“Sotto i cieli della Calabria” è la rubrica letteraria di L’ArteCheMiPiace che raccoglie una serie di racconti inediti del professore Franco Emilio Carlino.
Ispirato dallo sguardo poetico di Leonida Repaci e dal suo “Quando fu il giorno della Calabria”, l’autore percorre la regione con la stessa sensibilità affettuosa, trasformando ogni storia in un omaggio alla sua terra.
Ogni testo è un viaggio tra borghi e città della nostra regione, un percorso nelle memorie, nei profumi e nelle identità che rendono unica la Calabria, raccontata attraverso simboli, tradizioni e suggestioni senza tempo.
di Franco Emilio Carlino
Questa è una storia che vive a metà tra la memoria e il presente. Un uomo ritorna in un luogo che ha conosciuto anni prima, attratto da qualcosa che non si può spiegare: una promessa, forse. E lì, tra le pietre scaldate dal sole, le case aggrappate alla roccia e il silenzio che sa di mare, scopre che non tutto finisce. Ci sono legami che resistono al tempo, alla morte, persino all’oblio. Basta alzare lo sguardo e vedere volare due rondini.
La Pietrosa riposava da secoli sotto il sole cocente della Calabria. Una fila di case color ocra incastonate nella scarpata, tra ginestre selvatiche e ulivi storti, curvati nella speranza di ascoltare quanto scorreva sopra di loro.
Il tempo qui non aveva fretta: procedeva trattenuto tra i muretti a secco, sfiorando pietre e aie, i silenzi delle vecchie e le voci che salivano dai cortili come i rampicanti sulle pareti.
Si narrava che il Signore, passando un giorno sopra la Calabria, come ci ricorda Leonida Repaci, si fosse fermato sulla rupe e, commosso da tanta solitudine e bellezza, misericordioso com’era, decise di gratificare quel luogo con la presenza di una creatura che sapesse sfidare il vento. Le regalò così la rondine marina.
Non era una rondine qualunque. Aveva il petto argentato come la luna sul mare e ali che tagliavano l’aria senza rumore. Non faceva il nido tra i tetti, ma sulle scarpate a strapiombo, create dall’azione erosiva del mare sulla costa rocciosa, dove solo il vento osa fermarsi.
I vecchi dicevano che ogni primavera tornava, sempre la stessa. E quando sorvolava la Pietrosa, sembrava che tutto il paese arrestasse il fiato, mentre persino le pietre parevano inclinarsi per seguirne il passaggio.
Per i bambini era un segnale che l’estate stava arrivando.
Per gli anziani, invece, era un’apertura breve verso quella memoria passata, perduta senza rumore, nella quale anche i sogni riuscivano a volare.
Per Rosa, invece, la rondine era sua madre.
Rosa viveva sola in una casa di pietra, con una finestra spalancata sul mare. La madre era morta giovane, lasciandole in eredità poche cose: un rosario consumato, un pettine d’osso e una storia.
«Quando morirò, Rosa mia, Dio mi darà ali leggere. Tornerò ogni primavera e ti guarderò dall’alto. Sarò la rondine che canta alla Pietrosa».
Da allora, ogni anno, Rosa attendeva il primo volo sul paese. E quando la vedeva disegnare ghirigori nel cielo, sorrideva senza parlare. La gente non le chiedeva nulla: a modo suo, Rosa aveva trovato la fede.
Una sera d’autunno, quando l’aria comincia a sapere di fumo e cose che non tornano, Rosa non aprì la finestra. Restò seduta accanto al lume, il rosario tra le dita, con un sorriso sottile che le tremava sul viso come una luce vaga che aspetta di spegnersi.
Fu l’ultima notte.
Il mattino dopo, la trovarono composta, serena, come se avesse finito di aspettare.
Qualcuno disse che nel cielo, poco prima dell’alba, si era vista una rondine disegnare sopra la Pietrosa, una traiettoria che sembrava sfiorare il confine tra il giorno e la notte, per poi sparire verso il mare, seguendo la linea d’oro tracciata dal sole all’orizzonte.
Da allora, ogni primavera, sono due le rondini che volano sopra la rupe. Una più grande, l’altra più piccola. Si muovono in una sequenza di gesti, di ritorni e di saluti accordati a un ritmo che nessuno ricorda più. Nessuno sa da dove arrivino, né dove vadano a posarsi quando il giorno finisce.
Ma ogni volta che si librano sull’antico borgo di pietra, chi guarda sente qualcosa muoversi nel petto: una trama che si scioglie, un ricordo che torna, una preghiera che non ha più bisogno di parole.
Qualcuno, ogni tanto, giura di aver visto, al calar del sole, un uomo solitario seduto ai piedi della Pietrosa, il cappello tra le mani, lo sguardo rivolto al cielo.
Non parla mai. Ma quando le rondini passano sopra di lui, sorride.
Dicono si chiami Rossano. Nessuno sa da dove venga. Ma pare conoscesse Rosa da sempre, o da un tempo che nessuno nel paese saprebbe collocare.
Rossano non tornava alla Pietrosa da anni. Il sentiero era sempre lo stesso: curvo, polveroso, con i fichi d’India ai bordi e il vento che soffiava basso, come se stesse cercando qualcuno che non trovava più, borbottando nomi oramai scordati.
Sapeva che Rosa non c’era più. Lo avevano detto in paese, una voce tra le tante, ma lui voleva vederlo con i suoi occhi. Voleva salutarla, anche solo in silenzio.
Anni prima, durante uno dei suoi viaggi, si erano conosciuti proprio lì, su quella rupe che guarda il mare.
Era nata un’amicizia strana, intensa, fatta di parole rare e sguardi lunghi.
Rosa gli aveva raccontato una cosa che lui non aveva mai dimenticato: quanto sua madre, prima di morire, le avesse detto sulla rondine.
Rossano non aveva mai saputo se fosse solo una leggenda, un modo poetico per affrontare il dolore. Ma ogni anno, quando la rondine tornava sul paese, Rosa apriva la finestra, la seguiva con lo sguardo e sorrideva. Per lei, quella rondine era davvero sua madre.
Ora, però, la finestra era chiusa.
La casa era la stessa: pietra viva, tetto basso, i gerani secchi sul davanzale. Ma dentro, nessuna luce. Nessuna Rosa.
Una vicina, con voce gentile, gli disse che era morta in autunno, con il rosario tra le mani. «È andata via in silenzio, come ha sempre vissuto», mormorò.
Rossano ringraziò e non disse altro.
Tornò a camminare verso la rupe. Il sole stava calando e l’aria profumava di legna e vento salato. Si sedette ai piedi della Pietrosa, il cappello tra le mani, lo sguardo perso nel cielo. Quel posto, in quel momento, sembrava fuori dal tempo.
All’improvviso vide qualcosa muoversi in alto: una rondine. Poi un’altra. Danzavano insieme sopra il paese, in cerchi perfetti, come se l’aria volesse rendere comprensibile una storia solo a chi avesse pazienza di ascoltarla.
Rossano non parlava mai. Ma qualcuno giura che, ogni tanto, se gli chiedi cosa aspetta, lui risponde piano, quasi al vento: «Aspetto il momento in cui le vedrò volare insieme».
Poi tace. E in quel silenzio, nel cuore della Calabria, sembra che anche le pietre esitino prima di lasciar passare il respiro.
La Pietrosa continua a vegliare il mare. E ogni primavera, quando due rondini si librano leggere tra le ginestre, gli ulivi e i fichi d’India, chi le guarda sente qualcosa muoversi dentro: un ricordo, un legame, un’intesa che non ha bisogno di voce.
Figura eminente nel panorama culturale calabrese, Franco Emilio Carlino incarna da decenni un modello di impegno civile e pedagogico fondato sulla valorizzazione della memoria, della partecipazione e del sapere condiviso. Docente di lunga esperienza, animatore instancabile degli Organi Collegiali della scuola pubblica e protagonista di rilievo nei movimenti per l’orientamento scolastico e la formazione democratica, Carlino ha saputo intrecciare il rigore dell’analisi istituzionale con una sincera dedizione al territorio e alla sua storia. Presidente del Distretto Scolastico n. 26 di Rossano e componente del Consiglio Scolastico Provinciale di Cosenza, ha sempre concepito l’impegno educativo come responsabilità collettiva, promuovendo, attraverso studi, pubblicazioni e progetti concreti, una scuola capace di ascoltare, includere e trasformare. Studioso attento della storia locale e della genealogia nobiliare, accademico e uomo di associazionismo culturale (tra cui l’UCIIM e l’Università Popolare di Rossano), Carlino ha saputo costruire un ponte fra la riflessione storiografica e la testimonianza attiva, dando voce a una visione pedagogica fondata sulla consapevolezza identitaria e sul dialogo intergenerazionale.





