close

Marzo 2025

Senza categoria

Tommaso Garofalo Il Colore come Linguaggio dell’Anima

  L’ArteCheMiPiace – Interviste

Tommaso Garofalo

Il Colore come Linguaggio dell’Anima





di Giuseppina Irene Groccia |13|Marzo|2025|


L’arte di Tommaso Garofalo nasce da un impulso viscerale, un’illuminazione folgorante avvenuta negli anni ’80 tra le pagine di “L’arte Moderna” di Giulio Carlo Argan. Da allora, il suo percorso artistico si è sviluppato come una continua esplorazione interiore, caratterizzata da una pittura astratta e informale in cui il colore diventa il protagonista assoluto.

Lontano da schemi precostituiti, Garofalo dipinge con gestualità libera e istintiva, creando opere che non rappresentano il mondo esterno in modo figurativo, ma lo trasformano in emozioni pure. Attraverso cromie audaci e accostamenti inaspettati, i suoi dipinti evocano sensazioni immediate, trasmettendo un dialogo profondo con lo spettatore. L’uso dei colori vivaci suggerisce energia e ottimismo, mentre le tonalità più tenui si fanno portavoce di introspezione e malinconia.

La sua recente decisione di dedicarsi interamente all’arte dopo una lunga carriera nel settore commerciale segna un punto di svolta, un momento in cui l’esperienza accumulata attraverso viaggi e incontri si sedimenta sulla tela, trasformandosi in un racconto visivo universale. L’opera Panta Rei, scelta per l’evento EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, sintetizza questa poetica, ponendo lo sguardo sulla mutevolezza della realtà e sulla coesistenza di caos e speranza.

C’è un’energia silenziosa , un linguaggio che non si affida alle parole ma si nutre di colore e movimento. Le sue opere non cercano di rappresentare il mondo, ma di decifrarlo attraverso pulsazioni cromatiche e segni istintivi, come frammenti di un discorso interiore in continua evoluzione. Ogni pennellata è un’emozione catturata nell’istante, un dialogo aperto tra caos e armonia, tra il vissuto e l’immaginato. La sua pittura è un invito a perdersi nei mutamenti della forma e della luce, in quel flusso incessante dove il tempo, le esperienze e le sensazioni si trasformano senza sosta.

Puoi raccontarci come
hai iniziato ii tuo percorso
artistico? C’e
stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?


Negli anni 80, nella zona di San Biagio
dei librai a Napoli, mi colpi
un libro usato di Giulio Carlo Argan “L’arte Moderna” e lo acquistai. Sfogliandolo mi colpirono
tantissime opere soprattutto quelle
di
Picasso che esprimevano una tale intensità emotiva, una tale
forza espressiva da
folgorarmi. In
quel
momento ho sentito un’irresistibile spinta interiore, un desiderio di iniziare a
dipingere.

Quell’esperienza e stata una vera e propria
rivelazione. Ho capito che l’arte non era
solo qualcosa
da ammirare, ma anche
un mezzo per comunicare,
per esplorare le proprie

emozioni e per dare forma
al proprio mondo interiore.

 

Quale ii tema o ii messaggio
principale che cerchi
di
comunicare attraverso le tue opere?


I miei dipinti hanno tematiche che spaziano dalla natura al sociale che rispecchiano
lo stato d’animo del momento e che mira a esprimere le emozioni, le angosce e le speranze.

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

II
mio stile si caratterizza
per la spontaneità e l’imprvvisazione con gestualità libera e istintiva senza schemi o regole tradizionali. Non rappresento
la realtà in modo figurativo, ma attraverso forme e colori
non sempre convenzionali. l miei dipinti hanno sempre avuto queste caratteristiche.

 





II colore sembra
essere
ii vero
protagonista delle tue opere. Qual
e ii tuo rapporto con la scelta cromatica e come i colori diventano veicolo delle
tue
emozioni e delle tue visioni astratte?

I colori hanno la capacita di evocare emozioni immediate e istintive per comunicare sentimenti complessi
in modo diretto e potente. Ad esempio, colori
vivaci e saturi
possono esprimere gioia, energia
e passione, mentre
tonalità 
piu
tenui e sfumate possono
evocare calma, malinconia
o introspezione. Allo stesso
tempo oso con
accostamenti
audaci e

inaspettati
per creare effetti dirompenti. ln sintesi, i colori sono
ii cuore
pulsante dell’arte e ii rapporto con essi, è
 un dialogo
continuo e appassionato.
Attraverso la scelta cromatica, dò 
vita a emozioni e visioni astratte che invitano lo spettatore a immergersi in un mondo interiore ricco di significati
e suggestioni.

Dopo una lunga carriera nel mondo commerciale, hai deciso
di
dedicarti completamente alla pittura.
C’e stato un momento preciso
in cui hai
capito
che l’arte doveva
diventare
il tuo
focus principale? Quanto la tua
esperienza professionale precedente ha influenzato il
 tuo approccio creativo?


II momento in cui ho deciso di dedicarmi all’arte non piu saltuariamente ma con assiduità è coinciso con la data del
pensionamento, il 1°aprile del 2024Finalmente da quella data in
poi non dovevo più sottrarre tempo alla famiglia per dedicarmi a questa passione! Il lavoro che ho svolto per circa 40 anni nell’ambito
commerciale mi ha portato a conoscere decine di luoghi e
persone e certamente questa
esperienza è
 stata una fonte immensa di ispirazione!

 


Ami esplorare
ii mondo
dell’astratto e
dell’informale,
cercando
un linguaggio non
verbale per esprimere emozioni
e stati d’animo. C’è un
sentimento o un tema ricorrente che senti di voler comunicare
attraverso la tua pittura?


L’arte astratta e informale non si limita a rappresentare ii mondo esterno, ma si addentra nel territorio delle emozioni e delle sensazioni, offrendo
un’esperienza estetica coinvolgente
e personale.
Ogni opera è
 un’esplorazione unica dell’animo umano, un invito
a connettersi con i propri
sentimenti
più profondi. L’arte astratta e informale, con la sua
liberazione
dalla 
rappresentazione oggettiva, diventa un potente veicolo per l’espressione di una vasta gamma di sentimenti.

 

Quale
è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?


Libertà e spontaneità: L’assenza
di forme riconoscibili mi permette di esprimere emozioni in modo diretto e
immediato, senza filtri. Uso spessissimo
colori vivaci e forme dinamiche
per esprimere energia e ottimismo.

 


Preferisci lavorare
su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti
collettivi, 
come workshop
o eventi d’arte?

La pittura,
specialmente quella astratta e informale, è
 spesso
un’attivita introspettiva, ed è
 una forma di espressione molto personale.
Dipingere da solo permette di immergersi completamente nel proprio mondo
interiore,
senza distrazioni esterne, consentendoti 
un’indipendenza artistica e spirituale.

 

 


Come vivi ii rapporto
tra l’arte e ii pubblico?
In che modo ii feedback
o le reazioni delle persone influenzano ii tuo lavoro?

II rapporto tra il pubblico e l’arte è un dialogo dinamico e complesso che può influenzare profondamente il lavoro di un
artista.
 
II pubblico può essere una fonte inesauribile di ispirazione. Le reazioni, le emozioni e le interpretazioni del pubblico possono stimolare l’artista a esplorare nuove idee e prospettive.

 

 

Come vedi ii ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi
che il tuo lavoro contribuisca in qualche
modo a questo
ruolo?

L’arte nella società contemporanea
svolge
un ruolo poliedrico e fondamentale, agendo come specchio
della società. L’arte offre
uno spazio di
libertà in
cui gli artisti
possono esprimere
le
proprie idee,
emozioni e visioni
senza censure o restrizioni.

Gli artisti
possono utilizzare ii
loro
lavoro
per
sensibilizzare ii pubblico su questioni
importanti, promuovere
la giustizia sociale e difendere i diritti umani e farsi
promotori d
i identità e diversità, promuovendo l’inclusione, dando voce a comunità emarginate e rappresentando una vasta gamma di esperienze umane.

In definitiva, ii mio ruolo, anzi
direi la mia ambizione, è
 quella di essere
uno strumento al servizio dell’arte e della cultura, per contribuire a diffondere la conoscenza, la creatività e l’apprezzamento per l’arte nella società contemporanea.

 


Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

La partecipazione di un artista a una
mostra collettiva è
 spesso motivata da una combinazione
di fattori, sia pratici che artistici.

La viisibilità e la promozione del proprio lavoro, in una location
prestigiosa come
la Galleria d’Arte Il Leone”, offre l’opportunità di “arrivare” ad un pubblico
più ampio ed

esperto ed è un’occasione per incontrare altri artisti, curatori,
critici e galleristi, creando preziose connessioni professionali, stimolando
la
crescita e l’evoluzione artistica.

 

 


 

In che
modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso
espositivo
e
quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare ii processo creativo
che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’e un significato
o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?


L’opera che
ho deciso di esporre ha per titolo “Panta Rei” realizzata ad ottobre
2024 in piena guerra in
Ucraina e Gaza.

II significato letterale di “Panta Rei”
(Tutto scorre) sottolinea la
natura mutevole e dinamica
della realtà. II quadro evoca l’idea del tempo che scorre inesorabile, trasformando ogni

cosa. Le diverse
tonalità e i segni sulla tela
possono rappresentare le varie fasi della vita, le esperienze che si
susseguono e si intrecciano
. lmplica che nulla è permanente,
tutto è
 in 
continuo divenire, dove caos e ordine coesistono e coesiste anche l’indifferenza delle persone che nulla fanno per mutare le cose, anche quelle più negative e malvage. l colori vivaci
usati evocano ottimismo
e speranza, almeno
questo è ii mio auspicio!

 

 

 



Contatti


Email togar62@libero.it

Sito Web www.tommasogarofalo.it

Facebook Tommaso Garofalo

Instagram togar.art










Tommaso Garofalo nasce a Napoli il 1° giugno 1962. Cresce immerso nell’energia vibrante della sua città natale, sviluppando sin dall’infanzia una profonda passione per l’arte e il viaggio. Dopo aver completato gli studi tecnico-industriali, intraprende una lunga carriera nel settore commerciale presso la multinazionale Michelin, dove lavora per 36 anni.

Parallelamente, nel tempo libero, coltiva la pittura da autodidatta, trovando in essa un rifugio espressivo e un mezzo per tradurre emozioni e riflessioni sul mondo. Nel 2022 si trasferisce a Roma con la sua famiglia e, con il sopraggiungere della pensione nel 2024, decide di dedicarsi completamente all’arte. Abbraccia così il linguaggio dell’astrazione e della concettualità, immergendosi pienamente nella scena artistica contemporanea.



 



©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo


   

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        















Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.


Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 


L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.









 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi Ancora
Senza categoria

PERCORSI – Collettiva d’Arte

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi

PERCORSI 


Un dialogo corale tra linguaggi artistici







La mostra “Percorsi”, ospitata dal MuPa – Palazzo Multimediale di Ginosa (TA) dal 22 marzo al 20 aprile 2025, nasce con l’intento di intrecciare diverse voci artistiche in un unico discorso espositivo, mantenendo al contempo la pluralità e l’autonomia di ogni linguaggio. 


L’evento, frutto della collaborazione tra il MuPa e il suo Direttore Piero Giannuzzi, l’artista e curatrice Mirella Bitetti, e  Giuseppina Irene Groccia artista e fondatrice di L’ArteCheMiPiace, si pone come un’esperienza visiva e concettuale in cui otto artisti, provenienti da differenti ambiti espressivi, si fondono in un insieme coeso, pur preservando la singolarità delle loro visioni.


Il titolo stesso, “Percorsi”, suggerisce l’idea di un viaggio tra estetiche, tecniche e sensibilità differenti, che si incontrano all’interno di un progetto espositivo unitario. Come in un coro in cui ogni voce mantiene la propria identità ma contribuisce all’armonia complessiva, così le opere in mostra dialogano tra loro, generando un’unità che non annulla le differenze, ma le valorizza.


Il MuPa, situato in un magnifico palazzo settecentesco completamente restaurato, offre il contesto ideale per questa collettiva. Con le sue sei sale dedicate a grandi personalità dell’arte italiana, Caravaggio, De Filippo, Fellini, Fracci, Morricone e Alighieri, si afferma come un punto di riferimento culturale per artisti e visitatori.


La selezione degli artisti, curata da Mirella Bitetti con la collaborazione di Giuseppina Irene Groccia, di L’ArteCheMiPiace, è stata guidata dalla ricerca di una coerenza narrativa, in cui le singole opere si intrecciano per costruire un discorso più ampio e stratificato.


Gli otto protagonisti di “Percorsi” rappresentano un ampio spettro della ricerca artistica contemporanea, spaziando dalla pittura alla fotografia, dalla digital art alla fiber art:


  • Gaetano Carriero – Pittura
  • Enzo Forgione – Pittura
  • Giuseppina Irene Groccia – Digital Art
  • Roselina Iacovelli – Pittura
  • Olga Marciano – Pittura
  • Diego Salvador – Fotografia
  • Teresa Saviano – Fiber Art
  • Christine Selzer & Katerina Dramitinou – Fotografia


Più che una collettiva nel senso tradizionale, questa mostra si configura come un insieme di otto mini-personali, in cui ogni artista ha l’opportunità di esporre sei o sette opere. Questo approccio consente a ciascun partecipante di delineare un proprio spazio espressivo, offrendo al pubblico una visione più approfondita del proprio linguaggio e della propria ricerca artistica. Al tempo stesso, l’allestimento crea un dialogo dinamico tra le diverse poetiche, componendo un mosaico armonico in cui unicità e pluralità si fondono in un’unica esperienza espositiva.



L’inaugurazione si terrà sabato 22 marzo alle ore 20:00.


📍 MuPa – Palazzo Multimediale, Via Giunchiglie 10, Ginosa (TA)
📅 
22 marzo – 20 aprile 2025
🕗 
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 17:00 alle 21:00
🎟️ 
Ingresso gratuito





Contatti


phone +39 3802670907 

e-mail info@mupapuglia.it

















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 


La sezione Segnalazione Eventi propone informazioni su manifestazioni dedicate ad arte e cultura. Gli interessati alla pubblicazione degli eventi culturali in questa sezione, potranno inviare relativo comunicato stampa, locandina e altro materiale informativo alla seguente email: gigroart23@gmail.com

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.



ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        















Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.


Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 


L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.


Leggi Ancora
Senza categoria

Un viaggio emozionale attraverso l’Arte di Alessandra Croce

  L’ArteCheMiPiace – Interviste










Un viaggio emozionale

attraverso l’Arte di

Alessandra Croce 



di Giuseppina Irene Groccia |12|Marzo|2025|


Alessandra Croce è un’artista dal percorso atipico e profondamente istintivo, capace di trasformare il proprio sentire in immagini di forte impatto emotivo. La sua pittura oscilla tra l’astratto e il figurativo, privilegiando la libertà espressiva rispetto ai canoni accademici. Il colore diventa il suo linguaggio primario, un mezzo per evocare sensazioni e stati d’animo piuttosto che rappresentare fedelmente la realtà.

Dopo un lungo periodo di distanza dall’arte, il ritorno alla pittura è stato per l’artista un atto necessario, un’esplosione creativa alimentata dall’urgenza di esprimersi senza vincoli. La sperimentazione è il cuore del suo processo artistico: il gesto pittorico può essere impetuoso o delicato, dettato dall’emozione del momento, mentre la musica e l’incenso accompagnano la nascita di ogni opera, creando un’atmosfera quasi rituale.

Le sue opere sono frammenti di anima, riflessi di un’introspezione profonda e di un rapporto viscerale con la tela. In lavori come Ectoplasm o Ghosts, emergono le suggestioni di un dialogo con il passato e con il mistero dell’esistenza, affrontato con una sensibilità che unisce dramma e ironia. Con un approccio autentico e senza compromessi, Alessandra Croce si inserisce nel panorama artistico contemporaneo come una voce personale e vibrante, capace di trasmettere emozioni pure e senza filtri.

Alessandra Croce è un’artista dalla sensibilità istintiva e dal linguaggio pittorico sorprendente, capace di trasformare emozioni e frammenti di vita in opere d’arte. In questa intervista, ci racconta il suo percorso, le sue ispirazioni e il significato più profondo del suo lavoro.



Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

 

Non ho una formazione artistica, purtroppo quando mi avevano
consigliato di iscrivermi al liceo artistico, io mi ero vista scorrere davanti
vari pittori morti in miseria e, nella mia ingenuità, avevo detto che non
volevo morire di fame e avrei preferito fare altro, così mi sono iscritta al
linguistico e ho preso altre vie. Però ho continuato a disegnare e dipingere
per conto mio. È qualcosa che mi scorre dentro….

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

 

Non ho un tema particolare. Ultimamente i miei lavori sono
astratti e quello che voglio comunicare sono sensazioni, sentimenti,
concetti…

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

 

Credo che il mio stile sia istintivo e sensoriale: a volte
posso “prendere a schiaffi” la tela, altre volte accarezzarla dolcemente.
Più che materialmente direi che è la consapevolezza che si è evoluta, nel senso
che ora so cosa voglio esprimere (a volte almeno 😜)

 



Il tuo percorso artistico è stato caratterizzato da una
pausa creativa seguita da una ripresa recente. Cosa ti ha spinto a tornare
all’arte e in che modo questa pausa ha influenzato il tuo stile e la tua
visione creativa?

 

La pausa che c’è stata era data dalla frenesia della vita,
dal lavoro, dalla famiglia, dai vari impegni insomma. Ma ad un certo punto la
voglia e il bisogno di tornare all’arte sono esplosi. Sono caduta e mi sono
rotta malamente il polso destro: un disastro! Un fermo dal lavoro lungo mesi,
in un certo senso un nuovo inizio. Ho ascoltato quello che avevo dentro e ho
ricominciato; un cambiamento della visione e dello stile sì, ci sono stati, la
scoperta dei colori acrilici e l’astrattismo come praticamente unica forma
d’espressione.

 

 

 

Le tue opere si collocano tra l’astratto e il figurativo,
con una forte attenzione a colori e forme. Quali emozioni o messaggi cerchi di
trasmettere attraverso questa fusione di linguaggi?

 

Sono tutti pezzi di anima, ogni opera a sé

 

Non avendo una formazione artistica accademica, il tuo
approccio alla creazione è più istintivo o hai sviluppato tecniche e
riferimenti particolari nel tempo?

 

No, con la tecnica e la teoria non sono molto brava,
purtroppo. Sì, sono curiosa, guardo, chiedo, approfitto un po’ di mio figlio
Francesco che frequenta l’artistico. Mi piace sperimentare e provare tutto
quello che mi incuriosisce. Ma mi definisco decisamente troppo ribelle per
stare alke regole e all’interno di etichette

 



Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

 

No, non direi che ci siano particolari artisti o movimenti
da cui prendo ispirazione, non consapevolmente almeno.

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Mi piace avere un po’ di tempo a disposizione quando mi
metto al lavoro, per cui purtroppo non posso dedicarmici tutte le volte che
vorrei. Ma a parte quello, una cosa che faccio praticamente sempre quando
dipingo, è ascoltare musica, da cui spesso traggo aiuto e ispirazione. Anche il
profumo dell’incenso mi fa spesso compagnia



 


Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Non ho mai partecipato a workshop o eventi d’arte. Non so se
mi ci ritroverei Potrebbe essere interessante

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Mi piace vedere che le mie opere piacciono e ritengo utile
conoscere l’opinione di occhi esperti Finora non mi pare che tutto ciò però
abbia influenzato il mio lavoro



 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Ognuno dei miei lavori ha un significato particolare per me
Mi è difficile sceglierne una, veramente. Forse Ectoplasm, Che ha una storia un
po’ particolare. Un mio collega era stato assassinato barbaramente, e la cosa
mi aveva molto colpita Nemmeno ora riesco ad esprimermi a parole Vedevo questo
fatto come un improvviso cambiamento di stato, un passaggio dall’essere al non
essere. Improvviso, neanche forse percepito e capito. Vedevo questa persona
come intrappolata tra due mondi. Il suo ritrovarsi a dover accettare una nuova
dimensione e nello stesso tempo di fuggire da essa O viceversa ?

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Oggi l’arte ha parecchie strade per mostrarsi e la sua
diffusione è senz’altro una boccata d’aria per un mondo troppo spesso brutto
Può fare riflettere e far capire, può suggerire soluzioni, e può semplicemente
fare respirare una boccata d’ossigeno a chi è abbastanza sensibile da coglierla
L’arte può mostrare lati oscuri e negativi anche dove non si penserebbe di
trovarne; ma può essere anche lo splendido fiore che sboccia nascosto tra il
cemento e la spazzatura. Spero di riuscire a donare emozioni anch’io con i miei
lavori

 



Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?

 

Beh, prima di tutto ho dovuto affrontare me stessa: mostrare
i miei lavori, un po’ come aprirmi e permettere a chiunque di guardarmi dentro.
Poi difficoltà più materiali:  come fare
per mostrare i miei lavori, a chi rivolgermi. E qui entra in scena il maestro
Nico, artista a sua volta e maestro di mio figlio Giacomo. È stato lui ad
aiutarmi ad uscire dal bozzolo

 


Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

Grazie alle piattaforme social, avevo “incontrato”
Maria Dì Stasio l’anno scorso Sono piuttosto istintiva anche nella vita, e mi
era piaciuta Ho partecipato a un altro evento organizzato da lei a Salerno e mi
sono trovata molto bene per serietà e professionalità. Everland Art – Percorsi
di Ricerca mi sembrava un’altra ottima occasione per farmi conoscere e crescere
artisticamente, quindi ho deciso di partecipare. Sono felicissima di essere
stata selezionata Sicuramente quest’esperienza mi arricchirà e il confronto con
altri artisti sarà molto utile. Magari ne conoscerò anche qualcuno e chissà
magari ci porteranno essere buone collaborazioni in futuro

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

 

L’opera che ho deciso di presentare si intitola Ghosts ed è
ispirata ad un famoso dipinto, Gotico Americano di Grant Wood. Quel dipinto mi
ha sempre suscitato un senso di timore , l’ho sempre visto come  cupo e inquietante Con il mio lavoro volevo
sdrammatizzare l’originale. È un po’ un negativo fotografico, in contrasto con
l’opera del pittore americano E i miei personaggi appaiono con i contorni
bianchi e grigi, Non un forcone, ma un ombrello: qualcosa che unisce, non che
divide, e un certo senso di ironia Io lo vedo un po’ come un riappacificarsi ad
un certo punto dei due protagonisti, che per me erano in disarmonia Proprio due
fantasmi che ritornano dal passato per farsi una risata insieme

 



Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Per il futuro vorrei riuscire a lavorare di piu ma non ho
ancora progetti precisi Ho molte idee che spero di riuscire a realizzare.




Contatti


Email acroce193@gmail.com

Facebook Alessandra Croce







Alessandra Croce è un’artista e pittrice originaria di
Vercelli, Piemonte, dov’è nata nel 1969.

La sua carriera artistica si distingue per l’uso di tecniche
miste e una spiccata sensibilità nei confronti dei colori e delle forme.

Da sempre ha mostrato un forte interesse per l’arte e la
creatività, ma non ha tuttavia ricevuto una formazione artistica  Ai tempi della scuola si è distinta in alcuni
concorsi e mostre per poi intraprendere strade diverse  Solo negli ultimi anni si è riavvicinata alla
sua passione.

Alessandra si è fatta notare per la sua capacità di evocare
emozioni attraverso le sue opere, spaziando tra temi che vanno dalla natura
alla figura umana.

Il suo stile è caratterizzato da un equilibrio tra astratto
e figurativo, spesso con una forte impronta personale.

Recentemente ha collaborato con alcune gallerie d’arte e ha
preso parte a eventi e rassegne artistiche, contribuendo così a diffondere la
sua visione creativa.





















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo


   

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        















Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.


Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 


L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.









 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Leggi Ancora
Interviste

Fabry Art trasforma l’emozione in materia e il colore in linguaggio

 

Fabry Art trasforma l’emozione in materia e il colore in linguaggio

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |12|Marzo|2025|

 

Fabry.art, all’anagrafe Fabrizio Gentilini, si impone sulla scena artistica contemporanea con un linguaggio vivido e istintivo, in cui l’astratto diventa terreno di esplorazione e ricerca interiore. Il suo percorso, caratterizzato da una genesi spontanea e da un’autodidattica intuitiva, si rivela come una dichiarazione di libertà creativa, lontana dalle gabbie accademiche e dalle convenzioni precostituite.

Il suo lavoro si nutre di sperimentazione e di un uso disinvolto dei materiali, unendo tecniche diverse con un’abilità che spazia tra il caso e il controllo. L’iniziale fascinazione per la Pouring Art lascia presto spazio a una pittura più meditata, dove il gesto non è mai casuale, ma il risultato di un equilibrio tra emozione e progettualità. Fabry.art lavora la materia con un’attenzione quasi scultorea, avvalendosi di supporti inconsueti, dell’incorporazione di sabbia, gesso e resina, fino all’uso evocativo del caffè, che aggiunge un senso di vissuto alle sue opere.

Il colore, protagonista indiscusso della sua ricerca, non è mai semplicemente steso sulla tela, ma viene fatto scivolare, dosato, stratificato fino a costruire composizioni che sono riflessi dello stato d’animo dell’artista. I contrasti cromatici, le sfumature materiche e le finiture lucide contribuiscono a una narrazione visiva che rende un’interpretazione univoca, invitando l’osservatore a rallentare, a guardare dentro, a cogliere l’invisibile sotto la superficie del visibile.

La dimensione interiore è infatti centrale nella poetica di questo artista. Il suo sguardo non si sofferma sul caos esterno, ma si rivolge verso l’introspezione, verso la ricerca di uno spazio personale in cui il tempo e il silenzio assumono valore. Ogni opera è il risultato di una tensione tra il bisogno di esprimere e la necessità di ascoltare il proprio sentire. Questa visione si traduce anche nel rapporto con il pubblico: le sue opere non cercano una comprensione immediata, ma aspirano a suscitare domande, a stimolare una riflessione che vada oltre il semplice impatto estetico.

‘Il sorriso della luna’, opera selezionata per l’evento ‘Everland Art – Percorsi di ricerca’, rappresenta un momento di sintesi e maturità nel suo percorso. L’artista costruisce un’opera densa di significato, dove il dialogo tra forma e materia assume una valenza esperienziale, e la superficie diventa luogo di stratificazioni visive e tattili. La scelta cromatica, calibrata e mai arbitraria, si fa portatrice di un messaggio di evasione, di sospensione temporale, di rivelazione interiore.

 

Fabry.art si muove in un territorio in cui l’arte non è mai statica, ma è un viaggio continuo, un interrogarsi incessante sulle possibilità espressive della materia e sul rapporto tra emozione e forma. Se il futuro del suo percorso sarà segnato da ulteriori sperimentazioni e nuove contaminazioni stilistiche, una cosa appare chiara: la sua pittura continuerà a essere un’estensione autentica del suo sentire, un riflesso sincero di quel dialogo silenzioso tra l’artista e il proprio mondo interiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il
tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha
spinto verso l’arte?

 

Be’ posso
dire che nella mia famiglia non sono l’unico ad essere portato verso ciò che si
intende per arte, ce lo abbiamo un po’ nel sangue.

Quello che
posso affermare con certezza è che sono stato l’unico ad appassionarmi in
maniera concreta, più seriamente se così si può dire.

Questa mia
attitudine è emersa in maniera palese durante l’isolamento dovuto al Covid , in
cui , nostro malgrado, avevo a mia disposizione una tra le più importanti
risorse, il tempo.

Pur non
avendo mai intrapreso studi specifici, la creatività e la manualità non mi sono
mai mancate infatti la pittura non è il mio unico modo di esprimermi. (Sbircia
sul mio account Instagram.)

All’inizio
ero interessato alla Pouring art, tecnica che consiste nel versamento di colori
mediante alcuni strumenti come ad esempio una tazza, piuttosto che un colino
per la pasta o addirittura con il phon per capelli, al fine di ottenere motivi
e mix di colori casuali ma molto interessanti.

Ma questa
tecnica non mi rispecchiava, non riuscivo ad esternare quello che avevo dentro,
cosicché pian piano la abbandonai per progetti più comunicativi ed
interessanti.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che
cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Non ce n’è uno
specifico.

Dipende dall’opera.

Dipende dalla
circostanza, dal mio stato d’animo in quel preciso momento.

Dipende da quello che
vorrei avere in quel momento ma che mi manca. Per esempio più tempo, più libertà,
più silenzio, più rispetto tra le persone.

La mia attenzione è per
il più delle volte rivolta all’ interno di me.

Quello che c’è fuori
ormai posso dire che lo conosco, e per lo più è caos.

Travolti dalla routine
della quotidianità e inseguendo falsi ideali mi sembra che ci stiamo un po’
perdendo perché diamo eccessiva importanza a cose che secondo me, tutta questa
importanza non ce l’hanno d’altronde Einstein in proposito disse ‘ Non tutto
ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere
contato’.

Rallenta e guarda
dentro.

Questi sono i valori
che voglio comunicare a chi guarda le mie opere.

 

Il tuo stato d’animo guida la tua arte:
come influenzano le emozioni il modo in cui scegli colori, tecniche e materiali
per le tue opere?

 

Le emozioni
sono fondamentali, sono tutto. Un’emozione è quello che voglio trasmettere,
come quando mangi una cosa gustosissima che guardi con gli occhi, senti con il
naso e assapori con la bocca.

L’emozione è
l’ispirazione.Mi fa capire ciò che voglio rappresentare ma la tecnica da
adottare e la scelta dei colori è una progettazione accuratamente studiata che
non lascia niente al caso e che riesca a rappresentare l’opera nella maniera
più appropriata possibile.

Altre volte
invece capita che sia l’intuito e la sperimentazione a guidarmi, come in questo
caso specifico.

La scelta del
supporto, legno piuttosto che tela, impatto visivo, quindi sabbia e gesso per
un effetto di maggior rilievo, l’uso del caffè per mettere i colori in contrasto
e la resina epossidica come finitura.

Devo dire che
mi sono molto divertito, perché ho messo in campo tutte le mie competenze ed ho
sperimentato.

 

 



 

 

Sperimentare e mescolare tecniche è una parte
fondamentale del tuo processo creativo. C’è una combinazione di materiali o
stili che ti ha sorpreso particolarmente per il risultato ottenuto?

 

 

Be’ si come
dicevo questo lavoro è stata per me una splendida sorpresa.

Rispetto ad
altri lavori che ho realizzato in maniera più canonica, questo astratto è stato
per me una piacevole scoperta, quasi una rivelazione proprio per la mescolanza
di materiali e di tecniche usate che mi hanno condotto al di là delle
convenzioni, oltre la mia zona di confort. Potrei dire che ho osato e
l’esperienza è stata di mio gradimento.

 

 

Qual è il processo creativo che segui per
realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente
affezionato?

 

La meditazione mi aiuta
molto.

Mi permette di
processare le idee e le intuizioni, al fine di disporle in maniera coerente per
poter mettere in pratica ogni successivo step indispensabile alla realizzazione
dell’opera.

 



 

 

Preferisci lavorare su tela in
solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o
eventi d’arte?

 

Lavoro da solo.
Assolutamente.

Non essendo
questa la mia attività principale, almeno per il momento, per lo più lavoro la sera,
quando tutto tace, quando le mie principesse (mia moglie e la nostra bambina) riposano.
Allora mi godo il momento, perché è solo mio e mi dedico a quello che mi piace fare.
Dipingere. Si fa tardi in un attimo.

Dagli eventi
collettivi si prendono comunque suggerimenti, ispirazioni, si fanno conoscenze
con altri artisti. Li trovo molto utili e stimolanti perché è sempre  un momento di confronto tra menti pensanti.
Penso che siano indispensabili per la crescita di un artista.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico?
In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Il modo che ognuno di
noi ha di esprimersi attraverso l’arte è soggettivo.

L’arte può essere
compresa oppure no. Il pubblico, e parlo dei non addetti ai lavori quindi della
massa, guardano la foresta ma non vedono gli alberi.

Come fai a spiegare
Pollock ad una persona comune!

Quindi alle persone
piace quello che c’è in superfice, quello che vedono, non quello che c’è sotto
i colori. E il messaggio rischia di rimanere in secondo piano.

Sei fortunato se
qualcuno ti chiede spiegazioni, che vanno oltre il visibile!

Detto questo, senza
voler sminuire o mancar di rispetto a nessuno, per quanto mi riguarda, le critiche
sono sempre ben accette.Servono a migliorarsi e a crescere, ma il percorso
artistico appartiene solo all’artista e a lui soltanto.

Sarebbe sbagliato
lasciarsi influenzare dalle reazioni del pubblico.

Paradossalmente
Cattelan ha venduto una banana attaccata con lo scotch per qualche milione di
euro.

Quindi è vero tutto e
il contrario di tutto.

 

 

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che
consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Direi importante e
significativa. E’ una di quelle alla quale tengo maggiormente.

Accadde lo scorso anno
in occasione della mostra ‘Le Magie dell’Erotisme’ presso la galleria ‘Il
Leone’.

Quando Claudia mi
propose di partecipare alla mostra inizialmente rifiutai. Non era un soggetto
che rientrava nelle mie corde ….. non mi interessava.

Qualche giorno dopo,
mentre aprivo il cassetto del comodino per indossare una maglietta, ma ne
trovai una davanti, ma non una a caso. Era una maglietta che raffigurava un
disegno di Milo Manara intitolato ‘La Prudenza’.

Rimasi attonito quasi
sbigottito perché non mi ricordavo nemmeno di averla, ne dove l’avessi
comprata, e neppure da quanto tempo fosse lì. Ma era lì e chissà da quanto
tempo forse solo in attesa di riemergere per quella circostanza.

Interpretai questa
accadimento come un suggerimento e ne fui talmente colpito che decisi di
raffigurarla.

La cosa più significativa
fu che man mano che la disegnavo mi innamoravo di lei, del suo sguardo
penetrante, della sua espressione ammiccante, delle sue linee sinuose.

Mi presi una cotta per
quella ‘ragazza’ mi batteva il cuore mentre la dipingevo e ancora oggi quando
ci passo davanti non posso fare a meno di toccare il quadro.

Di sfiorare lei.

Non so se considerarmi
un folle per questa cosa!

 



 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

La spinta che mi ha
indotto a candidarmi è stata quella di capire se potevo essere all’altezza di
un evento di rilievo come questo.

Una sfida lanciata a me
stesso.

E devo dire che il
fatto di essere selezionato mi ha galvanizzato parecchio, ma partecipo comunque
senza particolari aspettative personali perché di rado va come ci aspettiamo
che vada, per la precisione mai. Anche la vita non la affronto più facendomi
delle aspettative, ma cerco di pendere sempre il meglio da quello che viene

Vado invece con la
certezza di arricchire il mio bagaglio di esperienza, ti tornare a casa più
ricco di amicizie, di conoscenze e il confronto con altri artisti non può che
essere di reciproco vantaggio. Questa è la cosa più bella secondo me.

 

In che modo hai deciso di presentare la
tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di
esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

 

 

L’opera che esporrò ‘Il
sorriso della luna’ è la prima di questo genere che preparo ed ha richiesto uno
studio accurato di forme, colori, ed equilibrio.

Sicuramente proprio
perché i miei sforzi sono stati premiti che sento delle vibrazioni positive per
questo evento.

Il percorso che ha
portato alla realizzazione di questa opera ha richiesto l’uso di tutte le mie
competenze.

L’uso delle sabbia e
del gesso per conferire un aspetto più materico alla superfice che avrebbe
accolto il colore, permette anche di sostenere una esperienza tattile
dell’opera. L’uso del caffè conferisce un aspetto vissuto, a questo lavoro che
vuole essere non nuovo, non appena fatto, ma con una storia da raccontare.

La scelta dei colori,
del rosso violaceo del giallo ocra, del vermiglione in contrasto tra loro ma
che si amalgamano in maniera coerente, rendono questa opera diversa da tutto
quello che ho fatto finora.

L’uso della resina
epossidica per la finitura, dona quel punto di luce in contrasto con i toni dei
colori più scuri al di sotto di essa.

‘Il sorriso della luna’
è una via di fuga.

Dedicato a tutti quei
momenti ordinari vissuti in posti straordinari.

A quei rari momenti in
cui ‘Sei Tu’……

Solo Tu e basta.

 



 

Quali progetti o obiettivi hai per il
futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Mi piacerebbe
approfondire il tema dell’astratto, ma anche perfezionarmi nel figurato ed
esplorare tematiche di attualità che riguardano il mondo di oggi e di quello
che verrà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email fab.gent69@gmail.com

Facebook Fabrizio Gentilini

Instagram fabry.art.design

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fabry.art.design è un artista contemporaneo che ha fatto dell’esplorazione materica e cromatica il fulcro della sua ricerca pittorica. Il suo percorso artistico nasce in maniera spontanea, spinto da un’urgenza espressiva emersa con particolare forza durante il periodo di isolamento dovuto alla pandemia. Pur non avendo intrapreso studi accademici specifici, ha affinato una sensibilità estetica che lo porta a sperimentare senza limiti, mescolando tecniche, materiali e supporti in un processo creativo sempre in divenire.

Inizialmente attratto dalla Pouring Art, si è poi allontanato dalle logiche casuali di questa tecnica per sviluppare un linguaggio più strutturato e personale. L’astrazione rimane la sua dimensione prediletta, un territorio in cui emozione e gesto pittorico si fondono in composizioni intense e vibranti. L’uso di materiali non convenzionali, come la sabbia, il gesso, il caffè e la resina epossidica, conferisce alle sue opere una forte dimensione materica, arricchendole di suggestioni tattili e visive.

Fabry.art.design lavora prevalentemente in solitudine, nella quiete della notte, quando il silenzio gli permette di immergersi completamente nel processo creativo. La sua arte nasce da un’esigenza intima, dalla necessità di tradurre in immagini le proprie emozioni e riflessioni. I suoi lavori si configurano come inviti all’introspezione, suggerendo una pausa dalla frenesia del quotidiano per riscoprire il valore del tempo e della percezione interiore.

Attualmente, è tra gli artisti selezionati per ‘Everland Art – Percorsi di ricerca’, un evento espositivo organizzato dall’Associazione Culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio in collaborazione con la Galleria d’Arte ‘Il Leone’, dove presenta ‘Il sorriso della luna’, opera che segna un importante punto di svolta nella sua evoluzione artistica. Il suo obiettivo è continuare a esplorare il potenziale espressivo dell’arte astratta, senza precludersi incursioni nel figurativo e in tematiche di attualità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com

 

Oppure contattaci attraverso questo Form

 

1. Nome

2. Email

3. Testo

 

  

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

 

 

 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

 

 

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.

 

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 

 

L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi Ancora
Interviste

Teresa Saviano – tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione

  L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione

 

Teresa Saviano

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |11|Marzo|2025|

 

Teresa Saviano, figlia di Posillipo e della lava del Vesuvio, è una tessitrice di mondi. La sua arte non è mai statica, ma un fluire incessante di forze contrastanti, un incontro tra le radici ardenti della sua terra natale e la frescura cosmopolita che Parigi le ha donato. Ogni sua opera è il risultato di un alchimia silenziosa: il tessuto, nelle sue infinite varianti, diventa sostanza vivida, trasformandosi in un linguaggio che non teme di essere ambivalente, sfuggente e mai definitivo.

La sua storia è quella di una ricerca incessante, di un’emozione che prende forma attraverso il contatto con il materiale, modellandosi sotto le mani con una gestualità che proclama l’istinto e la riflessione. Teresa non si piega a un solo stile, ma afferra il filo dell’arte tessile con un’energia che rompe gli schemi con una forza inarrestabile.  il collage di stoffa, l’incollaggio di cuoio, l’utilizzo di tecniche non ortodosse come la fotocopiatrice a getto d’inchiostro sul tessuto, sono segni di un’arte che respinge i limiti e abbraccia l’ibridazione, la contaminazione.

Ogni sua creazione diventa un racconto, una narrazione fatta di contrasti: il cuore e l’occhio, il paesaggio e il ritratto, l’apparire e l’essere. Ogni opera è un grido muto di storie mai raccontate, mai concluse. Con una lucidità critica che va oltre il semplice atto estetico, Teresa esplora le profonde fratture del nostro tempo, in un dialogo con il pubblico che è sempre e comunque un confronto. Non sono solo i materiali a parlare, ma la loro storia, il loro passato, il loro destino di essere trasformati.

Le sue opere non si lasciano incasellare, non appartengono a una scuola né a una tendenza, ma sono la materializzazione di una ricerca che scava nel profondo delle contraddizioni del nostro mondo. La sua arte è disposta a fare i conti con la solitudine della creazione, ma non rinuncia mai alla critica, al confronto con la società, con l’universo femminile, con le sue memorie e le sue trasformazioni.

In un tempo in cui il linguaggio dell’arte si frantuma, perde coerenza e forma, Teresa Saviano ci offre una visione che si fa esperienza tangibile, una sinfonia sensoriale che pulsa di emozione. La sua arte, potente e al contempo delicata, eleva ogni filo, ogni piega, a manifesto di una bellezza che non si accontenta di essere soltanto apparenza, ma si trasforma in pensiero, sfida intellettuale e ricerca incessante di verità.

 

L’intervista a Teresa Saviano ci porta nel cuore della sua arte, un mondo in cui il tessuto diventa materia  e la creatività non ha confini, ma si nutre di emozioni, intuizioni e contrasti tra il passato e il presente, tra la sua terra natale e la città che l’ha adottata.

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

 

L’arte mi accompagna da che ho memoria, mio padre amava
spennellare e credo che per emulazione ciò mi abbia spinto a familiarizzare con
il pitturare, la curiosità che mi è caratteristica hanno fatto il resto. Ho
sperimentato il disegno, l’acquarello o la pittura già da bambina, ma perdevo
presto interesse. Poi per soddisfare il mio bisogno creativo ho sperimentato
nuovi metodi meno ortodossi e limitativi finché
ho avuto il colpo di fulmine per i tessuti.

Una frase mi rappresenta: la maniera in cui organizzi la
materia, rende gli oggetti vivi … 

È esattamente ciò che provo ed in più, il tessuto “mi
parla” ancor prima che io sappia cosa farne

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

 

Non ho un tema o un messaggio o per meglio dire, non uno
soltanto!

Sono una chiacchierona nella vita e l’arte è un linguaggio
che parlo con la stessa disinvoltura. Per questo posso avere molti messaggi ed
altrettanti temi.

 

 

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

 

Non sapevo nemmeno di avere uno stile finché ho scoperto che
c’era una corrente alla quale potevo essere associata : la fiber art. 
In realtà non sento di associarmi allo  stile se non per utilizzazione del tessuto. Ho avuto modo di visitare varie esposizioni di grandi
artiste della textile art ma, pur ammirandone il lavoro, non mi donano alcun
senso di appartenenza. Non tesso le fibre, lo associo, i pezzi si uniscono e
prendono forma talvolta in uno stato di estraneità a me stessa e a tutto il
resto che mi circonda se non alla realizzazione di un quadro. Ultimamente ho
associato ai tessuti del cuoio, modellandolo a caldo, cosa che mi soddisfa per
dettagli che ho voglia di evidenziare.

 

Nel tuo lavoro, il tessuto diventa memoria, relazione e
narrazione. C’è un materiale o un tipo di tessuto che senti particolarmente
affine alla tua storia personale o al tuo percorso artistico?

 

Difficile dire quale “figlio” si ami di più. Tutti sono amati differentemente ma con la stessa intensità.
Tutti mi parlano di ciò che possono diventare, mi affascinano mi stimolano. 
Trasformare materiali semplici in opere dense di significato
è un tratto distintivo della tua arte. 

 

 

 

Quanto è importante per te l’aspetto
manuale e artigianale nel processo creativo, e come si intreccia con la tua
ricerca concettuale?

L’importanza della manualità nella mia vita, come nell’arte
è la conditio sine qua non. 
Io tocco prima con gli occhi, l’immaginazione proietta le
possibilità ipotetiche legate alla materia, le mani fremono nell’attesa del
tocco del taglio della sensazione
  fresca
e sgradevole della colla,
  dell’emozione
della resa. Tutto e legato ai sensi. Tutto è pathos.

 

Il tuo percorso unisce Napoli e Parigi, due città ricche di
storia e cultura. In che modo questi due mondi influenzano la tua poetica e il
tuo approccio all’arte tessile?

 

Mi sento talmente
impregnata di napoletanità, che ho idea di essere  un ossimoro vivente, eppure, Parigi è casa. Guardo il cielo blu e mi sento felice !  e questa felicità che assorbo dalle finestre
del mio minuscolo appartamento sottotetto, lo trasmetto sulle opere nei tessuti
in tutto ciò che tocco come un Mida. Ma le mie origini vesuviane tra mare e
vulcano
  vengono in superficie e si
mescolano prepotentemente au ciel bleu de Paris. Ecco, così è come sono e così
è come sento.

 

 

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

 

La mia principale fonte di ispirazione sono i tessuti, i
fili, le infinite possibilità di mescolanza. Quando entro in un negozio di
stoffe, cerco di concentrarmi sui bisogni che mi hanno spinto li, devo forzarmi
ad una scelta di criterio, violentarmi per non comprare tutto, filare alla
cassa a testa bassa senza più guardare i rotoli
   ammonticchiati gli uni sugli altri  promessa di possibilità meravigliose,  per pagare ed uscire! È difficile spiegare come tutto ciò che vedo solleciti la
mia immaginazione, è come essere in mezzo alla folla ed essere chiamata da
tutte le parti ! Non è piacevole. DEVO uscire ad un certo momento perché sto
male. Poi fuori comincio a chiedermi se non avrei forse dovuto prendere il blu
anziché il rosso o entrambi … sono gli strascichi del malessere. Mi ci
vogliono dei giorni per ritornare alla “normalità “. Nel frattempo
che “l’adrenartina” si abbassa, confido al registratore tutte le mie
idee, altre le scarabocchio su pezzetti di carta che attacco un po’ dappertutto
” per non dimenticare!!

Caravaggio è un dio del pennello Edward Hopper ne è il poeta ma spinta alla riflessione per la tua questione, mi viene
fuori un ricordo ed una risposta: Antonio Ligabue (se vuoi il ricordo devi
porre la domanda ! Ah ah ah ah !!! )

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

La creazione è già “creata” nella mia testa quando
comincio a realizzarla. Naturalmente, nel pieno rispetto delle mia incongruità,
comincio in un modo e finisco con altro, ma senza rancore per ciò che era in
principio perché è ciò
  che mi emoziona
il finale. 
Parlare di rituali è un po’ complicato perché io sono una
“esuberante di energie” ed ho bisogno di canalizzarle tutte in varie
direzioni nello stesso arco di tempo. In breve significa che, mentre comincio a
dare posizione alle sagome di un quadro mi ricordo che ho un pezzo di stoffa
argento che sarebbe perfetto come vestito di cerimonia e vado a prenderlo per
cominciare a realizzarlo, però si da il caso

che ho in mente un nuova opera per cui ho bisogno di realizzare delle
sagome e quindi comincio un momento a portarmi avanti… poi ritorno indietro
al mio lavoro iniziale e mentre lo osservo e rifletto rifaccio un attimo il
letto poi vado ad attaccare qualche pezzetto… e mi sono fatta pure la rima
per farmi il verso !! In breve confesso pubblicamente di essere una
multifunzionale compulsiva e che li è impossibile fare una cosa alla volta:
almeno tre !!

 



 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Per carità! Sola. Silenzio.Questa la condizione ideale.

Magari ascoltare della musica, ma il mio fare deve essere
contestualizzato in un suono di fondo

che scelgo io! Dunque  o il
silenzio ovattato dei miei tappi per le orecchie o le cuffiette per la musica.

 

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Secondo il mio concetto di arte, (è arte ciò che emoziona
n. d. r.) il ritorno del pubblico è essenziale!
 Come sostenevo prima, si
tratta di un dialogo senza il quale l’opera è un monologo sterile. Come
per ogni linguaggio, il dialogo è piacevole… purché non sia interpretativo
di arzigogolate spiegazioni di un non detto e non contestabile messaggio
nascosto. Sono dunque più sensibile (come all’orticaria!)
  ai critici d’arte con diritto di vita e morte
di un’/un artista.

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Positano. Positano è il mio luogo del cuore. Sono nata in giugno ed a luglio passavo lì le mie prime
vacanze 
Per decenni, finita la scuola si partiva!

Per me era libertà, quella che non avevo a casa da genitori
molto rigorosi che però diventavano abbastanza permissivi nel villaggio di
mare. Via le scarpe io e mio fratello scorrazzavamo liberi a piedi nudi fino a
settembre! 
Eravamo un po’ le mascottes del nostro quartiere, come parte
di loro e questo rendeva speciali le nostre vacanze. Di più, il nostro vivere
lì mi faceva sentire positanese ed io adoravo essere parte di questo luogo. 
Questo luogo però sfugge ad ogni regola di riproduzione. Non
ho mai visto o letto qualcosa che non diventasse banale ai miei occhi o
all’udito. Persino Goliarda Sapienza (Rendez-vous a Positano ed. Il tripode n.
d. r.) non riesce a restituirmi il luogo.

Forse le opere di Ottavio Romano o di Athos Faccincani, ma
troppo ombroso l’uno e sbrilluccicante l’altro. Sono visioni, sono emozioni che
gli artisti cercano di restituire.

Il mio quadro è naïf, senza profondità, le scale accentuano
la
  verticalità del luogo, eppure sento
un centro di attrazione che mi emoziona profondamente e dona spessore e vita a
suoni e sapori. 
Al centro del quadro io sono nella chiesa e sento l’odore
dell’incenso, guardo il mare dalla finestra, sento il cicalio di linguaggi che
si mescolano, dono felice ed ho solo voglia di andare a tuffarmi

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Un triste ruolo. Povero. Come i linguaggi decostruiti dei
giovani che ricordano le interruzioni sulla linea durante una telefonata.
Eppure nella brevità di sillabe acronime c’è un flash 
uno spot che si illumina e questo è di nome e di fatto un
linguaggio. Nuovo. Moderno. 
Tutte queste metafore per dire che nella neobabele dell’arte
è quasi impossibile trovare una voce guida. 
Ho l’abitudine di essere chiara e diretta belle mie
espressioni cosa che trasmetto anche nelle mie opere ma non per questo immagino
di avere più rilevanza di altri.

 

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?

 

Accettarmi come artista che mi sembrava di una arroganza
senza pari! Ho dovuto analizzare a fondo e lungamente i miei sentimenti, le
mie insicurezze fino a pervenire ad una presa di coscienza che ancora oggi mi
sorprendo a mettere in discussione! 
Ma insomma, sono un’artista… credo.

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e
quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi
possano  arricchire il tuo percorso
artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

Ho una totale fiducia nelle capacità della curatrice Maria
di Stasio
, ho già collaborato con lei in passato in occasione dell’ evento “Visioni” (Expo presso il tempio di Pomona –
Salerno n. d. r.) e mi intrigava “Percorsi di ricerca”. 
E quindi ho ricercato ed eccomi pronta alla nuova avventura!!

 

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

 

Parteciperò a questa esposizione con due opere simbolo del
mio lavoro. 
Un’opera sarà presente realmente l’altra virtualmente.

Nel primo caso ho elaborato ulteriormente un progetto che
avevo già realizzato in passato poi ne ho cominciato un altro
  pervenendo dopo varie modifiche alla
realizzazione finale.
  

Tutto questo preambolo per introdurre Ma Lisa se démasque.

 

 

Nella realizzazione del quadro ho sperimentato l’utilizzo
della fotocopiatrice a getto d’inchiostro… tieniti forte! …. sul tessuto!! Ho avuto mille pene perché la fotocopiatrice non voleva obbedire ai miei
bisogni ma  sono pervenuta dopo non poche
difficoltà a pezzi di tessuto impressi che ho dovuto incollare come toppe

Primo elemento: la copia

La copia del quadro della Gioconda che decido di truccare
con veri prodotti per il maquillage.

Il risultato è stato intrigante ed emozionante

Questo sguardo mi parla mi osserva tra dolcezza e derisione

Sono io che l’ho fatto così

Poi le ho dato i capelli: gonfi folti0! Ed una camelia
rossa nei capelli per essere un po’ Carmen un po’ Dame aux Camélias.

 

Secondo elemento: l’apparire e l’essere 

Infine la povera Lisa abbassa la maschera per dare libera
interpretazione ma sorniona conserverà il suo essere segreto.

La maschera e stampata a bassa  risoluzione di inchiostro su carta
fotografica come la mano da cui spiccano le unghie laccate (vero smalto ça va
sans dire!!
 ) 

Terzo elemento: la maschera

 

 

 

 

FEMINA FEMINAE LUPUS é un manifesto, un messaggio manifesto in cui evidenzio la
assenza di sorellanza
  tra donne. Ho
trasformato il famoso homo homini lupus (letteralmente l’uomo è un lupo
 per l’uomo) perché se è vera la versione
originale diretta all’uomo inteso come intera umanità, avevo bisogno, volevo
scendere nello specifico in seguito a molte riflessioni durate negli anni

Osservando il manifesto, realizzato su  polistirolo cartonato un po’ rovinato dal
tempo per donare l’impressione degli strati di manifesto che si scollano dal
muro.

Le mani sono fotocopie di mani tratte da opere  famose ben esplicite nella  loro gestualità. (non svelerò le fonti)
Ognuna ha un solo 
occhio come se fosse cieca dall’altro ed ogni occhio è
realizzato con tecniche differenti. C’è un po’ di tutto: disegno, carta, stoffa e pittura acrilica.

Una follia lo so!

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Il progetto a cui sto lavorando e che mi occupa a tempi
alterni, è legato alla riflessione dell’influenza della religione nel mondo
laico. Io sono atea agnostica e anticlericale ma mi rendo conto a che punto i
simboli della religione o in generali delle religioni, siano presenti in un
mondo che si definisce senza dio.

 

Per esempio “dio mio!” è una espressione innocua
di invocazione che è sulla bocca di tutti… pertanto è una invocazione ad una
entità superiore. Ecco. Io sto lavorando su questi simboli; alla fine avrò
decine di tele e mi toccherà farne una mostra ! E che tu torni ad intervistarmi
!! Ce la farò ?

 

“Che dio mi aiuti”! 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email sarterre@gmail.com

Facebook Teresa Saviano

Instagram teresa.saviano.art

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Teresa Saviano 

Nata a Posillipo cresciuta con i piedi nel lapillo
vesuviano, Teresa Saviano si identifica negli opposti di acqua e fuoco.  La sua carriera artistica comincia tardi, in terra
francese,  dove ha cominciato a dedicarsi
alla creazione di opere materiche accostandosi immediatamente all’Arte tessile. I suoi soggetti variano dai grandi cuori ai piccoli occhi
passando per ritratti e paesaggi; ognuno è rappresentato attraverso la tecnica
del collage di tessuti e fili reperiti negli stockage delle grandi firme del
settore internazionale. Tutto nasce per caso ed il passo è breve dalla prima
commissione-realizzazione alla prima esposizione virtuale nel 2023 (Expolatinadearte-Colombia). Segue il Primo premio della Biennale du Arte contemporanea
di Salerno
nella sezione arte ecosostenibile nello stesso anno.

Partecipa a varie
esposizioni sull’egida del maestro Giuseppe Gorga. Tra cui l’Expo la Grande Bellezza dove i suoi cuori
riscuotono grande ammirazione. Due delle sue opere sono in esposizione alla Galleria
Taimeless
di Taormina. Contemporaneamente realizza il gonfalone della sua città
d’adozione, Parigi, che offre alla Mairie del V arrondissement presso il
Pantheon, dove troneggia in permanenza per due anni. La sua arte interessa l’artista e Blogger d’arte Giuseppina Irene Groccia che ne fa una
valorizzante presentazione prima sul suo Blog L’ArteCheMiPiace e dopo nel suo magazine “ContempoArte
nel maggio 2024. Da qui l’incontro con Maria di Stasio, curatrice d’arte, e
fondatrice di Athenae Artis, che la invita a partecipare nello stesso anno  all’esposizione d’arte a Salerno al tempio di
Pomona
. La sua fervente attività artistica é concentrata
attualmente su vari progetti futuri di cui, da buona napoletana, mantiene la
discrezione per scaramanzia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com

 

Oppure contattaci attraverso questo Form

 

1. Nome

2. Email

3. Testo

 

  

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

 

 

 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

 

 

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.

 

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 

 

L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi Ancora
Arte

Le Muse nell’Arte Tra Ispirazione e Metamorfosi

 

Le Muse nell’Arte

 

Tra Ispirazione e Metamorfosi

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |08|Marzo|2025|

 

Ci sono giorni in cui è più opportuno riflettere su ciò che il ruolo della donna ha significato e continua a significare nel mondo dell’arte. L’8 marzo, giornata simbolo della lotta per i diritti delle donne, offre l’occasione di esplorare come la figura della musa, storicamente associata all’ispirazione passiva e all’idealizzazione del femminile, abbia evoluto il suo significato. Da oggetto di bellezza a soggetto di trasformazione, la musa diventa oggi una rappresentazione complessa e potente, dove la donna non è solo fonte di ispirazione, ma protagonista di una rivoluzione culturale che ridefinisce i confini tra arte, identità e potere.

Le muse, eteree e magnetiche, occupano da secoli un posto centrale nella storia dell’arte, incarnando una dialettica complessa che oscilla tra ispirazione e sottomissione, tra la musa ideale e il soggetto vissuto. La loro figura si mescola con il mistero, come apparizioni che attraversano il pensiero e il corpo degli artisti, sfumando tra realtà e immaginazione, in una danza incessante tra il visibile e l’invisibile.

Nel corso della storia, le muse sono state protagoniste di una rappresentazione ambigua, non solo nel ruolo di stimoli creativi, ma anche come icone di una bellezza sublime e al contempo tragica. Esse non sono mai state semplici figure passive; al contrario, in un gioco di forze sotterranee, sono sempre riuscite a sfuggire dalle maglie della sola idealizzazione, trasformandosi in protagoniste di un dialogo incessante con l’artista, nel quale la presenza e l’assenza si fondono, dando vita a un racconto che è sia personale che universale.

 

 

 

Nel Rinascimento, le muse si presentano come visioni angeliche, ma non prive di un certo “peso”, che le rende emblemi di un desiderio senza fine. Nella pittura di Botticelli, ad esempio, la musa è l’oggetto di una tensione che non si risolve mai completamente: idealizzata, ma pur sempre incompleta, come nell’opera Venere dove l’iconografia si intreccia con l’emozione del soggetto. Un’apparizione che, pur nella sua perfezione, lascia sempre aperta una domanda: che cosa è realmente la musa?



 

Nelle epoche successive, il ruolo della musa assume connotazioni ancora più sfumate e contraddittorie. Camille Claudel, scultrice e amante di Rodin, non è solo musa ma interprete di una lotta interiore, un corpo vivo che affronta con coraggio l’arte stessa, con una forza creativa che non può essere ridotta a semplice materia d’ispirazione. Le sue opere, come La Valse, trasfigurano il corpo umano in un movimento perpetuo, dove il dramma dell’esistenza si fa forma e materia, in un’eco di tensioni che sconvolge ogni concezione di bellezza.



 

Nel XX secolo, le muse divengono testimoni e protagoniste di una rottura profonda, nel momento in cui l’artista smette di essere solo creatore per diventare parte di un dialogo in cui la figura della musa non è più solo ispirazione, ma riflessione critica, rivelazione e auto-narrazione. Frida Kahlo, ad esempio, riappropria sé stessa come musa e oggetto del suo stesso pensiero artistico. Nei suoi autoritratti, il corpo diventa una mappa dolorosa, una cartografia della sofferenza fisica e psicologica, ma anche un affermarsi in una sovversione radicale delle convenzioni estetiche e sociali.



 

Allo stesso modo, Cindy Sherman compie un atto di trasformazione radicale dell’idea stessa di musa, smembrando il concetto di identità e maschera in una serie di immagini in cui si reinventa, in un gioco continuo di rappresentazione e decostruzione, mettendo in scena quella stessa complessità che definisce il corpo e la femminilità come continui spazi di manipolazione e autorappresentazione.

In questo continuo flusso di riflessioni, le muse sono corpi e menti che interagiscono con l’arte, ma che allo stesso tempo ne diventano i protagonisti più inquietanti e ambigui. La loro presenza visiva diventa il luogo dove l’artista e l’osservatore si confrontano, cercando di dare forma a una verità che non si lascia mai afferrare completamente. La musa, oggi, non è più il semplice oggetto che stimola l’atto creativo, ma un concetto in continuo divenire, una metafora complessa di liberazione e contenimento, di sogno e realtà.

 

 

In quest’epoca contemporanea, la musa è diventata un soggetto che intreccia e riscrive le regole dell’arte, invitando l’artista a confrontarsi con una realtà che non è mai fissa, ma in continua trasformazione. La museificazione della donna non è più un atto di sottomissione, ma un movimento che parla di potere, di libertà, di autocoscienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

 

 

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autore declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 

L’autore del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.

 

Leggi Ancora
Rubrica di Alessio Musella

Sapevate che i Giochi Olimpici, per sette edizioni, ospitarono anche gare d’arte?

 L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’Arte

Sapevate che i Giochi Olimpici, per sette edizioni, ospitarono anche gare d’arte?
 
 
 
 
 

di Alessio Musella  |07|Marzo|2025|

 
 
 

 

La serie di dipinti dedicata alle Olimpiadi invernali che sta creando l’artista Mariella Rinaldi, mi ha dato lo spunto per raccontarvi un aneddoto che credo non in molti conoscono…
Si fatica a crederlo, viviamo nella società dell’iperspecializzazione e non si riesce a immaginare una contaminazione così apparentemente inconsueta e inaspettata.
È esistito un momento nella storia in cui pittori, scultori, architetti, letterati, musicisti partecipavano alle Olimpiadi al pari degli atleti. Rappresentavano le loro nazioni e gareggiavano per vincere la medaglia d’oro.

 

Le competizioni artistiche entrarono per la prima volta nel programma olimpico nel 1912, ai giochi di Stoccolma, e vi rimasero per sette edizioni consecutive, fino alle Olimpiadi di Londra 1948.
Fu proprio l’Italia, peraltro, a prevalere nella prima edizione, vincendo due medaglie d’oro (musica e pittura).
Il fregio che valse a Carlo Pellegrini la medaglia d’oro nella Pittura ai Giochi di Stoccolma 1912

 

L’idea d’inserire gare artistiche all’interno dei Giochi Olimpici venne nientemeno che al Barone Pierre de Coubertin, tra i fondatori delle Olimpiadi moderne.
Fu così che nel 1906, il Barone convocò a Parigi una riunione del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale fondato nel 1894, per proporre la possibilità di far partecipare gli artisti al fianco degli atleti, inserendo nei Giochi un programma di cinque gare d’arte: architettura, letteratura, musica, pittura e scultura.
 

 

 

 

La giuria poteva considerare soltanto soggetti che non erano stati precedentemente pubblicati, esposti o rappresentati, e che avevano qualche diretta connessione con lo sport. Il vincitore di ciascuna delle cinque competizioni veniva premiato con la medaglia d’oro olimpica. Le opere selezionate, per quanto possibile, venivano pubblicate, esposte o rappresentate durante i Giochi Olimpici.
Non c’erano limiti per la dimensione dei manoscritti, dei progetti, dei disegni o delle tele, ma gli scultori erano tenuti a inviare modelli in terracotta che non superassero gli 80 centimetri di altezza, lunghezza o larghezza.
I partecipanti non si sfidavano allo stesso momento in un luogo convenuto, ma erano tenuti a inviare i loro lavori prima che le Olimpiadi cominciassero, dopodiché s’apriva una mostra in cui le opere venivano esposte, e una giuria valutava infine i pezzi e assegnava le medaglie.

 

 

 

 

 

 

Alessio Musella

 

Negli anni 90 sono stato impegnato come progettista in Medio Oriente, dove per quasi 10 anni ho fatto la spola tra Arabia Saudita Stati Uniti ed Europa, in ogni mio progetto, già all’epoca, appena possibile inserivo un’opera d’arte. 

Decido di ampliare il raggio d’azione occupandomi di analisi territoriali e comunicazione per affiancare le aziende che richiedevano di entrare in nuovi mercati esteri. Da sempre ho una passione per l’arte e la fotografia, fin dal Liceo Classico quelle due ore alla settimana dedicate alla storia dell’arte, un po’ di ricerca personale, e successivamente la Facoltà di Architettura mi hanno sempre spinto verso questo mondo. 

Oggi sono un consulente di marketing strategico per le aziende, redattore per diverse riviste,  Editore del Magazine  www.exiturbanmagazine.it e Direttore del Blog www.artandinvestments.com, dove parliamo di Arte, Fotografia e Musica, creati rispettivamente nel 2019 e nel 2020.
 
 
 

 

 

Clicca sull’immagine per leggere tutti gli articoli di Alessio
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri e approfondimenti.
 
 

 

 

 
 

 

 

 

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

 

 

        

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.

 

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 

 

L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi Ancora
Senza categoria

Tra Realtà e Immaginazione, l’Arte come Esplorazione Interiore – Enza Cotugno

 

Tra Realtà e Immaginazione, l’Arte come Esplorazione Interiore


Enza Cotugno








di Giuseppina Irene Groccia |07|Marzo|2025|



L’arte come linguaggio silenzioso, come un ponte tra il reale e l’irreale, tra il visibile e l’indicibile. L’artista che oggi incontriamo ha fatto della pittura un mezzo di espressione sentito e liberatorio, capace di trasformare le ferite del passato e le sfumature dell’anima in immagini potenti, in cui luci e ombre dialogano con sensibilità e inquietudine.

Il suo percorso non è stato lineare, ma un viaggio tra luoghi e esperienze che hanno lasciato segni indelebili sulla sua visione artistica. Nata a Portogruaro, ha vissuto in diverse città prima di stabilirsi in Campania, portando con sé una sensibilità radicata nell’osservazione della natura e nella ricerca di un’identità fluida, non legata a confini geografici ma alla dimensione interiore dell’esistenza.

Autodidatta per vocazione, ha sperimentato sin da bambina diverse tecniche pittoriche, sviluppando nel tempo un linguaggio visivo in continua evoluzione. Il suo stile, inizialmente attento alla fedeltà dell’immagine, si è progressivamente spogliato di ogni rigidità per lasciare spazio all’istinto, all’ironia e alla libertà espressiva. La sua pittura è un viaggio tra emozioni sospese, tra materia e spirito, tra la ricerca dell’essenziale e la volontà di dare voce a ciò che spesso resta inascoltato.

Attraverso materiali poveri e superfici spesso grezze, l’artista costruisce mondi paralleli in cui il pubblico è chiamato a immergersi, a completare il senso dell’opera con la propria percezione e sensibilità. La sua arte non è mai esplicita, ma suggerisce, accenna, lascia spazio all’immaginazione e al dialogo interiore.


Il suo recente riconoscimento al premio internazionale Visioni ha rappresentato un momento significativo di visibilità per il suo lavoro, ma al centro della sua ricerca rimane un’urgenza autentica e personale: l’arte come strumento di trasformazione, come atto di resistenza alla superficialità, come modo per riscoprire la bellezza nell’inaspettato. Un percorso che continua a evolversi e a trovare nuovi spazi di espressione, come dimostra la prossima esperienza espositiva che la vedrà protagonista: a breve, infatti, le sue opere saranno in mostra in una prestigiosa galleria nel cuore del centro storico di Roma, in un evento dal titolo Everland Art – Percorsi di Ricerca, organizzato dall’Associazione Athenae Artis di Maria Di Stasio.


In questa intervista, esploriamo insieme il suo mondo creativo, il suo rapporto con la pittura e il significato intimo che attribuisce a ogni tratto e colore. 











  Puoi
raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o
un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Sguardo diligente, ma introverso,
riservatezza, profonda timidezza: un’infanzia e adolescenza, le mie,
caratterizzate da tempo condiviso per la maggior parte in compagnia di me
stessa, ma non per questo in solitudine.

Abbiamo traslocato spesso con l’intera
famiglia e forse, questo, mi ha resa figlia di nessun luogo in particolare, ma
appartenente alle montagne, al mare e al creato di ogni luogo, in tutta la sua
bellezza variegata. Una caduta su pezzi di vetro, seguita da un’operazione mal
riuscita, compromisero a soli due anni e mezzo e per sempre, la funzionalità
della mia mano destra. Testardaggine e curiosità profonda, non mi hanno mai
impedito di sperimentare, seppur da autodidatta, l’arte, nelle sue svariate
tecniche e sfaccettature.

Disegno e pittura hanno accompagnato la
mia vita, dall’età di tre anni e ad oggi continua a sostenermi, a trasportarmi
ovunque io voglia, a trasformarmi in ogni cosa possibile o improbabile, a
rendermi un fantasma capace di oltrepassare la sottile linea che separa il
reale dall’irreale, a rendermi “viva”.

 

Qual
è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue
opere?

La pittura, rappresenta per me, un modo
di “urlare silenziosamente” ciò che, il più delle volte, è indicibile,
sensazioni indecifrabili, emozioni profonde, nascoste, le quali talvolta, si
tenta di esplorare, senza mai rivelarne il contenuto in maniera del tutto
chiara.

E così, il messaggio comunicato, diventa
un foglio sul quale compaiono puntini sospensivi, dove chiunque possa
continuare un discorso mai scritto, ma solo accennato.

Attraverso le mie opere, ogni immagine
diventa un mondo parallelo, salvifico, dove incontrarsi, senza regole, senza
distinzioni, in cui tutto è possibile e tutti hanno la possibilità di
riscattare la propria identità. 
Spesso prediligo materiale povero, di
scarto. È fondamentale, per me, il principio del
togliere ogni orpello e dar spazio all’Essenziale. Mi piace, inoltre, riscoprire la
“bellezza” laddove si reputi inaspettata ed insospettabile. E così l’arte diventa Espiazione,
Trasformazione, Anima.

 




In
che modo l’uso del colore influisce sulla percezione della profondità e
dell’atmosfera nelle tue opere? Hai delle tecniche particolari per bilanciare
contrasti e sfumature?

 

Luci ed ombre rendono possibile la
descrizione di stati d’animo contrastanti: un ossimoro delle diverse
sfaccettature presenti in un unico individuo.

Le tecniche sono varie, dipendono dall’istinto
del momento; di solito l’accostamento dei colori è dettato dalla volontà di
creare combinazioni armoniche ed equilibrate, talvolta combinazioni vivaci e
fresche, quasi fanciullesche, sono ideali per evidenziare dettagli inaspettati,
altre volte ancora, tratti scarni di inchiostro delineano armonie spoglie ed
essenziali.

Come
descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

Essendo in un movimento perpetuo, lo
stile artistico si è evoluto con me e dentro di me.

Inizialmente sperimentavo, attraverso
copie d’autore, la capacità di somigliare il più possibile ad una immagine,
cercando di riprendere la realtà: da autodidatta, sentivo l’esigenza di
acquisire capacità di osservazione e di attenzione al dettaglio.

Durante un breve periodo, ho
approcciato, per pura curiosità, alla tecnica di decorazione di ceramica e
vetro, la quale mi ha dato la possibilità di approfondire i concetti di
“disciplina”, “pulizia estrema del tratto” e “alta precisione”, che
caratterizzano queste tecniche molto affascinanti, seppur lontane dal mio mondo
creativo.

Nel tempo, è iniziato un processo di
liberazione, sino ad arrivare ad oggi, in cui, talvolta non del tutto compresa,
accompagno la mia arte con ironia e spogliandola di razionalità a tutti i
costi, senza paura alcuna di giudizi o incomprensione.

Mi lascio libera di fluttuare in questo
mondo e nell’altrove.

 


Quali
sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti,
movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua
visione?

 

Fonti di ispirazione sono, per me, la
Natura, l’Essere Umano, la Vita, la Morte, la Rabbia: il mistero delle emozioni
che ci caratterizzano, rendendoci parte di un unico spazio condiviso.

Il vissuto di ciascuno non può essere
escluso dalla propria visione artistica, impossibile non esserne influenzati.

Sono attratta dalla perfezione e dalla
capacità assoluta e inimitabile di governare luci ed ombre di Caravaggio,
affascinata dal Surrealismo e dai mondi onirici di Dalì, dall’eleganza
dell’essenzialità dei volti di Modigliani, dalla staticità espressiva di De
Chirico, dall’armonia e la comunicazione attraverso i cinque sensi di Kandinskij,
dall’incomprensibile bellezza dell’Action painting di Pollock, dal mistero
irrisolto e il profondo messaggio di denuncia di Banksy.

Ammirazione e profonda passione per
questi e tanti altri artisti.

La voglia di scrutare in essi ogni
segreto, il continuo senso di inadeguatezza rispetto tanta genialità, la
volontà e necessità, nonostante tutto, di esprimere un “punto di vista”
personale.

 

Qual
è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche
o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Il processo creativo prende forma
lentamente, durante l’assolvimento degli obblighi quotidiani, si liberano spazi
interiori, necessari per la sopportazione di un mondo troppo rumoroso e veloce
per me.

Il mio rituale è lasciare che l’idea
fluisca, prima di assumere la forma definitiva.

Si distorce, cambia contorni e
lineamenti, si allinea, si distrugge, poi rinasce, più consapevole.

Non temo di perderla, la rispetto e così
evito di appuntare o fare qualunque schizzo o disegno preparatorio.

Attendo e lascio che sia pronta per
esprimersi in tutta la sua potenza.

Quando arriva il momento, lo sento con
chiarezza, negli istanti precedenti alla realizzazione, diventa una ossessione
da assecondare. I tratti iniziano a delinearsi.




Come
scegli la tua palette di colori per creare il gioco di luci e ombre nelle tue
opere? Segui un criterio specifico o lasci spazio all’istinto e all’emozione
del momento?

I colori rappresentano e risuonano la
stessa melodia dei pensieri, per cui emozioni ed istinto caratterizzano le
visioni man mano che prendono forma.

Di solito non utilizzo la matita, ma
direttamente il colore, il quale delinea, incorpora e si muove per il
raggiungimento di forme, immagini e suggestioni, espressione di un’intimità
quasi inafferrabile.

Preferisci
lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti
collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Mio scopo principale è stato quello di
crearmi uno spazio in cui mi sentissi totalmente a mio agio e libera di
esprimermi.

In un luogo tranquillo, al di sotto di
una montagna e di fronte ad un uliveto, sorge la mia casa, dove ho effettuato
io stessa, sempre da autodidatta, diversi lavori di restauro di mobili e
arredamento, che la rendesse il più possibile simile al mio ideale, forse
imperfetto ma personalizzato e caloroso.

La mia ispirazione nasce dal silenzio e
lontananza dal rumore della vita, per cui durante la realizzazione delle mie
opere, mi accompagnano la musica e i suoni della Natura.

Nonostante la mia preferenza resti
quest’ultima, essendomi negli anni formata in Trucco Artistico, Teatrale,
Fotografico, Moda, Face e Body painting ed insegnando queste discipline, in diverse
scuole professionali campane, spesso ho partecipato ad eventi collettivi con
performances in cui il corpo umano diventava la mia tela.

 

Come
vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le
reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Per molti anni, spettatrici delle mie
opere, sono state le mura di casa, quasi un tempio di cassetti segreti da
custodire, senza dare la possibilità a nessuno di entrarvi. Non era per paura
di un giudizio negativo o positivo di ciò che rappresentassi o in che modo lo
facessi, forse solo paura di essere “leggibile” a tutti, rendendomi vulnerabile
e fragile.

Nel tempo, ho scoperto l’importanza del
confronto con altre realtà e storie, accorciando le distanze e rendendomi più
consapevole delle molteplici similitudini che ci accomunano agli altri.

Per quanto apprezzamenti e
riconoscimenti siano fondamentali per ammortizzare insicurezze e continue
domande su sé stessi, sulle proprie capacità e sul proprio operato, le reazioni
e il feedback delle persone non potrebbero influenzare il mio lavoro in quanto
se dipingessi ciò che aggrada gli altri, senza tener conto dei movimenti della
mia anima, non sarei più sincera e autentica, per cui diventerebbe nullo il mio
operato.

Trovo invece, molto interessante il
confronto costruttivo.

 



C’è
un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente
significativa per te? 
Puoi raccontarci la sua storia?

Tra le mie opere, una di quelle più
significative per me, è stata realizzata nell’ottobre del 2020 su di un
supporto 70×40 di materiale povero, un misto di pezzi di legno pressati,
materiale tra l’altro che utilizzo spesso nelle mie realizzazioni.

Il titolo dell’opera è “Il giorno in
più”, realizzato con acrilico, inchiostro e penna.


“Con dita scarne, intrise di nulla,

oltrepasso il varco,

ti sfioro appena

con petali di inchiostro e nero di
seppia.

Ci è concesso il giorno in più, prima
dell’ultimo congedo”


       
L’Arte: un vascello per raggiungere chi
ha oltrepassato la vita  


Così descrivo la mia opera, realizzato
di getto, in seguito alla scomparsa di un amico, l’illusione, mai abbandonata,
che potesse fare da tramite tra questo mondo e l’altrove.  

 

Come
vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro
contribuisca in qualche modo a questo ruolo?
 

La società contemporanea talvolta appare
indifferente alle diverse forme d’arte, tende a non valorizzare ciò che a mio
parere, resterà come unica impronta tangibile del periodo attuale.

Un mondo diretto verso il razionale e il
digitale, sembra avere la meglio sulla creazione artigianale e sull’intuizione
della sensibilità umana. E così una società diretta al consumismo e al
capitalismo, genera una gioventù che considera un’artista, fallito, e un imprenditore
assetato di denaro, un esempio da seguire. Non so se il mio lavoro contribuisca
in qualche modo al ruolo dell’arte nella società contemporanea; però i corsi
che svolgo a scuola da ormai vent’anni sono rivolti a giovani in condizioni
altamente disagiate del Sud Italia, per cui il pensiero di contribuire a dare
una piccola opportunità di “risveglio” a questi ragazzi, genera in me speranza,
la quale non dovrebbe essere mai perduta.

 


Quali
sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai
superate?

Le maggiori difficoltà che affronto ogni
giorno e che cerco tutt’ora di superare, è la mancanza di attenzioni e
opportunità concesse all’Arte in genere, nei miei luoghi.

Inoltre, l’incalzare dei ritmi e degli
obblighi da assolvere quotidianamente, impediscono di dedicarsi per il tempo
necessario ad attività, qui, difficilmente riconosciute.

 

Recentemente
hai partecipato a 
Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio

Che esperienza è stata per te? C’è
qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso
artistico?

 

La partecipazione al Premio d’arte
Internazionale Visioni, la custodirò sempre con cura.

Questa opportunità è giunta improvvisamente
in un periodo per me spento, di cambiamento e particolare difficoltà emotiva.

Ho apprezzato molto la passione e
l’attenzione al dettaglio con il quale è stato realizzato l’evento.

Ho gradito la libertà lasciata a ciascun
artista di potersi esprimere nella forma d’arte più vicina a sé, senza cercare
una omologazione a tutti i costi.

Provo stima per l’organizzatrice Maria
di Stasio e l’intero staff che hanno saputo mettere a proprio agio tutti,
rendendo l’evento una opportunità di avvicinamento a mondi spesso sommersi da
una “normalità” ingombrante.

 


Le
tue due opere pittoriche presentate a Visioni sono state tra le protagoniste
dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una menzione speciale.
Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una
storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere
attraverso di esse?

 

La prima opera presentata a Visioni dal
titolo “Di quale amore ho sete?” è un olio su tela 50×40 realizzata circa un
decennio fa.


“Luce scavata,

conserva le tue parole

in un sacco dorato.

Luce salvata da parole leggere,

bianche, che insegnano senza contenuti;

bisbigliano all’aria voci di perla.

Costellazioni di ricordi: suono sordo in
tasche nascoste.

Sei tu la risposta che scolora l’opaco
del mondo”



È questa la mia descrizione, di un’opera
nata dall’ispirazione del volto di una compagna di liceo, dai tratti
classicheggianti, i capelli raccolti e da perle che contornano un volto
assorto, avvolto da luci ed ombre contrastanti, occhi quasi socchiusi e rapiti
dal ricordo che colora di nuova luce un mondo che risulta opaco, senza una
presenza timidamente accennata.

Quel volto è solo un pretesto e diventa
protagonista di un ricordo probabilmente reale o forse solo immaginato, di sicuro
una evocazione alla complessità e intensità di sentimenti nascosti, capaci di
oltrepassare le porte del tempo.

 

La seconda opera presentata a Visioni,
si intitola Autoritratto – Anima di carta -, realizzata appositamente per il
Concorso, risale dunque al 2024.

La tecnica è acrilico e smalto su di un
supporto 62×37 di un materiale povero, al quale sono particolarmente
affezionata: si tratta di un pannello OSB (Oriented Strand Board) composto da
scaglie orientate di pino ed abete tenute insieme da una resina sintetica e
pressate successivamente, fino a formare una superficie liscia ed uniforme.

Questo pannello truciolato, è utilizzato
nei cantieri e nell’ambito di lavori edili, grazie alla sua elevata resistenza
meccanica, risulta particolarmente robusto e indeformabile anche sotto sforzo,
risulta privo di nodi, screpolature, cavità e punti deboli.

Infine è un legno di qualità elevata in
termini di prestazioni e versatilità, pur essendo uno dei legni più economici
in commercio.  

La scelta di questo affascinante
materiale, per uno dei miei pochi Autoritratti, non è casuale.

Il contrasto tra “un’anima di carta “e
un materiale tanto resistente è quasi un voler conferire a me stessa le
caratteristiche intrinseche del materiale stesso. E così, un corpo quasi trasparente,
scarno e composto dallo scheletro di un manichino, diventa una cosa sola con le
lamelle pressate del supporto, privo di punti deboli e resistente anche sotto
sforzo.

Così il volto, prima disegnato con
contorni ben delineati e poi cancellati più volte, sino a lasciare solo il
pigmento che resta impregnato tra le lamelle, è indice di ciò che resta di se
stessi, in seguito alle turbolenze della vita.

Anche i papaveri di un rosso spento,
sembrano volteggiare in un’atmosfera quasi funerea, ma ancora speranzosa.



Proprio in questi giorni prende il via una nuova esperienza espositiva per te. Hai scelto di partecipare nuovamente a un’iniziativa curata da Athenae Artis, sotto la direzione di Maria Di Stasio. Questa volta l’occasione è la prima edizione di EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, un’esposizione internazionale che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio 2025 presso la Galleria Il Leone, nel cuore del centro storico di Roma.

Cosa ti ha spinto a rinnovare questa collaborazione e quali aspettative hai per questa nuova opportunità espositiva?


Sono entusiasta di partecipare ad Everland Art, questa nuova esperienza espositiva curata da Athenae Artis di Maria Di Stasio , in quanto nutro sincera stima per il suo impegno e le sue capacità organizzative, ma in particolar modo, la passione che la contraddistingue: trovo che siano necessarie figure di questo genere, soprattutto in un mondo sempre meno propenso alla meditazione, all’arte, alla manualità. La mia aspettativa è quella di sentirmi partecipe di un movimento, che dal sottosuolo, scalpita ed esiste ancora, seppur silenzioso, che ha ancora l’impeto di districarsi ed emergere, nonostante tutto. È un onore per me sentirmi parte di un confronto tra realtà così differenti, eppure così vicine. Mi fa sentire “viva”. 

 

Quali
progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti e tematiche che
vorresti esplorare?

 

Il mio principale progetto per il
futuro, coincide anche con la mia più grande ambizione: quella di voler far
somigliare, il più possibile, la mia vita ai desideri.

Mi piacerebbe, inoltre, avvicinarmi
sempre più al concetto di recupero dell’essenziale e alla “rinascita” di esso,
sia materiale che metaforica, in forme di vita nuova.

 







Contatti

Email enzacotugno@live.it
Facebook Enza Cotugno
Instagram enza_cotugno

Enza Cotugno in arte Eco

Nata a Portogruaro (Ve), vissuto a Gaeta (Lt) per 8 anni, trasferita a Sant’Agata dei Goti (Bn), dove ha trascorso l’adolescenza, infine, oggi, risiede a San Salvatore Telesino (Bn). Dopo la maturità classica, frequenta la scuola di Estetica, specializzandosi come Visagista e Make up Artist.

È attualmente docente, in diverse scuole professionali campane, di Trucco fotografico/Sposa, Trucco Fashion/Moda, Trucco Artistico, Teatrale, face e body painting ; concilia Il suo mestiere con la passione per la pittura, che coltiva, da autodidatta, sin da bambina, sperimentando la combinazione personale di diverse tecniche.




























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo


   





Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.


Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 


L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.














Leggi Ancora
Senza categoria

FULL IMMERSION Mostra Personale di Matteo Sarro

  L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 

FULL IMMERSION

Mostra Personale di Matteo Sarro




Il 14 Marzo 2025, alle ore 18,00,
presso lo Spazio Valeriani, Roma, zona Viminale, si inaugura “Full Immersion”,
la mostra personale di Matteo Sarro, a cura di Maria Marchese, con la direzione
artistica di Mario Tacinelli e Luisa Valeriani

Con questa mostra, l’artista
seleziona alcune opere salienti del proprio percorso artistico, proponendo la
propria visione dell’arte nella vita e l’opposto, finchè entrambe le
possibilità coincidano. 

Esattamente come può accadere in un gioco di specchi,
il pubblico fluttuerà, come la maggior parte delle sue pietre, comunque, uscirà
dal metro quadro umano, sospeso tra interpretazioni personali, collettive,
della mente o del cuore, positive o meno… finchè la realtà non sarà altro che
uno stato metamorfico dove il cambiamento, l’evoluzione rappresenta la
certezza, la salvezza.

­-?-

A voi la risposta.








Evento su invito. Per
informazioni e accreditarsi contattare

3920773199


Full Immersion – Matteo Sarro

Art curator: Maria Marchese

Art director: Mario Tacinelli,
Luisa Valeriani

Graphic designer: Angelo Costanzo





























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 





Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla nostra Newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.


In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Segui i nostri canali Social


 



Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 

L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.


Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 


L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.



Leggi Ancora
Senza categoria

L’Arte Come Ricerca di Verità e Libertà – Umberto Falvo

 




L’Arte Come Ricerca di Verità e Libertà 


Umberto Falvo





di Giuseppina Irene Groccia |05|Marzo|2025|


Umberto Falvo è un artista che ha costruito la sua carriera su un continuo rifiuto delle convenzioni, perseguendo un ideale di libertà che si riflette in ogni aspetto della sua produzione. La sua arte non è assolutamente un esercizio tecnico, ma una riflessione e una ricerca costante che fonde realtà e metafisica, un’esperienza sensoriale che trascende le logiche del mercato dell’arte e della sola estetica.

Nato a Catanzaro nel 1955, l’artista ha messo da parte il figurativo, un passo che inizialmente gli fu doloroso, per intraprendere un percorso più radicale, che lo ha portato a esplorare i mondi del pensiero metafisico e dell’espressionismo astratto. 

Se inizialmente si confrontò con le opere di maestri come De Chirico, esplorando le inquietudini della geometria e delle immagini sospese nel tempo, ben presto il suo cammino lo condusse verso una sperimentazione più viscerale, che trovò espressione nell’arte informale. 


Umberto Falvo fonde gestualità e metafisica, ispirandosi all’action painting di Pollock per nobilitare l’informale. Il caos apparente delle sue opere segue una sintassi visiva precisa, invitando alla riflessione. La sua ricerca artistica mira alla luce, intesa sia come cromatismo che come tensione verso il trascendente. Attraverso simbolismi e suggestioni oniriche, la sua arte diventa un viaggio visionario, dove libertà espressiva e denuncia sociale si intrecciano in una continua evoluzione.


Le sue opere sono espressioni di sogno, visioni che, a tratti, sconvolgono e disorientano. La sua pittura è come un labirinto dal quale è difficile uscire, un percorso di incertezze che riflette la complessità dell’animo e la ricerca di un’illuminazione spirituale che supera  il visibile. Non è un caso che la luce, nella sua accezione più metafisica e simbolica, sia un tema ricorrente nel suo lavoro: un’illuminazione che non è solo fisica, ma che oltrepassa ogni dimensione, alla ricerca di un contatto con il trascendente.

Inoltre, il suo impegno sociale è un aspetto imprescindibile della sua visione artistica. Nonostante la sua arte sia intimamente legata alla sua visione personale, egli non esita a utilizzare la sua capacità di comunicare per affrontare temi di rilevanza sociale, come la lotta per i diritti delle donne. La sua arte diventa quindi anche un mezzo per denunciare e sensibilizzare, con la stessa intensità con cui riflette sulla libertà individuale e sulla necessità di espressione autentica.

Ogni incontro con la sua opera è un’esperienza particolare, un viaggio personale che svela nuovi significati a ogni sguardo. 

Come ogni opera informale, le sue creazioni non mirano a una comprensione immediata, ma invitano a un processo di introspezione e scoperta. 

Eppure, nonostante la sua propensione alla complessità, egli riesce a mantenere una sorprendente lucidità espressiva, un equilibrio che rende ogni sua opera unica, ma sempre riconoscibile.


In un panorama artistico in cui la visibilità commerciale spesso prevale sulla genuinità della ricerca, Umberto Falvo rappresenta un’eccezione rara. La sua carriera testimonia una dedizione assoluta alla propria visione: un artista che rifiuta i compromessi e, con coerenza e passione, esplora attraverso la pittura il vero senso dell’arte e della vita












Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Fin da piccolo, non ricordo
precisamente l’età, ma i miei genitori e miei nonni me lo ricordavano sempre,
scarabocchiavo per gioco ma con allegro interesse fogli di carta bianca, fogli di misure diverse,
che mio padre mi portava dalla tipografia dove lavorava come linotipista. Avevo sempre a
disposizione carta e colori, i colori a matita non ero capace di temperarli, mi si
spuntavano spesso e dovevo correre da qualcuno in casa per fargli fare la punta. Poi
crescendo e iniziando a frequentare le scuole elementari, la mia attenzione si è concentrata sulle
immagini dei libri, che allora erano solamente grafiche; e così ho cominciato a copiare le
immagini dei libri per poi colorarle. Andando avanti ho iniziato a disegnare i primi
oggetti dal vero che vedevo in casa, ricordo che spesso disegnavo i pupazzi con cui
giocavo. Disegnavo tanto e sempre, mio nonno materno per incoraggiarmi comprava le “mie
opere”. Ho cominciato così. 

Gli interessi artistici li
coltivavo durante le ore di Educazione Artistica alle scuole medie, poi con gli studi liceali
all’Artistico, dove incontrai alcuni professori che mi indirizzarono con pazienza e professionalità
alla scoperta delle tecniche pittoriche. Uno in particolare mi aiutò a vedere oltre i calchi in
gesso e le composizioni di nature morte, poi con lo studio dei modelli dal vero, in modo da
allenare la mente e l’occhio a cogliere particolari e proporzioni. Questi momenti di
studio vengono completati durante il percorso fatto all’Accademia di Belle Arti di
Catanzaro, qui arrivo preparato e con basi solide nel disegno, frequento la scuola
libera del nudo, i miei studi mi portano verso la metafisica e verso l’esoterismo. Poi piano
piano qualcuno ti prende per mano e ti porta in un mondo nuovo, diverso, dove ti approcci
a nuove situazioni, a nuovi modi di affrontare la pittura, riprodurre quello che non vedi
fisicamente, ma attraverso un occhio che non è fisico, ma che esiste, per trasformare
un’idea da invisibile a visibile. Questo percorso ha stimolato notevolmente la mia ricerca e il
mio percorso artistico culturale, tanto da affermare e concretizzare il mio percorso
così: “Dal pensiero metafisico alla metafisica del pensiero” idee per una pittura informale.



Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Sono nato a metà del secolo
scorso, quindi ho vissuto in un secolo ricco di scoperte e cambiamenti profondi, di
rivoluzioni culturali e di movimenti giovanili, con conseguenti cambiamenti della società; e
questo mi ha trasmesso una certa inquietudine, anche nel mio modo di affrontare la pittura.
Pertanto il messaggio che ho sempre cercato è la dimensione onirica, visionaria e metafisica,
che si è trasformata in ricerca degli infiniti misteri del cosmo il “Caos” l’energia primordiale




La tua arte è un viaggio tra il viscerale e il metafisico, tra l’istinto e la ricerca della luce. Quando senti che un’opera ha raggiunto il suo equilibrio perfetto? Esiste un momento in cui percepisci di aver davvero ‘toccato’ il trascendente attraverso il colore?


Il viaggio è un racconto di
quanto negli anni hai fatto e prodotto. E’ l’immersione nel profondo della ricerca dove gli
impulsi creativi devono diventare altro, devono diventare opera pittorica, superata la fase
descrittiva. Negli anni la ricerca mi ha portato alla scomposizione delle figure e
degli oggetti, ma non al modo dei cubisti, ma al dissacramento delle linee, solo
così si può iniziare un percorso informale, e solo per mezzo della conoscenza e di una
cultura sottile puoi raggiungere il risultato. La tela o qualunque altro supporto è pronto
per ricevere l’atto creativo che è la proiezione del pensiero primordiale (l’idea) che
a sua volta deve essere supportato da un processo alchemico di trasformazione,
perchè dalla fusione dei colori dei diluenti e dal tuo interveno affiora e si manifesta l’idea
primordiale. Niente può essere lasciato al caso, l’opera ha bisogno di equilibrio, di
respirare luce propria, è solo con l’intervento e la sensibilità che la materia informe diventa forma e
colore e la luce padrona dell’opera, perchè la luce è quella energia cosmica che ci permette
di vedere oltre il buio.

Il tuo percorso ha attraversato fasi molto diverse, dal figurativo alla metafisica, fino all’action painting. C’è mai stato un momento in cui hai sentito la necessità di tornare indietro, di recuperare qualcosa del tuo passato artistico, oppure l’arte per te è solo un movimento in avanti?


Come dicevo il mio percorso
inizia da giovane, sono stato molto fortunato perchè ho avuto modo di frequentare in giro per
l’Italia salotti culturali frequentati da uomini e donne di spessore e di grande cultura, la
frequentazione mi ha arricchito e aperto nuovi orizzonti, questo mi ha portato ad essere
curioso, a leggere e studiare per riuscire a non essere banale, arrivare ad avere la
consapevolezza dell’azione culturale che al momento è più aderente alle mie scelte
pittoriche, ricercando forme/pensiero da tradurre con gesti e colori. Naturalmente non rinnego niente
di tutto quello che ho fatto, lo rifarei domani, perciò credo di non dover tornare
indietro e di non dover recuperare nulla del mio passato, perchè nella mia azione pittorica di
oggi c’è tutto il mio ieri, trasformato con esperienza, esercizio, conoscenza, abilità, e
azione.




Le tue opere non vogliono essere solo osservate, ma vissute, interiorizzate. Ti è mai capitato che un visitatore cogliesse nella tua arte qualcosa che nemmeno tu avevi consapevolmente espresso? Quanto è importante per te il dialogo tra artista e pubblico nella creazione del significato di un’opera?


L’opera è una tua creatura, una
volta finita deve vivere, per vivere deve essere vista, esposta, quindi l’artista corre
il rischio di “esporsi” esponendo l’opera si espone anche lui, un gioco di parole per dire che
se l’artista non è un commerciante di se stesso, è molto attento ai giudizi dello
spettatore. Questo vuol dire cercare confronti, sentire pensieri, discutere, ascoltare, ma come
dico sempre in un’opera ognuno vede qualcosa che gli appartine o che lo stimola o che
lo conduce in un viaggio, o che lo lascia indifferente, tutto questo fa parte del gioco. IO, come artista, ho sofferto già
prima del confronto col pubblico, quando ho realizzato l’opera partendo da un’idea, da
un pensiero, da uno scritto. Poi quando l’opera è esposta, il visitatore interessato o curioso
ti chiede, discute e spesso capita che alla fine ti vuole convicere che il modo di vedere e
di interpretare deve essere affine con il suo pensiero. Io credo che tutto deve restare
nel solco della comprensione tra il visitatore e l’opera, tutto quello che gli trasmette e quello
che egli recepisce sono sensazioni personali e basta, quindi preferisco lasciare sempre
all’interlocutore la libertà di interpretare le proprie sensazioni come meglio crede.

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?


Mi viene difficile descrivere il
mio stile artistico, con oltre 50 anni di esperienza non è facile, è cambiato come sono
cambiato io, siamo cambiati insieme nel bene e nel male.



Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?


Ho appreso molto dal segno
grafico delle pitture rupestri, esemplare unico di essenzialità della linea, messaggio
descrittivo ancora oggi attuale, dalle pitture murali egiziane, e di tutta la cultura affina,
dall’arte greca e poi romana, dai mosaici e dai maestri del trecento in poi fino ad oggi. Simone
Martini, Duccio da Boninsegna, Giotto, Cimabue, Masaccio, Beato Angelico, Leonardo,
Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, solo per citarne alcuni, e poi gli impressionisti con la
spasmodica ricerca della luce, e come non guardare a Paul Gauguin, Claude Monet e ai tanti
altri artisti che prediligevano lo studio dal vero an plain air dipingere all’aperto gli
permetteva di creare quadri in breve tempo e di osservare, cercando di restituire sulla
tela, le sfumature generate dalla luce, le emozioni e le sensazioni provate nelle diverse
condizioni di luce e di clima, questi artisti poi contribuiscono in modo importante
alla corrente artistica definita del nuovo realismo. Alla mia crescita culturale hanno
contribuito tanto i professori di Storia dell’Arte che negli anni mi hanno indirizzato a una
lettura diversa, a capire i contesti sociali e storici dove gli artisti operavano, le convivenze tra
società civile e la chiesa, ad entrare nei contesti e disaminare criticamente gli eventi. Da qui
mi sono indirizzato a quei movimenti che si erano sviluppati dal finire del 700 in
poi, quelli italiani in particolare Futurismo e Metafisica. I miei riferimenti essenziali
sono stati Giorgio De Chirico e il fratello Alberto Savinio, insieme ad Arnold Bocklin, Johanm
Heinrich Fussli, William Blake, Odilon Redon, Max Klinger, pittori visionari e
metafisici che insieme a poeti e filosofi hanno scoperto l’inconscio prima che Freud ne
decifrasse un metodo scientifico di introspezione, per poi passare a Carrà, a Morandi, a De
Pisis, a Chagall e Mirò. Mi interessava di meno la pittura
surrealista, non mi prendeva e non mi coinvolgeva come le altre correnti pittoriche. Li
guardavo li studiavo, ma non entravo in dialogo con loro. Il cubismo è vero che ha
distrutto la forma, ma seguendo un itinerario geometrico, segmenti, un modo per andare
oltre, per mostrare la realtà da tutte le prospettive attraverso cui l’occhio umano può osservarla
simultaneamente in tante sfaccettature. Poi c’è stata un’evoluzione e il
coinvolgimento con i contemporanei, con le loro profetiche sperimentazioni, quello chiamato
“l’espressionismo astratto della scuola di New York”. Primo tra tutti il visionario e
rivoluzionario Jackson Pollock. Colui che ha tolto la tela dal cavalletto, con la sua pittura ha
moltiplicato i punti di osservazione e di intervento dell’artista, l’opera non ha più
alcun centro, ma si costituisce unicamente come trama. Quella di Pollock è stata una
frattura estetica con ogni modello rappresentativo dell’arte. Qui non mi è possibile citare i
tanti nomi degli artisti che mi hanno stimolato fino a cambiare modo di esprimere
concettualmente le mie idee pittoriche e descrivere il mio nuovo percorso, contraddistinto
da sofferenza, per tradurre in “forme – pensiero” la trasmutazione espressiva che mi
tormentava, rielaborare e sintetizzare la realtà che c’è che è quella che vedevo, per mezzo
dei colori e della luce. Un incessante ricerca di luce per cogliere nella sua naturale
evanescenza il colore che si fonde e stempera la luce, la forma che si dissolve nello sfumato del
contorno e priva la forma di contorni, e che poi diventa priva di forma. Ho manifestato e
realizzato il mio concetto di fare arte che è “dal pensiero metafisico, alla metafisica del pensiero” (idee per
una pittura informale).

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?


Come dicevo, tutto parte da un
pensiero, una lettura, un brano musicale di musica moderna o classica, dipingendo di solito
mi fermo a leggere anche aprendo a caso un libro e cogliere un concetto, o fermarmi ad
ascoltare della musica, non c’è un rituale, c’è casualità, il famoso cogli l’attimo…se
capita.




Che importanza attribuisci al colore nel tuo lavoro? Come scegli la tua palette e che significato ha per te il colore?


Il colore è luce, e la luce è
colore, vivono insieme da sempre, secondo il racconto biblico della creazione nel primo giorno
viene seperata la luce dalle tenebre, con questo atto creativo primordiale il mondo
appare a colori, la luce quindi è colore. E se cerchi la luce devi conoscere per forza i colori
le loro sfumature, le loro combinazioni, le loro trasformazioni e quindi quei
processi “alchemici” di trasmutazione dei colori che cambiano sotto i tuoi occhi, ecco
l’importanza del colore che unito ad un’altro colore diventa un colore nuovo.


Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?


Per carattere e scelta personale
preferisco da sempre lavorare da solo, in perfetta solitudine, accompagnato da buona
musica e da un buon libro con del buon profumo d’incenso che si mescola agli
odori di colori smalti e diluenti.



Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?


Negli anni ho costruito una rete
di conoscenze e amicizie ed una intensa attività culturale, frequento associazioni e circoli
culturali ma non influenzano in nessun modo la mia pittura. Solo con pochi intimi,
persone di indiscusse qualità culturali, artistiche, letterarie e professionali, parliamo della mia
pittura e dei miei percorsi, molti mi conoscono da sempre e purtroppo qualcuno è venuto a
mancare e hanno lasciato un grande vuoto.

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?


Il tempo è quella dimensione
intervallata da tante esperienze, e quando operi da più tempo nel mondo dell’arte è difficile
veramente trovare una sola opera che possa assumere un significato importante, perchè
attraversando più periodi e più storie trovi sempre un’opera che ha segnato il passaggio da un
modo di dipingere ad un altro. Però devo riconoscere che l’opera “e fu la luce”
è quella che segna il cambiamento, passaggio definitivo dalla pittura metafisica all’informale, e
questo è avvenuto con una importante mostra personale dal titolo:

 

Dal Pensiero Metafisico

alla Metafisica del Pensiero

idee per una pittura informale






Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?


Non è per niente facile parlare
del ruolo di un artista nella società contemporanea. “Chi è l’artista” posso affermare
con certezza che nella nostra società ci sono troppi, ma veramente troppi pittori, scultori, poeti,
scrittori, attori, commedianti, dal pittore della domenica mattina a chi ha frequentato il
corso di pittura del dopolavoro o il corso di qualunque altra cosa e ognuno crede di poter fare
l’artista. Poi ci sono gli artisti locali conosciuti solo nelle loro città e hanno un mercato
fatto di conoscenze personali, artisti che si avventurano e si affidano a venditori di fumo, con
concorsi che ti portano in giro per il mondo, per finire i vari mercati e i mercanti d’arte
e gli adulatori. E’ difficile avere un ruolo preciso nell’ arte e in particolare nella società
contemporanea, è un mondo impenetrabile a meno chè non vieni scelto, proposto e inserito
nei circuiti che contano e ti costruiscono un percorso internazionale, mondiale e così
diventi un produttore di opere a servizio dei mercati dei collezionisti che contano. Io per
diletto la sera passo il tempo a guardare in televisione su tantissimi canali le televendite
di opere d’arte proposte da tante organizzazioni, è veramente uno spettacolo pietoso,
mi diverto tanto a guardare questi esperti critici d’arte che “si fanno in quattro per
te” come il gatto e la volpe di Pinocchio.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?


Ho sempre fatto le cose che
decido di fare, questo perchè ho avuto la fortuna di avere un’attività lavorativa che mi ha
permesso di vivere senza compromessi con l’attività artistica, questo privilegio mi
ha dato l’ indipendenza di realizzare le mie esperienze senza difficoltà. Sono riuscito a
realizzarmi anche come scenografo, ho realizzato molte scenografie e nel mio curriculum
vanto due prime nazionali assolute e due prime mondiali assolute. Una di queste
è “Piccole Donne” spettacolo realizzato in onore e in presenza del Maestro Franco
Zeffirelli che mi ha voluto sul palcoscenico del Teatro Gennaro Masciari di Catanzaro,
dove si è complimentato in pubblico per le scene e per la direzione delle luci.

Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio

Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?


Come dicevo ho sempre fatto le
cose per piacere, ho partecipato al premio VISIONI per far piacere a mia moglie che ha
un legame particolare con la città di Salerno dove ha frequentato l’Università. Io ero
stato più volte a Salerno, ma non avevo mai esposto, non conoscevo l’Associazione
Culturale Athena Artis di Maria Di Stasio. Devo confessare che è stata una bella e positiva
esperienza, è stato realizzato un evento di qualità, il Tempio di Pomona si è prestato a un
allestimento ben fatto, curato nei particolari, spazi adeguati e ben articolati, la serata
inaugurale è stata condotta con cura dal Presidente dell’Associazione Maria Di Stasio
e dalla critica d’arte Mariangela Bognolo che hanno con leggerezza e professionalità
presentato gli artisti, ognuno con una recensione critica. Ho apprezzato lo sforzo
organizzativo, la profesionalità, la competenza e l’amore che hanno dimostrato verso l’arte e
gli artisti.




Le tue due opere pittoriche presentate a “Visioni” sono state tra le protagoniste dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una menzione speciale. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?


Sono molto felice del
riconoscimento ottenuto, quando presenti dei tuoi lavori non sai mai quali sensazioni possono
comunicare. Aver ricevuto una “menzione speciale” è motivo di orgoglio, potrei a questo punto
raccontare due storie ognuna per le opere esposte, non lo farò perchè non ho realizzato le
opere per questo evento, le ho scelte tra le mie opere già realizzate, ognuna ha un percorso
indipendente, nate in momenti diversi con motivazioni diverse, però scelte con cura al
fine di rappresentare il mio pensiero in quel luogo.


Proprio in questi giorni prende il via una nuova esperienza espositiva per te. Hai scelto di partecipare nuovamente a un’iniziativa curata da Athenae Artis, sotto la direzione di Maria Di Stasio. Questa volta l’occasione è la prima edizione di EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, un’esposizione internazionale che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio 2025 presso la Galleria Il Leone, nel cuore del centro storico di Roma.

Cosa ti ha spinto a rinnovare questa collaborazione e quali aspettative hai per questa nuova opportunità espositiva?


Roma per me è una città importante, con ricordi importanti, la frequento da sempre, ho avuto il piacere di frequentare personalità e salotti culturali importanti, faccio parte di Accademie e Associazioni culturali che hanno sede nella Capitale. A Roma ho avuto il piacere di lavorare come scenografo, ho esposto le mie opere nei posti più belli e sono stato premiato molte volte, ho ricevuto tanti riconoscimenti importanti. Quindi l’occasione di partecipare alla prima edizione di EVERLAND Art presso la Galleria “Il Leone” ha stimolato il mio interesse, inoltre credo che la mia ricerca pittorica vada nella giusta direzione della tematica proposta. Devo poi aggiungere che la decisione di partecipare a questa nuova iniziativa di Athenae Artis non è casuale; ho conosciuto la dott.ssa Maria Di Stasio all’evento tenutosi a dicembre 2024 a Salerno, sono rimasto molto soddisfatto della sua professionalità e serietà nell’organizzare l’evento e nella cura scrupolosa nel gestire gli artisti. Per questo ho chiesto, se selezionato, di partecipare all’evento espositivo, certo che sarà organizzato e gestito al meglio. Le aspettative per me sono sempre le stesse, mettere in gioco un’opera e sperare che la stessa raccolga consensi da chi si fermerà a guardarla, questo è il mio piacere più grande.



Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?


Cosa dire, chi si ferma è
perduto, ho un cassetto dove ripongo i miei sogni. E’ molto grande e pieno di idee e
progetti, c’è confusione e nello stesso tempo ordine. Trovo appunti di cose da fare, di cose
già fatte, ma il sogno da realizzare resta ancora lì in fondo al cassetto. Forse un giorno lo
tirerò fuori.





Contatti

Email falvocz@libero.it

Facebook Umberto Falvo

Instagram umberto.falvo.5






Umberto Falvo è un accademico, pittore, scenografo, storico, critico d’arte e poeta. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per il suo contributo alla cultura e all’arte, tra cui il Premio alla Cultura omaggio “Gianni Agus” (2002), il Premio alla Cultura “Giosuè Carducci” (2008), e il Premio “Giuseppe Calogero” (2018). Ha ricoperto importanti ruoli in ambito culturale, tra cui Vice Presidente del Centro Culturale degli Artisti di Roma e Segretario della sezione Calabria del Sindacato Libero Scrittori Italiani (1990-2010). È anche membro di numerose accademie, tra cui l’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma.

Come pittore, Falvo è un rappresentante della corrente Effettista, un movimento pittorico internazionale che si è evoluto dopo il Futurismo. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, ottenendo ampi consensi da pubblico e critica. Le sue opere sono presenti in collezioni private, pubbliche e musei, sia italiani che internazionali. Ha anche collaborato con vari teatri come scenografo, realizzando scenografie per numerosi spettacoli teatrali e eventi culturali, alcuni dei quali in omaggio a grandi registi come Franco Zeffirelli.

La sua attività espositiva lo ha portato a esporre in rinomati spazi a Roma, tra cui il Campidoglio, Palazzo Barberini, e il Castello Sant’Angelo, oltre che in città come Bari, Torino, San Paolo (Brasile) e Dubai. Ha curato e organizzato eventi artistici e mostre, come la Biennale Internazionale di Arte Contemporanea di Roma, ed è stato premiato in numerosi contesti, tra cui il Premio Nazionale di pittura, saggistica e grafica e il Premio “Gran Premio dell’Unità d’Italia” per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Le sue pubblicazioni e citazioni sono numerose, ed è stato recensito in riviste e enciclopedie d’arte, come La Ciminiera, Calabresi nel Mondo e Catanzaro Notizie. Falvo ha anche illustrato diverse pubblicazioni, tra cui “Castelli e Torri di Calabria” e l’enciclopedia “Catanzaro: i luoghi, le persone, i personaggi”.

Infine, la sua opera “Esplosione” è stata acquisita dal Museo d’Arte Contemporanea dell’Assemblea Legislativa dello Stato di San Paolo, in Brasile, come parte della sua donazione al museo.





























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo


   





Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.


Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 


L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.














Leggi Ancora
1 2 3 4
Page 3 of 4