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“Prendi l’arte e mettila NON SOLO da parte”

 

Prendi l’arte e mettila non solo da parte

 


Perché l’arte… meglio viverla che Conservarla!

 

Torna un nuovo evento imperdibile al Vintage Cafè Artistico Letterario di Ermelinda Pipieri, a Corigliano Rossano. Ancora una volta, la padrona di casa — sempre attenta alle realtà culturali del territorio — propone una serata che intreccia arte, musica, poesia e artigianato in un unico percorso emozionante, pensato per chi desidera vivere l’arte da vicino.

L’appuntamento, dal titolo “Prendi l’arte e mettila NON SOLO da parte”, si terrà sabato 22 novembre, a partire dalle ore 18:30, presso il Vintage Cafè situato in via Provinciale 13/15, area urbana Corigliano. La serata sarà animata dagli intermezzi musicali di Antonio Scarpello, mentre la poesia prenderà forma grazie all’associazione “Poesia e Dintorni” guidata da Anna Palermo. L’atmosfera sarà arricchita anche dalle sculture dell’artista cariatese Alfonso Caniglia, insieme alle creazioni e ai contributi di Gianluca Marino, Mina Bonafede, Carmen Fusaro, Maria Giovanna Irrera e di molti altri talenti che renderanno l’evento un vero mosaico di espressioni artistiche.

Protagonista assoluta sarà la creatività in tutte le sue forme: artigianale, poetica, visiva e musicale. Per l’occasione, gli ospiti potranno inoltre degustare un apericena speciale, disponibile sia con prenotazione che senza, preparato appositamente per accompagnare questo viaggio tra emozioni e bellezza. 

Per informazioni o per riservare il proprio posto è possibile contattare il numero 392 567 4900.

A dare il benvenuto sarà Ermelinda Pipieri, anima e promotrice instancabile del Vintage Cafè, che continua a offrire alla comunità uno spazio in cui l’arte non viene soltanto osservata, ma vissuta, condivisa e portata con sé… non solo da parte, ma nel cuore.

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“Va in scena il dolore – Donne palestinesi si raccontano”

“Va in scena il dolore – Donne palestinesi si raccontano”

25 novembre, ore 17:30 – Piccolo Teatro della Cittadella dei Ragazzi, Corigliano-Rossano

Il 25 novembre, alle ore 17:30, presso il Piccolo Teatro della Cittadella dei Ragazzi in via Bruno Buozzi (area urbana Rossano, Corigliano-Rossano), sarà proposto “Va in scena il dolore – Donne palestinesi si raccontano”, una rappresentazione drammaturgica dal forte impatto sociale, tratta dal libro “Palestina – Diario di Guerra” di Umberto Romano.

L’opera porta sul palco le voci delle donne palestinesi, protagoniste di un dolore che non appartiene alle cronache lontane ma alla quotidianità della Cisgiordania, dove il campo profughi di Jenin – meno di mezzo chilometro quadrato, nato nel 1953 e oggi “città nella città” – continua a essere teatro di tensioni e incursioni militari, intensificatesi ulteriormente dopo il 7 ottobre 2023.

Attraverso parole, testimonianze e immagini narrative, la rappresentazione invita a non assuefarsi alla guerra e a restituire umanità a chi la vive: perché abituarsi al conflitto non significa la stessa cosa per chi lo osserva da lontano e per chi lo subisce ogni giorno, vedendo svanire le possibilità di una vita fondata su identità, libertà e convivenza.

Umberto Romano, nato a Rossano, scrittore, poeta e viaggiatore – con alle spalle numerosi diari dedicati ai suoi percorsi in Africa e negli Stati Uniti – firma questa drammaturgia che unisce impegno civile e narrazione.

L’evento è promosso con i saluti istituzionali del Sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, e vede la partecipazione di Giovanni Spedicati, editore La Mongolfiera.

Contribuiranno alla serata le testimonianze della FIDAPA – Area urbana di Corigliano e Rossano, che offriranno un quadro di riflessione sul ruolo delle donne nei contesti di crisi.
Il dialogo con l’autore sarà curato da Giovanni Soda.

Le letture saranno affidate al gruppo Gli Amici dell’Arte, con accompagnamento musicale di Pino Salerno.

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A LECCO, L’ARTISTA E ARCHITETTO EMANUEL ACCIARITO SVELA “IL SEGRETO DI GERTRUDE” ALL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ARTE CONTEMPORANEA “I PROMESSI SPOSI”.

 

A LECCO, L’ARTISTA E ARCHITETTO 

EMANUEL ACCIARITO 

SVELA “IL SEGRETO DI GERTRUDE” ALL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ARTE CONTEMPORANEA 

“I PROMESSI SPOSI”.

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |10|Ottobre|2025|

 

 

Nel suggestivo Monastero del Lavello di Calolziocorte a Lecco, il veliterno architetto-artista Emanuel Acciarito espone insieme a tanti altri artisti talentuosi alla Esposizione Internazionale di arte contemporanea “I Promessi Sposi” che è stata ideata e

allestita dal professore, storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso.

 

L’esposizione inaugurata il 04 ottobre 2025, resterà aperta al pubblico tutti i giorni fino al 16 ottobre.

 

 

 

L’opera “Il Segreto di Gertrude” di Emanuel Acciarito di dimensioni 60 x 120 cm è realizzata con tecnica mista su tavola, e raffigura Gertrude, l’iconica figura femminile del celebre romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, da un’angolazione creativa per niente scontata.

 



 

La Monaca di Monza è stata interpretata dall’artista nella sua intimità, assieme al suo segreto velato nel romanzo, della vera o presunta maternità.

L’opera di Acciarito aleggia tra le stanze del Monastero dei Padri Serviti, in tutta la sua nudità, con coperto solamente il capo e le spalle dal velo dell’ordine ecclesiastico dal quale si era opposta fino alla fine, ma poi ceduto per indossarlo a vita. Il velo che sa di imposizione, prigione e peso, per l’artista non privano Gertrude di poter esprimere nella sua quotidianità, la libertà di amare un uomo e in segreto, nuda dinanzi al solo Dio, custodirne senza nessuna veste di monaca, l’attesa di un figlio.

Quest’ultima opera dell’artista fa parte di un nuovissimo ciclo creativo realizzato a Vigevano tra il 2023 e il 2025, ma maturato nel tempo, attraverso un rigoroso ragionamento tecnico e creativo che ha potuto sperimentare nel 2014 con altrettanti lavori materici realizzati con la carta pesta, nel suo territorio natale e nei paesi limitrofi di Giulianello e Artena, Cori e Latina.

 



 

La scelta del colore bianco è una scelta vincolante a tutto questo percorso che pone dei paletti voluti dall’artista alla sua realizzazione, per permettere all’autore Emanuel Acciarito, di indagare fino in fondo tutte le sue simbologie che l’artista va

ricercando nella sua introspezione quotidiana.

La ricerca del bianco lo ha portato ad analizzare questa scelta in tutte le culture. E nella ricerca delle diverse culture si è ritrovato ad accettare il simbolo del bianco nell’associazione della purezza, dell’innocenza e della spiritualità, che in questo caso è enunciato dalla bellezza del corpo della donna con la sola eccezione del colore nero del velo del copri capo e quello del copri spalle, che in questo caso l’artista ha voluto rimarcare per enfatizzarne maggiormente il forte significato di appartenenza religiosa.

 



 

Al bianco nelle diverse culture analizzate si attribuisce l’alto valore del sacro e ad esso si associano tanti significati simbolici, e ad essi Emanuel Acciarito cerca ogni volta di attingere nel suo percorso creativo.

Nella cultura occidentale il bianco viene associato alla purezza e all’innocenza, tanto è che viene utilizzato per rappresentare matrimoni e battesimi, poiché simboleggia l’inizio della nuova vita. Nella cultura orientale il bianco viene associato alla spiritualità e alla pace interiore. I monaci buddisti indossano abiti bianchi per rappresentare la loro rinuncia al mondo materiale offrendo la loro dedizione alla sola ricerca spirituale. Nella cultura africana il colore bianco viene associato alla purezza divina e alla spiritualità. Il bianco viene quindi considerato un colore sacro perché simboleggia la connessione con gli spiriti e il divino.

Nella cultura indiana il bianco viene associato alla purezza e alla morte. “Emanuel Acciarito – ha scritto il curatore della mostra de “I Promessi Sposi” – porta in scena una Gertrude intima, materna e libera di amare. E lo fa con la sua tecnica

e il suo stile riconoscibile”.

 

Nel 2023 ha esposto i lavori di questo nuovo ciclo nella galleria di Milano Arcadia Art Gallery, nel 2024 ha partecipato alla prima edizione della “Biennale d’arte di Vigevano” allestita nelle stanze del Castello Sforzesco di Vigevano e alla rassegna d’arte “Donne in Trasformazione” che si è tenuta nell’antico palazzo “Malvinni Malvezzi” a Matera, dove ha ricevuto assieme ad altri artisti presenti, anche il Premio Modart Exhibition.

A gennaio di questo anno ha esposto alla esposizione d’arte “Lo stato dell’arte ai tempi della 60° Biennale di Venezia” che è stata allestita presso il Palazzo Pisani – Revedin a Venezia.

“L’esposizione di un mio lavoro – ha dichiarato Emanuel Acciarito – è sempre una importante prova per me, perché mi permette da un lato di guardare il processo creativo maturato durante la sua realizzazione da spettatore, e dall’altro, di continuare a farlo da artista tra la gente, mentre penso al mio prossimo lavoro”

 

 

 

 

 

 

 

Emanuel Acciarito

Atelier Creativo Acciarito

Studio di architettura

Emanuelacciarito@gmail.com

www.acciarito.com

 

 

 

 

 

 

 

 

Emanuel Acciarito, architetto e artista originario di Velletri, si è laureato in Architettura presso l’Università di Roma “La Sapienza”. La sua attività creativa si esprime attraverso diverse forme d’arte, dalla pittura alla scultura materica, accomunate da una profonda ricerca simbolica e spirituale.

Nel suo percorso artistico, Acciarito esplora temi universali come la libertà, la purezza e l’introspezione, con una particolare attenzione al valore del bianco, colore che per lui rappresenta la soglia tra il visibile e l’invisibile, la materia e lo spirito.

Negli ultimi anni ha presentato le sue opere in importanti rassegne nazionali e internazionali, tra cui Arcadia Art Gallery di Milano (2023), la Biennale d’Arte di Vigevano (2024) al Castello Sforzesco e la mostra “Donne in Trasformazione”a Matera, dove ha ricevuto il Premio Modart Exhibition. Nel 2025 ha partecipato all’esposizione “Lo stato dell’arte ai tempi della 60ª Biennale di Venezia” presso Palazzo Pisani-Revedin.

Alla Esposizione Internazionale di Arte Contemporanea “I Promessi Sposi” di Lecco, Acciarito presenta Il segreto di Gertrude, un’opera intensa che indaga la dimensione intima e spirituale della Monaca di Monza.

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LetteraturaSegnalazione Eventi

Presentazione del libro “La voce che non si dimentica” di Simone Longo

Presentazione del libro “La voce che non si dimentica” di Simone Longo

 
 
 
 

Venerdì 24 ottobre, alle ore 18:00, presso la sede dell’Università Popolare nel Palazzo San Bernardino di Corigliano-Rossano, si terrà la presentazione del libro La voce che non si dimentica di Simone Longo.

L’evento sarà introdotto e coordinato da Gennaro Mercogliano, direttore dell’Università Popolare Rossanese, e si aprirà con i saluti istituzionali di Giovanni Pistoia, Vice Sindaco.

Interverranno, inoltre, Giuseppe De RosisLoredana Muraca e Maurizio Traversari

 

Durante l’incontro sono previsti momenti musicali a cura di Pino Salerno e letture tratte dal testo.

 

Sarà presente l’autore, Simone Longo, per dialogare con il pubblico e rispondere alle domande.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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“15 – La fotografia oltre l’umano” approda a Cannistrà Un ponte tra Varese e la Sicilia per l’arte contemporanea


“15 – La fotografia oltre l’umano” approda a Cannistrà

Un ponte tra Varese e la Sicilia per l’arte contemporanea

 

 

 

 

 

 

Dal vernissage di Varese al Museo a Cielo Aperto di Cannistrà: un progetto condiviso che unisce arte, territori e visioni.

Non una semplice mostra, ma un dialogo di sguardi e sensibilità che prosegue oltre la galleria, trasformandosi in un gesto di bellezza e condivisione.

 

Dopo il successo ottenuto a Varese presso la CathartGallery di Carla Pugliano, l’esposizione “15 – La fotografia oltre l’umano”, ideata e curata da Ilaria Pisciottani, si prepara a vivere una nuova tappa in Sicilia, dove le opere saranno accolte nel Museo a Cielo Aperto del Borgo di Cannistrà, grazie alla visione e all’impegno congiunto del presidente dell’Associazione Culturale Cannistrà, Vincenzo Mirabile, e di Tonino Privitera, agitatore culturale e responsabile della comunicazione dell’associazione.

 

La mostra, inaugurata lo scorso 27 settembre a Varese, si è rivelata un evento di grande rilievo artistico e umano. 

La curatrice Ilaria Pisciottani, giornalista fotografa e artista fluxus, ha saputo intrecciare visioni differenti e poetiche personali, creando una narrazione coerente che supera i confini individuali per farsi esperienza collettiva.

 

Determinante la professionalità della gallerista e artista Carla Pugliano, fondatrice della CathartGallery, spazio culturale immersivo nato per favorire il dialogo tra materia e spirito, tra l’urgenza contemporanea e la ricerca interiore. Artista riconosciuta a livello internazionale, Pugliano è stata insignita del Leone d’Oro alla Triennale di Venezia 2024, ha esposto alla 60ª Biennale di Venezia e alla XIV Florence Biennale. Dal 2025 è consulente artistico per l’Atlante dell’Arte Contemporanea (Giunti), progetto che verrà presentato al MoMA di New York. Le sue opere sono presenti in collezioni private e istituzionali.

 

Anche una delle sue opere sarà installata nel Borgo d’arte di Cannistrà

 

Fondamentale anche il contributo critico di Roberto Mutti, tra le voci più autorevoli della fotografia italiana, che ha arricchito la serata con riflessioni sulla storia e sull’evoluzione del linguaggio fotografico.

 

Il progetto ha riunito quindici autori di rilievo – Matteo Abbondanza, Fabrizio Ceci, Michele Coccioli, Monica Cossu, Giuseppina Irene Groccia, Matteo Groppi, Sonia Loren, Alessio Marzola, Maria Cristina Pasotti, Ilaria Pisciottani, Christine Selzer, Louis Selzer e Pier Paolo Tralli – i cui lavori dialogano tra loro in un percorso di ricerca che indaga il rapporto tra immagine, identità e contemporaneità.

 

 

 

 

Alla mostra di Varese si è avuta anche la presenza di Giorgio Lotti, storico fotoreporter e protagonista di oltre sessant’anni di storia italiana, ha ulteriormente impreziosito l’inaugurazione, portando la testimonianza viva di una carriera costruita su oltre 400.000 scatti e su incontri con i grandi protagonisti del Novecento.

 

Con sensibilità e lungimiranza, il presidente Vincenzo Mirabile ha accolto l’idea di ospitare le opere nel Museo a Cielo Aperto di Cannistrà, condividendo con Ilaria Pisciottani e Tonino Privitera la convinzione che la cultura possa e debba essere bene comune e motore di rinascita territoriale.

 

Ad Agosto 2024 Ilaria Pisciottani era già stata invitata da Tonino Privitera ad installare dei suoi autoritratti nel Borgo d’arte  creando così un ponte tra fotografia e street art.

 

Ed ora altre 13 Fotografie di grande formato saranno installate creando forse la prima  vera e propria galleria a cielo aperto d’Italia.

 

Le fotografie infatti  diventeranno parte integrante del percorso artistico permanente del borgo, trasformando le pareti di Cannistrà in spazi di dialogo e bellezza condivisa.

 

Un aspetto innovativo che la curatrice stessa, insieme a Roberto Mutti, ha voluto sottolineare è il carattere sperimentale del progetto: Cannistrà si conferma tra i precursori nell’accogliere la fotografia come mezzo espressivo contaminante, capace di dialogare con installazioni, affreschi e linguaggi propri di un Borgo d’Arte.

 

Una visione di ampio respiro, che rompe barriere e apre nuove prospettive, in cui anche gli artisti fotografi hanno accolto con entusiasmo la proposta di inserirsi in un contesto tanto originale quanto poetico.

 

Un’iniziativa che conferma il ruolo dell’ Associazione Culturale Cannistrà come custode pro tempore dell’arte e della cultura, al servizio della comunità e del bene comune. 

 

Un modo di fare cultura che nasce dal basso, con dedizione e spirito di collaborazione, convinti che la bellezza possa generare anche nuove opportunità sociali, culturali ed economiche per il territorio.

 

Giuseppina Irene Groccia è stata l’artefice del catalogo ufficiale e della rassegna stampa della mostra, che ha documentato l’intero percorso con rigore e sensibilità.

 

Come ha ricordato la curatrice Ilaria Pisciottani:

“Il successo si ha perché succede qualcosa”.

 

E a Cannistrà, grazie alla sinergia tra artisti, istituzioni e cittadini, sta davvero succedendo qualcosa di importante: la bellezza diventa casa, e l’arte si fa comunità.*

 

 

 

 

 

📍 Borgo di Cannistrà (ME)

👤 Vincenzo Mirabile – Presidente

📣 Tonino Privitera – Agitatore culturale e Responsabile Comunicazione

✉️ toninoprivitera@virgilio.it

 

📞 +39 392 0620035

🌐 www.cannistra.eu

 

Custodi dell’Arte, non proprietari del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.

 

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 

 

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A LECCO, L’ARTISTA E ARCHITETTO EMANUEL ACCIARITO SVELA “IL SEGRETO DI GERTRUDE” ALL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ARTE CONTEMPORANEA “I PROMESSI SPOSI”.

 

A LECCO, L’ARTISTA E ARCHITETTO 

EMANUEL ACCIARITO 

SVELA “IL SEGRETO DI GERTRUDE” ALL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ARTE CONTEMPORANEA 

“I PROMESSI SPOSI”.

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |10|Ottobre|2025|

 

 

Nel suggestivo Monastero del Lavello di Calolziocorte a Lecco, il veliterno architetto-artista Emanuel Acciarito espone insieme a tanti altri artisti talentuosi alla Esposizione Internazionale di arte contemporanea “I Promessi Sposi” che è stata ideata e

allestita dal professore, storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso.

 

L’esposizione inaugurata il 04 ottobre 2025, resterà aperta al pubblico tutti i giorni fino al 16 ottobre.

 

 

 

L’opera “Il Segreto di Gertrude” di Emanuel Acciarito di dimensioni 60 x 120 cm è realizzata con tecnica mista su tavola, e raffigura Gertrude, l’iconica figura femminile del celebre romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, da un’angolazione creativa per niente scontata.

 



 

La Monaca di Monza è stata interpretata dall’artista nella sua intimità, assieme al suo segreto velato nel romanzo, della vera o presunta maternità.

L’opera di Acciarito aleggia tra le stanze del Monastero dei Padri Serviti, in tutta la sua nudità, con coperto solamente il capo e le spalle dal velo dell’ordine ecclesiastico dal quale si era opposta fino alla fine, ma poi ceduto per indossarlo a vita. Il velo che sa di imposizione, prigione e peso, per l’artista non privano Gertrude di poter esprimere nella sua quotidianità, la libertà di amare un uomo e in segreto, nuda dinanzi al solo Dio, custodirne senza nessuna veste di monaca, l’attesa di un figlio.

Quest’ultima opera dell’artista fa parte di un nuovissimo ciclo creativo realizzato a Vigevano tra il 2023 e il 2025, ma maturato nel tempo, attraverso un rigoroso ragionamento tecnico e creativo che ha potuto sperimentare nel 2014 con altrettanti lavori materici realizzati con la carta pesta, nel suo territorio natale e nei paesi limitrofi di Giulianello e Artena, Cori e Latina.

 



 

La scelta del colore bianco è una scelta vincolante a tutto questo percorso che pone dei paletti voluti dall’artista alla sua realizzazione, per permettere all’autore Emanuel Acciarito, di indagare fino in fondo tutte le sue simbologie che l’artista va

ricercando nella sua introspezione quotidiana.

La ricerca del bianco lo ha portato ad analizzare questa scelta in tutte le culture. E nella ricerca delle diverse culture si è ritrovato ad accettare il simbolo del bianco nell’associazione della purezza, dell’innocenza e della spiritualità, che in questo caso è enunciato dalla bellezza del corpo della donna con la sola eccezione del colore nero del velo del copri capo e quello del copri spalle, che in questo caso l’artista ha voluto rimarcare per enfatizzarne maggiormente il forte significato di appartenenza religiosa.

 



 

Al bianco nelle diverse culture analizzate si attribuisce l’alto valore del sacro e ad esso si associano tanti significati simbolici, e ad essi Emanuel Acciarito cerca ogni volta di attingere nel suo percorso creativo.

Nella cultura occidentale il bianco viene associato alla purezza e all’innocenza, tanto è che viene utilizzato per rappresentare matrimoni e battesimi, poiché simboleggia l’inizio della nuova vita. Nella cultura orientale il bianco viene associato alla spiritualità e alla pace interiore. I monaci buddisti indossano abiti bianchi per rappresentare la loro rinuncia al mondo materiale offrendo la loro dedizione alla sola ricerca spirituale. Nella cultura africana il colore bianco viene associato alla purezza divina e alla spiritualità. Il bianco viene quindi considerato un colore sacro perché simboleggia la connessione con gli spiriti e il divino.

Nella cultura indiana il bianco viene associato alla purezza e alla morte. “Emanuel Acciarito – ha scritto il curatore della mostra de “I Promessi Sposi” – porta in scena una Gertrude intima, materna e libera di amare. E lo fa con la sua tecnica

e il suo stile riconoscibile”.

 

Nel 2023 ha esposto i lavori di questo nuovo ciclo nella galleria di Milano Arcadia Art Gallery, nel 2024 ha partecipato alla prima edizione della “Biennale d’arte di Vigevano” allestita nelle stanze del Castello Sforzesco di Vigevano e alla rassegna d’arte “Donne in Trasformazione” che si è tenuta nell’antico palazzo “Malvinni Malvezzi” a Matera, dove ha ricevuto assieme ad altri artisti presenti, anche il Premio Modart Exhibition.

A gennaio di questo anno ha esposto alla esposizione d’arte “Lo stato dell’arte ai tempi della 60° Biennale di Venezia” che è stata allestita presso il Palazzo Pisani – Revedin a Venezia.

“L’esposizione di un mio lavoro – ha dichiarato Emanuel Acciarito – è sempre una importante prova per me, perché mi permette da un lato di guardare il processo creativo maturato durante la sua realizzazione da spettatore, e dall’altro, di continuare a farlo da artista tra la gente, mentre penso al mio prossimo lavoro”

 

 

 

 

 

 

 

Emanuel Acciarito

Atelier Creativo Acciarito

Studio di architettura

Emanuelacciarito@gmail.com

www.acciarito.com

 

 

 

 

 

 

 

 

Emanuel Acciarito, architetto e artista originario di Velletri, si è laureato in Architettura presso l’Università di Roma “La Sapienza”. La sua attività creativa si esprime attraverso diverse forme d’arte, dalla pittura alla scultura materica, accomunate da una profonda ricerca simbolica e spirituale.

Nel suo percorso artistico, Acciarito esplora temi universali come la libertà, la purezza e l’introspezione, con una particolare attenzione al valore del bianco, colore che per lui rappresenta la soglia tra il visibile e l’invisibile, la materia e lo spirito.

Negli ultimi anni ha presentato le sue opere in importanti rassegne nazionali e internazionali, tra cui Arcadia Art Gallery di Milano (2023), la Biennale d’Arte di Vigevano (2024) al Castello Sforzesco e la mostra “Donne in Trasformazione”a Matera, dove ha ricevuto il Premio Modart Exhibition. Nel 2025 ha partecipato all’esposizione “Lo stato dell’arte ai tempi della 60ª Biennale di Venezia” presso Palazzo Pisani-Revedin.

Alla Esposizione Internazionale di Arte Contemporanea “I Promessi Sposi” di Lecco, Acciarito presenta Il segreto di Gertrude, un’opera intensa che indaga la dimensione intima e spirituale della Monaca di Monza.

 
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Segnalazione Eventi

DIS’ART MANTE L’arte come resistenza poetica e disarmo interiore e collettivo

 






DIS’ART MANTE 


L’arte come resistenza poetica e disarmo interiore e collettivo.












Mostra bipersonale di FRANCESCA THERMES CRISTIANO EMANUELE RANGHETTO

A cura di Carla Pugliano

Con intervento di Andrea Barretta, noto critico d’arte, scrittore e giornalista




📍 CathArt Gallery – Varese

📅 18 ottobre – 30 ottobre 2025

📌 Inaugurazione: Sabato 18 ottobre, ore 18:00

📍 Via Salvo D’Acquisto, Varese





Da una riflessione condivisa, segnata dal senso di impotenza di fronte a conflitti e ingiustizie che abitano il nostro tempo, sempre più rumori di fondo nelle nostre esistenze, nasce DIS’ ART MANTE. 

Un titolo che si fa dichiarazione di intenti: l’arte come disarmo spirituale, simbolo di empatia, fratellanza e spirito condiviso. Un invito a non cedere all’indifferenza, a ritrovare attraverso l’arte la forza rigeneratrice dell’umano. Il percorso espositivo assume i tratti di una lettura esistenziale, quasi cristica: l’opera diventa slancio d’amore verso l’animo ferito, atto poetico che consola e ridesta. 

Risuona qui l’eco delle parole di Ernst Fischer: «L’arte non può cambiare il mondo, ma può contribuire a renderlo meno disumano». In questo solco la mostra si muove, trasformando vulnerabilità in testimonianza, sofferenza in dialogo, fiducia in presenza viva. 

DIS’ ART MANTE è parola-ponte, spazio simbolico che unisce amore, solidarietà e dimensione umana. L’arte si offre come resistenza sensibile, espressione che sceglie bellezza e consapevolezza condivisa in risposta alla violenza e al disinteresse. L’antitesi tra guerra e compassione si fa nucleo pulsante di questa mostra: l’arte come arma disarmante d’amore in cui l’impulso creativo diventa abbraccio simbolico verso l’essere fragile, memoria attiva che rifiuta l’assuefazione e risveglia la coscienza generale

Due artisti, due visioni, un’impellenza comune: quella di dare voce al silenzio assordante della guerra e del disagio sociale, alla progressiva anestesia collettiva che ci attraversa. DIS’ ART MANTE si presenta così come una bipersonale intensa e necessaria, in cui la pittura diventa strumento introspettivo e messaggio, sonda che penetra il non detto e restituisce il vero.

In esposizione le opere di Francesca Thermes e Cristiano Emanuele Ranghetto (C.R.E.!), entrambi impegnati a tradurre sulla tela ciò che spesso sfugge allo sguardo. La loro pittura non si limita a rappresentare, ma cerca di connettere di nuovo l’essere umano alla propria sensibilità, opponendo un’azione silenziosa di speranza al vuoto dell’indifferenza.

Ad impreziosire il percorso sarà il prestigioso intervento del giornalista, scrittore e critico d’arte Andrea Barretta, presente all’inaugurazione del 18 ottobre. Reduce da una grande mostra a sua cura al Museo della Stampa di Soncino “Il tempo di Warhol e la Pop art”, Barretta è attivo da anni nel panorama delle arti visive contemporanee, ha curato mostre dedicate, tra gli altri, ad Andy Warhol, Enrico Baj, Mimmo Rotella e Mario Schifano, ricevendo riconoscimenti internazionali, tra cui l’interesse del Metropolitan Museum di New York. È autore di saggi e monografie e membro del comitato critico del Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori.

 


“Armi deposte” – Opera di Francesca Thermes



Note sugli ARTISTI


FRANCESCA THERMES


Francesca Thermes, artista autodidatta con un background professionale in architettura e design d’interni tra Napoli e Roma e Gardone Riviera, vive e lavora a Varese dal 2017. Ha sempre coltivato la propria vocazione espressiva anche attraverso musica, poesia e pittura.


Nel suo atelier affacciato sul centro cittadino, sviluppa un linguaggio pittorico personale e meditativoche attraverso il silenzio interiore si concretizza in forme astratte, nature morte e paesaggi emotivi.
Con fondi blu e oro attraversati da tratti netti e strutture fluttuanti, le sue opere raccontano ricordi, battaglie interiori e isole immaginate, in un equilibrio visivo tra ordine e poesia, tra materia e sogno. Quadri come Tromba d’aria e Fiocchi Caleidoscopici evocano forze primordiali, mutamenti e frammenti di ciò che ci attraversa.
“Sono in primis un architetto, ma anche una pittrice, una cantante, una poetessa.
Nella mia esperienza personale ho trovato esplorativo dare spazio in parallelo alla parte artistica, approfondendo il canto, la composizione poetica e le tecniche espressive della pittura, entrando così sin dall’infanzia a contatto diretto con la mia parte emozionale.Nella pittura paragono il mio lavoro ad un’esplosione, da cui ne seguono immagini che scorrono frammentate come note su supporti inaspettati che si traducono poi in forme grafiche usando il pennarello e il colore.”

Il lavoro di Francesca Thermes si distingue per la capacità di rendere visibile l’invisibile, di dare forma alle ferite e allo smarrimento del nostro tempo. Ogni sua composizione diventa uno spazio sospeso tra realtà e sogno, in cui colore, segno e materia si fondono per risvegliare sensibilità e sguardo condiviso. La sua creatività non si limita a rappresentare, si rivela in un flusso simbolico che trasforma l’esperienza estetica in un gesto di empatia. Attraverso questo dialogo, le opere di Thermes diventano atti di ascolto e consolazione, capaci di rispondere, con delicatezza, alle tensioni e alle ferite del mondo contemporaneo. Ogni oggetto del quotidiano, scatole, ritagli, etichette, non è per lei estraneo al processo creativo: lo percepisce già come elemento vivo delle sue composizioni, pronto a diventare materia poetica che si fonde con forme e colori, dando origine a visioni in continua trasformazione. Come supporti, Thermes utilizza sia le tele classiche sia materiali di riciclo come cartoncini, tavole di compensato o multistrato, intervenendo con pennarelli acrilici colorati o neri per bordare e rifinire le forme, di cui ama definire i contorni. Per Thermes DIS’ ART MANTE rappresenta l’esigenza di dare forma a ciò che non si vede, offrendo opere silenziose ma potenti, in cui la solidità della struttura incontra la leggerezza del vento.

 



“La guerra ha sempre colpito i più deboli” – Opera di Cristiano Emanuele Ranghetto




CRISTIANO EMANUELE RANGHETTO (C.R.E.!)


Cristiano Emanuele Ranghetto, in arte C.R.E.!, è pittore, scultore e poeta. Vive a Varese e si è formato presso il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove ha conseguito il Dottorato in Scultura.
Artista poliedrico ed eclettico, spirituale e visionario, Ranghetto considera l’arte un atto profetico e un mezzo per risvegliare coscienze addormentate.

Il suo stile, ispirato alla Scuola di New York e influenzato da Klee, Vedova e Miró, si declina in una cifra espressiva originale che fonde spiritualità, segno e materia.

Ideatore del MultivisionismoRanghetto crea dipinti che ruotano a 360°, invitando lo spettatore a scoprire volti, animali, figure e simboli nascosti, in base all’umore e all’orientamento dell’opera.
“Il Multivisionismo è pedagogico: incita anche a intraprendere una nuova visione del mondo, sperando di migliorarlo. Il mio nome, Cristiano Ranghetto Emanuele Italiano, si riassume nell’acronimo C.R.E.! che invita a creare e partecipare attivamente all’esistenza del quadro. Credo fermamente che l’immaginazione debba essere rispettata e risvegliata: chi fruisce di quest’opera interattiva deve essere coinvolto, diventando partecipe e, in un certo senso, anche artista. In definitiva, questi dipinti vogliono essere un invito alla scoperta, alla creatività e alla partecipazione, perché l’arte e l’immaginazione sono strumenti fondamentali per esplorare e arricchire la nostra realtà e soprattutto per risvegliare le coscienze attraverso il linguaggio universale dell’arte

Ranghetto esporrà anche le sue sculture: “L’arte ha il dovere di mettere in luce i problemi creati dall’uomo. Il materiale che prediligo per realizzare le mie sculture è l’argilla: essa è terra, parte fondamentale del pianeta in cui viviamo, il quale soffre perché soffocato dall’uomo, suo parassita. Uso la terracotta che poi corrodo, con l’intento di simboleggiare le ferite che il pianeta ha subito e continua a subire dall’uomo.”

L’arte di Cristiano Ranghetto è un viaggio nell’imprevedibile, dove il colore diventa specchio dell’inconscio e la materia si trasforma in presenze mutevoli: volti, creature, paesaggi interiori che emergono e svaniscono come nuvole in metamorfosi. Ogni opera è un invito a perdersi nello sguardo, a riscoprire l’immaginazione sopita e a lasciarsi guidare dal gioco visionario del Multivisionismo. Le sue opere sono pedagogiche e interattive, e al contempo profondamente riflessive: un invito a guardare il mondo da più angolazioni e, forse, a cambiarlo.

_____________________________________________________

La mostra è curata da Carla Pugliano, artista riconosciuta a livello internazionale e fondatrice della CathArt Gallery, spazio culturale immersivo nato per favorire il dialogo tra materia e spirito, tra l’urgenza contemporanea e la ricerca interiore. Tra gli altri riconoscimenti e tra le partecipazioni, Pugliano è stata insignita del Leone d’Oro alla Triennale di Venezia, ha esposto alla 60ª Biennale di Venezia e alla XIV Florence Biennale. Dal 2026 è, inoltre, Consulente artistico per l’Atlante dell’Arte Contemporanea (Giunti) che verrà presentato al Mo.MA di New York. Le sue opere sono in collezioni private istituzionali e museali.












Informazioni sull’evento:


📆 Date mostra: 18 – 30 ottobre 2025

🕰 Orari apertura: da martedì a venerdì dalle 16:30 alle 18:30 – sabato dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:30 alle 19:00 – domenica 15:30 – 19:00

🎙 Inaugurazione: Sabato 18 ottobre, ore 18:00

📍 Luogo: CathArt Gallery, Piazza Giovanni XXIII, 11 – Varese (Ingresso da Via Salvo D’Acquisto)

Ingresso: Libero


Per info e contatti

• +39 392 8081554
• FacebookCathArt Gallery
• Instagram@cathart_gallery



























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Segnalazione Eventi

“15 – La fotografia oltre l’umano” – Un vernissage che diventa dialogo

“15 – La fotografia oltre l’umano”

 

Un vernissage che diventa dialogo

 

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |04|Ottobre|2025|

 

 

Non una semplice inaugurazione, ma un intreccio di sguardi,
relazioni e spazi vitali. Così si è presentato sabato 27 settembre il
vernissage della mostra “15 – La fotografia oltre l’umano” presso la CathartGallery di Varese, trasformando l’apertura ufficiale in un’esperienza
condivisa.

 

La città, con la sua vocazione artistica, ha accolto un
evento che ha superato la dimensione della pura esposizione per diventare
un’occasione di incontro. Determinante è stato il ruolo dello spazio: la
galleria di Carla Pugliano, che con magnifica accoglienza e grande
professionalità ha saputo gestire l’allestimento e la stampa, si è rivelata una
cornice capace di amplificare il linguaggio delle opere senza mai sovrastarlo,
restituendo al pubblico la giusta intimità e una luce museale indispensabile
per la fotografia.

 

 

 

Alla guida del progetto, l’ideazione e la cura di Ilaria Pisciottani, che ha saputo intrecciare visioni e sensibilità differenti, dando
alla mostra una coerenza narrativa e un respiro critico che hanno reso l’evento
più di una semplice esposizione, e cioè un percorso pensato come esperienza
collettiva.

 

L’artista e curatrice Ilaria Pisciottani e il critico Roberto Mutti

 

 

L’atmosfera respirata durante il vernissage non si è
misurata in numeri o applausi, ma in quella sottile armonia che ha legato
immagini, ambiente e persone. Ogni fotografia ha trovato il proprio posto,
instaurando un dialogo con lo spazio e con chi lo abitava in quel momento.

 

Un ruolo centrale lo hanno avuto le collaboratrici
coinvolte: professioniste serie, preparate, ma anche amiche di lunga data, tra
cui proprio Carla Pugliano e Giuseppina Irene Groccia. La loro collaborazione
non si è limitata alla semplice coesistenza, ma ha dato vita a un intreccio di
sensibilità che, grazie alla visione curatoriale di Ilaria Pisciottani, si è
tradotto in un progetto corale e autentico. “Il successo si ha perché succede
qualcosa
” – ha ricordato appunto la curatrice durante l’evento, e sabato quella
sintonia di pensiero si è concretizzata in un percorso comune.

 

L’artista e gallerista ospitante Carla Pugliano con il critico
Roberto Mutti

 

 

Il vernissage ha visto anche il contributo di autori di
rilievo, le cui ricerche fotografiche sono state accolte con grande interesse.
Esporre le loro opere ha significato riconoscere il valore di una ricerca che
merita di essere diffusa, ma anche dare un segno di stima verso chi continua a
interrogare la fotografia come linguaggio critico e poetico. 
I 14 fotografi selezionati – Matteo Abbondanza, Fabrizio Ceci, Michele Coccioli, Monica Cossu, Giuseppina Irene Groccia, Matteo Groppi, Sonia Loren, Alessio Marzola, Maria Cristina Pasotti, Ilaria Pisciottani, Alessandro Rovelli, Christine Selzer, Louis Selzer, Pier Paolo Tralli 

 

 

 

Il progetto non si esaurisce però nello spazio della
galleria: le opere proseguiranno il loro cammino verso la Sicilia, entrando a
far parte del museo a cielo aperto del Borgo di Cannistrà, grazie all’impegno e
all’amicizia di Tonino Privitera. Un viaggio che testimonia come la fotografia
possa abitare luoghi diversi e continuare a generare senso oltre l’evento.

 

 

Determinante è stato anche il lavoro redazionale: la cura
del catalogo e della rassegna stampa, affidata a Giuseppina Irene Groccia
definita affettuosamente “la nostra Vasari” – ha garantito coerenza e qualità,
offrendo all’iniziativa una cornice critica solida e professionale.

 

 

Il momento forse più intenso è stato l’intervento del
critico Roberto Mutti, tra le voci più autorevoli nel panorama fotografico
italiano. Con aneddoti sulle origini della fotografia e sui pionieri che ne
hanno tracciato la strada, Mutti ha saputo affascinare il pubblico, offrendo
nuove prospettive di lettura e consolidando il valore dell’esperienza.

 

 

 

Il pubblico stesso, numeroso e partecipe, ha giocato un
ruolo chiave: colto, attento, entusiasta, ha trasformato la serata in un
dialogo vivo tra chi espone e chi osserva. Tra i presenti spiccava una figura
storica del fotogiornalismo italiano: Giorgio Lotti. Con una carriera lunga
sessant’anni
, oltre 400.000 scatti all’attivo e una vita trascorsa a
documentare i protagonisti e gli eventi del Novecento – da Yasser Arafat a
Brigitte Bardot, da Andy Warhol a Eugenio Montale, fino allo sbarco sulla Luna
accanto a Giuseppe Ungaretti – Lotti ha portato con sé la testimonianza viva di
un’epoca. Emblematico il record della sua fotografia ufficiale del premier
cinese Zhou Enlai, stampata in oltre 100 milioni di copie, la più venduta al
mondo.

 

Il vernissage è stato, in definitiva, un momento di
gratitudine: verso chi ha proposto le proprie idee creative, verso lo spazio
che ha accolto le opere, verso chi ha reso possibile il catalogo e la stampa di
qualità, verso il critico che ha offerto uno sguardo illuminante, e soprattutto
verso il pubblico, che ha dato calore e senso a ogni immagine. Ma soprattutto
un ringraziamento va alla curatrice Ilaria Pisciottani, la cui visione ha reso
possibile questo intreccio di energie, idee e relazioni.

 


 

Tra i ringraziamenti finali, non sono mancate le artiste
Carlotta Baldazzi, Chiara Galliano e Luisa Montagna per la loro presenza, così
come Maria Cristina Pasotti e Pier Paolo Tralli, che hanno immortalato con le
loro fotografie i momenti salienti della serata.

 

“15 – La fotografia oltre l’umano” si è così rivelata molto
più di una mostra: un passaggio che ricorda come l’arte sia sempre costruita su
incontri, relazioni e luoghi capaci di restituire significato alle immagini.

 
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Segnalazione Eventi

FOTOGRAF@MENS, La salute mentale, Oggi

 

FOTOGRAF@MENS, La salute mentale, Oggi

 

 

 

 

L’esposizione – FOTOGRAF@MENS La salute mentale, oggi – a
cura del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2 e del Direttore artistico
Francesco Zizola, è organizzata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e
Contemporanea
e sarà visitabile in modo interattivo dal 2 al 12 ottobre 2025 su
prenotazione diretta sul sito della GNAMC.

 

Tutti i visitatori
con accesso gratuito dovranno prenotarsi indicando la fascia oraria di visita
sul sito web
https://www.ticketone.it/eventseries/la-galleria-nazionale-2890614/?affiliate=T2C

 

Per ulteriori agevolazioni i visitatori dovranno far
pervenire una richiesta preventiva di prenotazione, indicando giorno e fascia
oraria, inviando una mail a romensfestival@gmail.com con oggetto “GNAMC”, con
successiva necessaria mail di conferma da parte dell’organizzazione.

 

L’esposizione fotografica nasce nell’ambito della IV
Edizione del Festival della Salute Mentale RO.MENS 2025
, promosso dal DSM ASL
Roma 2
con la collaborazione dell’Assessorato ai Servizi Sociali e alla Salute
di Roma Capitale
e il Patrocinio della RAI, con l’obiettivo di sensibilizzare
il grande pubblico sui temi della salute mentale, l’inclusione sociale e la
lotta al pregiudizio attraverso il linguaggio dell’arte fotografica.

 

 

 

 

Percorso espositivo

 

L’esposizione fotografica è curata da un team
interdisciplinare composto dal Direttore Artistico Francesco Zizola con il
supporto scientifico del dott. Gianluca Monacelli per l’ASL Roma 2,  si traduce in un percorso fotografico in cui
le opere vincitrici del concorso “Fotograf@Mens, La salute mentale, oggi”, sono
integrate con le fotografie realizzate attraverso il concept proposto dal
direttore artistico sull’auto-rappresentazione e realizzate all’interno dei
laboratori fotografici dei Centri Diurni del DSM dell’ASL Roma 2 e il teatro
del carcere di Rebibbia.

 

Il percorso espositivo presenta più di 180 autoritratti,
realizzati all’interno dei laboratori fotografici dei Centri Diurni e nell’area
della salute mentale penitenziaria di Rebibbia del DSM dell’ASL Roma 2, con la
partecipazione di centoventicinque cittadini, compresi utenti ed operatori.

 

 

 

Le foto del concorso, selezionate e ammesse all’esposizione
sono venti su duecentoundici, con un totale di 60 Autori che hanno aderito al
concorso da tutto il territorio nazionale e non solo (Tours, Francia).

 

Le 20 foto selezionate dalla giuria parlano di vita che
esprime anche la follia ‘come dimensione umana’ (Basaglia) accostata e
integrata alla salute mentale. Nel senso che la salute può essere attraversata
dalla follia ma questa non necessariamente nega e oscura il benessere psichico
delle persone, soprattutto se si crea uno spazio di reciprocità, di
negoziazione e condivisione con l’altro, che poi è inclusione sociale. Ovvero
riconoscere ad ognuno il proprio posto nel mondo accanto all’altro. La salute
mentale dice Basaglia, può ritrovarsi in tutto, nel senso che può stare in ogni
incontro e in ogni relazione. In un certo qual modo anche la creatività si deve
situare accanto alla ‘follitudine’ perché conserva ed esprime quella
possibilità unica che ognuno di noi possiede di dar voce a quel modo altro di
pensare – creativo –  che travalicando
l’ordinario fornisce pensieri originali.
E così la follia come pure la creatività sono condizioni umane.

 

 

 

Il concept sull’autoritratto, che si integra e si abbina con
il concorso fotografico, segue le traiettorie del pregiudizio e dell’identità.
Non abbiamo certezze assolute, ma sappiamo bene quanto lo sguardo possa essere
di per sé dotato del potere del giudizio e abbia la capacità di ferire e
proiettare l’ombra del pregiudizio dello stigma e la distanza. Pensiamo ad
esempio al bullismo nelle scuole o ai comportamenti discriminatori nei luoghi
di lavoro e della società civile.

 

Metterci il volto!! Contro il pregiudizio sarà possibile a
tutti coloro che verranno a visitare l’esposizione realizzare, in un set fotografico
dedicato, il proprio autoritratto che potrà diventare parte integrante e
interattiva con l’esposizione in progress trasformandosi in un’esposizione
vivente.  Mettendo ognuno il proprio
volto, uno accostato all’altro, con il movimento artistico e concettuale voluto
dal direttore artistico Francesco Zizola, non ci sarà alcuna distinzione tra i
cittadini, che siano essi operatori, ospiti dei servizi sanitari, del carcere,
amici o visitatori dell’Esposizione. In questo modo sarà possibile dimostrare
che si può smontare il pregiudizio per un volto trasversale della normalità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Segnalazione Eventi

15 – La Fotografia oltre l’umano Grande successo per il vernissage alla CathArt Gallery di Varese

 

15 – La Fotografia oltre l’umano
 

 

Grande successo per il vernissage alla CathArt Gallery di Varese

 

 

La mostra “15 – La Fotografia oltre l’umano”, a cura di Ilaria Pisciottani e New Format Art, ha aperto le sue porte alla CathArt Gallery di Carla Pugliano con un vernissage che ha registrato una notevole affluenza di pubblico e un clima di vivo entusiasmo.

 

La serata si è distinta non solo per l’ampia partecipazione, ma soprattutto per l’intensità degli scambi tra artisti e visitatori. Un’interazione fertile, quasi “dirompente”, capace di trasformare l’incontro inaugurale in un vero laboratorio di idee e stimoli, arricchendo il dialogo sia tra gli autori stessi sia con chi ha preso parte all’evento.

 

 

 

Particolare apprezzamento ha suscitato l’intervento del critico e storico della fotografia Roberto Mutti, presenza autorevole e sempre capace di offrire spunti lucidi e illuminanti. Le sue riflessioni hanno contribuito a dare ulteriore profondità al progetto, collocando la mostra in un orizzonte culturale più ampio.

L’energia corale del vernissage ha confermato la forza di un percorso che intreccia sensibilità diverse, accomunate dalla volontà di superare i confini dell’immagine e di restituire alla fotografia un ruolo di linguaggio vivo, critico e poetico.

 

La mostra rimarrà visitabile fino all’11 Ottobre 2025

 

 

Orari della mostra

Martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 16:30–18:30

Sabato 10:00–12:30 / 15:30–19:00

Domenica 15:30–19:00

 

Per informazioni e contatti

+39 392 8081554

myartcharlotte@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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