La mostra “Estatica” di Giuseppina Irene Groccia al Civico Museo del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni
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La terza tappa del Festival delle LETTeratTURE
Storia, identità e memoria collettiva
Il Festival delle LETTeratURE prosegue il suo cammino culturale sul lungomare di Mirto Crosia (CS) con un nuovo appuntamento in programma per venerdì 25 luglio alle ore 21, che vedrà protagonisti studiosi e autori impegnati in una tavola rotonda dedicata alla storia locale e al rapporto tra memoria dei luoghi e identità delle comunità.
Sarà un’occasione di confronto aperto su alcune domande centrali per la comprensione del territorio: quali elementi hanno definito nel tempo la struttura economica, sociale e demografica di Crosia? Qual è l’eredità storica della presenza arbëreshe nella Calabria ionica? In che modo i monaci orientali hanno lasciato traccia nel tessuto culturale e spirituale dell’area nel corso del Medioevo? Quale fu il ruolo dell’Ordine cistercense nella costruzione dei luoghi sacri tra il XII e il XIII secolo?
A riflettere su questi temi saranno Salvatore Bugliaro, autore di studi sull’Arberia e sulle dinamiche storiche locali, Flaviano Garritano, esperto dell’Ordine cistercense, Francesco Fabbricatore, docente e scrittore con interessi rivolti in particolare alla storia contemporanea, e Maurizio Traversari, autore di saggi divulgativi e docente attivo nella promozione della cultura storica.
A moderare il dialogo sarà Pier Paolo Cetera, direttore del Festival, che guiderà gli interventi con l’intento di stimolare una riflessione sullo stato attuale della ricerca storica nel contesto locale e sull’importanza della memoria come strumento di lettura delle trasformazioni culturali nelle comunità della fascia ionico-silana, dell’Arberia e della Valle del Crati.
La sessione di luglio del festival si concluderà con l’appuntamento di domenica 27 luglio, sempre sul lungomare di Mirto, quando sarà ospite il prof. Domenico Talia, docente di Ingegneria Informatica all’Università della Calabria. Al centro della serata il suo saggio “Giornalisti robot? L’IA generativa e il futuro dell’informazione” (Guerrini e Associati Editore), dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del giornalismo e dell’informazione contemporanea.
Due serate, due linguaggi, quello della storia e quello della tecnologia, per continuare a costruire un festival che mette al centro il sapere, la memoria e l’evoluzione dei linguaggi culturali.
Il Festival delle LETTeratTURE è supportato dalla media partnership di L’ArteCheMiPiace e ContempoArte Magazine, realtà da sempre attente alla promozione culturale e alla valorizzazione dei linguaggi dell’arte e della scrittura.

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Negli anni 90 sono stato impegnato come progettista in Medio Oriente, dove per quasi 10 anni ho fatto la spola tra Arabia Saudita Stati Uniti ed Europa, in ogni mio progetto, già all’epoca, appena possibile inserivo un’opera d’arte.
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Successo per la serata inaugurale del Festival delle LETTeratTURE
di Redazione |14|Luglio|2025|
Si è svolta ieri sera, in un’atmosfera suggestiva e partecipata, l’apertura ufficiale del Festival delle LETTeratTURE, che ha preso il via sul lungomare di Mirto Crosia (CS).
A rappresentare le istituzioni è stata la sindaca Maria Teresa Aiello, presente all’evento inaugurale che ha visto il pubblico coinvolto e attento.
Il Festival è un progetto fortemente voluto da Pier Paolo Cetera, presidente dell’Associazione Culturale Soci@l, promotore dell’iniziativa, realizzata in collaborazione con il collettivo poetico Il Solco e con la media partnership di L’ArteCheMiPiace e ContempoArte Magazine di Giuseppina Irene Groccia.
A fare da cornice alla serata, le suggestive opere scultoree di Alfonso Caniglia, che hanno contribuito a creare un contesto visivo coerente con lo spirito culturale del festival.
Nel clima gradevole di una serata estiva, gli spettatori hanno seguito con interesse la presentazione del primo autore ospite: Francesco Paolo Dodaro, che ha dialogato sul suo libro “Calabria insolita”. L’opera, come ha sottolineato Pier Paolo Cetera, raccoglie trenta storie legate alla memoria storica e culturale del territorio, ricomposte come un mosaico carico di pathos, identità e sentimento.
Durante l’incontro, non sono mancate le letture interpretative a cura di Giacomo Lauricella, che ha dato voce a un testo dedicato a Castiglione di Paludi, e di Giuseppina Irene Groccia, che ha letto un brano toccante sul tema del sacro, incentrato sulla vita di Elvira Boccuti, nobildonna di Longobucco divenuta suora.
La serata si è conclusa tra numerosi apprezzamenti e uno sguardo rivolto al prossimo appuntamento del festival “Scritture al femminile”, in programma per giovedì 18 luglio alle ore 19, già atteso con viva curiosità dal pubblico.

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In attesa dell’appuntamento inaugurale del FESTIVAL DELLE LETTeratURE, previsto per sabato 13 luglio, l’organizzazione prosegue con entusiasmo i preparativi e anticipa i dettagli della seconda tappa, in programma venerdì 18 luglio alle ore 21:00 presso l’Arena del Mare, sul lungomare di Mirto Crosia (CS).
L’iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Soci@l, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Crosia e in collaborazione con il gruppo poetico Il Solco. Media partner dell’evento saranno L’ArteCheMiPiace e Contempoarte Magazine.
Nell’ambito del FESTIVAL DELLE LETTeratTURE, il secondo incontro sarà dedicato al tema della scrittura al femminile e alla narrazione vista attraverso l’esperienza, le emozioni e le vicende delle donne, protagoniste assolute di questo appuntamento.
Ospite della serata sarà Nuccia Benvenuto, autrice che si muove tra saggistica e narrativa. Presenterà due opere complementari: “Di tante la voce”, saggio che raccoglie vita, pensiero e opere di alcune tra le più importanti scrittrici della storia e “Presente remoto”, romanzo che esplora le difficoltà e le battaglie quotidiane di donne in una società spesso sorda alla loro voce.
Due linguaggi, quello saggistico e quello narrativo, che si incontrano in una visione comune. L’intento è quello di dare voce e dignità all’universo femminile, offrendo uno sguardo attento e consapevole sulle ragioni del cuore e della mente. Il filo conduttore è una riflessione sull’identità, sulla libertà e sul riscatto di un mondo femminile che, nel tempo, ha cercato una via d’uscita da costrizioni sociali e culturali.

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FRANCO EMILIO CARLINO
di Giuseppina Irene Groccia |08|Luglio|2025|
Ci sono personalità che, nel silenzio operoso di una vita spesa tra l’insegnamento, la scrittura e la memoria storica, riescono a restituire interi frammenti d’identità collettiva a territori spesso dimenticati. Franco Emilio Carlino è una di queste figure rare. Docente appassionato, studioso scrupoloso, narratore della Calabria più autentica, ha dedicato decenni alla valorizzazione della cultura locale, muovendosi con scrupolosa attenzione tra documenti d’archivio, genealogie nobiliari, tradizioni popolari e pagine scolastiche.
Nel suo lavoro, ogni borgo diventa racconto, ogni nome di famiglia traccia un albero di memorie, ogni fotografia restituisce dignità al tempo passato. Da Mandatoriccio, suo paese natale, fino a Rossano, sua città d’adozione, Carlino ha intrecciato saperi, emozioni e dedizione in una produzione culturale che oggi rappresenta un patrimonio vivo, utile non solo alla conoscenza, ma anche alla coscienza del presente.
In questa intervista, abbiamo voluto raccogliere la testimonianza del suo percorso, insieme a una riflessione più ampia sulla responsabilità di tramandare, l’importanza di educare e la necessità, mai come oggi, di raccontare per resistere all’oblio.
Lei ha sempre sostenuto l’importanza di valorizzare le esperienze
per renderle fruibili agli altri. In che modo questa filosofia ha guidato le
sue scelte professionali e culturali, e quali trasformazioni ha osservato in
chi ha potuto beneficiarne?
Provo a rispondere a questa prima
domanda, che mi richiama al valore dell’esperienza condivisa cercando di essere
il più esaustivo possibile. Ho sempre pensato, sin dall’inizio della mia
carriera professionale, che le esperienze fatte in qualunque campo, andassero partecipate
rendendole utili e accessibili agli altri. Come arrivarci e affinché tutto ciò
accadesse non è stato semplice. La prima occasione concreta, a incanalarmi su
tale filosofia, fu la mia esperienza ultradecennale alla guida Distretto
Scolastico N. 26 di Rossano, massimo Organo Collegiale della Scuola sul
Territorio di pertinenza, nella veste di Vice Presidente e Presidente.
Terminata questa positiva avventura ritenni giusto lasciare traccia e memoria
di quanto fatto, perché nulla andasse perduto. Decisi, pertanto, di raccogliere
l’esperienza, come testimonianza documentata, in un volume dal titolo: Il
Distretto Scolastico N. 26 di Rossano. Organi Collegiali e Partecipazione. Il
progetto si rivelò una filosofia vincente in grado di valorizzare quanto prodotto e
realizzato sul campo rendendolo fruibile al personale della Scuola di ogni
Ordine e Grado. Una cronistoria di cui si forniscono le tante attività realizzate tra il 1988 e il 1997,
che mettono in risalto l’importanza e il ruolo degli Organi Collegiali e la partecipazione della
Comunità scolastica. Questo tipo di approccio, influenzò fortemente le mie
scelte culturali e professionali divenendo apripista per le esperienze future
confluite sempre in apposite pubblicazioni. Basti ricordare i successivi due
volumi: Dimensione Orientamento – Itinerario Teorico Pratico di ricerca e di
documentazione per la prassi dell’Orientamento nella Scuola e Note di
Politica Scolastica nella Provincia di Cosenza (1997-2001).
Il primo raccoglie scritti e documenti sull’orientamento
formativo nella scuola italiana e setaccia la natura del tema, inteso come
consapevolezza di sé e capacità di scelta in ambito scolastico e professionale,
ma anche esistenziale. Al suo interno si possono trovare riferimenti normativi
significativi oltre che esperienze pratiche, insieme all’uso di diari personali
per gli studenti e l’analisi del mercato del lavoro. L’opera dibatte il ruolo
fondamentale degli insegnanti e dei distretti scolastici, sottolineando la
necessità di un orientamento continuo e integrato al curriculum, diretto a
sviluppare le competenze necessarie per affrontare i cambiamenti del mondo del
lavoro e della società complessa, proponendo strumenti e metodologie per la conoscenza
di sé, dei percorsi formativi, e delle professioni. Un lavoro realizzato
insieme al Centro di Orientamento scolastico e professionale di Cosenza in
tutte le Scuole Medie del Distretto Scolastico n. 26 di Rossano, diretto dal
Dott. Mario Pedranghelu. Il secondo volume, invece, presenta una compilazione
di documenti e articoli relativi alla politica scolastica nella provincia di
Cosenza tra il 1997 e il 2001 e documenta la mia esperienza nel massimo Organo
Collegiale della Scuola a livello provinciale, come componente della Giunta Esecutiva.
Relativamente alla seconda parte
della domanda, circa i cambiamenti
osservati in coloro che hanno beneficiato di questo
approccio, a distanza di anni posso dire che sono notevoli. Ancora oggi
quell’approccio di esperienza condivisa e quel lavoro di gruppo riescono in
molti casi, per la loro impostazione, a promuovere certamente il valore della
condivisione attraverso le esperienze attuate rimaste positivamente nella
storia della scuola distrettuale di Rossano per i numerosi valori promossi.
Nel corso della sua lunga carriera nella scuola e negli Organi
Collegiali ha vissuto una fase cruciale della trasformazione dell’istruzione
pubblica. Cosa rimpiange di quel modello di partecipazione e cosa, invece,
crede possa essere ancora attualizzato oggi?
Questa seconda domanda mi invita ad una profonda riflessione sull’evoluzione
della scuola pubblica, da me vissuta in oltre 37 anni di carriera,
richiamandomi in modo particolare alla mia esperienza di partecipazione attiva ai cambiamenti del
sistema educativo attraverso la partecipazione agli Organi Collegiali. Come già
accennavo, la risposta sta nel primo volume dove sono raccolte e illustrate le
numerose e straordinarie iniziative e
progetti promossi dal Distretto, come corsi di formazione,
concorsi ambientali, attività sportive e seminari su temi sociali e pedagogici,
evidenziando la forte intesa e collaborazione
con enti locali del tempo e le associazioni per il
miglioramento dei servizi scolastici e il sostegno agli studenti. Iniziative
dalle quali emerge forte l’impegno del Distretto nel promuovere la partecipazione democratica e
come questo affrontò le sfide educative e sociali del territorio.
Per rispondere anche in questo caso
al suo secondo punto di domanda le dico che non posso nascondere che io stesso
rileggendo quel volume, ancora oggi vengo sollecitato dall’interrogativo se
quanto fatto in quegli anni, sostenuto da molti come una pagina scolastica
unica di grande valenza e interesse per tutta la scuola e la Comunità del
nostro territorio, possa ancora oggi, la stessa, essere ritenuta valida e come
punto di riferimento per la scuola di oggi, la risposta è decisamente sì. La riflessione
mi invita a rispondere che per molti versi, guardando l’evoluzione della scuola
di oggi, molti sono i rimpianti relativi ai modelli di partecipazione passati, probabilmente
non sufficientemente valorizzati dalla stessa politica scolastica che ha
cercato a tutti costi di scardinare un settore che stava diventando un fiore
all’occhiello della scuola italiana e che via via si è perso per mancanza di
risorse ed anche perché alcuni spazi riservati alla scuola sono stati occupati
impropriamente dalla politica, entrata a gamba tesa nella Scuola anche
attraverso un processo di autonomia non propriamente condiviso dalle diverse
componenti scolastiche. Il mio pensiero vola al clima di scontro sul tema della razionalizzazione della rete
scolastica e del dimensionamento instauratosi tra le rappresentanze della scuola
e il Consiglio Provinciale di Cosenza dove quest’ultimo fece prevalere la
logica dei numeri, attraverso le indicazioni che arrivavano dal Governo di Roma,
a discapito delle esigenze e le identità delle singole scuole sul territorio. In
quel periodo, se non ricordo male io stesso scrissi un articolo che descriveva
molto bene il nostro sentimento di malcontento, raccontando il senso di
smarrimento, di perdita di identità a causa di una fusione, che allora, ricordo,
riguardò la Scuola Media di Piragineti-Amica, e che ebbe un’amara conclusione
in quanto la logica dei numeri prevalse sulle persone.
Il suo impegno nell’UCIIM dimostra un legame profondo tra
educazione e valori. Come si può coniugare oggi, nella scuola laica, una
formazione che non rinunci all’etica, alla responsabilità e alla dimensione
spirituale del docente?
L’esperienza ultratrentennale nell’UCIIM,
mi ha portato a rivestire ruoli di fondamentale importanza come la presidenza
della Sezione di Mirto Rossano e la presidenza Provinciale nel territorio
cosentino. Sono stati anni densi di significato e di attività che hanno messo
in luce un modo nuovo di operare, forse non sempre adeguatamente apprezzato e
condiviso, ma che per quanto mi riguarda, portò a notevoli risultati. Molte
cose sono state fatte ed in particolare un allargamento della presenza
uciimina, su un territorio fino ad allora arido e non sufficientemente arato, che
portò alla fondazione di tre nuove sezioni: Cassano allo Jonio, San Marco
Argentano e Lungro. Un progetto ispirato da una filosofia di collaborazione
vera e non subalterna, che riuscì a legare significativamente il mondo
scolastico provinciale e l’associazionismo cattolico attraverso un costante
dialogo con la Chiesa e Vescovi dei territori coinvolti. Una scuola di laici
cattolici che chiedeva il supporto ai propri vescovi per condividerne il
progetto. Da questa interessante esperienza che diede i suoi frutti in termini di numeri e di
qualità di servizio, venne come le precedenti, documentata in alcuni volumi: (Profilo
di una Sezione – 25 anni al servizio di una comunità scolastica (1978-2003) –
La memoria per progettare il futuro, Grafosud, Rossano 2004; Percorsi –
Le attività della sezione giorno dopo giorno (2002-2007) – Bilancio e cronaca
di un sessennio, Grafosud, Rossano 2007; Tutti i Soci della Sezione
(1978 -2008) – Attività di ricerca e documentazione, Ferrari Editore,
Rossano 2009, altri volumi inediti e numerosissimi articoli) dai quali affiora
in maniera vincente l’importanza di essere
riusciti ad integrare etica,
responsabilità e spiritualità pilastri della formazione
del docente cattolico via via, per quanto possibile, trasferite nell’educazione
contemporanea. Inoltre, da laico, rispettoso dei valori dello Stato e contemporaneamente
cattolico, mi sono sempre interrogato su come la scuola laica potesse carezzare queste
dimensioni, essenziali per la formazione dei docenti. Devo dire che l’impegno dell’UCIIM,
nel nostro territorio è stato molto importante per la formazione di intere
generazioni di docenti ed è stato un esempio concreto di esperienza sul campo
che ha saputo unire educazione e
valori. La questione centrale ora rimane come mantenere questo
positivo connubio venutosi a creare. Questo coinvolge la formazione dei nuovi docenti cattolici
che devono, senza rinunciare all’etica, alla responsabilità e alla loro dimensione
spirituale, coniugare anche una loro
crescita personale e morale secondo un nuovo modo di fare formazione in un contesto educativo centenario, che a me sembra, in questo momento, alquanto
problematico e inadeguato alla luce anche delle nuove sfide imposte
dall’intelligenza artificiale.
Negli ultimi anni la sua attività di ricerca ha fatto luce su
angoli poco esplorati della storia calabrese. Secondo lei, quale valore ha oggi
la microstoria e perché è fondamentale per la costruzione di un’identità
collettiva forte, specie nei piccoli centri?
La ringrazio per questa domanda,
perché mi offre l’occasione di affrontare concretamente la questione e
l’importanza della microstoria o come comunemente viene detta ‘storia locale’.
Entrando nel merito della domanda, anche in questo caso, devo dire che la
filosofia che mi ha spinto a fare ricerca su angoli poco esplorati della storia
calabrese poggia su due pilastri. Il primo è l’idea di un viaggio nella Storia, con finestre che si dischiudono
sui territori di pertinenza cercando di coglierne ogni minimo particolare. Spaccati
storici che descrivono e portano all’attenzione del lettore un enorme parte del
territorio calabrese comprendente le provincie, di Cosenza, Catanzaro e Crotone
nelle quali si riscontrano molti fili conduttori comuni, compreso l’idioma
dialettale. Il secondo pilastro sono le ragioni che mi hanno spinto a fare
ricerca seguendo alcune finalità principali.
La prima finalità riguarda il fine pedagogico essendo stato docente di
scuola media per circa 40 anni questa è influenzata e contaminata dalla
deformazione professionale. Infatti, le mie pubblicazioni privilegiano lo scopo
didattico narrativo e sono tutte finalizzate al coinvolgimento delle giovani
generazioni perché queste si avvicinino il più possibile alla propria storia e
alla riscoperta della propria identità culturale del territorio facendo tesoro
di quanto la stessa storia, in termini di avvenimenti, tradizioni, folklore,
religione, esperienze, monumentalità, arte, beni culturali, archeologia,
economia, agricoltura e altro ancora, ci ha tramandato, elementi fondamentali per la costruzione di quella
solida identità collettiva, specie nei piccoli centri, alla quale la sua
domanda mi richiama. In questo settore, come in quelli precedenti trattati,
numerose sono le pubblicazioni, che invito, per motivi di spazio di consultare
sul mio sito www.francoemiliocarlino.it
Molte sono dedicate
al mio paese di origine, riguardanti la sua storia, le sue tradizioni, il suo
dialetto; tante altre a Rossano ed altre
ancora al territorio della Sila Greca e del Reventino Savuto.
La seconda
finalità è quella di poter recuperare un spazio adeguato alla storia locale che non trova nella scuola
di oggi nonostante sia consigliata. I docenti di storia continuano a preferire
l’insegnamento della storia tradizionale secondo i programmi ministeriali.
Spesso si continua a parlare di Fenici e Sumeri, popolazioni a noi lontane, che
si fa fatica a farle comprendere a ragazzi di 11 anni, quando invece dietro
l’uscio di casa nostra, aprendo la porta, abbiamo un mondo vastissimo da
esplorare. Basti pensare a popolazioni come i Greci e i Bruzi, ai nostri
territori ricchi di opere d’arte, di tanti siti archeologici a portata di mano.
Insomma per quanto mi riguarda penso si debba fare storia partendo da vicino
con la microstoria per arrivare lontano allargando via via l’orizzonte e preparando
la mente dei ragazzi a recepire discorsi più complessi. Questo eviterebbe il facile
disorientamento e la crescita di un maggiore amore per lo studio della storia e
il possibile recupero dell’identità nei piccoli centri.
Dalla storia locale alla genealogia delle famiglie nobili, lei
ricompone storie individuali in un mosaico più ampio. Che cosa può insegnare
oggi la riscoperta delle proprie origini a una generazione che sembra sempre
più sradicata?
La risposta a questa domanda è legata
fortemente a quanto sostenevo prima e la ragione
non riguarda solo la mia persona ma quanti hanno il desiderio di conoscere le
proprie origini. Io credo sia desiderio di chiunque conoscere a fondo da dove
proveniamo, i nostri antenati, come pure le testimonianze, il viaggio che
abbiamo fatto, per mezzo di chi ci ha anticipato e dove siamo arrivati, oppure
quali sono stati i personaggi principali della nostra storia ed ancora chi
erano coloro che ci hanno organizzato come comunità e cosa facevano, quanto
hanno condizionato e segnato la nostra personalità, ed infine le vicende e le
influenze storiche che ci hanno riguardato. La voglia di apprendere, che
fondamentalmente è e rimane la sostanza della nostra ragione, non ci deve mai
abbandonare, anzi va sostenuta e alimentata continuamente allo scopo di fare
memoria comune del nostro passato per immaginare positivamente il nostro
futuro.
Detto ciò viene
da se che il passo dalla storia locale alla genealogia delle famiglie diventi passaggio
obbligato per lo studio e la ricerca poiché il tema della riscoperta delle origini personali e
il suo significato nel mondo contemporaneo assume un valore forte per tutti
singolarmente e per una comunità in generale. Sono passato dalla storia locale
alla storia biografica individuale e dalla storia locale alla genealogia
nobiliare in maniera naturale. In questo settore numerose sono state le mie
pubblicazioni, che ovviamente in questa sede non posso citare tutte, ma la loro
realizzazione mi ha permesso di ricostruire un mosaico molto ampio della nostra storia.
Si tratta di Biografia
e storia di alcuni Rossanesi illustri, Consenso Iure Loquitur, Rossano 2020
e Vita e Opere di Autorevoli Figure Rossanesi, conSenso publishing,
Rossano 2023. Ricerche documentali finalizzate a fare luce sulla vita e le
opere di autorevoli figure rossanesi che nel tempo con le loro imprese, le
opere, l’eroismo, il talento, la testimonianza si sono distinti per merito e
credito, nelle armi, nelle scienze, nella medicina, nella letteratura, nella
religione, nella musica, nella politica, dando prestigio a Rossano, ragione per
la quale mi è sembrato doveroso continuarne a fare memoria. Un’opera dedicata
alle nuove generazioni della Città perché facciano tesoro e memoria
dell’insegnamento di questi grandi uomini, che hanno scritto molte pagine della
storia rossanese oltre che italiana. Relativamente alla genealogia interessanti
sono risultati i lavori di ricerca: La nobile famiglia Montalti di Rossano –
Storia e genealogia, Grafosud in coedizione con la casa editrice Consenso
Publishing Edizione a tiratura limitata, Rossano 2019 e I Toscano Patrizi
Rossanesi – Storia, genealogia e feudalità, Luigi Pellegrini Editore,
Cosenza 2020. Opere ovviamente importanti che nel corso della ricerca mi hanno interrogato continuamente sull’importanza di questa
riscoperta sempre finalizzata alla sollecitazione delle nuove generazioni, oggi sempre più percepite come generazioni
prive di radici. Il passaggio conclusivo mi ha suggerito
che in quest’epoca così priva di veri modelli di riferimento far comprendere le
proprie radici possa risultare un prezioso insegnamento per il nostro mondo sradicato e smemorato.
Tra scrittura, fotografia e documentazione lei ha creato un
archivio vivo del suo territorio. Quali criteri segue nel selezionare cosa
merita di essere tramandato, e in che modo riesce a trasformare il passato in
racconto coinvolgente?
Interessante la sua domanda. Spero di
essere altrettanto esauriente con la risposta.
La discussione in oggetto riguarda la modalità di aver attrezzato un voluminoso
e consistente archivio dinamico che
riesce a combinare tre elementi di trasmissione informativa: la scrittura, la fotografia
e la documentazione. Come dicevo nella precedente risposta è possibile trovare
tutto sul mio sito personale www.francoemiliocarlino.it che tutti possono consultare e nel quale è presente
tutta la mia vita professionale. In questo è possibile navigare nelle mie quasi
sessanta pubblicazioni, una rubrica nella quale sono catalogati e disponibili
per la lettura circa 500 articoli dal 1988 al 2025, i numerosi eventi
realizzati nel Distretto Scolastico, nel Consiglio Provinciale, nell’UCIIM, una
interessante rassegna fotografica, le diverse escursioni fatte, alcune pagine
dedicate alla mia Mandatoriccio, altre a Rossano tutte le locandine degli
eventi realizzati che dimostrano lo straordinario impiego di energie durante la
vita professionale e culturale. Un sito costruito artigianalmente ma funzionale
a una semplice consultazione a disposizione di tutti allo scopo di preservare
la storia e la memoria
territoriale. In quanto catalogato non ci sono criteri
particolari di selezione, ma quanto realmente realizzato con i commenti e la
rassegna stampa relativa ad ogni evento. Tutto, per quanto mi riguarda, merita
di essere tramandato e questo è opportunità di crescita per quanti vorranno
avvicinarsi alla ricerca e allo studio della storia locale, comprenderne la
metodologia adoperata in modo da poter trasformare, come ho cercato di fare io,
il passato in una narrazione
avvincente. Spero di non essere frainteso, ma ritengo di aver
costruito negli anni, rendendolo accessibile a tutti, un archivio vivente della memoria
locale dove è possibile spaziare dalla scuola, alla cultura, dalla formazione
alla informazione, dall’evento alla fotografia, dal giornalismo alla
pubblicazione ed all’interno del quale storia e memoria territoriale
rappresentano un felice connubio e un’opera da sfogliare, sulla quale
riflettere per andare avanti.
Lei parla spesso di “riappropriarsi del com’eravamo”.
Ritiene che la cultura e la memoria siano oggi strumenti di resistenza contro
la perdita di identità? Come possono le nuove tecnologie supportare, o
ostacolare, questo processo?
La sua domanda mi sollecita a
ribadire, ancora una volta, la mia idea di recupero della nostra memoria culturale. Un qualcosa che è sempre
presente nelle mie pubblicazioni e punto di riferimento costante dei miei
interventi. Non vi può essere futuro senza memoria. Il suo recupero rappresenta
per me uno stile, una forma di resistenza contro la perdita della
nostra identità. Il “riappropriarsi del com’eravamo” è quanto già sostengo in
un altro precedente interrogativo, ossia la ragione
di chiunque abbia il desiderio di conoscere le proprie origini. Da dove
proveniamo, il viaggio che abbiamo fatto e quanto ha riguardato e segnato la
nostra personalità e quindi la nostra formazione. La nostra vita deve essere un
continuo interrogarsi su come la cultura e i nostri ricordi possano adoperarsi o
possono essere strumenti per preservare il senso di sé e rafforzare il senso della
nostra appartenenza ad una comunità viva, insomma strumenti per non perdere la
nostra identità. E vengo, infine, alla seconda parte della sua domanda, cioè quale
ruolo rivestono le nuove
tecnologie in questo processo di conservazione identitaria, se
sono in grado di sostenerlo, supportarlo oppure ostacolarlo, se lo possono
facilitare oppure addirittura impedirlo. La mia riflessione, a questo punto,
per darle una risposta, non può che concentrarsi quindi sull’intersecarsi dei
diversi elementi che sono artefici di questo processo sempre e comunque in
evoluzione come la memoria, la cultura e appunto l’innovazione tecnologica. Le
prime due, memoria e cultura, per quanto abbiamo detto prima, è scontato che
devono continuamente essere alimentate, nel mio caso le diverse pubblicazioni
sulla microstoria, i costumi, le tradizioni, l’idioma dialettale, la
genealogia, le biografie, né sono un esempio evidente, chi fa cultura fa anche
memoria, fare memoria e preservarla significa salvaguardare il futuro, la nostra
identità. Il terzo elemento, in questo contesto di resistenza culturale,
richiama tutti ad una visione nuova quale può essere l’uso delle nuove
tecnologie, o l’applicazione dell’intelligenza artificiale che se correttamente
applicate non possono che favorire tale processo e quindi la conservazione
della nostra memoria e il com’eravamo. Per quanto mi riguarda, il mio archivio
vivo, come lei lo chiama, è un esempio di come tutto può essere conservato per
trasmetterlo agli altri. Un domani chi avrà modo di consultarlo credo avrà
molto da ricordare e da elaborare. È come un guardarsi allo specchio, per
continuare a camminare, facendo memoria con l’aiuto della tecnologia allo scopo
di creare una sorta di resistenza culturale.
Ha scritto numerosi saggi storici, genealogici e narrativi. C’è
un’opera tra tutte che considera un punto di svolta nel suo percorso autoriale,
un lavoro in cui sente di aver condensato più profondamente la sua identità di
scrittore e studioso?
Cerco di dare una risposta a caldo
alla sua domanda di avvio dicendo che tutte le opere di un autore, saggi storici, genealogici e narrativi,
sono importanti ed ognuna presenta le proprie peculiarità. Tuttavia, per venire
incontro alla sua richiesta specifica le rispondo che tra le tante, l’opera che considero un punto di svolta nella mia strada
di autore è il saggio sui Toscano Patrizi Rossanesi. Tra Storia, Genealogia
e Feudalità, in quanto riassume tutto un lavoro di ricerca fatto in
precedenza e presente, attraverso aspetti diversi presi in considerazione, in
tutti i saggi pubblicati in passato. Inoltre, la suddetta opera si è rivelata il punto di svolta della mia ricerca futura in
quanto è stata di suggerimento per l’interesse di un lavoro che va ad
incastonare più di ogni altra opera, profondamente la mia identità di scrittore e
studioso, in sintesi l’opera che mi definisce. Inoltre, gli aspetti storici,
genealogici e narrativi si intrecciano a tal punto da far risultare il suddetto
saggio come punto di svolta del mio percorso autoriale poiché in essa vi è la
sintesi che lega la mia attività di autore riflettendone appieno la sua essenza.
Aggiungo anche che fu l’opera per la quale in qualche modo mi sono ritrovato a
far parte, come Socio Corrispondente, della prestigiosa Accademia Cosentina di
Aulo Giano Parrasio, di Bernardino Telesio e di Sertorio Quattromani.
La sua scrittura si basa su una documentazione meticolosa, unita a
una narrazione accessibile. Può raccontarci qual è il suo metodo di ricerca e
quali sono le maggiori difficoltà incontrate nell’accedere a fonti attendibili
per i suoi libri?
Rispondendo alla sua domanda sarò
molto sincero. La mia ricerca risulta quasi sempre molto meticolosa e
puntigliosa. Cerco il più possibile di essere rispettoso del lavoro altrui
avendo in questo campo, proprio per la mia accuratezza e precisione in quello
che faccio trovato molte cose fuori posto nelle ricerche altrui. Mi piace
citare quanti vengono coinvolti nella ricerca, evitando però, come fanno in
tanti di inserire nella bibliografia per compiacere testi che con lo studio in
elaborazione non hanno nulla a che fare. Mi piace anche mettere a confronto i
numerosi autori citati anche quando riportano la medesima notizia senza citare
la fonte, proprio per far comprendere come in precedenza tutto era possibile.
Su tale aspetto le faccio un esempio. Fino all’avvento di Internet alcuni
autori o pseudo autori hanno potuto dire di tutto e di più, senza citare le
fonti, e il vasto pubblico dei lettori non avendo la possibilità di fare gli
opportuni riscontri spesso li fece passare come dei grandi storici. Con
Internet questo non è più possibile tanto è vero che molti autori, sbugiardati
nelle loro stesse ricerche, si arrampicano sugli specchi. Ovviamente non manca
ancora chi anche di fronte all’evidenza non si arrende dimostrando una
resistenza fuori luogo. Ma bisogna mettere in conto anche questo, l’apertura
mentale dei singoli soggetti nel campo della ricerca storica produce anche
questi effetti. Fatta questa premessa torno alla sua domanda dicendo che per
quanto mi riguarda una volta tracciato il progetto e come questo va realizzato,
nella sua impostazione e soprattutto nella sua struttura, cerco di raccogliere
le fonti necessarie documentali attraverso i numerosi canali via via
scandagliati, dove ogni notizia viene messa a confronto per comprenderne il più
possibile la sua attendibilità. Le fonti attendibili maggiormente usate che
aiutano il mio metodo di ricerca e le sfide che tutto ciò comporta sono le diverse
biblioteche nazionali o universitarie, i libri di altri autori, gli archivi
storici di Stato e gli archivi privati, quando questo è possibile, gli archivi
di libri antichi, Internet e wikipedia, questi ultimi però con molta attenzione
essendo canali che vanno verificati con attenzione. Le difficoltà incontrate
riguardano i costi della ricerca. Oggi richiedere anche piccole informazioni
alle biblioteche mediante digitalizzazione ha un costo, poi vi sono molte
difficoltà dovute alla consultazione degli archivi, soprattutto quelli privati,
non tutti, infatti, sono propensi a raccontarsi mettendo a disposizione il
materiale in loro possesso. E questa è una nota dolente per la ricerca
riguardante la storia locale, la genealogia e la biografia. Riguardo alla narrazione accessibile della mia
scrittura, che lei mi conferma nella domanda, ne sono contento, ma non so cosa rispondere,
se non che cerco sempre di prestare attenzione a quanto scrivo e a quello che
scrivo ed anche qui la mia deformazione professionale è evidente. Infatti da ex
docente quando scrivo qualcosa penso sempre di avere davanti i miei alunni, come
quando ero a scuola, il lato debole della catena che deve essere compreso e
aiutato e proprio per questo cerco di essere il più chiaro possibile per mettere
il lettore a proprio agio. Nulla va detto per caso, il metodo scientifico, la
ricerca di supporto e la verifica di ogni cosa sono essenziali in ogni progetto,
lo dico da ex docente di Educazione Tecnica, e quindi anche nella scrittura e
nella scelta delle fonti. La storia non può essere manipolata. Le informazioni
devono essere pulite. Altra cosa è la critica storica dove è possibile
esprimere il proprio pensiero e confrontarlo con quello degli altri. Tutto ciò
forse rende la mia scrittura storica,
basata su una documentazione
meticolosa, una narrazione accessibile.
Essendo membro di prestigiosi enti culturali come l’Accademia
Cosentina e la Deputazione di Storia Patria, come valuta oggi il ruolo delle
istituzioni culturali locali nel promuovere davvero la conoscenza e
l’inclusione delle comunità?
Essere membro di questi prestigiosi
Istituti è un onore. Aggiungerei ai due prestigiosi Istituti citati nella
domanda anche il terzo di cui faccio parte: l’Università Popolare Rossanese.
Queste istituzioni culturali hanno un’importanza notevole sul territorio di
pertinenza e svolgono un ruolo fondamentale a livello culturale nella
promozione della conoscenza e nell’inclusione delle singole Comunità. Il tema
nodale e l’interrogativo centrale a mio parere verte sul ruolo di queste istituzioni e come
queste riescono a promuovere
efficacemente la conoscenza e l’inclusione all’interno
delle comunità trasformando la cultura in una vera inclusione sociale,
soprattutto oggi dove sul territorio sono presenti tantissime associazioni che
nelle intenzioni hanno lo scopo di fare cultura, ma non sempre questa riesce a
lasciare traccia, perdendosi per strada.
Come membro delle tre prestigiose
istituzioni citate, si può dire che è tutta un’altra musica poiché quanto si
realizza viene poi tramutato in opportune pubblicazioni scientifiche che
incidono notevolmente sul tessuto sociale e culturale delle Comunità. Basti
dare un’occhiata alle tante pubblicazioni dell’Accademia Cosentina e alle
pubblicazioni annuali dell’Istituto di Storia Patria per la Calabria, oltre
alle numerose manifestazioni culturali per rendersi conto che parliamo di un
livello molto alto di come si fa cultura. Non di meno è il ruolo che riveste
l’Università Popolare Rossanese, del quale oggi rivesto anche il ruolo di
Segretario, che nonostante le numerose difficoltà oggettive alle quali per
tanti motivi ha dovuto far fronte ultimamente, come la mancanza di una sede adeguata, l’arrivo del
Covid e la carenza di risorse economiche, è riuscita comunque a dare il senso
della sua continuità ultra quarantennale nel campo della proposta culturale,
con una serie di iniziative che hanno coinvolto e interessato la numerosa Comunità
della nuova città di Corigliano Rossano. Anche per questo Istituto vale la
scientificità degli atti proposti da parte del Comitato Scientifico. Numerose,
infatti sono state negli anni le pubblicazioni realizzate, comprese le due mie
pubblicazioni: L’Università Popolare di Rossano – Le Opere e i Giorni
(1979-2014) nella quale sono raccolte tutte le attività dei primi
trentacinque anni di attività e L’Università Popolare di Rossano –
Cronologia degli argomenti trattati
(1981-2016) nella quale sono adunate le attività del successivo
biennio insieme ad altre attività realizzate ma non inserite nella prima
pubblicazione. Un’attività che certamente avrà un suo seguito con una ulteriore
pubblicazione per raccogliere quanto fatto negli ultimi dieci anni di attività.
Nel campo della narrativa ha esplorato temi più personali e
intimi. Che cosa le consente la scrittura letteraria che la ricerca storica non
le permette? Quale libertà narrativa sente più autentica quando passa dalla
storia alla fiction?
I miei approcci con la narrativa, come lei dice, mi hanno
permesso di esplorare temi più personali. Tre brevi saggi Il profumo dell’erica…, Alcuni giorni al mare… e Aspettando il
Natale…, sui quali mi sono concentrato liberando la mia fantasia che hanno
trovato spazio in tre distinte antologie di narrativa di AA.VV., mi hanno offerto una maggiore libertà espressiva, un
aspetto, meno accessibile avuto nella storia. La scrittura letteraria, rispetto
a quella storica, mi ha certamente permesso una maggiore libertà, consentendomi
un maggiore spazio nell’uso della narrazione cosa che invece la scrittura
storica non consente in quanto basata sulla ricerca delle fonti che hanno
bisogno di essere visionate, analizzate e convalidate. Tuttavia questo
passaggio, per i miei studi lo definirei esplorativo poiché mi ha concesso di evidenziare
un cambiamento significativo nel modo di operare consentendomi di mettere in luce un passaggio
tra ii diversi generi letterari e le differenti possibilità nell’affrontare le diverse
tematiche.
Ha dedicato una vita a valorizzare la memoria, l’educazione e la
cultura del territorio. Guardando ai giovani oggi, che tipo di eredità desidera
lasciare e quale prospettiva culturale considera la più urgente per il futuro
della Calabria?
Ho dedicato tutto me stesso, spesso
sacrificando anche gli affetti personali, alla promozione dell’insegnamento, dell’educazione, della
formazione dei docenti, della scuola nella sua globalità, come dicevo
all’inizio, anche attraverso la mia attiva partecipazione negli Organi
Collegiali della Scuola, e soprattutto negli ultimi trent’anni, riservando gran
parte del mio tempo all’affermazione della cultura locale e alla ricerca della
memoria delle nostre Comunità e allo studio del territorio della Sila Greca,
del Cosentino e della Calabria dedicando numerosi volumi alle nuove
generazioni sollecitandoli ad andare fieri
delle loro tradizioni, della loro cultura, della loro lingua e delle loro
origini. Spero, intanto, che il mio percorso educativo e di formazione sia per
loro un esempio. L’eredità che desidero venisse in qualche modo raccolta è
quella che le nuove generazioni trovino alternative giuste, forse quelle che
non siamo riusciti a trovare noi, per
dare una prospettiva culturale più pressante al futuro della
Calabria e del nostro territorio. L’impronta culturale presente nelle mie pubblicazioni di
per se è già un messaggio forte e può quindi essere un richiamo per le priorità
di domani, sfide personali che personalmente percorro ancora tutti i giorni per
dare una continuità culturale e un futuro alla nostra amata terra.
Figura eminente nel panorama culturale calabrese, Franco Emilio Carlino incarna da decenni un modello di impegno civile e pedagogico fondato sulla valorizzazione della memoria, della partecipazione e del sapere condiviso. Docente di lunga esperienza, animatore instancabile degli Organi Collegiali della scuola pubblica e protagonista di rilievo nei movimenti per l’orientamento scolastico e la formazione democratica, Carlino ha saputo intrecciare il rigore dell’analisi istituzionale con una sincera dedizione al territorio e alla sua storia. Presidente del Distretto Scolastico n. 26 di Rossano e componente del Consiglio Scolastico Provinciale di Cosenza, ha sempre concepito l’impegno educativo come responsabilità collettiva, promuovendo, attraverso studi, pubblicazioni e progetti concreti, una scuola capace di ascoltare, includere e trasformare. Studioso attento della storia locale e della genealogia nobiliare, accademico e uomo di associazionismo culturale (tra cui l’UCIIM e l’Università Popolare di Rossano), Carlino ha saputo costruire un ponte fra la riflessione storiografica e la testimonianza attiva, dando voce a una visione pedagogica fondata sulla consapevolezza identitaria e sul dialogo intergenerazionale.
La sezione Interviste del nostro blog ospita periodicamente artisti, galleristi, critici d’arte, letterati e autorevoli operatori culturali, selezionati per la loro capacità di offrire contributi significativi alla valorizzazione e diffusione di temi rilevanti nel panorama artistico contemporaneo.
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di Giuseppina Irene Groccia |07|Luglio|2025|
Tra le opere più affascinanti e controverse di Edgar Degas vi è senza dubbio La Petite Danseuse de Quatorze Ans, la scultura della giovane ballerina che, alla fine del XIX secolo, suscitò scalpore e meraviglia in egual misura. A differenza dei quadri più noti dell’artista, che ritraggono ballerine colte in gesti di danza e quotidiani, questa figura scolpita in cera sembra cristallizzare in eterno un momento di fragile attesa.
La modella si chiamava Marie van Goethem, aveva davvero quattordici anni ed era un’allieva dell’Opéra di Parigi. Proveniva da una famiglia povera, la madre era lavandaia, le sorelle anch’esse coinvolte nel mondo del teatro e dei servizi domestici. Come molte delle cosiddette petites rats de l’Opéra, Marie viveva in un ambiente difficile, in bilico tra disciplina artistica e insidie sociali. Era frequente che queste giovani ballerine attirassero l’attenzione di uomini ricchi in cerca di compagnia più che di arte.
Degas, con sguardo più analitico che sentimentale, decise di scolpire Marie non come un’icona idealizzata di grazia, ma come una ragazza reale, colta in un momento di concentrazione e rigidità. La scultura, alta circa un metro, fu realizzata in cera, un materiale allora inusuale per un’opera di tale rilievo. Ma fu l’uso di elementi veri, il tutù in tulle, le scarpette da ballo, il nastro nei capelli, a sconvolgere il pubblico del Salon del 1881. Alcuni critici parlarono con disprezzo di “una scimmia vestita da ballerina”, trovando il volto della giovane troppo marcato, quasi animalesco. Altri furono turbati dal realismo spietato con cui Degas ritraeva non solo il corpo, ma anche il destino incerto di queste ragazze.
Un dettaglio curioso è che Degas non vendette mai la scultura né la espose nuovamente. La tenne nel suo studio per decenni, come un frammento intimo del mondo che amava osservare con occhio lucido e implacabile. Solo dopo la sua morte venne deciso di fonderla in bronzo: oggi ne esistono 29 copie in musei prestigiosi di tutto il mondo, tra cui il Musée d’Orsay a Parigi, il Metropolitan Museum di New York e la National Gallery di Washington.
Oggi, La Petite Danseuse è considerata un’opera di straordinaria forza emotiva. Un concreto omaggio alla danza, ma anche un ritratto silenzioso della vulnerabilità e della dignità dell’adolescenza, colta nel suo momento più incerto e più vero.
La sezione Uno sguardo sull’opera del blog è dedicata ad approfondimenti monografici, pensati per restituire tempo e attenzione a una singola opera d’arte. Un invito a osservare con sguardo lento e consapevole, per riscoprire la ricchezza che si cela nei dettagli.
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PRESENTAZIONE DEL FESTIVAL DELLE LETTeratURE
LUNGOMARE DI MIRTO CROSIA (CS)
LUGLIO /AGOSTO 2025
Nel mese di luglio a partire da Domenica 13 si terrà a Mirto Crosia (CS) la prima edizione – sperimentale – del “Festival delle LETTeratURE”, una kermesse interessata alla divulgazione culturale nella nostra comunità. L’iniziativa è, in parte, interna al Progetto “Crosia Arena Summerfest– II edizione”, patrocinata dall’Amministrazione comunale, sindaco Maria Teresa Aiello e delegato al turismo Antonio Graziani, in collaborazione con la GG Eventi.
La direzione degli eventi è affidata all’Associazione culturale Soci@l e al gruppo Il Solco, pubblicazione periodica di poesia, racconti brevi, grafica e fotografia, con l’attiva partecipazione – come media-partner – di L’arteCheMiPiace e ContempoArte Magazine.
A curare i dettagli sono, rispettivamente, Pier Paolo Cetera, per l’organizzazione, e Giuseppina Irene Groccia per la comunicazione e la pubblicizzazione. Coadiuvano i soci della Direzione dell’associazione e i poeti del gruppo de’ Il Solco.
«Abbiamo declinato al plurale – le letterature – per indicare un approccio diverso: non la solo letteratura ma le molteplici narrazioni che ci impongono nella nostra epoca, come quella poetica, filosofica, scientifica antropologica e storica. Con l’accorgimento grafico che abbiamo utilizzato a mo’ di logo, la LETTeratTURA, voglio evidenziare l’altro nostro interesse: stimolare la lettura e la curiosità intorno al mondo dei libri che rimangono – nonostante tutto – uno strumento fondamentale dal punto di vista cognitivo e metacognitivo. Last but not least consideriamo la lentezza come valore intrinseco del momento riflessivo e fattore di beneficio, in un mondo che sembra accelerare verso non si sa cosa e in che direzione…», così il direttore culturale Pier Paolo Cetera.
Alla lettura, accompagnata da intermezzi musicali, sono chiamati Giacomo Lauricella e Giuseppina Irene Groccia.
In occasione della presentazione del volume saranno esposte alcune sculture dell’artista Alfonso Caniglia.
Il Festival letterario ha una sua specifica connotazione identitaria nel favorire le realtà culturali attive sul nostro territorio, attraverso una pedagogia alla lettura e alla partecipazione, rispondendo a una domanda di conoscenza e di divulgazioni di tematiche attuali e cogenti.
La Calabria è al centro di questa narrazione ma non in un senso di auto-sufficienza bensì nelle intersezioni, espansioni, e contaminazioni tipiche dei nostri tempi così cangianti e fluidi.
Gli appuntamenti che si susseguono per il mese di luglio (cui seguirà la seconda fase ad Agosto) riguardano temi come la “Letteratura al femminile e la scritture della differenza” con la scrittrice Nuccia Benvenuto (18 LUGLIO), con presentazione dei lavori “Presente remoto” (romanzo) e “Di tante la voce” (saggio), con letture a cura de’ Il Solco. A interloquire con la scrittrice saranno il sindaco Maria Teresa Aiello e Pier Paolo Cetera.
Il terzo appuntamento riguarda la questione della “memoria dei luoghi”, una tavola rotonda a più voci (Salvatore Bugliaro. Francesco “Art” Fabbricatore, Maurizio Traversari e Flaviano Garritano) sulla Storia locale e la valorizzazione di luoghi, personalità ed eventi storici nel nostro territorio (25 LUGLIO).
La stringente attualità dell’Intelligenza Artificiale e della comunicazione nell’era digitale, sarà momento di discussioni con il prof. Domenico Talia (UNICAL), presentato da Pier Paolo Cetera e intervistato da un giornalista, in occasione del suo saggio intitolato “Giornalisti robot? L’IA generativa e il futuro dell’informazione” (Guerini e associati), previsto per il 27 LUGLIO sempre alle ore 21:00
Gli incontri sono mediati da giornalisti e lettori, e accompagnati da intermezzi musicali, a cura della GG eventi.
Alle manifestazioni culturali saranno affiancate giornate ecologiche, attività educative e sulla comunicazione empatica a cura dei soci della SOCI@L – no profit.
Media partner ufficiale dell’evento: L’ArteCheMiPiace

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di Redazione |01|Luglio|2025|
‘Sikelia, tra
terra e mare’, è il nuovo
libro che unisce poesia e arte del poeta e della pittrice siciliana Vincenzo
Cali’ e Maria Teresa Giunta, curato dalla giornalista Annalina
Grasso. Il libro, edito da Smasher di Giulia Carmen Fasolo,
vuole essere un omaggio semplice e appassionato ad una Sicilia mitica,
senza tempo ed eterna.
Se c’è una regione dell’Italia dove i
colori non si limitano a finire negli occhi, ma entrano nelle le vene e le
ossa, questa è la Sicilia. Nella formazione dell’immaginario del viaggio
moderno e dunque del viaggio di turismo, la Sicilia rappresenta una delle
destinazioni del Mediterraneo di maggiore interesse in quanto, insieme al
meridione d’Italia ha alimentato un immaginario immenso che richiama la
classicità e il mito delle origini, l’ideale meta romantica e l’arcaicità.
Dal 1861 la Sicilia, ormai parte del
Regno d’Italia, comincia ad essere visitata anche dagli italiani non più come
meta dell’esotico, bensì acquisita e valutata anche come parte di un progetto
nazionale.
Il viaggio verso il Mediterraneo è
un’esperienza unica e se c’è un libro di viaggio che coniuga immagine e poesia
che punta su un’auspicabile sensibilità accesa del lettore-viaggiatore questo è
Sikelia, tra terra e mare, che unisce la tradizione della letteratura di
viaggio all’ecfrasi.
Protagonisti del connubio pittura-poesia sono
Maria Teresa Giunta e Vincenzo Calì, la prima prolifica pittrice di
meravigliosi scorsi e paesaggi siculi dalle atmosfere impressionistiche, il secondo, brillante poeta di
Milazzo, già autore di raccolte poetiche quali Intro, Vincikalos e MediterrAnima,
nonché vincitore di numerosi premi tra cui i prestigiosi “Garcia Lorca” e
“Albero Andronico”.
Sikelia omaggia il sapere culturale dimenticato,
paesaggi naturali, la figura umana, la visione di luoghi e suggestioni e
pensieri di viandanti instancabili che si materializzano nei dipinti di Maria
Teresa Giunta e nelle poesie di Vincenzo Calì. Intuizione e pensiero
linguistico si incontrano e ricostruiscono il senso profondo dell’esperienza
del lettore-viaggiatore.
“Libri da leggere” è l’area del blog in cui vengono raccolti i contenuti dedicati alla promozione della lettura: segnalazioni, recensioni e proposte editoriali. Se sei un autore o un editore e desideri promuovere il tuo libro, puoi contattarci all’indirizzo email della redazione: gigroart23@gmail.com
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