Vera Ivanaj, albanese di nascita e francese per naturalizzazione, presenta un duplice profilo professionale che abbraccia sia la dimensione accademica sia quella artistica. Attualmente ricopre il ruolo di Professoressa Ordinaria di Scienze del Management presso l’Università della Lorena, dove è Direttrice del Dipartimento di Scienze Umane e Manageriali all’ENSIC (École Nationale Supérieure des Industries Chimiques) di Nancy, in Francia.
Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Economiche presso l’Università di Tirana e il dottorato in Scienze del Management presso l’Università di Nancy II. Nel 2019 ha ottenuto l’Abilitazione a Dirigere Ricerche (HDR) presso l’Università di Saint-Étienne. Prima di entrare all’ENSIC, è stata docente presso l’Istituto di Amministrazione Aziendale dell’Università di Metz, dove dirigeva il programma MBA.
Svolge attività di ricerca presso il laboratorio CEREFIGE (EA 3942, Università della Lorena), dove guida il gruppo di ricerca “Organizzazione e Risorse Umane”. È inoltre co-presidente della Conferenza Internazionale “Multinational Enterprises and Sustainable Development” (MESD) e Vicepresidente dell’Associazione accademica MESD.
Le sue ricerche spaziano tra diverse discipline, tra cui management strategico, sviluppo sostenibile, innovazione, imprenditorialità ed estetica organizzativa. Il suo lavoro è riconosciuto a livello internazionale ed è stato pubblicato in riviste e volumi di prestigio. Ha adottato un approccio transdisciplinare, maturato grazie a un’ampia esperienza nell’insegnamento e nella ricerca nelle scienze umane, sociali e manageriali.
È stata inoltre docente universitario (visiting professor) presso istituzioni rinomate come il Georgia Institute of Technology (Atlanta, USA), la Concordia University (Montreal, Canada) e la Roger Williams University (Bristol, USA). Nel corso della sua carriera ha collaborato con studiosi di fama internazionale, tra cui il Professor John McIntyre e il Professor Paul Shrivastava.
Le sue pubblicazioni scientifiche sono apparse su riviste internazionali quali International Journal of Technology Management, Group & Organization Management e Multinational Business Review, oltre che in capitoli di libri e monografie pubblicate da case editrici prestigiose come Edward Elgar Publishing, Palgrave Macmillan e L’Editions Harmattan. Una parte rilevante delle sue ricerche si concentra sulle strategie e le politiche delle imprese multinazionali, in particolare in relazione allo sviluppo sostenibile e ai cambiamenti climatici.
Accanto all’attività accademica, Vera Ivanaj è anche un’artista di talento. La sua carriera come pittrice di arti figurative è iniziata nel 2009 negli Stati Uniti, con opere astratte ispirate a maestri come Picasso, Miró, Kandinsky, Dubuffet e Delaunay.
La sua pratica artistica affronta temi filosofici complessi quali la vita, l’energia e il movimento, riflettendo sull’unità e unicità dell’esistenza attraverso un equilibrio dinamico tra pensiero, azione ed emozione. Le sue opere, esposte in Francia e a livello internazionale, fanno parte di collezioni private e pubbliche.
Nel giugno 2016 ha ricevuto il premio per il dipinto più originale al Salone Internazionale di Pittura in Lorena, distinguendosi tra 250 artisti francesi e internazionali. Membro della Maison des Artistes in Francia, continua a scrivere, dipingere ed esporre, oltre a tenere conferenze sull’intersezione tra arte e scienza e sul ruolo trasformativo dell’artista nella società contemporanea.
Il 5 febbraio 2026 ha ricevuto il Premio Internazionale d’Eccellenza “Comunicare l’Europa”, sotto il patrocinio del Parlamento Europeo a Roma.
Buongiorno Vera. Benvenuta tra i lettori e gli amanti dell’arte. Siamo tutti curiosi di conoscerla più da vicino: quando e dove è nato il suo rapporto con l’arte?
Per raccontare il mio incontro con l’arte, dividerei questa avventura in tre momenti fondamentali che hanno segnato la mia vita e la mia creatività.
Il primo momento riguarda i miei primi 25 anni in Albania, un periodo che definirei di sviluppo della sensibilità artistica e di risveglio estetico. Sono nata nel 1967 in un piccolo villaggio della regione di Malesia e Madhe, a Katundi i Kastratit (Albania), dove ho vissuto fino ai sei anni. Alla scuola elementare di Bratosh ebbi la fortuna di incontrare il grande artista albanese Ismail Lulani, che allora fu insegnante. Mi scelse come modella per un ritratto: un’esperienza che ha lasciato un segno profondo nella mia memoria.
In famiglia, anche la musica aveva un ruolo speciale: mio padre suonava il flauto e la lahuta. Le lezioni di disegno e musica erano le mie preferite. Sognavo di diventare pianista, ma le difficoltà economiche me lo impedirono. Avrei voluto studiare fisica, affascinata dall’universo, ma dovetti seguire un percorso imposto verso studi agrari ed economici. Questa frustrazione alimentò in me una forza interiore che anni dopo mi avrebbe riportata all’arte.
Il secondo momento coincide con la mia emigrazione in Francia nel 1991: una rottura totale, culturale ed emotiva. Tra il 1993 e il 2001 proseguii gli studi in economia e management, conseguendo un master e un dottorato.
L’arte rimase sullo sfondo, vissuta attraverso gli studi musicali dei miei figli al conservatorio.
Il terzo momento, che definisco periodo dell’impulso creativo, iniziò nel 2009. Durante un soggiorno negli Stati Uniti come visiting professor al Georgia Tech, sentii un risveglio interiore: capii di essere creativa per natura ma di non esprimerlo. Iniziai a disegnare in modo istintivo, e presto quell’energia creativa divenne inarrestabile.
Una svolta decisiva fu l’apertura del Centre Pompidou-Metz nel 2009. Davanti alle opere di Picasso, Kandinsky, Miró e Soulages provai una rivelazione: “È questo che voglio fare nella mia vita”. Tornata in Francia, entrai negli atelier di pittura libera dell’artista Violette Costet, che mi permise di esplorare pienamente la mia creatività.
Chi è il suo artista ideale?
L’artista che mi ispira più profondamente è senza dubbio Pablo Picasso. Mi affascinano il suo coraggio e la sua capacità di rompere le convenzioni delle scuole artistiche tradizionali. Ha saputo imporre una visione personale e innovativa attraverso correnti come il cubismo, ridefinendo i confini stessi della creazione artistica.
Per me incarna l’essenza dell’artista: un precursore, un inventore di mondi, capace di liberarsi dagli schemi istituzionali che spesso limitano l’espressione. La straordinaria varietà della sua opera testimonia una ricerca costante di senso. Pittura, scultura, disegno: ha esplorato molteplici linguaggi, affrontando rifiuti e incomprensioni con una perseveranza straordinaria.
Ciò che più mi colpisce è la sua capacità di penetrare la realtà e trasformarla in qualcosa di più universale. Le sue opere ci spingono a riflettere su cosa sia l’arte e quale sia il suo ruolo nella comunità. Attraverso la sua creatività inesauribile, Picasso apre porte verso una comprensione più ampia del mondo e di noi stessi.
Cosa pensa degli artisti contemporanei?
Gli artisti contemporanei riflettono le crisi del nostro tempo: crisi di identità, di valori, di senso. Viviamo in un’epoca in cui i modelli politici, economici e culturali del passato non funzionano più. In questo contesto, gli artisti hanno un ruolo essenziale: immaginare e costruire il mondo di domani.
Oggi però l’arte è spesso misurata dal valore commerciale. Questo crea una tensione tra “creare per vendere” e “vendere per poter creare”. Tale pressione può soffocare l’autenticità e generare profonde fratture interiori.
Credo che abbiamo bisogno di un’arte che ri-umanizzi, che unisca, che aiuti a costruire una società più giusta e più abitabile. Questa è la grande responsabilità degli artisti di oggi.
Cosa pensa all’uso dell’intelligenza artificiale nell’arte?
L’intelligenza artificiale rappresenta al tempo stesso una promessa e una sfida. È uno strumento affascinante che può ampliare le possibilità creative, offrendo nuovi orizzonti di sperimentazione. Per l’artista può diventare un alleato, non un sostituto. Può facilitare il processo tecnico e aprire esperienze estetiche inedite. Tuttavia, comporta anche interrogativi etici ed estetici che richiedono riflessione critica.
Sono convinta che gli artisti sapranno utilizzarla con consapevolezza, preservando l’autenticità della propria visione.
Può parlarci delle difficoltà nella sua carriera artistica?
La difficoltà maggiore è stata confrontarmi con i miei dubbi interiori. Mi chiedevo: ho il diritto di fare arte? Ha senso ciò che creo?
Essere artista significa esporsi, affrontare la solitudine e allo stesso tempo diventare anche imprenditore, trovando un equilibrio tra integrità creativa e sostenibilità economica. Nel mio caso, la sfida era doppia: conciliare carriera accademica e pratica artistica.
Nonostante tutto, questa convivenza tra due passioni mi ha insegnato equilibrio e perseveranza. L’arte per me non è solo una professione: è un modo di vivere.
Il vostro incanto per la terra, la natura e il colore ha influenzato il vostro stile artistico? In che modo?
La terra, la natura e i colori mi hanno offerto la possibilità di riflettere sull’essenza della vita, sull’energia e sul movimento che attraversano ogni cosa. È attraverso la loro presenza che posso immaginare il passato, il presente e il futuro. Questi elementi sono per me fonte di ispirazione e l’essenza stessa della creatività.
Per me, la terra è molto più di un materiale tangibile e visibile: è la fonte vitale, la base su cui si fonda la nostra esistenza. Nelle mie opere ho spesso lavorato con questo materiale per esplorarne la dinamica, per mostrare come nasce, vive e si trasforma davanti ai nostri occhi. Nella mia serie “Qui e altrove”, ad esempio, esploro il legame intimo tra l’essere umano, la materia e la terra, questo spazio che ci accoglie e ci nutre.
La natura, d’altra parte, va oltre l’idea stessa di terra. Mi conduce in un universo meraviglioso, senza inizio né fine, dove ciò che è naturale diventa essenziale in sé. Nella mia creatività non metto in discussione la natura: essa mi appare come una verità indiscutibile, così come la vita è un dato per tutti noi. Ma la natura ci invita anche a trascenderla, a fonderci con essa per diventare tutt’uno.
Nella natura trovo simboli, valori e leggi universali che guidano la mia creatività. È proprio lì che prendo coscienza di essere viva e che la vita stessa è energia, un processo di creazione continuo. Queste sensazioni sono difficili da descrivere a parole, ma vivono in ogni momento della mia pratica artistica.
La mia creatività cresce attraverso la natura e, tramite la mia arte, cerco di renderle omaggio. Voglio restituire alla natura ciò che essa mi offre ogni giorno: lo stupore davanti alla sua bellezza e il mistero profondo della vita che custodisce e ispira.
Lei ha avuto esperienze importanti come Capo del Dipartimento di Scienze Umane e Manageriali presso l’ENSIC (Scuola Nazionale delle Industrie Chimiche) a Nancy, in Francia, o come membro del corpo docente dell’Istituto di Amministrazione Aziendale dell’Università di Metz. Hanno influito queste esperienze sulla vostra formazione artistica?
Le mie numerose responsabilità accademiche hanno profondamente alimentato le mie riflessioni sul potere trasformativo dell’arte e sul senso di responsabilità che portiamo come artisti verso gli altri. Queste esperienze mi hanno insegnato cosa significa guidare, avere una visione, elaborare una strategia, gestire individui e sostenere il loro sviluppo personale.
Queste dimensioni, spesso associate alla gestione, risuonano anche nell’arte, mettendo in discussione il nostro ruolo di artisti e la nostra capacità di influenzare gli altri, nel bene o nel male. Ci invitano a riflettere sui nostri valori umani e sulla responsabilità che nasce quando il nostro lavoro diventa una luce, un’ispirazione per chi ci circonda.
Essere in una posizione di leadership, sia nel mondo accademico che in quello artistico, è di per sé un’esperienza estetica ricca e complessa. Queste responsabilità mi hanno permesso di creare legami con persone dai percorsi diversi, di stimolare sinergie con partner provenienti da aziende e istituzioni e di arricchire la mia comprensione delle dinamiche umane.
La gestione delle relazioni umane, che è al centro delle mie preoccupazioni manageriali, influisce anche sulla mia pratica artistica. Guidare significa bilanciare costantemente emozioni, pensieri e azioni, tre elementi essenziali che si riflettono anche nel mio processo creativo.
La creazione, come la gestione, è una sfida di fronte alla complessità. Richiede di trovare soluzioni innovative in un mondo che tende spesso verso l’omogeneità, l’uniformità e lo status quo. Ma è proprio in questa sfida che risiede la ricchezza: la possibilità di esplorare nuovi percorsi, rompere i confini stabiliti e portare uno spirito di trasformazione, per sé stessi e per il mondo.
Può parlarci del suo ruolo di ricercatrice nel laboratorio CEREFIGE (EA 3942, Università della Lorena) e anche come co-presidente della Conferenza Internazionale sulle “Imprese Multinazionali e lo Sviluppo Sostenibile” (MESD)?
Svolgo le mie ricerche presso il CEREFIGE, un centro di riferimento nelle scienze della gestione che riunisce circa 300 ricercatori. In qualità di responsabile del team “Organizzazione e Risorse Umane”, composto da circa 70 ricercatori, mi occupo principalmente di management strategico, esplorando questioni fondamentali come il modo in cui le strategie vengono formulate all’interno delle organizzazioni, quali sono le leve che le guidano e quali impatti producono nel tempo.
Il mio lavoro di ricerca si sviluppa attorno a diversi ambiti strettamente collegati tra loro. In particolare mi occupo di strategia nei contesti di crisi, di cambiamento strategico e di coordinamento organizzativo, ma anche di estetica organizzativa e di strategie legate allo sviluppo sostenibile. Attraverso questi studi cerco di comprendere come le organizzazioni possano adattarsi e innovare di fronte a contesti complessi e in continua trasformazione. I risultati di queste ricerche sono stati pubblicati in numerose riviste e libri internazionali e mirano a offrire un contributo interdisciplinare capace di sostenere le organizzazioni nelle sfide strategiche e innovative del nostro tempo.
Parallelamente, dal 2006 co-dirigo e organizzo, insieme ai professori Silvester Ivanaj e John McIntyre del Georgia Institute of Technology, la conferenza internazionale “Multinational Enterprises and Sustainable Development” (MESD). Nel corso degli anni sono state realizzate sei edizioni di questo importante evento accademico, organizzato in collaborazione con istituzioni prestigiose come il Georgia Institute of Technology, l’Università di Delhi e l’ISCTE-IUL. La conferenza ha riunito circa 1500 partecipanti provenienti da diversi Paesi e ha ospitato la presentazione di circa 500 lavori di ricerca.
Nel 2013 abbiamo inoltre fondato l’associazione scientifica internazionale “Multinational Enterprises and Sustainable Development” (MESD), di cui attualmente ricopro il ruolo di vicepresidente. Si tratta di un’associazione senza scopo di lucro dedicata allo studio e alla promozione delle strategie delle imprese multinazionali orientate allo sviluppo sostenibile. L’associazione rappresenta una vera piattaforma di scambio tra ricercatori, esperti, aziende e decisori politici, con l’obiettivo di produrre e diffondere conoscenze scientifiche e buone pratiche e di promuovere una riflessione collettiva sulle sfide strategiche dello sviluppo sostenibile a livello globale.
Cosa può dirci della sua stretta collaborazione con studiosi di rilievo, tra cui i noti professori John McIntyre e Paul Shrivastava?
Le mie prime collaborazioni con il professor John R. McIntyre risalgono al 2004, quando mi invitò a svolgere due periodi accademici prolungati (di quattro e sei mesi) negli Stati Uniti, come ricercatrice ospite presso il Georgia Institute of Technology. Figura eminente nel campo del management e del business internazionale, John McIntyre è professore presso lo Scheller College of Business e la Sam Nunn School of International Affairs. Dal 1993 ricopre anche il ruolo di Direttore Esecutivo del “Georgia Tech Center for International Business Education & Research” (CIBER), un centro prestigioso che promuove l’istruzione e la ricerca sulle sfide internazionali del business. La nostra collaborazione ha posto le basi per la conferenza internazionale “Multinational Enterprises and Sustainable Development” (MESD), nonché per l’associazione scientifica omonima, portando inoltre a numerose pubblicazioni internazionali in questo ambito.
Nel 2009 ho avuto l’onore di incontrare il professor Paul Shrivastava, una figura di reputazione mondiale e dal pensiero innovativo nel campo del management e dello sviluppo sostenibile, che ha profondamente influenzato il mio percorso professionale. Attualmente co-presidente del “Club of Rome”, ha ricoperto in precedenza il ruolo di “Chief Sustainability Officer” presso la Pennsylvania State University e quello di Direttore Esecutivo di “Future Earth”, il più grande programma mondiale di ricerca interdisciplinare sui cambiamenti ambientali globali. Insieme, abbiamo svolto un ruolo chiave nella creazione della “Chaire UNESCO pour les Arts et l’Entreprise Durable” presso la ICN Business School di Nancy, un progetto che riflette un intreccio unico tra arte, management e sostenibilità. La nostra collaborazione non si è fermata qui. Essa si è ulteriormente arricchita attraverso ricerche e pubblicazioni internazionali che esplorano il ruolo dell’arte e dell’estetica nelle organizzazioni e nella gestione. Questi studi congiunti hanno evidenziato l’impatto delle pratiche artistiche sull’innovazione, sul cambiamento organizzativo e sullo sviluppo sostenibile, confermando l’importanza di questi approcci nelle riflessioni manageriali contemporanee.
Nel 2019 lei ha conseguito l’Habilitation à Diriger des Recherches (HDR) presso l’Università di Saint-Étienne, un traguardo molto significativo. Avete incontrato difficoltà nel raggiungerlo?
L’Habilitation à Diriger des Recherches (HDR) rappresenta l’apice del riconoscimento accademico in Francia, un titolo elevato ottenuto dopo il dottorato. Questo diploma dimostra non solo la capacità di un ricercatore di sviluppare ricerche in modo indipendente, ma anche la sua abilità nel guidare tesi di dottorato. Basata su un dossier scientifico rigoroso, l’HDR mette in luce la coerenza, l’impatto e il contributo dei lavori del candidato all’avanzamento delle conoscenze nel suo campo. È inoltre un passaggio necessario per accedere alle posizioni di Professore universitario.
La preparazione di questo titolo, sebbene gratificante, è stata una vera sfida. Ho dovuto bilanciare le responsabilità quotidiane come docente-ricercatrice all’università con la mia pratica artistica, due impegni che richiedono un investimento intensivo. Tuttavia, questa esperienza è stata profondamente arricchente. Mi ha offerto l’opportunità di rivedere tutti i miei lavori di ricerca, valutare il loro impatto nel campo scientifico e fissare obiettivi ambiziosi sia per me stessa che per i miei dottorandi.
Attualmente, ho il privilegio di guidare le ricerche di quattro dottorandi. Questo incarico rappresenta una doppia responsabilità: guidare questi giovani ricercatori verso il completamento delle loro tesi e contribuire alla formazione del loro futuro professionale. La sfida è grande, poiché il loro successo accademico e la loro traiettoria futura dipendono in larga misura dal sostegno e dalla guida che ricevono. Attraverso questa esperienza, provo non solo l’orgoglio di trasmettere conoscenza, ma anche un forte impegno a investire nella nuova generazione accademica.
Nel giugno 2016 le ha vinto il premio per la pittura più originale al Salon International de la Peinture in Lorraine, competendo con 250 artisti francesi e internazionali. Cosa significa questo riconoscimento per lei?
Ricevere questo premio è stato per me molto più di un onore: è stata una valutazione e un riconoscimento da parte del mondo dell’arte per la qualità del mio lavoro e il valore estetico delle mie opere. La sensazione di essere percepita come una voce singolare, capace di contribuire alla conservazione e allo sviluppo della bellezza nell’arte, mi ha profondamente toccata. Sapere che ciò che creo è unico e che le mie opere risuonano negli altri dà un grande significato al mio approccio artistico. Quando ho iniziato a dipingere, era con un desiderio ardente, quasi istintivo, di portare qualcosa di nuovo nell’arte, di offrire una visione personale che potesse risuonare al di là di me stessa. Questo premio ha confermato tale aspirazione, non solo legittimando il mio lavoro, ma anche fornendomi una spinta potente a proseguire il mio percorso creativo. Non si tratta semplicemente di ricevere un trofeo o un titolo: è uno stimolo a spingersi oltre, esplorare nuove dimensioni nella mia pratica, superare i miei limiti e rimanere fedele a questa ricerca di significato e bellezza che mi ha sempre ispirata. Questo premio mi ricorda anche l’importanza della sostenibilità e dell’impegno in un approccio artistico, perché è attraverso questa perseveranza che possiamo continuare ad arricchire il mondo dell’arte e ispirare gli altri ad abbracciare la propria creatività.
Fermiamoci un momento sull’arte come strumento di pace e fraternità tra i popoli. Questo tema e motivazione è costante nel suo lavoro. Come riesce a trasmettere questi valori attraverso le sue opere?
L’arte, nella sua forma più pura, è un linguaggio universale, un ponte invisibile ma potente che collega cuori e menti al di là dei confini, delle culture e delle differenze. In un mondo segnato da tensioni, divisioni e da una continua ricerca di senso, credo fermamente che l’arte possieda un’abilità unica: risvegliare in ciascuno di noi ciò che è più umano – empatia, comprensione e speranza per un mondo migliore.
Le mie opere mirano a incarnare questi valori rivelando la complessità e la ricchezza dell’esperienza umana. Attraverso le mie creazioni, cerco di trasmettere una visione del mondo in cui contrasti, dualità e persino contraddizioni trovano un equilibrio armonico. Ombra e luce, forza e fragilità, razionalità ed emozione sono temi ricorrenti nel mio lavoro, perché riflettono la varietà delle nostre esistenze e identità. Esplorandoli, cerco di ricordare che ciò che ci unisce è più profondo di ciò che ci divide. L’arte ha inoltre il potere di superare le barriere culturali e di rivelare valori universali che ci collegano tutti: il rispetto per la natura, la ricerca della bellezza e l’aspirazione a vivere in armonia con gli altri e con se stessi. Attraverso le mie esposizioni, cerco di creare spazi in cui i visitatori, siano essi vicini o estranei alla mia cultura, possano ritrovarsi, emozionarsi e dialogare con le opere e tra loro. Per me, l’arte è un invito permanente alla riconciliazione. Un quadro o un disegno non conosce razza, passaporto o lingua; parla direttamente all’anima. Ponendo fraternità e pace al centro del mio approccio artistico, cerco di offrire agli spettatori un momento di riflessione e serenità, un’apertura verso l’altro e un riconoscimento reciproco. Perché credo fermamente che attraverso la bellezza e la creatività possiamo coltivare un futuro in cui i popoli non solo convivono, ma si uniscono in una celebrazione condivisa della loro umanità comune.
Lei ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive a livello nazionale e internazionale. Avete qualche esperienza espositiva che l’ha particolarmente colpita o che considera un punto di svolta nella sua carriera?
L’esposizione che ha lasciato il segno più profondo in me è stata quella che ho realizzato a Vienna nel 2017, insieme ad altri cinque artisti di fama internazionale. L’evento è stato organizzato dalla critica e storica d’arte austro-kosovara, Dr. Penesta Dika, il cui ruolo è stato determinante nello sviluppo del mio lavoro artistico. Grazie al suo sguardo critico acuto e alla sua straordinaria capacità di guidarmi, ha dato nuova energia alla mia pratica artistica, spingendomi a superare i confini della creatività ed esplorare nuove dimensioni nell’arte.
La Dr. Penesta Dika, che insegna pratiche di pubblicazione accademica, storia dell’arte mediatica e metodi di ricerca artistica e scientifica in istituzioni prestigiose come l’Università delle Arti di Linz, l’Università di Scienze Applicate di St. Pölten (Austria) e la UBT di Pristina (Kosovo), è riuscita a coniugare le sue competenze accademiche con una visione di cura audace. Grazie alla sua esperienza e al suo supporto, questa esposizione ha segnato un punto di svolta nella mia carriera artistica.
Le sue opere sono presenti nelle Gallerie d’Arte Moderna in Francia e a livello internazionale. Come si sente nel sapere che il suo lavoro è apprezzato e riconosciuto in contesti così prestigiosi?
È una grande gioia e una motivazione a proseguire nel mio lavoro. Ogni successo mi ricorda che l’arte è un viaggio in continua evoluzione, in cui non smettiamo mai di imparare e di superarci. È anche una lezione di umiltà, un invito a mantenere rispetto per il lavoro degli altri artisti, dei galleristi e dei critici d’arte, che contribuiscono ad arricchire il mondo artistico.
Tuttavia, questi traguardi comportano anche una sfida costante: mantenere elevati standard e autenticità nelle mie creazioni. Se ci si affidasse solo ai successi passati, il pubblico – che ricerca sempre emozioni sincere e qualità – potrebbe allontanarsi rapidamente. Per me, questi successi rappresentano una responsabilità: continuare a trasmettere messaggi universali, risvegliare coscienze e creare con la stessa passione che mi ha ispirata sin dall’inizio, mantenendo i piedi per terra e il cuore aperto.
Nell’arte lei utilizza linee, pennellate e simboli per trasmettere una visione di un mondo sostenibile, energico e interconnesso. Potrebbe spiegare il processo creativo di queste opere uniche?
La mia energia creativa nasce da una ricerca personale dell’essenza umana. Nella mia pratica artistica intraprendo un viaggio nelle profondità dell’essere umano. Ogni opera è un’esplorazione del suo mondo interiore, del suo giardino segreto, dei sentieri della sua vita. Amo immergermi nella sua complessità naturale e trascendentale, tra ciò che è “innato” e ciò che è “creato”, per scoprire i suoi tesori nascosti e immaginare le ricchezze che potrà generare domani.
La mia arte è una ricerca di equilibrio tra uomo e natura, un incontro con la varietà degli aspetti dell’esistenza che si rivelano durante un viaggio di vita, percorso qui e altrove.
Proprio per questo motivo, la mia creatività si esprime in serie tematiche che affrontano questioni umane complesse: Spazio & Tempo, Ombra & Luce, Scena & Retroscena, Ragione & Emozione, Essenziale & Universale, Semplice & Complesso, Forza & Fragilità. Attraverso queste opere cerco di rivelare la bellezza dei contrasti, dei poli opposti che, unendosi, trovano equilibrio e ci riconducono a una verità universale.
Ciò che offro attraverso il mio lavoro è un ponte tra l’invisibile e il tangibile, tra caos e struttura, tra spirito intangibile e materia concreta. Per me tutto inizia con un incontro: una giornata primaverile in cui coscienza e inconscio si uniscono in un matrimonio eterno di polarità. Sempre in movimento, in fermento, in evoluzione, le mie opere trasmettono questa energia di trasformazione. Invito il pubblico a percepire questa alchimia, a lasciarsi attrarre da questo dualismo che rende l’arte un atto potente, capace di modificare le nostre percezioni e, forse, di costruire un mondo migliore.
Quale messaggio vuole trasmettere ai giovani artisti?
Ascoltate la vostra voce interiore. Credete in ciò che fate. Nei momenti di dubbio, continuate a sperimentare e a ricercare. È attraverso la disciplina e la pratica quotidiana che si costruisce l’identità artistica.
L’arte ci insegna cosa sia la bellezza e, in fondo, cosa sia la vita. Non abbiate paura né di voi stessi né degli altri. Attraverso l’arte possiamo scoprire la versione migliore di noi e contribuire a un mondo più armonioso.
Ci può dire quali sono i suoi progetti futuri?
Il mio unico progetto è continuare a creare. La creatività è una necessità vitale, l’essenza del mio cammino. Non cerco di controllare il futuro; preferisco accogliere le opportunità che la vita offre.
Desidero continuare a mostrare quanto l’arte sia fondamentale per la nostra esistenza: nutre la pace interiore, ci avvicina agli altri e ci aiuta a vivere in armonia con il mondo. Accoglierò il futuro con fiducia e serenità.
Intervista a cura di Angela Kosta
Direttore Esecutivo delle Riviste: MIRIADE, NUANCES ON THE PANORAMIC CANVAS, BRIDGES OF LITERATURE, giornalista, poetessa, saggista, editore, critica letteraria, redattrice, traduttrice e promotrice letteraria.





