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Interviste

Doriano Marocca – La materia del colore come atto di libertà

L’opera di Doriano Marocca si colloca in una ricerca pittorica che fa della libertà cromatica una presa di posizione netta e consapevole. La sua pittura nasce da un’esigenza intima e non mediata, lontana da condizionamenti esterni, e si afferma come spazio di resistenza personale e linguaggio autentico. Il colore diventa materia viva, stratificata, attraversata da gesti fisici e impulsi emotivi che costruiscono un equilibrio potente tra istinto e controllo. In questo processo la manualità assume un valore strutturale e il quadro si trasforma in un campo di energia, capace di restituire allo sguardo una tensione primaria e necessaria.

Dal 24 gennaio al 5 febbraio 2026  l’artista sarà presente alla Cathart Gallery di Carla Pugliano a Varese, impegnato in una mostra bipersonale che vedrà anche la partecipazione del noto critico d’arte Andrea Barretta, occasione significativa per approfondire una poetica che unisce pittura e nuove sperimentazioni tridimensionali in un dialogo aperto con la materia e con l’esperienza vissuta.

Per questa occasione abbiamo posto alcune domande all’artista.

La tua pittura nasce da un’urgenza personale, lontana da condizionamenti esterni e accademici. In che modo questa libertà originaria continua a influenzare oggi il tuo processo creativo?

Come ho già detto in precedenza, dipingo per sentirmi libero; agli inizi ci ragionavo troppo su, forse per accondiscendere l’eventuale pubblico, ma poi ho capito che non mi interessava piacere alla massa. Volevo qualcosa di autentico, anche con gli errori di chi non ha studiato la “tecnica pittorica”, perché voglio far vedere che la pittura, come la vita, non la può controllare e/o programmare. La suddetta è sporca, misera, potente, a tratti compiacente, con qualche piccolo barlume di stupore. E nei miei dipinti voglio che si veda tutto ciò, senza che io mi senta costretto a piegarmi alle mode odierne, per avere più visibilità (con non vuol dire più talento o più vendite). Scriveva “qualcuno”, diventa il tuo “Demone”; io credo di aver trovato la strada per arrivarci.

Anche perché dietro i miei lavori c’è anche tutta una ricerca filosofica e psicologica, attraverso scrittori come Umberto Galimberti e Massimo Recalcati.

Il colore, nella tua ricerca, si fa materia viva, stratificata, graffiata, quasi corporea. Che ruolo ha il gesto fisico nel tuo rapporto con la tela e quanto è guidato dall’istinto rispetto al controllo?

Il colore è fondamentale: uso colori forti, tutti i tipi di rosso, il nero e quello che definisce il dipinto, e quello che comanda e segna le forme. Ultimamente il verde turchese è quello più presente. Ma comunque preferisco sentirmi libero di stratificare e cercare di vedere cosa gli occhi permettono al cervello di codificare delle forme che si sono create.

Per quanto riguarda il gesto e lo stendere il colore, uso uno strumento poco ortodosso: si chiama spatola da carta da parati. La stesura è libera e istintiva.

Esporre alla CathArt Gallery, spazio fortemente orientato alla ricerca e al dialogo tra arte e interiorità, che tipo di risonanza pensi possa avere sul tuo lavoro e sul modo di condividerlo con il pubblico?

Dopo varie collettive di artisti, ho deciso di ampliare la mia visuale su questo mondo così complicato. Ho scelto di sondare un pubblico diverso dal solito, grazie anche al fatto che la Cathart Gallery è guidata da un’artista che stimo. Quello che verrà non lo so, ma io ci sarò.

In Tensioni Cromatiche il tuo lavoro si confronta con quello di Giuseppe Pavia. Come vivi questo dialogo a due e cosa pensi emerga dall’accostamento tra le vostre diverse, ma complementari, visioni astratte?

Io sono partito sempre dal presupposto che si può imparare da chi sa fare qualcosa di più rispetto a me. Ho capito che in questo mondo c’è molta “finzione”: bravo di qua, bravo di là, ma poi, come tutte le cose umane, lasciano il tempo che trovano. Non provo invidia verso il talento e la bravura; anzi, li applaudo. Ognuno ha il suo posto che merita, in questa vita o nell’altra.

In definitiva, sono due visioni che usano strumenti diversi per far aprire la mente all’immaginazione.

Mostre recenti di Doriano Marocca

  • Personale, settembre 2024, Bar 46 di Davide Crotti, Novellara (RE)
  • Collettiva “Noi dell’Arte”, novembre 2024, sala espositiva centro Correggio (RE)
  • Collettiva “Il Simbolo è l’Illustrazione”, gennaio 2025, Club Meridiana Casinalbo (MO), curatrice Barbara Ghisi
  • Collettiva “Arte Rampante”, maggio 2025, Museo Diocesano Francesco Gonzaga, Mantova, organizzata da “Noi dell’Arte”, critico Marco Cagnolati
  • Collettiva presso Fondazione Officina delle Arti, luglio 2025, Reggiolo (RE)
  • Collettiva “Spazialità Astratta”, ottobre 2025, Conceptartbrera (MI), curatore Alfonso Restivo