è mai bloccato sovrappensiero? Preoccupazioni, dimenticanze, affanni,
ricordi? Umanità, soltanto questo” 

– Massimiliano Caretto –


 Interno Domestico  Opera di Pieter Van Den Bosch Olio su tavola – Anno 1642



“Come un dipinto di Vermeer”

La luce entrerà prepotente da una finestra aperta,

illuminerà il mio viso

e il resto dei particolari che nessuno osa scorgere mai.
I vizi cattureranno il mio cuore
ma da buona merlettaia saprò rammentarli in virtù.
I suoni, in equilibrio tra loro, dondoleranno le lettere 
d’ amore
e come geografo ispirato
ritroverò le coordinate verso nuovi mondi.
Lo scintillio delle perle denigrerà i miei occhi
ma la semplicità di un gesto
come il latte che scende da una brocca
rivelerà la mia vera essenza,
riportandomi al calore della quotidianità.
Sarò complicata come un quadro nel quadro.
Sarò come un dipinto di Vermeer.

Poesia di Carmen Cospite

















“La Merlettaia” Opera di Jan Vermeer Anno 1669 – 1670










Carmen Cospite nasce a Cosenza il 23 Febbraio 1987. Consegue la Maturità Scientifica al liceo GB Scorza della sua città e si iscrive all’ Università della Calabria dove si laurea in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico Archeologico e Musicale. Le sue passioni sono lo studio dell’Arte fiamminga e Olandese, la lettura e la scrittura di testi poetici, lo sport e il cinema d’autore. Ha iniziato a leggere poesie fin da ragazzina, ma solo all’età di 20 anni decide di scriverne di sue, per un forte e sincero bisogno di comunicazione e di interpretazione di se stessa e degli altri.
Vincitrice di diversi concorsi letterari nazionali e internazionali, molte sue opere sono edite in varie antologie con più autori.  Nel febbraio 2013, una sua poesia “Rimboccarti l’Anima” viene scelta dal cantante Davide Cammarreri (finalista a San Remo Giovani) per essere musicata e diventare dunque una canzone.

Il 18 Settembre 2015 la Commissine Cultura del Comune di Cosenza, la omaggia di un riconoscimento istituzionale per la sua carriera di scrittrice. Il  15 Ottobre 2017 esce il suo primo libro di poesie. Il suo amore per l’arte in ogni sua forma la porta a partecipare e organizzare diverse collettive di pittura dove cura e scrive personalmente i cataloghi per gli artisti emergenti. Recentemente ha pensato e sogna di interpretare e fondere le sue poesie su tele pittoriche per cercare una nuova strada espressiva e una nuova tecnica artistica.




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The author Lordfelixx

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