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Marzo 2025

ArteLetteratura

Guillaume Apollinaire e i Calligrammi – Quando la Poesia si Trasforma in Arte

Guillaume Apollinaire e i Calligrammi

 

Quando la Poesia si Trasforma in Arte

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |21|Marzo|2025|

 

Immagina di sfogliare un libro di poesie e, invece di trovare righe ordinate di versi, ti ritrovi davanti a una Torre Eiffel fatta di parole, una pioggia di lettere che scende sulla pagina, una colomba che prende il volo in un intreccio di sillabe. No, non è un esperimento grafico contemporaneo, ma il frutto della mente di Guillaume Apollinaire, uno dei poeti più visionari del XX secolo.

Apollinaire non si limitava a scrivere: disegnava con le parole. Le sue poesie non erano solo suoni, ma immagini, forme, esperienze visive che rompevano gli schemi della scrittura tradizionale. Li chiamava Calligrammi, e con essi ha trasformato la poesia in una forma d’arte visiva, anticipando tutto quello che oggi vediamo nei poster tipografici, nelle grafiche pubblicitarie e persino nei post sui social media.

 

 

Apollinaire era un poeta, certo. Ma era anche un ribelle, un innovatore, uno che non aveva paura di mescolare i linguaggi. Frequentava Picasso, Braque, Matisse, viveva immerso nelle sperimentazioni cubiste e futuriste, e voleva portare lo stesso spirito nella poesia.

Perché la scrittura doveva rimanere prigioniera della riga dritta? Perché i versi non potevano seguire il movimento del pensiero, proprio come accadeva nella pittura cubista?

Così nacquero i Calligrammi, poesie che non si leggono solo con gli occhi, ma anche con lo sguardo. Le parole si dispongono sulla pagina in modo da evocare il loro stesso significato. La forma non è più un semplice contenitore, ma diventa essa stessa parte del messaggio.

 

 

 

 “Il pleut” (Piove) – La Pioggia di Parole

Immagina una finestra bagnata dalla pioggia. Ora immagina che quelle gocce siano parole, frasi sospese nel vuoto. “Il pleut” è una poesia dove i versi scivolano lungo la pagina in righe inclinate, proprio come gocce d’acqua. È malinconia pura, è un paesaggio visto attraverso un vetro appannato.

 

 

 

 

 “La Tour Eiffel” – La Poesia del Futuro

Una delle sue poesie più celebri prende la forma della Torre Eiffel. Parigi, la modernità, il progresso: tutto concentrato in una silhouette fatta di parole. È un omaggio alla città che amava, ma anche un modo per trasformare un’icona architettonica in un monumento letterario.

 

 

 

 

 

 

 “La Colombe et le Jet d’eau” (La Colomba e il Getto d’Acqua)

Qui le parole si intrecciano per dare vita a una colomba in volo e a un getto d’acqua. Un simbolo di leggerezza e fluidità, che racconta il movimento stesso del linguaggio.

 

 

 

 

“Lettre-Océan” – Onde di Parole

Un mare in tempesta, un caos di lettere che si dispongono come un flusso inarrestabile. In questa poesia Apollinaire sperimenta ancora di più, rompendo le linee, spezzando le frasi, giocando con gli spazi bianchi.

 

 

Pensaci un attimo: oggi siamo circondati da parole che diventano immagini. Dai font artistici che vediamo nei loghi, ai testi che prendono forme grafiche nelle pubblicità, fino ai post di Instagram che giocano con la tipografia. Apollinaire l’aveva già capito un secolo fa.

I Calligrammi non sono solo un esercizio di stile, ma un modo rivoluzionario di comunicare. Sono poesia che non si limita a essere letta, ma vuole essere vista e vissuta.

E forse, in fondo, il messaggio più grande di Apollinaire è proprio questo: le parole non devono mai stare ferme. Possono danzare, scivolare, esplodere, prendere forma. Basta avere il coraggio di lasciarle libere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

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Oltre la Forma Il Mondo Artistico di Anna Matrosova

 

Oltre la Forma

Il Mondo Artistico di Anna Matrosova





di Giuseppina Irene Groccia |20|Marzo|2025|


Anna Matrosova è un’artista e scultrice che fonde la precisione ingegneristica con una profonda espressione artistica. La sua arte rappresenta un “ponte” tra il materiale e l’effimero, un tema ricorrente nelle sue opere, dove la ricerca dell’intensità emotiva e la bellezza nell’imperfezione diventano protagonisti. Ispirata alla filosofia del wabi-sabi, Anna Matrosova valorizza la semplicità e la ruvidità delle forme, integrando il minimalismo con una profondità sensoriale che invita lo spettatore a un dialogo interiore.

La sua formazione internazionale, che spazia da New York a Londra, Berlino e Firenze, le ha permesso di sviluppare uno stile molto personale che mescola la profondità filosofica della cultura russa con la leggerezza e la sensualità della tradizione artistica italiana. Le sue opere sono spazi che generano atmosfere capaci di suscitare emozioni e riflessioni, creando ambienti che influenzano il nostro stato d’animo.

Il suo approccio creativo è fortemente introspettivo, incentrato su un processo di flusso che le consente di dialogare con il materiale in un’atmosfera di silenzio e concentrazione. Tuttavia, è anche consapevole dell’importanza del pubblico e del feedback, pur rimanendo fedele alla propria visione artistica senza adattarsi alle aspettative esterne.

Anna Matrosova crea amabilmente e si impegna a trasmettere un messaggio di eternità, laddove ogni opera diventa un’esperienza, un’opportunità per dare significato all’ambiente che ci circonda. 

Per comprendere appieno l’approccio e la visione artistica di Anna Matrosova, è interessante esplorarlo direttamente dalla sua voce, attraverso le risposte che ha dato in questa intervista. 

In questa conversazione, l’artista rivela le radici della sua passione, il suo processo creativo e il modo in cui la sua arte si evolve, offrendo uno sguardo approfondito sulle motivazioni che guidano la sua ricerca estetica e filosofica.

·       
Come è iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

·        
La mia passione per l’arte è
iniziata nell’infanzia. Ho sempre visto il mondo in modo diverso: forme,
colori, texture mi sembravano parte di una grande sinfonia. Il momento decisivo
è stato quando ho capito che attraverso l’arte potevo non solo esprimermi, ma
anche creare spazi pieni di significato, energia ed emozioni.


·       
Qual è il messaggio principale
che vuoi trasmettere con le tue opere?

·        
Cerco di trasmettere una
sensazione di eternità e profondità. La mia arte è un dialogo con lo spazio,
con la persona, con il momento. Creo non solo dipinti e sculture, ma veri e
propri ponti tra il visibile e l’invisibile, tra il materiale e lo spirituale.
È un’opportunità per sentire l’energia del momento, accoglierla nella propria
vita e dare significato alla casa.







·       
Come descriveresti il tuo stile
artistico e come si è evoluto nel tempo?

·        
Il mio stile è una fusione tra
minimalismo, wabi-sabi, moderno e boho. È un equilibrio tra semplicità e
profondità, leggerezza e struttura. Nel tempo ho capito che l’arte non deve
sovraccaricare – deve offrire spazio per il pensiero, le sensazioni e le
emozioni.

·       
Parli di un ‘ponte tra il
visibile e l’invisibile’. Come traduci questa idea nelle tue opere?

·        
Lavoro con texture, colori,
spazi vuoti e forme per creare una sensazione di transizione – dal materiale
all’effimero. A volte si tratta di tonalità delicate che sembrano dissolversi nello
spazio, altre volte di linee nette che conducono verso l’ignoto. L’obiettivo
principale è offrire allo spettatore la sensazione che davanti a lui non ci sia
solo un oggetto, ma qualcosa di più grande, capace di risuonare con il suo
mondo interiore.

·       
Unisci pittura e scultura,
ispirandoti al minimalismo e al wabi-sabi. Come trovi il giusto equilibrio tra
semplicità della forma e profondità del significato?

·        
Il wabi-sabi insegna a vedere
la bellezza nell’imperfezione, mentre il minimalismo si concentra sulla purezza
della forma. Nelle mie opere creo un ritmo visivo in cui ogni dettaglio ha un
senso. Può essere una superficie ruvida, una sfumatura di colore appena
percettibile o uno spazio vuoto che diventa importante quanto le linee stesse.






·       
Come la cultura russa e quella
italiana hanno influenzato il tuo stile?

·        
La Russia mi ha dato
profondità, ricerca di significato e filosofia. L’Italia mi ha dato leggerezza,
sensualità, il gioco di luce e ombra. Ho preso il meglio di entrambi i mondi:
l’intensità emotiva e l’estetica essenziale. Questo mi ha permesso di creare
opere che non sono semplici decorazioni, ma diventano parte dello spazio,
creando un’atmosfera di accoglienza e stile.

·       
Qual è il tuo processo
creativo? Hai dei rituali particolari?

·        
Il processo inizia con un’idea
che prima vive dentro di me. Posso portarla con me per un po’ prima di
realizzarla. Quando inizio a lavorare, cerco di entrare in uno stato di flusso
– massima concentrazione, silenzio, energia del momento. Spesso creo più opere
contemporaneamente, lasciandole nascere naturalmente, senza forzare la forma.

·       
Preferisci lavorare in
solitudine o trovi ispirazione in un ambiente collettivo?

·        
Amo la solitudine nella
creazione. È il mio modo per concentrarmi e dialogare con il materiale. Ma
l’arte è anche interazione, quindi mostre, incontri e dialoghi con
collezionisti e pubblico sono importanti per me.





·       
Come vivi il rapporto con il
pubblico? Il feedback delle persone influenza il tuo lavoro?

·        
La mia arte non vive solo
dentro di me – continua negli occhi di chi la osserva. Apprezzo il feedback, ma
non mi adatto alle aspettative. Creo ciò che nasce dentro di me, e per me è
importante quando questo trova risonanza nelle persone.

·       
C’è un’opera che per te è
particolarmente significativa?

·        
Ogni opera rappresenta una fase
del mio percorso. Ma se dovessi sceglierne una, sarebbe ‘Marrakesh’. Questa
opera è ispirata all’armonia e alla profondità dei colori e delle texture del
Marocco. Evoca calore, mistero e un senso di viaggio senza tempo.






·       
Qual è il ruolo dell’arte nella
società contemporanea?

·        
Oggi l’arte non è solo
decorazione, ma un modo per creare ambienti che influenzano il nostro stato
interiore. Nel caos dell’informazione e del rumore, diventa un’isola di
silenzio e consapevolezza.





·       
Quali difficoltà hai affrontato
nel tuo percorso?

·        
La difficoltà più grande è
stata imparare a dare valore alla mia arte e non avere paura di farmi
conoscere. È importante capire che l’arte non è solo un processo creativo, ma
anche un business, e bisogna imparare a gestirlo.

·        Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

·        
Questa mostra è un’opportunità
per far conoscere la mia arte a un nuovo pubblico, incontrare persone che
condividono la mia visione. Sono sicura che sarà un passo importante nel mio
percorso creativo.

·       
Quali opere presenterai in
questa mostra? Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso di esse?

·        
Alla mostra presenterò
‘Antiquity’, un’opera che incarna il fascino del passato e la sua connessione
con il presente. Questa creazione riflette l’estetica wabi-sabi, trovando
bellezza nelle imperfezioni e nel trascorrere del tempo.



 


·       
Quali sono i tuoi progetti per
il futuro?

·        
Voglio espandere i confini
della mia arte, partecipare a mostre internazionali, creare installazioni
artistiche di grande scala. E soprattutto rendere l’arte più accessibile,
affinché le persone possano portare nelle loro case un’energia unica attraverso
le mie opere.

 

 

Contatti

·Instagram: @baibika_art_  /baibika_art  

  Facebook: Anna Matrosova

· Email: amatrosova776@gmail.com








Anna Matrosova è un’artista e scultrice la cui pratica unisce precisione ingegneristica e profondità espressiva, creando opere caratterizzate da un dialogo intimo con lo spazio. La sua arte è un “ponte” tra il visibile e l’invisibile, tra il materiale e l’effimero, un tema che guida la sua ricerca creativa. Ispirata dalla filosofia giapponese del wabi-sabi, Matrosova trova la bellezza nell’imperfezione e nel passare del tempo, riuscendo a trasformare ogni scultura e dipinto in un’esperienza che coinvolge profondamente lo spettatore. Il suo stile, un equilibrato mix di minimalismo, texture ricche e intensità emotiva, è una riflessione sulla semplicità e sul significato che ogni dettaglio visivo può trasmettere.

Matrosova ha studiato nelle principali istituzioni artistiche internazionali, perfezionando la sua tecnica e la sua visione. Tra le sue esperienze formative si annoverano la New York Academy of Art, dove ha partecipato a una Masterclass su texture e tecniche miste (2023), il Royal College of Art di Londra (2021), il Berlin Art Institute (2019-2020), e la Florence Academy of Art (2017-2018). La sua formazione e la sua crescita professionale sono stati influenzati dalla fusione di diverse tradizioni culturali, con l’intensità emotiva della cultura russa e la leggerezza e sensualità della tradizione artistica italiana.

Le opere di Anna Matrosova sono state esposte in numerose mostre collettive e personali in tutta Europa, partecipando a eventi prestigiosi come il tour intercontinentale della Fondazione Effetto Arte (Dubai, Pechino, New York, Monaco, Venezia), e mostre come “Dantébus” (Italia, 2025) e “Essenza minima” (Bologna, 2022). La sua arte è parte di collezioni private in Europa, e nel 2024 presenterà una mostra personale a Salerno.

Membro attivo dell’Associazione Italiana degli Artisti d’Arte, Matrosova continua a espandere i confini della sua ricerca artistica, puntando a un futuro in cui l’arte diventa un mezzo per influenzare e arricchire gli spazi della nostra vita quotidiana, portando un’energia unica nelle case e negli ambienti che abitiamo.



































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Rinascere attraverso l’arte Il viaggio di Adriana Finazzi

 

Rinascere attraverso l’arte

Il viaggio di Adriana Finazzi

di Giuseppina Irene Groccia |20|Marzo|2025|


Adriana Finazzi è una figura poliedrica che, nonostante il lungo percorso tortuoso della vita, ha trovato nella pittura la propria autentica espressione artistica. La sua biografia, segnata da sfide personali significative – tra cui un grave incidente che ha cambiato irreversibilmente la sua vita – è testimonianza di una resilienza fuori dal comune. Questa forza di volontà si riflette anche nella sua evoluzione come artista.

Per Adriana, l’arte è un processo di trasformazione, un viaggio che non riguarda solo il perfezionamento tecnico, ma anche la metamorfosi dell’animo umano. La sua pittura non cattura la realtà, ma diventa un mezzo di trasfigurazione, un atto in grado di elevare l’essere umano e di dare una nuova vita ai sentimenti e alle esperienze. La sua è una ricerca che non si ferma alla superficie estetica, ma si spinge verso un’indagine più intima, un desiderio di comprendere la complessità dell’anima, soprattutto quella femminile. Nei suoi quadri, i volti delle donne emergono come simboli di storie segrete, intrise di significato e intenzioni che solo l’artista è capace di svelare. Non si tratta semplicemente di immagini, ma di vere e proprie voci, che comunicano emozioni, verità e messaggi nascosti, dando vita a un linguaggio che attraversa la materia stessa dei colori e delle forme.

La sua visione artistica è camaleontica, sempre in evoluzione, e le sue opere sono frutto di un’‘onnivora’ curiosità stilistica, che abbraccia diverse tecniche a seconda dell’espressione che vuole raggiungere. Questo approccio fluido, che non si ferma ad una sola forma d’arte, riflette una continua ricerca e un impegno nel perfezionamento che va oltre la sola esecuzione tecnica, e si spinge verso una interazione più sentita con il suo pubblico.

Adriana ha vissuto una vera e propria rinascita artistica, e la consapevolezza di essere un’artista non le è stata data dall’esterno, ma nasce dal suo stesso riconoscimento del valore della propria arte. Per lei, l’artista è colui che crea senza utilità pratica, ma con il puro intento di comunicare attraverso l’opera. E in questo viaggio, in cui l’arte diventa anche una forma di cura e di recupero del sé, Adriana Finazzi ha trovato la sua vera identità. La sua arte è una testimonianza di trasformazione, di lotta e di speranza.

In questa intervista, Adriana Finazzi ci racconta il suo straordinario percorso di trasformazione personale e artistica, svelando come la pittura sia diventata per lei non solo un atto creativo, ma un mezzo di riscatto e di profonda connessione con l’animo umano.




Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è
stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Sono sempre stata attratta dal mondo artistico, seguivo
corsi d’acquerello, partecipavo a mostre, andavo a conferenze, ma il mio
avvicinarmi all’Arte fu dovuto ad una città – Firenze – e ad una persona in
particolare che mi ha insegnato prima a dipingere e poi mi ha chiamato artista,
dicendomi tu Adriana non sei una restauratrice – ero giunta a Firenze
per seguire una triennale di restauro, nella quale ebbi subito grandi problemi
fisici – sei un’artista.

Fu quello l’inizio perché è stato per me come un
Battesimo. Da allora io stessa mi sono vista tale ed ho pensato che per essere
artisti non bisogna sia un critico od un gallerista a dirlo, basta anche una
persona che sappia cosa dice ed abbia la competenza per farlo.

Si tratta di quella che era la mia insegnante di
disegno, Martina, in arte Marti. Ed è la persona a cui devo la consapevolezza
della mia ignorata capacità e della volontà, che da allora provo, di poter
rendere la mia vita un’esistenza in cui io possa parlare non solo con le parole
scritte, ma anche con le immagini viste.

 

Vorrei a questo punto trattare dell’argomento: chi
può definirti artista? Sono gli altri che devono dirtelo o sei tu stesso che
devi avere questa coscienza?

Questa è la mia risposta: Io credo che chiunque
produca un’opera creata con le proprie mani, che sia per puro piacere estetico
e non sia utile per un’attività (altrimenti si chiamerebbe artigiano), egli per
me è un’artista o un artista.

L’artista deve avere una propria
consapevolezza in questo senso, non ha bisogno che glielo dica un critico. E
se mi si chiedessi quindi chiunque può esserlo?
Dipende da quale è l’Arte
che porti avanti e quali sono le persone a cui ti rivolgi. Credo che per
vendere un’opera d’Arte ad un intenditore o ad un collezionista si debba avere
delle analisi critiche di un certo calibro. Ma se si intercetta chi ha piacere
di spendere soldi per avere una tua opera d’Arte, ecco l’artista autore ha
ricevuto già il guadagno e non necessitano di questi passaggi formali. L’artista
per me deve avere la consapevolezza di esserlo (un pittore, come un cantante,
come un musicista, come uno scrittore…) L’Arte è la grande madre che ingloba
molti, tanti e costoro devono sentirsi sotto la Sua ala.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare
attraverso le tue opere?

La mia cifra artistica è l’Uomo.

Pur essendo consapevole del fatto che
l’uomo abbia anche lati negativi e violenti e beceri, non ripresento questo
nelle mie opere d’Arte perché l’Arte per me non è la rappresentazione della
realtà – anche di quella crudele ed umana e violenta – ma Essa ha una forza in
grado di trasfigurare l’uomo, trasformandolo.

In verità la Metamorfosi dell’animo umano è
possibile alla scrittura, che può parlare con potenti megafoni al cuore degli
uomini, ma la sorella minore della scrittura è la pittura che impara a fare lo
stesso da chi c’è da più tempo (la voce arriva prima in ogni essere umano,
sicuramente prima del disegno, e la mia scrittura Parla).

Quindi pongo nelle mie opere volti umani,
soprattutto di donne, di cui voglio far risaltare un preciso intento voluto
dall’autore originale o che ha colpito me in modo personale. Quando porrò le
immagini delle mie opere scriverò anche quale è il messaggio o la particolarità
di ognuna.

Io sono
un’artista che investiga le emozioni visibili nei volti, soprattutto negli
occhi, o nei gesti  e che le ripresenta
comunicandole, spero, allo spettatore.

 




Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel
corso del tempo?

È una domanda ostica perché non saprei cosa rispondere.
Forse posso dire che mi sembra di non avere uno stile mio definito e
determinato, sempre uguale, ma cambia in base a ciò che eseguo.

Posso dire che nelle opere già create da altri mi
sembra di adeguarmi all’artista in oggetto e con Modigliani so essere decisa e
materica, con Delacroix, negli acquerelli, so essere delicata e soffusa, con
Ligabue so essere alla ricerca della sfumatura giusta, con Turner so essere
velata come la lontananza…

Ma anche nelle opere mie, che però creo su ispirazione
di altri o altro, mi atteggio allo stesso modo: se voglio comunicare tenerezza,
scelgo strumenti e modi per realizzarla, affinché traspaia;

per esempio se voglio creare una Sacra famiglia in cui
sia lui a proteggere lei ed il Bambino farò lo sfondo scuro e lui si ergerà
dietro i due abbracciati – lei seduta che tiene in braccio il Bambino
guardandolo dormire, con un bastone per difendere ed una carezza per essere
vicino; se invece desidero comunicare la dolcezza del momento realizzerò un
acquerello delicato con gli stessi personaggi in una diversa situazione.

Il mio stile lo definirei camaleontico. Che si regola
in base a ciò che voglio esprimere (per questo io non uso solo una tecnica, ma
mi piace essere ‘onnivora’ e farne diverse) ed è sempre stato così, non si è
evoluto, se non nella bravura e nella velocità di esecuzione.

 

Hai iniziato riproducendo opere di altri artisti come una sorta di
“cartina tornasole” del tuo percorso. C’è stata un’opera in particolare che ha
segnato il passaggio dalla riproduzione alla creazione di qualcosa di
interamente tuo? E cosa ti ha spinto a fare questo salto?

Poiché nel giorno in cui ebbi il mio Battesimo da
artista, mi fu ventilata anche la possibilità di scrivere un libro sull’Arte
per i bambini, cominciò lì la gestazione di questo mio prodotto-infante-testo
unito al fatto che avrei voluto inserire anche opere mie (dipinte da me) che si
rifacessero ad un certo artista, che avrei trattato nel testo.

È questo il motivo per cui ho realizzato prima opere
del passato. Innanzitutto perché sono convinta sia da lì che si debba imparare,
dal Passato, e poi perché siccome dovevo trattare di un autore preciso, mi
lasciavo suggestionare da una sua opera o da più opere e amavo crearne anch’io
una copia non pedissequa o mutando strumento e supporto, o mutando espressione.

L’opera che rappresenta la prima mia rivisitazione su
larga scala di un’opera del passato fu su una di Blake.

Innanzitutto da precisare che io non riesco a dipingere
opere di altri, se prima non li conosco un po’ come persone e figure artistiche
o esistenziali. Mi ha aiutato anche il mio compito di informarmi per scrivere
il mio libro sull’Arte (per cui non mi sono basata su informazioni trovate in
Internet – anche se vi sono state occasioni in cui per scrivere a proposito ho
usato questa importante risorsa – ma facevo ricerche su molti testi e saggi).

In una di queste mie ricerche – l’argomento era William
Blake – di questo autore realizzai ad acquerello il particolare dell’opera Le
dieci vergini sagge e le dieci stolte
che ben spiegava l’importanza che
Blake dava all’Arte come portatrice e svelatrice della religiosità vera e non
formale. In questi saggi, mi ritrovai di fronte ad un’opera ad acquerello e
china, dove vi erano due angeli che, con in pugno una lancia, erano
circonflessi su di una nuvola al cui interno vi erano parole inglesi
illeggibili ed incomprensibili; sopra di loro vi era un demone sul trono.

Tenni il soggetto degli angeli (anche se li feci
diversi per rappresentare l’intera Umanità) con le lance, tolsi il diavolo e
posi l’occhio di Dio che sempre ci osserva amorevolmente, posi all’interno
della nuvola una frase di mia invenzione: Sognare è vedere, allora sentire è
stringere,
questo per indicare un principio in cui credo molto: se i sogni,
in quanto tali, devono essere effimeri, credo che, a volte, essi vengano
desiderati così tanto da diventare concreti, tanto da poterli toccare.
Realizzai quell’opera nell’aprile 2024 e si intitola Il sogno di Blake, la
realtà di Adfi
e vi sono particolarmente legata perché fu la mia prima
opera personale (composta su ispirazione) ed ha un messaggio potente che mi
auguro si avveri per me e per chi sogna come me.


Il volto umano e l’anima racchiusa negli occhi sono il cuore della tua ricerca
artistica. Cosa cerchi di catturare nei tuoi ritratti? E c’è un volto che hai
dipinto che ti è rimasto particolarmente impresso per il legame emotivo che hai
instaurato con esso?

Nei
miei ritratti mi piace catturare e riportare sul supporto la quotidianità del
soggetto, mi piace riuscire a riprodurre il sentimento con cui si presenta a
me. Cerco la concentrazione se il soggetto è concentrato, l’abbandono se ha
goduto così tanto da abbandonarsi stanca, lo sguardo furbetto di chi lo è,
l’espressione attonita di chi cade da cavallo, la tranquillità di una donna che
cuce e si pulisce gli occhiali, la mestizia di una Madre che guarda il volto
del Figlio morto… Cerco di far rivivere i sentimenti che i soggetti
trasmettevano in origine o in una foto o in un’espressione o in un’opera
originale.

L’opera
a cui mi viene da pensare perché fu la prima che mi comunicò il piacere del
renderla esattamente così concentrata come sicuramente era ed è sempre visibile
ora allo spettatore, fu L’allegoria della pittura di Artemisia Gentileschi.
Anche perché ottenni quel risultato sola, nel maggio 2024, e ne fui
particolarmente soddisfatta. Inoltre, conoscendo la storia di Artemisia mi
rispecchiai tantissimo in lei perché le nostre storie personali sono molto
simili ed entrambe siamo state salvate dall’Arte.


Hai definito Firenze il luogo della tua “personale Epifania”. Cosa ha
rappresentato per te questa città e in che modo ha trasformato il tuo approccio
all’arte, sia nella pittura che nella scrittura?

Firenze è stata per me una città magica per molti
motivi.

Primo: non mi sono mai perduta. Per me, a cui è
impossibile orientarsi minimamente, quella città ha permesso di avere sotto
mano in un’ora di strada tutto il possibile ed il desiderabile. Pochi punti di
riferimento e vie che avevano la stessa piccola conformazione, un fiume al
centro che divideva la città in due. È l’unico posto del mondo che abbia visto
in cui mi sentivo sicura e a casa.

Secondo: in ogni metro c’è un’opera d’Arte, anche nelle
strade, ricca di monumenti meravigliosi di statue visibili a tutti. L’unico
luogo che è un museo a cielo aperto, dove tutti possono distendersi osservando
la Bellezza e facendo solo quello: osservando.

Terzo: io lì ebbi i primi miei rudimenti di Arte. Da
usarsi con quel significato e non come svago o passatempo, come l’avevo fatta
fino ad allora (dal gennaio 2013 cominciai un corso d’acquerello, che seguo
tutt’ora), ma come una possibilità di esprimermi, molto prima di vendere e
guadagnare.

Mi furono insegnate la tecnica all’olio, la pittura con
la china, la sanguigna, il dipingere a pastelli (in modo più professionale
delle produzioni scolastiche con quello stesso strumento), approfondii meglio
la tecnica dell’acquerello. Insomma imparai e poi, tornata a casa nel luglio
2023, dopo un anno e mezzo, misi in pratica tutto ciò che avevo imparato
durante quel periodo.

Per quanto riguarda la mia scrittura posso dire che in
quel luogo fui estremamente ispirata e terminai molti testi incompleti, ne
cominciai uno sull’Arte che sto quasi terminando, mi mancherebbero le vite
degli artisti ed alcune sistemazioni del discorso testuale che riguarda alcuni
paragrafi. Firenze mi ha anche permesso anche di sviluppare maggiormente la mia
sensibilità artistica di scrittrice. La mia scrittura, e quel libro sull’Arte in
particolare, esula da qualunque forma esistente perché abbraccia più generi
letterari (saggistica, letteratura, psicologia, esistenzialismo, teologia,
pedagogia…) La mia scrittura è di un plurigenere non ancora concepito, che non
ha ancora nome. Un genere eclettico.

Quel testo sull’Arte non è un sussidiario. È di più,
molto di più.

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro?
Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

Il mio artista preferito è Caravaggio anche se mi
ispirano altri artisti e di Caravaggio ho realizzato opere, anche se non
tantissime, anzi posso dire che per ora sono pochi i dipinti caravaggeschi che
ho riprodotto. Io devo conoscere prima l’artista e poi me ne innamoro. Di
alcuni artisti ho solo realizzato l’opera per il mio libro e nulla più perché
mi ispirano poco o per niente. Quelli che invece hanno il mio favore sono
tanti. Non ne ho uno in particolare, sono eclettica.




 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere?
Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

Produco opere d’Arte in luoghi silenziosi o durante le
lezioni del corso di acquerello che frequento – dove tutti fanno ciò che faccio
anch’io e quindi non vi è confusione. Ho bisogno di un luogo ritirato, come per
la scrittura. Creo o in casa mia, o in un eremo vicino casa dove vi è tanta
pace, o a lezione. Non ho rituali fissi anche se sono metodica e quindi curo il
luogo in cui lavoro, cioè pulisco, dopo aver lavorato, lo spazio usato e mi
piace andare a letto senza stoviglie in giro o tavolozze e pennelli sporchi.

L’ordine e la pulizia (non esasperata, tendo a
precisarlo) mi da sicurezza e tranquillità.

 



Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione
anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Solitamente avviene questo: le informazioni che il
mondo esterno mi dà (siano essere mostre, immagini da libri, eventi o persone)
rappresentano essere la mia ispirazione, che poi devo creare sola, magari col
consiglio di una maestra, oppure a lezione con altre persone, però devo essere
sola e nessuno – nemmeno la mia o il mio insegnante – deve fare per me. Io devo
capire e poi fare come ho inteso o come riesco.

Sono aperta anche ai consigli di altri colleghi, ma
dipende come mi vengono rivolti: se tu sei saccente ed arrogante, io ti butto
istantaneamente nel limbo più lontano da me.

 



Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il
feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Forse ho già risposto, ma sarò più precisa: per me il
confronto con gli spettatori è importante, purché non si pensi che io sia
un’artista che riproduce le sue opere in serie o a comando.

Preciso: se utopicamente una persona mi dicesse vorrei
questa tua opera, visibile in questa fotografia
, se l’avessi già venduta
potrei proporle di farne un’altra che non sarà sicuramente identica, magari
approfondirò certi aspetti e non altri; in quel caso non accetterei che mi si
dica io volevo esattamente quella e non questa. Gli direi (ed è la
verità a cui credo molto) immagino che lei capisca che un’artista muta nel
tempo, come anche lei cambia, per cui non è possibile io riproduca manualmente
due opere identiche. Se la volesse l’ho realizzata per lei, ma se invece non la
desiderasse, non si preoccupi, troverò chi ha piacere ad averla.

Odio e sono molto critica con chi sputa con commenti
sarcastici o idioti – perché detti da chi non sa e non capisce cosa significa
creare dal nulla – sulla mia Arte. Apprezzo i consigli che devono essere fatti
con toni pacati; ma poiché siamo in un mondo violento, vi è la possibilità che
sui social – raramente di persona, chissà perché… – avanzino critiche becere ed
inconcludenti ed in quel caso finirebbero subito nel cestino.

Non sono disposta ad essere trattata come un fantoccio.
La mia Arte per me conta.

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Vi è un’opera che mi descrive pienamente per molti
motivi, non solo per la mia ‘bravura’ nell’eseguirla, non solo perché
affascinata dalle vicende accadute all’autore, non solo per il fatto che mi
rispecchia pienamente nella mia caratteristica più intima.

Ma per tutte queste cose insieme. È l’unica opera,
almeno per ora, che le ingloba tutte e tre.

La mia copia del Nudo seduto di Modigliani. Ora
spiegherò perché dà risposte a tutti i quesiti possibili e immaginabili.

Innanzitutto mi rispecchia perché per me è sempre stata
importante la fisicità e questa donna non rappresenta solo un nudo, ma è colei
che sembra aver goduto molto ed essere ora pienamente appagata. Modigliani non
ha indicato questo messaggio attraverso scene erotiche palesi, qui si vede solo
il seno (che nella mia opera è meno pronunciato di quello originale, perché io
non sono per niente dotata in quel senso) e neanche il pube, ma vi è quella
ciocca che morbidamente si abbandona sul seno, che a me personalmente ha
colpito molto. È estremamente sensuale, a mio parere. Inoltre, da precisare che
quella donna mi rispecchia perché oltre al mio piccolo seno, possiede anche un
collo piuttosto rosato. Questo perché io, quando sono eccitata o emozionata
capita sovente che vi siano parti del mio corpo (solitamente il collo) che
diventino di quello stesso colore. Indi per cui mi rispecchio in quella donna.

Poi perché, informatami, sia leggendo saggi e testi,
sia ascoltando un podcast avente Modigliani come oggetto, sono rimasta
affascinata da questo autore, che fu il primo che scrissi degli artisti
moderni, nel febbraio 2024. Quindi lo conoscevo bene, cioè più che
nozionisticamente si era instaurata tra noi una perfetta empatia, e, vedendo
questa immagine di uno dei suoi molti nudi, me ne innamorai.

Infine nel realizzarla misi in campo una tecnica della
pittura ad olio che non avevo mai fatto – la sperimentai da sola sul campo – e
che da allora ho provato ed usato più volte. Realizzai il corpo di lei con la
spatola, mentre tutto il resto (sfondo, capelli, poltrona) lo realizzai in un
giorno solo – dopo aver fatto asciugare il corpo – con il pennello.

Fu la prima opera d’Arte che mi fece capire di poter
realizzare qualunque cosa nella pittura. Mi rese Onnipotente e mi fece sentire
di aver varcato una soglia.

 




Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi
che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

Mi rifaccio a ciò che ho scritto prima, parlando di
cosa sia l’Arte per me, in cui ho detto che l’Arte (quella scritta in
particolare, ma anche quella suonata, dipinta, scolpita) è in grado di mutare
il cuore delle persone. Beh certo in un museo dove ci sono centinaia di opere
d’Arte non si ha la capacità – umanamente parlando –  di prestare a tutte la stessa attenzione.

Forse sarebbe bello che le opere fossero divise in
raggruppamenti – come già sono, ma sono tutte insieme e non puoi capirle bene.
Magari più piccoli i luoghi e con meno opere? Più che gli auricolari che si
concentrano solo su nozioni cronologiche o nozionistiche sarebbe bello
prevedere 10 minuti all’inizio di quella precisa sezione in cui si possa
spiegare (può essere una persona aperta e disponibile a parlare in pubblico),
ciò che poi si vedrà, dando informazioni minime sull’ispirazione e sulla storia
di una o più opere. Ovviamente non si possono fare tutte, ma magari fermarsi su
una un giorno e poi un’altra un altro giorno (così almeno uno non si stanca a
ripetere sempre le stesse cose).

Inoltre le opere trecentesche hanno un’altra
ispirazione rispetto a quelle contemporanee (in questo caso l’autore potrebbe
essere ancora vivo e sarebbe bello intercettarlo o con domande scritte o con
video).

 

Questo per dire che l’Arte pittorica può parlare al
cuore, ma essendo difficile da intendere, chi è interessato è bene possa avere
qualche informazione in più, diverse da quelle che sentirà nella registrazione.
Chi non è interessato può non andarci, non è obbligatorio, ma si spera che
l’Arte possa sempre più parlare alle persone. Io credo molto in questo.

Le mie opere, per esempio anche quelle rivisitate,
hanno l’intento di parlare, che poi ci riescano sempre non è così scontato… In
un dialogo bisogna essere in due. Chi vede deve essere aperto; non tutti però
lo sono, come accade anche nella vita, ma se solo uno o due escono migliorati
da quella esperienza, ecco si è raggiunto lo scopo.

Sarebbe bello che le mie opere fossero fonte di
ispirazione per altri.

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista
e come le hai superate?

Allora sarò sincera e le uniche mie difficoltà non sono
state quelle di creare opere d’Arte e nemmeno mi sono arrivate dal minimo
contatto col pubblico che ho avuto, ma sono nate nel momento in cui io ho
voluto mostrarle. I problemi non sono nati con gli spettatori, ma con i
responsabili dello spazio espositivo, attraverso atteggiamenti falsi ed
irrispettosi con mie opere  d’Arte (più
di una volta mi hanno rovinato la chiusura posteriore del dipinto).

Non ho superato quelle difficoltà perché non ho potuto
parlare a voce con chi ha compiuto l’atto, capendo anche e soprattutto il
perché avessero fatto quell’azione; semplicemente io ora so che non vorrò più
averci a che fare. Questo è il mio modo di tutelarmi.

Spero non capitino più simili problemi.




 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per Everland Art – Percorsi di ricerca,
l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di
Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria d’Arte ‘IL
LEONE’.
 Cosa ti
ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative
riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire
il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

         Ho partecipato casualmente a quest’evento, in quanto
mi sono ritrovata di fronte alla pubblicità di Everland Art sfogliando
le pagine di Instagram.

Le mie aspettative sono molto semplici: questa
sarebbe la prima mostra che affronterò sola, lontano da casa (in verità sarebbe
la seconda, in quanto l’ho avuta anche a Firenze, ma lì ero sicura di essere
come a casa, per questo la delusione è stata più cocente). Non vi nego che ho
molta paura a spostarmi sola e a giungere in un luogo così lontano (sono
bergamasca), ma voglio farlo perché – avendo io trovato un albergo nei paraggi
della galleria e non mi muoverò per niente al mondo, perché temo di perdermi –
sarebbe la prima occasione in cui io posso partecipare alla prima mostra
dall’inizio alla fine, mi si leggerà ed immagino mi si darà la mia recensione,
potrei vedere il luogo, le opere degli altri miei colleghi, anche come sta la
mia opera attorniata da quelle degli altri.

Non ho aspettative di crescita perché non vedo come
potrei conoscere qualcuno che poi cosa potrebbe darmi? Un complimento o un suo
giudizio o consiglio? Non ho né la competenza e né la fama per poter evitare di
essere nascosta, come invece sono.

L’unica mia esperienza di mostra ‘autonoma’ è stata a
Firenze e quella è stata un’occasione di buon vicinato e cortesia degli
amministratori che mi hanno parlato il minimo che serviva, per poi farmi capire
di essersi comportati con me con molta superficialità. Da allora so che il
mondo dell’Arte è difficile da iniziare, ma sono convinta che la mia umiltà
verrà apprezzata nel tempo.

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di
questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

Dopo aver letto in Instagram il bando di questo evento
artistico, ho pensato se mi fossi sentita di partecipare in un luogo così
lontano. Mi dissi posso inviare solo le opere, come altre volte ho fatto…
Poi ho pensato di non privarmi di un’opportunità in una città tanto importante
ed ho deciso quindi di partecipare, anche fisicamente.

Successivamente pensai all’opera da portare e scelsi
quasi subito – ero indecisa se portare la mia rivisitazione di La tavola
calda
di Hopper, ma ci rinunciai per disguidi vari – l’Annunciazione più
rivoluzionaria che io abbia mai visto. Si tratta dell’affresco che Jacopo
Carucci, in arte Pontormo, dipinse sulla parete d’ingresso nella Chiesa di
Santa Maria Felicita a Firenze.

È rivoluzionaria perché a differenza della tradizione che
vede l’angelo in alto con lo sguardo rivolto in basso, mentre Maria è con lo
sguardo alzato verso l’angelo; o tutt’al più i due personaggi sono sullo stesso
piano…

Qui ci troviamo in un altro ordine di cose: Maria in alto che
sale le scale, si ferma improvvisamente e si volta di scatto verso destra
perché richiamata dalla voce di qualcuno che la chiama…

Ecco l’Angelo che dal basso le dice Ave piena di grazia!
Il Signore è con te
.

Nella chiesa fiorentina i due personaggi sono divisi da un
tabernacolo che qui non è stato ricreato, viene però ripresentata la stessa
posizione dei personaggi.

Usai nella pittura ad acquerelli di entrambi i personaggi dei
colori molto preziosi e che quindi si usano raramente: per il velo di Maria
usai per rendere il colore intenso e limpido e pregiato il color lapislazzulo,
mentre per realizzare le pieghe ed il tessuto della sua veste il color cinabro.
Lo stesso cinabro, molto più diluito lo usai 
per completare la veste dell’Angelo.

Più che Maria – che fu una donna come me – e quindi umana,
volli creare l’Angelo con tratti del viso e degli arti evanescenti e non
definiti; come se non avesse forma e fosse solo luce.

Fui soddisfatta della mia opera.

Il messaggio che voglio comunicare è che la chiamata di
Dio ti coglie sempre alla sprovvista, avviene nella quotidianità, mentre stai
facendo o sei preoccupato da altre cose, non te lo aspetti mai.

Creai singolarmente le due opere in modo singolo a
distanza di un anno l’una dall’altra e da sei o sette mesi ho deciso di unirle;
in questo modo posso avvicinarmi maggiormente alla mia città preferita col
cuore.



 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti
o tematiche che vorresti esplorare?

È una domanda a cui non
penso, generalmente perché poi le ispirazioni non mancano e cerco sempre di
seguire quelle del momento.

Dal punto di vista della
pittura ho ancora 5 opere da terminare per il mio libro sull’Arte, più poi 2 o
3 per lavori autonomi. Dovrò fare quelle prima di dedicarmi ad altro.

Per ora non sento l’esigenza
di cambiare registro, anche perché non mi precludo alcuna tecnica, anche se non
ho mai provato, né voglio cominciare a farlo, l’acrilico, che è il cugino
povero dell’olio e preferisco impratichirmi con esso; per la precisione io non
uso olio in tubetto, ma miscelo l’olio con i pigmenti. Modo di procedere che ho
imparato ad usare nella scuola fiorentina di restauro, di cui ho seguito i
sette mesi del primo anno. So creare opere ad olio solo in questo modo, che mi
sembra sia il più raffinato.

Per questo non desidero
sperimentare altro, anche se sono aperta al nuovo. Ma la verità è che ho capito
che in tutte le tecniche che ho imparato, fondamentale è la pratica.

Quella non mancherà mai nella
mia vita.








Contatti


Email adri.finazzi@gmail.com

Instagram adfi_1978

Sono Adriana Finazzi, nacqui a
Seriate (BG) il 06 novembre 1978.

Ho sempre vissuto in campagna,
vivendo una vita semplice e quotidiana. Ho sempre desiderato essere
un’insegnante; infatti seguii la scuola magistrale ‘Paolina Secco Suardo’ dove mi
diplomai nel luglio 1996. Dopo aver fatto l’anno integrativo ed aver tentato a
Milano la frequenza dell’Università Statale per un anno ed un solo esame,
cominciai a lavorare in un asilo come insegnante.

Il 4 giugno 2000 accadde un
incidente molto grave che mi portò a vivere un periodo di coma di due mesi e
mezzo. Cominciai la riabilitazione (molte erano le mie fratture ed ebbi anche
un trauma cranico che mi lascerà per sempre una parlata ‘da cartoni animati’) e
mi ristabilii in parte, tant’è che volli cominciare ancora l’università, giunta
qui a Bergamo, dove mi laureai nella facoltà quinquennale di ‘Culture Moderne
Comparate’ il 21 marzo 2013.

Stetti 4 anni a vegetare nel limbo
della vita, finché nel novembre 2017 cominciai a lavorare nelle scuole elementari,
come insegnante di sostegno.

Non ero felice e volevo cambiare,
ne avevo bisogno e così decisi di andare a Firenze a seguire una scuola che ti
preparava al restauro della carta o delle pergamene.

Io, che ho sempre amato i libri,
non potevo compiere tutti i passaggi utili per diventare una restauratrice di
beni tanto preziosi quanto i libri, perché avevo dei seri problemi fisici.

Cominciai le lezioni il 12 gennaio
2022. Finii il primo anno a luglio e poi tornai da Bergamo a Firenze ad ottobre
per seguire però solo la lezione di disegno, aggiungendovene un’altra.

Rimasi 10 mesi (fino al 4 luglio
2023) facendo solo 8 ore di disegno la settimana, ma andavo in Biblioteca
Nazionale a scrivere e a leggere, facevo visite, passavo per le strade di
quella città, non uscivo la sera perché sola avevo paura e non volevo obbligare
persone a starmi appresso. Mi è sempre stata cara la mia autonomia.

Quell’anno e mezzo è il tempo più
importante che io abbia vissuto nella mia misera vita che rischiava di
procedere nella noiosità di una vita che non riconosci più come tua, ma che tu
stesso hai fatto diventare così.

Sono molto soddisfatta di aver
avuto il coraggio di buttarmi, nonostante tutti i pericoli ed i problemi
connessi.

Da allora SO DI ESSERE UN’ARTISTA.





































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Rita Maurizi Libertà e Spontaneità nell’Arte come Via di Espressione

 L’ArteCheMiPiace – Interviste


















Rita Maurizi


Libertà e Spontaneità nell’Arte come Via di Espressione



di Giuseppina Irene Groccia |19|Marzo|2025|



Rita Maurizi, artista autodidatta nata a Roma e attualmente residente a L’Aquila, ha scelto un percorso artistico lontano dalle convenzioni accademiche per esprimere liberamente la sua visione del mondo. La sua arte, che predilige la tecnica dell’acrilico e dell’acquerello, oscilla tra l’astratto e il figurativo, caratterizzandosi per colori intensi che mirano a creare un impatto emotivo nell’osservatore. Il suo approccio alla pittura è spontaneo, privo di rituali, e si sviluppa senza premeditazione, con i colori che prendono forma direttamente sulla tela.

Il suo percorso è stato fortemente influenzato dalla ricerca della libertà, non solo artistica ma anche esistenziale. La libertà di essere, di scegliere senza dover giustificare le proprie scelte è il messaggio che l’artista cerca di trasmettere con ogni sua opera. Le sue opere, infatti, riflettono il suo stato emotivo, ma sono anche un’indagine metalinguistica sul rapporto tra lo spettatore e l’opera d’arte stessa, suggerendo che l’arte pittorica, anche nell’era digitale, rimane uno strumento potente di espressione e liberazione.

Rita Maurizi integra la pittura con la scrittura, unendo in sé la passione per entrambe le forme espressive. Sebbene le due nascano indipendentemente l’una dall’altra, l’artista non esclude mai la possibilità che un’opera pittorica possa essere accompagnata da versi poetici, o che una poesia possa essere trasformata in un dipinto.







Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?


Un momento che si ripete spesso nella mia vita la
depressione e la noia mi hanno portato per caso ma con una gran voglia dentro a
gettare colore su una tela.


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?


Libertà.La libertà di poter scegliere di poter essere senza
dare spiegazioni.


Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?


Preferisco l’astratto figurativo.Evoluzione in corso
d’opera.


Hai scelto consapevolmente di intraprendere un percorso artistico da autodidatta per evitare schemi accademici imposti. In che modo questa libertà ha influenzato la tua evoluzione artistica e quali sono stati i momenti più significativi di questa crescita indipendente?


Non mi piacciono gli schemi imposti non solo nell’arte,
nella vita in generale e questo da sempre, sono stata lontana dalle convenzioni
per questo non mi sono mai iscritta ad un corso d’arte pur ritenendolo
necessario per affinarsi e migliorarsi.



Il tuo animo artistico unisce pittura e scrittura, due forme espressive che spesso dialogano tra loro. Quando lavori su un’opera pittorica, capita che nascano in te parole o versi poetici che la accompagnano? O viceversa, hai mai trasformato una tua poesia in un quadro?

La poesia ancor prima della pittura è in me anche essa
spontanea e le due cose nascono indipendentemente l’una dall’altra. Se mi viene
chiesto di descrivere un mio dipinto con dei versi posso farlo tranquillamente.




Nelle tue opere emerge un’indagine metalinguistica sul rapporto tra spettatore e opera, oltre a una riflessione sulla natura dell’arte oggi. Secondo te, in un’epoca dominata dall’immagine digitale e dall’iperconnessione, l’arte pittorica può ancora essere uno strumento di libertà interiore per chi la crea e per chi la osserva?

Assolutamente si, l’arte è per me una espressione umana ed
emozionale lontana per come la vedo io dall’essere creata digitalmente.


Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?


Non ho nessun rituale, ho la tela di turno sul pavimento e
senza particolari riflessioni lascio cadere colori.




Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?


Preferisco lavorare da sola.


Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?


Mi fa piacere avere apprezzamenti  sono uno stimolo e una gratificazione enorme per me che non ho  molta autostima.


C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?


Non ce n’è una in particolare.

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?


Non posso dire io se la mia opera abbia o meno un ruolo. Spero di esserci.




Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?


Nessuna difficoltà tranne ovviamente quelle relative al sostenere i costi del materiale e delle mostre.



Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

Ho avuto esperienze in precedenti mostre con la Galleria
Leone ,mi è piaciuta l’organizzazione e la critica fatta sempre alle opere
primo motivo della scelta e poi l’evento in se ho pensato mi potesse dare una
visibilità maggiore.

Aspettative, senza ipocrisia sono di avere riscontri positivi, essere valorizzata e anche di riuscire a vendere qualche opera. Questo per avere una motivazione, oltre alla passione di andare avanti.



In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?


Opera in acrilico intitolata “Pioggia”che non ho realizzato
appositamente.La pioggia, l’acqua come “lavaggio” del passato per un nuovo
inizio.


Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?


Progetti per il futuro non saprei.






Contatti


Email ritamaurizi77@gmail.com

Facebook Maria Rita Maurizi









Rita Maurizi nasce a Roma e attualmente vive a L’Aquila. Artista autodidatta, ha intrapreso il suo percorso artistico con la volontà di esplorare la massima libertà espressiva, lontano da schemi accademici. Predilige l’uso dell’acrilico, creando opere che si collocano tra l’astratto e il figurativo, con una particolare attenzione all’uso di colori intensi, volti a generare un forte impatto emotivo nell’osservatore.

Oltre alla pittura, Rita Maurizi nutre una passione per la poesia e la scrittura, con un legame profondo tra queste forme espressive, che le permettono di esplorare e trasmettere emozioni in modo spontaneo e diretto. La sua arte, infatti, è caratterizzata dalla riflessione sul linguaggio e sul rapporto tra spettatore e opera, con una particolare indagine metalinguistica che porta l’artista a interrogarsi sul destino dell’arte e sulla sua funzione come via di libertà.

Nel corso della sua carriera, ha partecipato a numerosi eventi e mostre, tra cui il Premio Byron di Terni, Art Tour Europa a Parigi, e collettive presso gallerie prestigiose come Area Contesa d’Arte e Galleria Il Leone a Roma. La sua arte, in continua evoluzione, riflette il suo impegno a trasmettere un messaggio di autenticità, libertà e spontaneità.



















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Incidere l’Anima nel Legno con il Fuoco dell’Arte Stefania Tagliabue

 L’ArteCheMiPiace Interviste



Incidere l’Anima nel Legno con il Fuoco dell’Arte


Stefania Tagliabue




di Giuseppina Irene Groccia |17|Marzo|2025|


Stefania Tagliabue non dipinge, non scolpisce, non modella. Brucia. Incide. Scava. Il legno diventa il suo compagno di viaggio, il suo interlocutore, il suo specchio. Non un semplice supporto, ma una creatura viva con cui dialogare, a cui dare una seconda esistenza. Un tempo assi dimenticate in vecchie baite di montagna, pavimenti polverosi di cantine secolari, scarti di falegnami, oggi riemergono sotto la sua mano in un nuovo respiro visivo. Ogni fibra di noce, ciliegio o castagno porta con sé la memoria del tempo, e Stefania la ascolta, la interpreta, la trasforma.

Il pirografo supera la sua semplice funzione di strumento e diventa un’estensione del suo pensiero. Con esso, traccia percorsi di luce e ombra, scava nella materia, segna le superfici con tratti che non ammettono esitazione. La sua è un’arte fatta di lentezza, di dedizione, di un amore artigiano che resiste alle scorciatoie della modernità. Le sue mani restituiscono anima a ciò che sembrava perduto.

Nei suoi lavori, il figurativo si fa racconto, evocazione di mondi sospesi tra la realtà e la visione interiore. I suoi paesaggi montani, gli animali, i volti sacri non sono semplici riproduzioni: sono confessioni. Ogni tratto inciso è un frammento di esperienza, ogni tocco di colore è una nota di sentimento che esalta la combustione sottostante. L’uso dell’acrilico, parsimonioso e mai invasivo, amplifica la profondità del disegno, rafforza la tensione tra il chiaroscuro bruciato e il bagliore cromatico. E poi c’è il nero, quel nero assoluto che l’artista ottiene annerendo i bordi e gli sfondi con la punta del pirografo, un nero scavato e non semplicemente apposto, un nero che non è solo assenza di luce ma materia stessa dell’immagine.

La sua ricerca è un percorso interiore che si fa forma visibile, un viaggio nel tempo e nella memoria, dove il passato delle tavole incontra il presente dell’artista e si proietta in un futuro di bellezza inattesa. Stefania Tagliabue restituisce la natura al suo stato più puro, in un equilibrio perfetto tra gesto umano e voce della materia. L’arte, per lei è una questione di ascolto e chi osserva le sue opere non può fare a meno di tendere l’orecchio.

Per comprendere più a fondo il percorso artistico di Stefania Tagliabue, le sue ispirazioni e il suo rapporto intimo con la materia, le abbiamo rivolto alcune domande. Ecco cosa ci ha raccontato.

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

 

Il mio percorso artistico,
inteso nel suo senso più ampio, è iniziato fin da quando ero bambina.
Già in tenera età mi divertivo a “dipingere” coi pennelli di mio nonno, intinti
nell’acqua, su pilastri di cemento. Mi affascinava vedere il grigio chiaro del
cemento scurirsi al contatto con l’acqua, consentendomi di realizzare dei
semplici disegni. Ho ricevuto incoraggiamenti e apprezzamenti lungo tutto il
mio percorso scolastico, fino ad approdare al liceo artistico dove ho potuto
approfondire le tecniche, la storia dell’arte e le diverse forme espressive.
Proprio durante gli anni del liceo ho frequentato un corso di ceramica,
appassionandomi agli elementi naturali e comprendendo che avevo bisogno del
contatto diretto con la materia per esprimere al meglio me stessa.

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

 

Le mie emozioni. Quando lavoro, per me l’importante è
esternare le sensazioni che provo o che ho provato in determinati momenti della
mia vita, trasmettendole attraverso una materiale vivo come il legno. 

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

 

Lo stile è indubbiamente figurativo, con la passione innata
per i dettagli come per esempio gli occhi o alcune sfumature del disegno, che
mi fanno perdere nella realizzazione maniacale del particolare. L’evoluzione
dello stile è avvenuta di pari passo alla migliore conoscenza del materiale che
uso e all’utilizzo di strumenti sempre più perfezionati, che mi hanno
consentito di affinare la tecnica e di creare immagini maggiormente pulite e
chiare. 

 


 

La pirografia è una tecnica artistica particolare e meno
diffusa rispetto ad altre forme d’arte visiva. Cosa ti ha attratta verso questa
modalità espressiva e come hai sviluppato nel tempo la tua tecnica?

 

Il legno è un materiale vivo e in continua evoluzione, e
questo mi ha sempre affascinato. Entrare in contatto con una tavola di legno mi
procura emozioni che trasmetto al supporto man mano che il lavoro procede.
Dalle prime opere sperimentali, realizzate su legni giovani prodotti in serie,
sono passata alla ricerca di materiali più particolari e unici, come per
esempio tavolati antichi a volte abbandonati come materiale di scarto. La
tecnica si è quindi evoluta anche in base alla densità, alla compattezza, al
colore ed alla forma del supporto, diverso ogni volta.

 

 

Tante delle tue opere hanno ricevuto grande apprezzamento
per la tua capacità di valorizzare il paesaggio attraverso il pirografo e l’uso
del legno antico. Come scegli i materiali su cui lavorare e in che modo il
supporto influenza il risultato finale?

 

Ho la fortuna di abitare in una bellissima zona a due passi
dalle montagne, ricca di paesaggi spettacolari in tutte le stagioni. Questo mi
ha portato molte volte a passeggiare fra sentieri e alpeggi nei quali molte
baite sono state abbandonate e lasciate in rovina. Parlando con i proprietari,
spesso riesco a procurarmi assiti vecchi anche di secoli, tarlati e impolverati,
che in seguito tratto e bonifico prima di dedicarmi al disegno. Già in questa
fase preparatoria inizia il mio dialogo con il supporto, è lui a comunicarmi
l’immagine che deve essere rappresentata e che anch’io scopro solo al termine
dell’opera. Ogni tipo di legno reagisce al fuoco in modo diverso, anche in base
alla sua età, e così se il ciliegio è tenero, uniforme anche nel colore e più
facile da incidere, un supporto in noce (soprattutto se antico) rimane molto
più denso, scuro e a volte mette a dura prova la resistenza delle punte del
pirografo. Anche la finitura con il colore può essere una sorpresa, a seconda
di come il legno reagisce e assorbe, e quindi l’intero processo è un dialogo
continuo nel quale anche il supporto esprime la sua natura. 


 


 



Lavorare con il
fuoco e il legno offre possibilità uniche, ma anche tanti inconvenienti. Quali
sono le difficoltà maggiori di questa tecnica e come li affronti?

 

Le difficoltà principali derivano dal tipo di legno usato,
che come detto reagisce al fuoco in modo diverso. Per esempio ho completamente
escluso supporti in pino, abete o larice, anche se facili da reperire e con un
colore adatto, perché sono troppo resinosi e con venature di densità diversa.
Sono sempre alla ricerca di nuovi materiali, e trovo il legno di mimosa molto
interessante e di facile lavorazione, al contrario dell’acacia che è durissimo
e molto complesso da incidere. La pirografia è una tecnica nella quale i segni
tracciati sono incancellabili, quando intervengo devo essere sicura del
risultato perché in caso di errore non si possono togliere i tratti ma solo
aggiungerne di nuovi per correggere.

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

 

Sicuramente la natura è la principale fonte di ispirazione
per le opere paesaggistiche, mentre per i ritratti sono la realtà e gli stati d’animo
ad animare l’esecuzione. I volti in particolare devono trasmettere a chi lo
guarda l’intensità dello stato d’animo vissuto dal soggetto nel momento in cui
viene rappresentato. La mia visione è stata senza dubbio influenzata dai grandi
classici del passato, dal Rinascimento all’Impressionismo. Tra i miei ideali ci
sono i colori caldi di Van Gogh o le tinte fosche e i giochi di luce di
Caravaggio.

 

 




Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Alla base del processo creativo c’è prima di tutto lo stato
emotivo del momento, dal quale nascono gli spunti e le idee. Posso per esempio
ricordare uno dei primi lavori in cui un impeto di rabbia ha dato vita alla rappresentazione
di un leone inferocito, con le fauci spalancate in un ruggito silenzioso. Non
seguo rituali particolari, ma un sottofondo musicale idoneo basato
principalmente su suoni della natura è essenziale per lasciar fluire l’energia
e la creatività necessarie.

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Sia la tipologia della tecnica che utilizzo e sia la mia
natura introversa mi portano a cercare la solitudine durante la creazione di
opere, e in questo modo posso perdermi nel mio mondo isolandomi dal tempo e
dallo spazio. Ogni volta rimango sorpresa dal lavoro che riesco a realizzare.

 

 


 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Una delle opere più significative è senza dubbio “Sipario”,
realizzata su un assito di noce recuperato dalla pavimentazione di una baita
del XVII secolo e che misura 74 x 44 cm. Si tratta della rappresentazione del
sipario originale del teatro Galletti di Domodossola, realizzato su tela di
lino nel 1882 da un pittore locale e che attualmente è esposto in un museo
cittadino dopo il suo restauro. Nel momento in cui ho potuto ammirare la grande
tela ho provato una fortissima emozione, poiché l’opera immortala lo spaccato
di una giornata di mercato a fine Ottocento, in una piazza le cui origini
risalgono a prima dell’anno Mille, tra le caratteristiche torrette e persone
che indossano abiti tipici delle valli circostanti. La base pirografata è stata
arricchita da colori vivaci che fanno risaltare i tratti bruciati integrandosi
con le naturali imperfezioni del supporto antico e di forma irregolare. L’opera
è stata concepita come un omaggio alla città che mi ha adottata tanti anni fa.

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

L’arte, in ogni sua forma, è la linfa vitale del mondo.
Ogni epoca, anche quella contemporanea, necessita di espressioni artistiche,
che rappresentano il risultato di quello che siamo come esseri umani. Spero che
il mio lavoro possa donare emozioni e sensazioni positive in chi lo osserva.

 

 

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?


Ho scelto di partecipare perché mi è parsa una grande
opportunità di crescita per come è stata presentata, in una città dove ogni
angolo nasconde tesori artistici. La mia principale aspettativa è il confronto
con modi diversi di intendere e rappresentare l’arte, con mente aperta e
desiderosa di continuare ad imparare. L’arricchimento personale deriva anche e
soprattutto dalla conoscenza di altri artisti e dai loro modi di interpretare
l’arte, come è già avvenuto in altre occasioni simili.

 



 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte
all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre?
Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

 

Il tema dell’Expò è la ricerca, e in questo ambito ho
deciso di rappresentare su un supporto ricavato da un’antica trave di castagno
una mia esperienza personale. L’opera riproduce un alpeggio in valle Antigorio,
a due passi dal confine svizzero, visitato in una giornata di fine inverno poco
dopo una copiosa nevicata. Durante la passeggiata solitaria alla ricerca del silenzio,
tra le poche baite sormontate da alte montagne, ho osservato le impronte
lasciate nella neve fresca e ho immaginato un percorso senza origine né
destinazione alla ricerca di me nel profondo del mio animo. Oltre il bianco e
il freddo del paesaggio innevato, che rappresenta un momento difficile della
mia vita, la luce del sole che filtra attraverso le nuvole mi porta a sperare
che la serenità che sto cercando sia sempre più vicina.

 



 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

L’ambizione è quella di
migliorarmi sempre di più, esplorando anche altre tecniche e nuovi materiali.
Non mi dispiacerebbe cimentarmi con le trasparenze dell’acquarello, o tornare a
immergere le mani nella creta.


Contatti


Email steathena33@gmail.com

Facebook Stefania Tagliabue

Instagram steathena33

Stefania
Tagliabue
nasce a Varallo (VC). Nel quadriennio 1980 – 1984 frequenta il liceo
artistico Felice Casorati di Novara. Il ritorno al mondo artistico avviene solo
dal 2019, e nell’ultimo quinquennio alcune opere sono state esposte presso la
mostra collettiva della Fabbrica di Villadossola (2021 – 2022 – 2023), la
galleria d’arte La Fenice di Arona (2023) e la galleria d’arte Spazio Macos di
Messina (2025). Ha partecipato alla II Biennale d’arte contemporanea di Varallo
(VC) del 2024, vincendo il premio della critica con le opere “Sipario” e “Il
Sacro Monte di Varallo”. Ha di recente partecipato alla V edizione del Premio
Internazionale Catalani di pittura, scultura, fotografia e digital art, svoltosi a Messina nel febbraio di quest’anno,
vincendo il terzo premio assoluto e classificandosi al primo posto fra le opere
figurative.

La
tecnica scelta è quella della pirografia su legno, con la decisione di
utilizzare supporti quanto più possibile unici, frutto della ricerca di pezzi
particolari presso laboratori di falegnami o anche presso privati (baite di
montagna, cantine), recuperando in questo modo legni talvolta molto antichi e
dimenticati ai quali viene ridata una nuova vita dopo un accurato trattamento
di bonifica e di finitura. Dopo decenni di abbandono, ecco quindi tavole di
noce, di ciliegio, di castagno e di acero diventare la base di opere sulle
quali la punta del pirografo traccia migliaia di tratti che formano paesaggi di
montagna, animali riprodotti nei minimi dettagli, volti sacri che commuovono e
stupiscono per gli accuratissimi dettagli.

A
completamento delle opere, vengono spesso utilizzati colori acrilici che
esaltano l’intera immagine o una parte di essa, anche solo lievi tocchi di
bianco sono sufficienti per rafforzare i tratti bruciati di volti e paesaggi. Quasi
sempre i bordi o gli sfondi delle tavole vengono anneriti dall’artista con la
punta del pirografo, che con precisione maniacale riesce a creare un crudo
contrasto col resto dell’opera scavando minuscoli ma numerosissimi solchi
tracciati uno a uno evitando l’uso del bruciatore, che annerisce sì rapidamente
ma in maniera molto più anonima. Tutti i tratti lasciati sul legno non sono
semplici bruciature ottenute sfiorando la superficie del supporto, ma risultano
profondamente incisi, quasi scavati con la punta incandescente, ed il risultato
che ne emerge sono piccoli solchi che esaltano la tridimensionalità del
disegno. L’effetto finale è di sicuro impatto emotivo, e le finiture con il
solidificante per legno garantiscono una nuova, lunga vita ad affascinanti
supporti che diversamente sarebbero quasi certamente finiti in un camino o in
discarica.  








©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Un viaggio tra Materia e Spirito L’Arte di Sara Asquini

 L’ArteCheMiPiace – Interviste








Un viaggio tra Materia e Spirito


L’Arte di Sara Asquini







di Giuseppina Irene Groccia |16|Marzo|2025|

Il percorso artistico di Sara Asquini è un viaggio sensoriale che affonda le radici in un’intima necessità espressiva, maturata nel tempo attraverso un’attenta sperimentazione di tecniche e materiali. Partendo dalla decorazione su vetro e cristallo, la sua ricerca l’ha portata a collaborare con maestri ceramisti del Friuli Venezia Giulia, per poi approdare alla pittura, ambito in cui la sua visione artistica si è consolidata in un linguaggio personale e riconoscibile.

Le opere di questa artista sono un’alchimia tra corpo e anima, tra luce e ombra, tra il tangibile e l’etereo. La figura femminile è al centro della sua poetica, rappresentata non come semplice soggetto, ma come simbolo di una forza primordiale, evocatrice di bellezza e profondità emotiva. Le sue “donne mondo” emergono dalle tele con una presenza quasi scultorea, grazie all’uso di materiali come il carboncino, i piombi colorati e gli acrilici in rilievo, che conferiscono alla superficie una matericità palpabile.

Il colore, elemento fondamentale nella sua ricerca, è studiato con precisione: ogni tonalità diventa strumento narrativo, veicolo di emozioni e introspezione. In opere come Donna Colori, la fusione tra forma e cromatismo si fa potente simbolo di rinascita interiore, mentre in Donna Silenzio il dialogo tra ombre e trasparenze trasmette una dimensione contemplativa, sospesa tra parola e silenzio.

Il suo linguaggio pittorico si inserisce in un dialogo ideale con grandi maestri del passato: la sensualità plastica di Tamara de Lempicka, la carica simbolica di Gustav Klimt, l’introspezione di Frida Kahlo. Tuttavia, la sua ricerca non si limita a un’eco stilistica, ma si declina in un’espressione autentica, radicata in un’esperienza artistica vissuta come necessità di comunicazione e crescita.

La sua presenza in eventi artistici internazionali, tra cui l’esposizione a Barcellona e le mostre presso la Galleria Dantebus di Firenze e Roma, conferma il valore della sua produzione e il desiderio di aprirsi a nuove esperienze. La partecipazione a Everland Art – Percorsi di Ricerca presso la Galleria Il Leone rappresenta un ulteriore tassello del suo cammino, in cui l’arte continua a essere ponte tra emozione, materia e spirito.

Per comprendere meglio la sua visione artistica e il percorso che l’ha portata a sviluppare il suo stile, riportiamo di seguito un’intervista in cui l’artista racconta in prima persona le sue ispirazioni, il suo processo creativo e il significato profondo delle sue opere.





Puoi
raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’ e’ stato un  momento o un evento particolare che ti ha
spinto verso l’ arte?

 

Ho
iniziato il mio percorso artistico terminati gli studi come decoratrice di
vetro e cristallo presso una rinomata azienda. Nel corso degli anni ho
collaborato con numerosi ceramisti del friuli venezia giulia, consolidando la
mia esperienza nel mondo dell’ arte della ceramica. La mia passione per l’ arte
e’ intrinseca alla mia personalita’ e questo mi ha guidato constantemente nella
mia ricerca di un’ espressione artistica. Attualmente mi sono specializzata
nella creazione di dipinti artistici, utilizzando una vasta gamma di tecniche
decorative che spaziano dai ritratti a carboncino, fino all’ uso di colori
acrilici e piombi in rilievo.

L’
anno scorso con l’opera donna colori ho 
partecipato ricevendo un attestato di merito artistico a Barcellona
nella citta’ di Gaudì, quest’anno ho esposto 
le mie opere nella galleria d’arte Dantebus a Firenze con “donna colori“, a Roma in Via Margutta presso la galleria Dantebus con “donna silenzio“,
a Firenze nella galleria Dantebus con quattro opere “donna di luce e ombra“, “donna azzurro“, “donna fuoco e cielo” e “donna fiamme d’autunno”.

La
mia passione per l’ arte nasce da piccolissima, ho passato la mia infazia fino
ad oggi a creare ogni forma di espressione artistica  ed e’ diventata per me un modo per esplorare,
comunicare e dare vita alle emozioni che porto dentro di me.

 

Qual
e’ il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue
opere?

 

La
mia arte e’ un incontro tra l’ etereo e il tangibile, un viaggio attraverso la
femminilità, che diventa energia primordiale, un‘ alchimia tra carne e colore,
tra materia e spirito, tra corpo ed anima. Le donne che dipingo non sono donne
oggetto ma donne mondo, portatrici di bellezza.

 



Come
descriveresti il tuo stile artistico e come si evoluto nel corso del tempo?

 

Sono
una pittrice polivalente. Le mie opere sono monocromatiche con un uso di
polvere di carboncino, colori acrilici in rilievo, piombi colorati per ottenere
una materecità palpabile ricca di sfumature.




Il
tuo percorso artistico ha attraversato molteplici forme d’ arte, dalla
decorazione su vetro e ceramica fino alla pittura e alle creazioni di abiti
personalizzati. In che modo queste esperienze hanno influenzato il tuo stile e
la tua visione artistica attuale?

 

Il
mio percorso artistico e’ stato vasto, intenso e complesso. Ho esplorato vaste
tecniche d’arte fino ad arrivare a rendermi un’ artista a tutto tondo, capace
di emozionare ed infondere una materecità palpabile, fino a renderla un‘
esperienza sensoriale completa.


Le
figure femminili che dipingi sembrano incarnare forze primordiali, emozioni
profonde e una connessione tra corpo e anima. C’ è un messaggio particolare
che vuoi trasmettere attraverso queste rappresentazioni della femminilità?

 

La
mia arte e’ un viaggio attraverso la femmilinità che diventa energia
primordiale, un‘ alchimia tra carne e colore, tra materia e spirito, tra corpo
ed anima. E proprio in questa mia capacità evocativa si svelano le mie donne,
creature che valicano i limiti del tempo e dello spazio.

 

Nei
tuoi dipinti il colore ha un ruolo centrale, quasi simbolico, con contrasti
netti tra luce e ombra, tra fuoco e vento. Come scegli le tonalità e gli
elementi cromatici per le tue opere? Si tratta di un processo istintivo o di
una ricerca precisa e strutturata?

 

Ogni
dipinto ha uno studio ben mirato nei piccoli particolari. Scelgo il tipo di
donna che voglio rappresentare e cerco di fondere sulla tela colori,
espressione e di creare un‘ esperienza visiva, un dialogo di forme, di colori
con diverse tecniche prospettive.


 



Quali
sono le principali fonti di inspirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti
movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua
visione?

I
miei dipinti ricordano la sensualita’ di De Lempicka, la forza evocativa di Klimt e l’ introspezione di Kahlo.

Per
me la pittura è poesia visiva, una ricerca di un equilibrio tra staticità,
forma e colore.

 

Qual
e’ il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche
o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Le
tecniche che uso normalmente sono: carboncino, colori acrilici, piombi
colorati e vernici varie.

 



Preferisci
lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti
collettivi, come workshop o eventi d’ arte?

 

Preferisco
lavorare su tela in lino in solitudine.

 

Come
vivi il rapporto tra l’ arte e il pubblico? In che modo il feedback o le
reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Mentre
dipingo mi estraneo dal mondo che mi circonda e la solitudine mi aiuta in tutto
cio’.

 

C’e’
un’ opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente
significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

L’
opera piu’ significativa per me e’ “donna colori“. L’ ho dipinta in un
momento molto delicato della mia vita, dove finalmente stavo vedendo la luce.

In
quest’ opera il volto della donna emerge come una scultura mentre i suoi occhi
in primo piano lasciano allo spettatore il compito di decifrare il mistero, lo
stupore.



 

Come
vedi il ruolo dell’ arte nella societa’ contemporanea? Pensi che il tuo lavoro
contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

In
questa societa’ contemporanea penso che il mio ruolo sia quello di offrire una
visione unica e personale, cercando di stimolare riflessioni ed emozioni con le
mie donne nei spettatori.

Penso
che l’ arte sia uno strumento potente  per comunicare.

 

Quali
sono le maggiori difficolta’ che hai affrontato come artista e come le hai
superate?

 

Come
artista non ho avuto nessuna difficolta’, perche’ ho sempre visto l’ arte come
forma di comunicazione e confronto.




Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

Come
artista sona alla ricerca di percorsi nuovi, di visibilità, di comunicazione, di
crescita creativa ed artistica.

L’
evento “Everland Art“ presso la galleria “Il Leone“ di Roma è perfetto per
le mie aspettative di crescita e visibilità.

 

In
che modo hai deciso di presentare la tua arte all’ interno di questo percorso
espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo
creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’e’ un significato o
un messaggio particolare che volevi trasmetere attraverso di esse?

 

Per
questo percorso espositivo ho scelto “donna silenzio“.

Questa
opera rappresenta l’ essenza della riflessione e dell’ introspezione,
trasformando il silenzio in un potente messaggio di emozioni tra spirito e
materia, tra veli e rilevazioni… le nostre parole o il nostro silenzio?

 



Quali
progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che
vorresti esplorare?

 

Per
il mio futuro uno degli obbiettivi principali è quello di continuare ad
emozionare attraverso mostre ed eventi nazionali ed internazionali, con le
donne di Sara, creature che valicano i limiti del tempo e dello spazio.

 

 

 







 

 

 

Contatti

 

Sito Web www.sara-artcollection.it

Email asquini.sara70@gmail.com

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Sara Asquini (nata a Faido, Svizzera) è un’artista specializzata in tecniche miste, laureata all’Accademia di Belle Arti. La sua ricerca pittorica si distingue per l’uso di polvere di carboncino e colori acrilici, che conferiscono alle sue opere una matericità palpabile. Con l’opera Donna Colori ha ottenuto un attestato di merito artistico a Barcellona, nella città di Gaudí, consolidando il suo percorso nel panorama artistico internazionale.

 
















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Emozione e Creazione L’arte di Katrien Vanderkelen

   L’ArteCheMiPiace – Interviste

Emozione e Creazione

L’arte di Katrien Vanderkelen





di Giuseppina Irene Groccia |15|Marzo|2025|

Katrien Vanderkelen, artista belga trapiantata in Spagna, è una creativa che, attraverso il suo lavoro, ci invita a esplorare il mondo interiore e il legame profondo con la natura. La sua arte si sviluppa come un filo rosso che intreccia memoria, emozione e resilienza. Fin dall’infanzia, la passione per l’arte è stata parte integrante della sua vita, ma è stato un evento doloroso e trasformativo che ha rinvigorito e intensificato la sua dedizione creativa.

Le sue opere, spesso caratterizzate da una forte componente narrativa, si alimentano di un linguaggio visivo che fonde il sogno con la realtà. La nostalgia, la fragilità e la potenza della vita sono temi ricorrenti nei suoi lavori, che utilizzano materiali grezzi come argilla, tela e acrilico, portando in scena un mondo di emozioni potenti e viscerali. La terra, con i suoi colori terrosi, e il cielo, con il blu profondo, diventano simboli di forze naturali universali che riflettono sia la bellezza che la forza dell’esistenza umana.

Katrien Vanderkelen considera l’arte come una forma di salvezza, un mezzo per esprimere il dolore, ma anche per trasmettere un messaggio di speranza. In particolare, la sua serie “La Madre Terra e le 5 sorelle” esplora temi di maternità e resilienza, in un contesto di urgenza ecologica e sociale. Con il suo lavoro, l’artista ci invita a riflettere sull’importanza di prendersi cura della Terra e delle relazioni umane, ricordandoci che la bellezza può emergere anche nei momenti di maggiore sofferenza.

Nel suo percorso, il bisogno di esprimere se stessa ha superato il timore di esporsi, alimentato dal supporto di persone care. La sua arte è un viaggio continuo di riscoperta, dove ogni opera diventa una dichiarazione di vita, una testimonianza di coraggio e di passione, che non smette mai di ardere.

Sarà lei stessa a raccontarsi attraverso le sue parole, svelando un percorso artistico e personale che unisce sogni, emozioni e una resilienza che ha radici profonde nella sua vita e nel suo lavoro.

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?


Sì, il mio percorso artistico è iniziato in età
abbastanza giovane.

Matite, pennarelli, vernice, carta, era sempre
presente.

La mia defunta madre aveva il talento unico di
portarci nel suo magico mondo di narrazione. Insieme abbiamo lasciato andare il
nostro mondo onirico, storie disegnate che hanno preso vita su carta. Idee
colorate e dipinte si sono unite per creare un’opera.

Credo di aver ereditato la sua passione per l’arte,
l’arte in tutte le sue forme.

Le storie creano la fantasia, la fantasia crea l’arte.


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?


Il mio messaggio che cerco di trasmettere in tutte le
mie opere è semplicemente la vita.

Le emozioni che la vita porta con sé, come essere
umano, come madre.

La felicità, la perdita

Nostalgia, future

 



Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?


Descriverei il mio stile artistico come fantasia, ma sempre con un
messaggio. Uso l’argilla nella sua forma grezza, ogni forma grezza ha la sua
pura bellezza, i pezzi grezzi fanno un tutt’uno insieme. Riflette sia la
fragilità che la forza del mio lavoro.



Nel tuo racconto emerge un filo conduttore fatto di emozioni, nostalgia e resilienza. Quando hai sentito, nel profondo, che era il momento di riaprire quella porta che conduce al tuo “bellissimo mondo meraviglioso”? C’è stato un evento o un istante preciso che ha acceso di nuovo la scintilla?


La mia storia, infatti, è intessuta di un filo
conduttore.

La nostalgia, le emozioni e la resilienza sono molto
importanti nelle mie opere.

La scintilla non si spense mai, covava
silenziosamente.

In un modo che non augurerei a nessuno, la mia
scintilla si è risvegliata violentemente. Il mio mondo ha smesso di girare, del
tutto inaspettatamente, mio figlio è morto.

Dovevo esprimere tutto il mio dolore, il mio dolore…

L’arte è stata la mia salvezza.

 


Parli dei colori che “profumano” e dell’arte che sembra avere un’essenza quasi sensoriale nella tua vita. Come riesci a trasformare queste sensazioni in opere? Esiste un colore, una tecnica o un materiale che per te rappresenta meglio la rinascita artistica che hai vissuto?


So che puoi sentire l’odore dei colori. Pazzesco vero?

Ti faccio un esempio di rosso, mi ricorda l’odore
gustoso di una fragola.

Profumi e colori sono vicini l’uno all’altro.

I colori che uso attualmente sono il blu, il bianco,
l’oro, la terracota, il marrone e il nero.

Per me, i colori terracota, marrone, nero e oro
rappresentano la potenza della terra.

I toni del blu rappresentano la potenza, lo splendore
del cielo.

Al momento sto lavorando ad un’opera con colori più
caldi, intendo dire che solo un artista lavora con sentimento, subiamo diverse
rinascite nel nostro percorso artistico.

Argilla, continuo a trovare un materiale fantastico,
semplice eppure così potente.
 






Hai descritto la tua passione come un fuoco che non si è mai spento, nemmeno nei momenti più difficili. Guardando il tuo percorso, pensi che sia stato l’arte a ritrovarti o sei stata tu a ritrovare l’arte? E oggi, cosa vorresti dire a quella bambina che intrecciava sogni con il filo di ragno rosso?


Il fuoco in me non si è mai spento, la passione può
essere nascosta, ma quando è il momento giusto, il fuoco divampa e la passione
torna più intensa che mai.

Ho ritrovato l’arte. Il mio io, è reduce da una
lunghissima assenza.

Oggi vorrei dire a quella bambina che tesseva i suoi
sogni con il filo di ragno rosso: 

 Non nascondere mai la tua passione, per niente e per
nessuno.

 Non intrecciare sogni con il filo del ragno rosso, ma
realizza i tuoi sogni!

 


Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?


Ogni mattina mi godo il bellissimo panorama, le
montagne, la natura.

Ogni sera mi meraviglio del nostro bellissimo cielo
stellato.

La natura fa parte della mia arte. Offre una tavolozza
di colori, ogni giorno, leggermente diversa.

L’argilla, le pietre, il legno, sono materiali che mi
piace usare. Riunire questi in 1 intero rende la mia giornata speciale.





Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?


Preferisco lavorare da sola, nel mio studio, la mia
musica, i miei pensieri, i materiali che mi circondano.

I materiali che preferisco utilizzare sono la tela, i
pannelli di legno in combinazione con l’argilla e la vernice. La mia
ispirazione viene principalmente dal mio pensiero e dalla mia natura.


Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?


I feedback, le reazioni delle persone che mi stanno a
cuore sono molto importanti per me.

Ogni volta che inizio un nuovo lavoro, la mia più cara
amica riceve una serie di foto, domande, messaggi.

Che ne pensi? Colori buoni? Lavoro?…

Quindi sì, il feedback è importante per un artista, mi
aiuta anche a crescere.

Un artista crea la sua opera, ha le sue emozioni in
essa, il dono più bello è che il pubblico possa capire e sentire il tuo lavoro.





C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?


Certo in memoria di Senne, la mia bambina del sole.

Ho chiamato questa visita di lavoro al vostro mondo,
dove ora vivete.

Era così semplice, puro di cuore, figlio mio.

La storia di questo lavoro,

Ho progettato, creato un mondo dove ci si può
incontrare.

Attraverso questo lavoro, ho creato un mondo per lui,
dove è felice, senza dolore, senza tristezza. 



Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?


L’arte nella società odierna è necessaria.

Viviamo in un mondo di performance.

La società di oggi ci ha portato un sacco di
progresso,

Il progresso ha anche assicurato che non ci fosse più
riposo.

La società non dorme più, il traffico diurno e
notturno, la folla,…

L’arte ci offre spazio per respirare, tempo per
rilassarci,

Porta coraggio, passione, colori e forza che la nostra
società contemporanea può utilizzare.

Spero di sì, che il mio lavoro possa contribuire in
qualche modo alla nostra società contemporanea. C’è sempre un messaggio
intessuto in esso, prenditi cura della madre terra, non implorare il libro per
la sua copertina,

Gli aspetti umani ordinari di cui tutti abbiamo tanto
bisogno come esseri umani.






Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?


Una delle sfide più grandi per me personalmente è stata
quella di fare il passo per rendere pubblico il mio lavoro.

Non mi piace molto essere sotto i riflettori.

L’incoraggiamento del mio amico mi ha aiutato a
superare l’ostacolo più grande.



Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?


Ho visto l’annuncio su instagram, dopo aver ricevuto
una mail dalla dottoressa Maria Cira Di Stasio, questo mi ha dato una bella
sensazione, calore.

Questo mi ha spinto a partecipare.

Le mie aspettative sono soprattutto di incontrare
nuove persone, di scoprire l’arte. Solo per poter lasciare che tutta la
bellezza, la bellezza della mostra venga da me. Buona serata! Io e mio marito
abbiamo prenotato qualche giorno in più per scoprire la bellissima Roma
(soprattutto l’arte, ma anche la storia e il cibo delizioso) tutto questo
contribuirà sicuramente ad arricchire il mio percorso artistico. 




In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?


Grazie all’incoraggiamento del mio fedele sostenitore,
il mio migliore amico; e la 
Dott.ssa Maria Cira Di Stasio, ho deciso di presentare
la mia arte all’interno di questo percorso espositivo.

Le opere che ho scelto sono: La Madre Terra e le 5 sorelle.

 

Il processo creativo nel mio lavoro di madre terra è
avvenuto, a causa della natura che sembra essere sconvolta, delle tempeste, del
tempo anomalo, degli incendi boschivi,….

C’è un doppio significato in questo per tutte le madri
tra noi, anche noi (la nostra terra) portiamo la nostra famiglia. Andiamo per
il meglio, anche se siamo stanche ed esauste, anche le madri hanno tristezza e
dolore, commettono errori, semplicemente non esiste un manuale per la vita.

 

I materiali utilizzati sono argilla, tela e acrilici.

 


 

Le 5 sorelle

 

Con questo ho cercato di mostrare nel mio lavoro che
non è solo il legame familiare che conta. Ma che tu possa considerare qualcuno
come una sorella, che ti sostiene nella buona e nella cattiva sorte, nella
buona e nella cattiva sorte.

 

Fiducia reciproca. I 2 fiori in alto a destra si
riferiscono ai nostri cari di cui dobbiamo sentire la mancanza. I fiori tra i
capelli delle sorelle ci offrono la bellezza della vita. I fiori offrono
conforto.

 

I materiali utilizzati sono acrilici e tele.





Contatti


Email katrienvanderkelen75@gmail.com

Instagram vanderkelenkatrien

 






Katrien Vanderkelen è nata in Belgio 49 anni fa, ma oggi chiama casa l’Andalusia, in Spagna. Fin da bambina, l’arte ha intessuto nella sua mente un filo invisibile, un legame profondo con la creatività che le ha permesso di immaginare e costruire un mondo meraviglioso. Un giorno, un insegnante del liceo notò questa sua attitudine e, dopo una conversazione con sua madre, le aprì la porta verso un nuovo orizzonte: l’Accademia d’Arte.

Quegli anni furono un’esperienza indimenticabile, ricca di odori, materiali e sensazioni che ancora oggi evocano in lei una dolce nostalgia. Ma, una volta terminati gli studi, la vita reale ha preso il sopravvento. La passione per l’arte è stata momentaneamente accantonata per dedicarsi alla famiglia, anche se, nei pochi momenti liberi, continuava a riemergere con forza, come un fuoco che non si spegne mai.

Il percorso che il destino aveva tracciato per lei non è stato facile, ma attraverso le difficoltà ha riscoperto la profondità delle proprie emozioni e la sua vera essenza. Oggi, dopo anni di tempeste e rinascite, l’arte è tornata a essere il cuore pulsante della sua vita. I colori, le forme, i profumi dei materiali le permettono di rivivere quel mondo meraviglioso che l’ha sempre accompagnata, dando nuova luce alla sua espressione artistica.































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Simona Carbone, in arte Blacksy Il Simbolismo della Direzione

 

Simona Carbone, in arte Blacksy


Il Simbolismo della Direzione

di Giuseppina Irene Groccia |15|Marzo|2025|

Nel panorama dell’arte contemporanea, la ricerca di un linguaggio autentico e distintivo è spesso il segno di un’artista capace di trasformare il proprio vissuto in una narrazione visiva universale. Simona Carbone, conosciuta artisticamente come Blacksy, incarna questa ricerca attraverso un percorso che si sviluppa tra la sperimentazione materica e la potenza del segno, un viaggio che affonda le radici nell’infanzia e trova nel presente una sua precisa identità estetica.

La cifra stilistica di Blacksy si fonda su una dicotomia cromatica essenziale: il bianco e il nero. Questa scelta non è puramente formale, ma rivela una poetica interiore che si nutre di contrasti, di equilibri precari e di tensioni risolte nel segno di un simbolo archetipico: la freccia. Non un semplice elemento grafico, ma un’icona che racchiude in sé il significato profondo della scelta, del cambiamento, della direzione da intraprendere nella vita.

Le sue opere astratte, costruite attraverso sovrapposizioni di materia e segni nascosti, narrano di esperienze sedimentate nel tempo, di percorsi personali che, pur cancellati, rimangono visibili in filigrana. Ogni traccia sulla tela diventa un frammento di memoria, un’impronta del vissuto, un eco di decisioni passate che hanno plasmato il suo essere. 

Blacksy si muove con consapevolezza in un contesto artistico internazionale, portando la sua visione in prestigiose collettive tra Barcellona, Milano, Roma, fino a toccare le metropoli globali di Tokyo, Dubai e New York.

Il processo creativo dell’artista è un rituale che mescola introspezione e dinamismo: dalla quiete meditativa del bastone della pioggia alla carica energetica del rock, ogni opera nasce da un equilibrio tra riflessione e impulso istintivo. Una tensione dualistica, ancora una volta, tra il bianco e il nero, tra il pensiero e il gesto, tra il passato inciso sulla tela e la freccia che punta verso il futuro.







Tra bianco e nero si snoda il viaggio artistico di Blacksy, alias Simona Carbone, dove segni, scelte e direzioni prendono forma sulla tela. In questa intervista, l’artista svela il significato nascosto dietro la sua arte e le ispirazioni che ne guidano il percorso.





Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è
stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?


Il mio percorso artistico credo cominci proprio da quando ero
bambina. Sembra un po’ strano da dire (forse anche da leggere) ma da quando ho
scoperto che l’unione tra pennarelli e fogli poteva creare qualcosa di
meraviglioso me ne sono completamente innamorata! Così da lì è iniziato un
amore che non è mai finito e credo mai finirà. Crescendo ho capito che mi
sarebbe davvero piaciuto fare l’artista, comunicare con le immagini, donare
emozioni con la mia arte.

 


Come nasce il tuo nome d’arte Blacksy?

Da quando sono adolescente mi vesto sempre di nero, è un colore che mi piace molto anche essendo io stessa una persona molto solare.

Cercando poi con il tempo la mia identità artistica ho capito che il bianco e il nero sono i miei due colori prediletti esattamente come sono io.

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare
attraverso le tue opere?

 

Le mie opere hanno un tema e un messaggio ben preciso che è quello
delle direzioni, le direzioni di vita. Le mie opere sono caratterizzate da
segni che creo e cancello ma che in ogni caso si intravedono, sono lì presenti…
quei segni sono le nostre esperienze di vita che segnano il nostro essere,
segnano ciò che siamo diventati, ci temprano o ci rendono più deboli ma sono
lì, non se ne vanno. E nonostante tutti questi segni noi dobbiamo sempre
prendere una direzione, scegliere, perché possiamo sempre scegliere chi essere
e cosa fare. Tutte le scelte che noi abbiamo fatto nella vita ci hanno portato
dove siamo ora, che ci piaccia o no.

 





Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel
corso del tempo?

Il mio stile artistico attuale è uno stile contemporaneo che mi
caratterizza particolarmente. Nel mio percorso artistico ho abbracciato diversi
stili ma solo perché volevo imparare, avevo voglia e sentivo il bisogno di
creare sperimentando con diverse tecniche.

 

La freccia è un elemento distintivo e ricorrente nelle tue opere,
simbolo di direzione e scelte di vita. Come è nato questo simbolo e in che modo
si è evoluto nel tuo percorso artistico?

 

La mia freccia è nata in un pomeriggio pieno d’ispirazione. Ero
nel mio studio a dipingere (stavo sperimentando dei nuovi materiali su tela) e
ascoltavo una delle mie canzoni preferite, avete presente una di quelle canzoni
che ti fa sentire bene? Ad un certo punto avevo creato questa base bianca con
segni che si intravedevano e così, dal nulla, ho disegnato quella che poi è
diventata il mio simbolo iconico, la freccia con due linee parallele verticali.

 

 




Hai iniziato come autodidatta, per poi affinare la tua tecnica
attraverso studi e corsi, esplorando diverse influenze e seguendo artisti da
tutto il mondo. Quali incontri o esperienze hanno avuto un impatto più profondo
sul tuo percorso artistico e sul tuo modo di creare?

 

Innanzi tutto vorrei dire che la vita da autodidatta, almeno per
me, non è stata semplice perché mi sono sempre sentita quasi in disparte nel
modo dell’arte questo perché non avevo titoli o studi accademici che in realtà
avrei sempre voluto fare ma purtroppo non ne ho avuto la possibilità. Ma la mia
vocazione, se così si vuol chiamare, mi ha spinto ogni giorno a non mollare e
la mia voglia di imparare mi ha aiutata ad essere qui oggi e parlarvi del mio
percorso artistico.

Non c’è stata un’esperienza che io ricordi più di altre, tutto
quello che ho fatto è stato un percorso bellissimo in ogni sua sfaccettatura.

 

Le tue opere hanno già attraversato luoghi prestigiosi come Casa
Milà e il Teatro Manzoni, e il 2025 ti porterà in città come Tokyo, Dubai e New
York. Come vivi questo processo di internazionalizzazione e come pensi che il
tuo linguaggio artistico possa essere recepito in culture così diverse?


Dire che sono molto felice di come sia iniziato l’anno forse sarebbe riduttivo ma eccomi qui. Se la mia arte è arrivata già così lontano credo sia un segnale positivo e credo che il messaggio venga recepito anche se non si parla la stessa lingua, questo è il bello dell’arte e della condivisione.


Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro?
Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

 

Fonte d’ispirazione per me è qualsiasi artista, sono letteralmente
affascinata da cosa una mente possa creare.

 

Se parliamo di artisti prediletti allora ne ho due: Salvador Dalì
e Picasso. Due menti geniali, non aggiungo altro.

 

 



Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere?
Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Prima di iniziare a dipingere mi siedo per terra e “suono” il
bastone della pioggia, mi rilassa tantissimo sentire e immaginare il suono
della pioggia, poi però durante la creazione ascolto musica rock (non trovate
già un po’ di bianco e nero in me?).

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione
anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Assolutamente su tela e in completa solitudine. La mia ispirazione
viene solo da me e dalla musica.

Probabilmente presto ci sarà un evento di pittura dal vivo ma
vediamo come andrà, sicuramente avrò delle cuffie in cui non mancherà la mia
playlist rock!

 

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il
feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Questa è una bellissima domanda per me. Purtroppo il giudizio del
pubblico per me conta tantissimo anche se con gli anni ho cercato di lavorare
sotto questo aspetto perché mi faceva perdere la concentrazione e spesso anche
l’ispirazione.

Quando comunichi con le immagini susciti nelle persone delle
sensazioni e ho imparato con il tempo che non posso piacere a tutti, le mie
opere non possono essere comprese e apprezzate da tutti.

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Certo che sì! E’ l’opera “New Direction” che segna proprio la mia
nuova direzione artistica, prima opera su cui è rappresentata la mia freccia.
C’è il mio cuore in quell’opera.

 



Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi
che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Come ogni forma d’arte anche la pittura contribuisce ad avere un
ruolo veramente significativo nelle nostre vite, soprattutto oggi. Ha il ruolo
nel dare e sucitare emozioni, messaggi. Il mio lavoro contribuisce nel dare
messaggi positivi a chi magari è indeciso sul proprio percorso di vita, a chi
sta vivendo un periodo di transito, un appoggio quasi spirituale verso chi non
riesce a prendere decisioni.

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista
e come le hai superate?

 

Sicuramente come ho  detto prima il fatto di essere autodidatta mi
ha fatto sentire sminuita rispetto ad altri. Ma la mia caparbietà e la mia
ispirazione mi hanno sempre guidata verso quello che davvero voglio essere.




Attualmente sei tra gli artisti selezionati per Everland
Art – Percorsi di ricerca
, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis
di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria
d’Arte ‘IL LEONE’.
 Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le
tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano
  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua
crescita creativa?

 

Sono onorata di far parte di questo bellissimo progetto perché
credo che già il fatto di esporre con artisti importanti, in un galleria di
prestigio renda il tutto per me speciale. Ecco perché credo che questa mostra
sia per me un valore aggiunto nel mio curriculum d’artista e una grande
crescita a livello professionale.

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti
o tematiche che vorresti esplorare?

 

Progetti per il futuro tantissimi, vorrei divulgare la mia arte a
livello globale attraverso gallerie d’arte, metropolitane, perché no musei
(punto in grande).

Quest’ anno conterò la mia presenza su due annuari italiani molto
importanti di arte contemporanea e spero l’anno prossimo di essere presente
anche a livello internazionale. Poi non mancherò a collaborazioni che stanno
già arrivando.

 


 Contatti


Email simonacarbone1983@libero.it

Instagram  the_blacksy











Blacksy – Simona Carbone

Simona Carbone, in arte Blacksy, è un’artista autodidatta che coltiva la passione per la pittura fin dall’infanzia. Dopo dieci anni di studio della pittura a olio, ha sviluppato un linguaggio espressivo unico nell’ambito dell’arte astratta, utilizzando acrilici su tela e materiali materici. Il suo stile si distingue per l’uso del bianco e nero e per la presenza ricorrente della freccia, simbolo di direzione e scelte di vita.

Le sue opere, esposte in prestigiose collettive tra cui Casa Milà a Barcellona e il Teatro Manzoni a Milano, esplorano il tema del percorso esistenziale attraverso segni e stratificazioni visive. Nel 2025, il suo viaggio artistico proseguirà con esposizioni a Roma, Milano, Tokyo, Dubai e New York, portando la sua visione a un pubblico sempre più internazionale.

























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Silvia Orlandi Esplorando l’Arte tra Emozioni e Libertà Espressiva

L’ArteCheMiPiace – Interviste















Silvia Orlandi

Esplorando l’Arte tra Emozioni e Libertà Espressiva




di Giuseppina Irene Groccia |13|Marzo|2025|



Silvia Orlandi si distingue per un approccio artistico che riflette una continua ricerca di libertà espressiva e spontaneità, guidata dall’istinto e dalle emozioni. La sua arte, fortemente influenzata dall’amore per la natura e gli animali, si sviluppa attraverso la fluidità della fluid art, un linguaggio in cui il colore e la materia si muovono liberamente senza la costrizione di forme predefinite. Il suo percorso creativo, che si è evoluto da una pittura più figurativa a un’espressione astratta e materica, rispecchia una trasformazione interiore continua.

La fluid art, scelta come tecnica principale, è per Silvia Orlandi un mezzo di comunicazione senza filtri, dove ogni opera è il risultato di un dialogo tra emozioni e materiali, senza un controllo rigoroso, ma piuttosto una danza tra casualità e intenzionalità. L’artista si affida al flusso delle emozioni per creare composizioni uniche, non ripetibili, che invitano ogni osservatore a un’interazione personale e soggettiva. In questo contesto, l’arte non è solo una rappresentazione visiva, ma un’esperienza emotiva che si evolve insieme all’artista stessa.

Ciò che caratterizza la sua pratica è anche il profondo rispetto per la solitudine creativa: un momento intimo e meditativo che le permette di connettersi con la sua arte e di lasciarsi guidare dalle emozioni più profonde. Tuttavia, l’artista riconosce l’importanza del confronto con altri artisti e di esperienze collettive, come mostre e workshop, che contribuiscono a stimolare la sua crescita e a rinnovare il suo sguardo sull’arte.




    Puoi
raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o
un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

L’arte
è sempre stata parte di me. Sin da bambina ho avuto una grande attrazione per
il disegno e la creazione manuale. Il mio primo vero contatto con il mondo
artistico è avvenuto grazie a mio nonno, una figura fondamentale nel mio
percorso. Con lui ho imparato a lavorare con materiali come il legno e il
ferro, ed è stato proprio attraverso queste esperienze che ho scoperto il
piacere di trasformare un’idea in qualcosa di concreto. Il suo modo di
insegnarmi a osservare la materia, a capire il potenziale nascosto dietro a un
pezzo di legno o a una lastra di metallo, mi ha fatto sviluppare una
sensibilità particolare verso la creazione artistica. Poi, con il tempo, ho
iniziato a dipingere e ho capito che attraverso l’arte potevo comunicare
emozioni in un modo che le parole non riuscivano a fare. Crescendo, questa
passione si è consolidata e ha preso forme diverse, fino a diventare la mia più
autentica espressione.

 

      Qual è il
tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue
opere?

Ciò
che desidero è che ogni persona possa vivere un mio quadro in modo unico, con
un’emozione personale e irripetibile. Non voglio imporre un significato rigido,
perché l’arte deve essere libera. Io posso spiegare quali sentimenti mi hanno
guidato nella creazione di un’opera, ma ognuno deve sentirla a modo proprio.

È un
po’ come quando si sente un profumo: lo stesso aroma può evocare un ricordo
meraviglioso in qualcuno, mentre per un’altra persona può non avere alcun
significato o, addirittura, riportare alla mente un momento difficile.

L’arte
per me è proprio questo: un linguaggio universale che parla in modi diversi a
ciascuno, senza bisogno di spiegazioni imposte.

 



     Come
descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

Il
mio stile artistico è in costante evoluzione, esattamente come me. Ho sempre
sentito il bisogno di sperimentare, di non fermarmi mai su una tecnica o un
linguaggio statico. Ho iniziato dipingendo paesaggi, utilizzando la pittura a
olio con i classici pennelli. Poi ho scoperto la spatola e ho cominciato a
esplorare una pittura più materica, fatta di texture e spessori.

A
poco a poco, la mia arte è diventata più astratta, seguendo un processo
naturale di trasformazione interiore.

La
fluid art, che pratico attualmente, è la forma che più mi rappresenta in questo
momento della mia vita. Mi permette di esprimere emozioni in modo spontaneo,
senza controllarle troppo, lasciando che i colori si muovano liberamente e
creino composizioni uniche e irripetibili. È un’arte che cresce con me e che
continua a mutare, così come io stessa mi trasformo nel tempo.

 

    Ami
descrivere l’arte come “libertà pura” e un mezzo per esprimere
emozioni senza filtri. C’è un’opera in particolare che rappresenta al meglio
questa tua visione? Puoi raccontarci la sua storia?

Sì, Tempesta.
È un quadro molto importante per me, perché rappresenta un momento di grande
difficoltà che sto ancora attraversando.

È
nato dopo molti esperimenti e, per la prima volta, mi sono sentita davvero
soddisfatta del risultato, perché rifletteva esattamente ciò che provavo
dentro.

Tempesta
è il simbolo del caos interiore, della lotta contro le avversità, ma anche
della speranza. Sono convinta che i sogni più importanti, quelli che valgono
davvero, debbano attraversare una tempesta prima di diventare realtà. È
un’opera che parla di resistenza, di forza, di quei momenti in cui tutto sembra
franarti addosso, ma dentro di te sai che puoi farcela.

 

   Nel tuo
percorso artistico hai esplorato diverse tecniche. Cosa ti ha portata a
scegliere l’astratto e, in particolare, la fluid art come forma principale di
espressione?

Da
giovane non capivo l’arte astratta e, lo ammetto, non la apprezzavo. Mi
sembrava caotica, priva di senso. Poi, al liceo, ho iniziato a studiare storia
dell’arte e a conoscere meglio gli artisti che l’hanno resa grande.

La
mia opinione è cambiata quando ho scoperto William Turner. Mi sono innamorata
dei suoi paesaggi e del suo modo di dipingere la luce e il movimento. Turner,
infatti, è considerato un precursore dell’astrattismo: nei suoi ultimi lavori
le forme si dissolvono, i dettagli si perdono, lasciando spazio alla pura
emozione cromatica. Guardando le sue opere, ho capito che la pittura non deve
per forza essere descrittiva per essere potente. Ho iniziato a prendere
ispirazione da lui e a lasciarmi andare di più nella mia pittura.

La
fluid art è arrivata nella mia vita circa due anni fa ed è stata una scoperta
incredibile. Con questa tecnica mi sento libera, perché sono le emozioni a
guidarmi e non un progetto prestabilito. È un continuo esperimento, una ricerca
costante, ed è questo che la rende speciale per me.

 



   La fluid painting
richiede un’attenta gestione dei materiali e del tempo di asciugatura. Quali
sono i passaggi fondamentali del tuo processo creativo e come prepari una nuova
opera?

La
fluid painting sembra semplice, ma è una tecnica che richiede molta pratica e
sperimentazione. Il primo passo è la scelta dei colori: amo osservare come si
mescolano tra loro, come interagiscono e si trasformano sulla tela.

Utilizzo
diversi mezzi e additivi per modificare la densità delle vernici e ottenere
effetti sempre nuovi. È un’arte in continua evoluzione, perché non esistono due
tele uguali.

Ultimamente
sto sperimentando con materiali diversi per rendere le mie opere ancora più
materiche. Quando inizio un quadro, non ho mai un’idea fissa: mi lascio
trasportare dal momento. Mi piace pensare che ogni opera sia il risultato di
una combinazione unica di emozioni, materiali e casualità.

 

   Quali sono
le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti,
movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua
visione?

William
Turner è il primo artista che mi ha fatto avvicinare all’astrattismo.
Successivamente, ho imparato ad apprezzare Pollock e la sua espressione libera
del colore.

Oltre
agli artisti, traggo ispirazione da ciò che mi circonda: la natura, le
emozioni, gli eventi che vivo. Ogni quadro è il riflesso di un momento, di uno
stato d’animo, di un’esperienza.

 

  Qual è il
processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o
rituali a cui sei particolarmente affezionato?
Assolutamente sì! La
preparazione del mio spazio di lavoro è fondamentale: prima di iniziare, devo
avere tutto perfettamente organizzato. Il tavolo deve essere completamente
libero, pulito e pronto ad accogliere i colori. Ogni tonalità ha il suo
bicchiere pulito e il suo bastoncino dedicato per la miscelazione. Non sopporto
il disordine mentre creo: se qualcosa non è al suo posto, sento che non riesco
a concentrarmi al 100%.

Anche
il silenzio è essenziale. Non posso avere distrazioni, niente televisione
accesa o rumori di sottofondo artificiali. Se c’è un suono che tollero, è
quello della natura: il vento tra le piante, il cinguettio degli uccelli, la
pioggia se sono fortunata. È come se questi suoni mi aiutassero a entrare in
una dimensione più intima e profonda con la mia arte.

In
quel momento, esisto solo io, i miei colori e la tela. Unicamente ai miei cani
permetto di essere presenti nella stanza. Anche il mio compagno sa che deve
lasciarmi sola mentre dipingo: non è un atto di distacco, ma un’esigenza.
Creare è per me un’esperienza totalmente immersiva, un momento in cui devo
essere libera di seguire il flusso delle emozioni senza interruzioni.

Solo
quando tutto è perfettamente pronto, posso iniziare. A quel punto, lascio che
sia la pittura a guidarmi, senza pormi limiti o schemi troppo rigidi. È un
dialogo tra me e i colori, un processo in cui l’istinto ha il sopravvento sulla
razionalità.

 

 


 Preferisci
lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti
collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Preferisco
dipingere in solitudine. Per me la creazione è un momento molto intimo, quasi
meditativo, in cui ho bisogno di essere completamente immersa nel processo
senza distrazioni. Quando lavoro su una tela, voglio poter ascoltare solo i
miei pensieri e il dialogo che si crea tra i colori e la materia. Devo essere
sola, senza nessuno intorno, perché è l’unico modo in cui riesco a connettermi
davvero con ciò che sto facendo.

Tuttavia,
questo non significa che io non tragga ispirazione dall’esterno. Le idee
nascono ovunque: in una mostra d’arte, in una passeggiata nella natura,
osservando il modo in cui la luce cambia durante il giorno. Lavorando nel campo
della comunicazione in un ente sanitario pubblico, mi trovo ogni giorno a
interagire con molte persone, e a volte anche solo parlando mi vengono in mente
nuove idee. Spesso le conversazioni, anche quelle più inaspettate, accendono
una scintilla creativa che poi si trasforma in un quadro.

Anche
eventi d’arte, workshop e il confronto con altri artisti sono fondamentali per
la mia crescita. Osservare il lavoro di altri, scoprire nuove tecniche e punti
di vista è sempre uno stimolo. Mi capita spesso di tornare a casa dopo
un’esperienza di questo tipo con una voglia irrefrenabile di sperimentare
qualcosa di nuovo.

Quindi,
anche se il momento in cui dipingo è strettamente personale, tutto ciò che mi
circonda contribuisce a nutrire la mia arte e a darle nuove direzioni.

 

 Come vivi il rapporto tra l’arte e il
pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il
tuo lavoro?

Il
rapporto con il pubblico è un aspetto molto delicato per me. Da un lato,
espongo le mie opere con la consapevolezza che ognuno le vivrà in modo diverso,
dall’altro c’è sempre un po’ di timore per il giudizio degli altri. L’arte
astratta, in particolare, è spesso oggetto di interpretazioni molto soggettive:
alcuni la capiscono e la sentono profondamente, altri la considerano
incomprensibile.

Quello
che mi fa più paura non è tanto la critica in sé, ma i commenti superficiali o
denigratori di chi non si prende il tempo di osservare davvero un’opera.
Tuttavia, con il tempo ho imparato a gestire questo aspetto, accogliendo con
piacere le critiche costruttive, soprattutto quando arrivano da altri artisti o
da persone che dimostrano un reale interesse per il mio lavoro. Il confronto
intelligente e motivato è un’opportunità di crescita, e io sono sempre aperta a
imparare qualcosa di nuovo.

Mi
emoziona particolarmente quando qualcuno mi racconta l’emozione che ha provato
davanti a un mio quadro. Sapere che un’opera può evocare ricordi, suggestioni o
stati d’animo unici mi dà la conferma che la mia arte sta comunicando qualcosa.
Alla fine, l’arte vive grazie agli occhi di chi la osserva, e ogni reazione –
positiva o negativa – è una parte di questo dialogo.

 

 

 C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato,
che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua
storia?

Sì,
l’opera che considero più significativa è Tempesta, di cui ho già parlato
in precedenza. È un quadro nato in un momento complesso della mia vita e che
rappresenta la forza interiore necessaria per affrontare le difficoltà.

Aggiungerei,
però, che quello che più mi colpisce di Tempesta è il modo in cui viene
percepita dagli altri. Ogni persona la vive in modo diverso: c’è chi vede il
caos, chi il movimento, chi la speranza. Questo per me è l’aspetto più
affascinante dell’arte astratta: non c’è un solo significato, ma infinite
interpretazioni, ognuna legata all’esperienza personale di chi osserva.

Ricevo
spesso commenti su quest’opera, e ogni volta è sorprendente scoprire come possa
evocare sensazioni così differenti. In un certo senso, Tempesta
non appartiene più solo a me, ma a chiunque vi trovi un pezzo di sé.

 



 CCome vedi il ruolo dell’arte nella società
contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo
ruolo?

Temo
che l’arte venga sempre più accantonata, soprattutto con l’avvento
dell’intelligenza artificiale. Sembra che la società stia dando sempre più
valore alla velocità e alla produzione di massa, piuttosto che al processo
creativo umano.

L’AI
può generare immagini straordinarie in pochi secondi, ma manca di quella profondità
emotiva, di quel vissuto che un artista trasmette attraverso il proprio lavoro.
Il rischio è che l’arte venga vista solo come un prodotto e non più come
un’espressione unica e irripetibile dell’animo umano.
Proprio per questo sento ancora più forte il bisogno di dipingere. L’arte non è
solo il risultato finale, ma tutto ciò che c’è dietro: la ricerca, il tempo, le
emozioni, il percorso personale dell’artista.

Ogni
pennellata porta con sé un pezzo della mia storia, della mia sensibilità.

Dipingere
per me è un atto di resistenza, un modo per affermare che l’arte umana non può
essere sostituita da un algoritmo. E, soprattutto, è un mezzo per condividere
la mia passione con gli altri, nella speranza di risvegliare emozioni
autentiche.

 

 Quali sono le maggiori difficoltà che hai
affrontato come artista e come le hai superate?

La
difficoltà più grande che ho affrontato è stato il blocco dell’artista. È stato
un periodo lungo e complesso, in cui sentivo di aver perso la capacità di
creare. Ogni volta che cercavo di dipingere, qualcosa dentro di me si bloccava.
Era come se la mia ispirazione fosse svanita, e questo mi faceva dubitare di me
stessa, della mia arte e persino della mia identità come artista.
Ne sono uscita grazie alle persone che mi amano. Mi hanno incoraggiata a non
arrendermi, a prendermi il tempo necessario senza forzarmi, ma anche a
ritrovare la gioia di dipingere senza pressioni. Ho capito che l’ispirazione
non è qualcosa che possiamo controllare, ma qualcosa che può essere coltivato,
nutrito con esperienze, emozioni e connessioni umane. Alla fine, è stato
proprio grazie a questo supporto e alla fiducia che hanno riposto in me che ho
ritrovato la mia strada.

Ora
vedo quel periodo non come una battuta d’arresto, ma come una fase di
trasformazione che mi ha reso ancora più consapevole e determinata nel mio
percorso artistico.

 

L’artista Silvia Orlandi, accompagnata dal suo inseparabile cane “Neve“, che la affianca costantemente durante la creazione dei suoi quadri.



 Attualmente sei tra gli artisti selezionati
per 
Everland Art – Percorsi di ricerca, l’evento organizzato dall’associazione
culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3
maggio presso la Galleria d’Arte ‘IL LEONE’.
 Cosa ti ha spinto a partecipare a questa
mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali
aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire
alla tua crescita creativa? 

Ho
conosciuto l’associazione Athenae Artis partecipando al Premio
Visioni
di Salerno e sono rimasta profondamente colpita dalla
professionalità del team che la guida, in particolare da Maria Di Stasio. Maria
è una persona straordinaria, con una passione autentica per l’arte, e questa
passione si riflette nel modo in cui organizza eventi e supporta gli artisti. È
raro incontrare qualcuno che non solo ama il proprio lavoro, ma riesce a
trasmettere questo entusiasmo a chiunque abbia il piacere di collaborare con
lei.

Quando
ho saputo di Everland Art, ho sentito che
sarebbe stata un’occasione importante per me, non solo per esporre le mie
opere, ma anche per entrare in contatto con altri artisti, scambiare idee e
lasciarmi ispirare. Partecipare a una mostra non è solo un modo per far
conoscere il proprio lavoro, ma anche un’esperienza di crescita personale e
creativa. Sono convinta che questa esposizione mi arricchirà molto, sia dal
punto di vista tecnico che umano, perché credo fermamente che il confronto con
altri artisti sia fondamentale per evolversi. Da soli si può crescere fino a un
certo punto, ma è l’interazione con gli altri che permette di sviluppare nuove
prospettive e di migliorarsi continuamente.

Inoltre,
spero di poter finalmente incontrare di persona le persone con cui ho avuto
modo di collaborare fino a ora e che hanno creduto in me. Il mondo dell’arte è
fatto di connessioni e di scambi, e Everland Art rappresenta per me
una bellissima opportunità per immergermi ancora di più in questo universo.

 

 In che modo hai deciso di presentare la tua
arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di
esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

Per
questa mostra ho scelto due opere a cui tengo particolarmente: Riadattamento
e Rinascita
. Entrambe nascono da esperienze
personali profonde e rappresentano momenti di trasformazione nella mia vita.

Riadattamento
parla della capacità di adattarsi ai cambiamenti, anche quando sono difficili o
dolorosi. Nella vita nulla è statico, tutto si evolve, e spesso ci troviamo di
fronte a situazioni che ci costringono a cambiare rotta, a rimetterci in gioco.
Questa opera rappresenta proprio questo processo: l’accettazione del
cambiamento e la capacità di modellarsi alle nuove condizioni, senza perdere la
propria essenza.

Rinascita,
invece, è un inno alla resilienza. Parla di quei momenti in cui si tocca il
fondo, ma si trova la forza di rialzarsi. Nella mia arte c’è un messaggio
ricorrente: si cade, si soffre, ma si può sempre ripartire. È un tema che sento
molto vicino perché è parte della mia esperienza personale. Il mio motto è “Andare sempre avanti”, e questa opera ne è la
manifestazione visiva. Attraverso i colori e i movimenti fluidi della pittura,
voglio trasmettere l’idea che anche le difficoltà possono trasformarsi in nuove
possibilità, in qualcosa di inaspettatamente bello.

Il
mio processo creativo per queste opere è stato molto istintivo. Come sempre,
non parto mai con un’idea rigida, ma lascio che l’arte prenda forma da sé.
Nella fluid art, il controllo è relativo: i colori si mescolano e creano
armonie imprevedibili, proprio come accade nella vita. Mi affascina vedere come
il materiale risponda, come si sposti e si trasformi sulla tela. È un po’ come
lasciare che le emozioni si manifestino liberamente, senza forzarle.

Attraverso
Riadattamento e Rinascita voglio comunicare un
messaggio positivo: qualsiasi cosa accada, c’è
sempre un modo per ricominciare, per trasformare il dolore in crescita, per
trovare nuova bellezza anche nelle difficoltà.

 



QQuali progetti o obiettivi hai per il futuro?
Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Nel
futuro voglio sicuramente partecipare agli eventi organizzati da Maria di
Stasio.

È una
grande professionista con cui mi sono trovata molto bene e che riesce a
trasmettere una forte passione agli artisti. Credo che questi eventi possano
essere un’importante occasione di crescita e confronto con altri creativi.

Inoltre,
sento il bisogno di sperimentare di più con la materia, di dare alla fluid art
un nuovo respiro. Mi interessa esplorare quadri più materici, aggiungere
texture e spessore alle mie opere, cercando un linguaggio ancora più fisico ed
espressivo. Penso che questa evoluzione possa dare alle mie creazioni una nuova
profondità, rendendole non solo visivamente coinvolgenti, ma anche tattilmente
suggestive.






Contatti


Email silvia.orlandi.creative@gmail.com

Instagram sil1986hope








SILVIA ORLANDI

Nata nel 1986, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera, il mio percorso si è sviluppato nel mondo della comunicazione, ma la mia passione per l’arte è sempre rimasta viva. Amo sperimentare diverse tecniche, con una particolare predilezione per l’astratto e la fluid art. Per me, l’arte è libertà pura, un mezzo per esprimere emozioni senza filtri. L’arte è per me istinto, divertimento e spontaneità. La mia ispirazione nasce dal contatto con la natura, dall’amore per gli animali e dall’energia delle persone a me care. Sono loro a darmi la forza di creare e di esplorare nuove possibilità artistiche.

ISTRUZIONE

Laurea in Scenografia per lo Spettacolo –

Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

(2008-2011).

Diploma di Liceo Artistico indirizzo

Architettonico – Liceo Simon Weil, Treviglio

(2000-2004).


MOSTRE ED ESPOSIZIONI

Selezionata per la Mostra Evento Internazionale “DONNE IN LUCE”, Complesso Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni, Roma, Piazza di San Salvatore in Lauro, 15 (8 marzo 2025).

Selezionata per il Premio d’Arte Internazionale – Giuseppe Mazzini, Teatro Manzoni, Milano (7 Gennaio 2025).

Selezionata per il Premio d’Arte Internazionale – Visioni, Tempio di Pomona, Salerno (7-14 dicembre

2024).

Selezionata per la Mostra locale di Pittura e Arti Varie, Arcene (BG), Gruppo Artistico I.de.E.A (aprile

2024 e 2023).

Selezionata per la Mostra locale di Pittura, Arcene (BG), Gruppo Artistico I.de.E.A (giugno 2023).




















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Inbal Kristin trasforma la fotografia in un viaggio visivo, dove la realtà si fonde con l’immaginazione

L’ArteCheMiPiace – Interviste











Inbal Kristin
trasforma la fotografia in un viaggio visivo, dove la realtà si fonde con l’immaginazione


di Giuseppina Irene Groccia |14|Marzo|2025|



Inbal Kristin è una fotografa e artista digitale israeliana che mescola fotografia, pittura e editing digitale in opere che esplorano il confine tra realtà e astrazione. Formata in una scuola d’arte fin da giovane, ha sviluppato una visione particolare della natura, catturando dettagli spesso trascurati e trasformandoli in immagini che oltrepassano il tempo e lo spazio.

Il legame con la natura è un elemento centrale nella sua produzione, tanto che il mondo naturale, con i suoi colori, luci e ombre, diventa il punto di partenza per ogni sua creazione. Tuttavia, Inbal non si limita a documentare la realtà: le sue opere sono il frutto di un dialogo profondo e personale con l’ambiente circostante. La sua capacità di catturare dettagli spesso trascurati e di restituirli attraverso un’interpretazione unica conferisce alle sue immagini una qualità quasi metafisica, dove la dimensione temporale e spaziale sembra dissolversi.

Un aspetto interessante del suo lavoro è l’uso della fotografia come “materia prima”, che, attraverso l’editing digitale, viene trasfigurata in qualcosa di astratto e inedito. Le sue opere sembrano esprimere una visione emotiva e psicologica, come se la fotografia fosse solo l’inizio di un viaggio che porta alla creazione di paesaggi visivi inaspettati, dove le linee e i colori diventano entità autonome.

La sua arte, pur rimanendo profondamente legata alla natura, supera i confini tra i diversi linguaggi espressivi, mescolando fotografia, pittura e grafica digitale in una sinergia che non solo esplora ma annulla le distinzioni tra i media. Questo approccio ha permesso a Inbal di ottenere riconoscimenti internazionali, partecipando a numerose mostre e vincendo premi prestigiosi. 


Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo
percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha
spinto verso l’arte?

 

L’arte è sempre
stata parte integrante della mia vita. Ho studiato per 12 anni in una scuola
d’arte specializzata, dall’età di 6 anni fino a 18 anni. A scuola, non-solo
abbiamo imparato tutto il solito programma scolastico elementare e superiore,
ma ogni studente ha scelto un’area specifica in cui approfondire. Ho scelto di
dedicare il mio tempo all’arte, con un’enfasi su pittura, disegno e scultura.
Da adulto, ho ampliato le mie conoscenze nel campo dell’arte e ho completato
diversi corsi aggiuntivi, tra cui un corso di computer grafica e un breve corso
di fotografia.

Inoltre, ho
studiato all’accademia e ho completato una laurea in ingegneria in
comunicazioni visive. Circa sette anni fa, ho deciso di iniziare a presentare
domande per concorsi e partecipare a mostre d’arte.

 

Qual è il tema o il messaggio principale
che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Quando scatto foto o creo, non pianifico in
anticipo cosa voglio trasmettere all’osservatore, mi viene naturale. Mi piace
molto camminare nella natura e prestare attenzione ai piccoli dettagli che le
persone di solito ignorano. Si potrebbe dire che ho una visione speciale che mi
consente di notare le cose intorno a me in modo diverso. Naturalmente, quando
vedo qualcosa di interessante, penso immediatamente: posso creare qualcosa di
affascinante da esso. Quando scatto foto, sono particolarmente attratto dalle
texture, dai colori unici e dalle fluttuazioni tra luce e ombra.

La mia fotografia viene dall’anima, a seconda
del mio umore al momento della fotografia. L’interpretazione dello spettatore
dipende da lui personalmente e varia da spettatore a spettatore.




 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico
e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

Per me la
fotografia è solo materia prima. Non rimane solo una fotografia, subisce sempre
un editing significativo. Negli ultimi anni ho iniziato a combinare i mezzi,
dipingere, fotografare e fare editing grafico. Spesso chi guarda le mie opere
ha difficoltà a distinguere se si tratti di un dipinto o di una fotografia.

 


 

 

 

La tua arte è caratterizzata da un
profondo legame con la natura e da un uso sapiente della fotografia per
trasmettere emozioni e riflessioni. Come scegli i tuoi soggetti e qual è il
processo interiore che ti porta a catturare un determinato istante?

 

 

La mia arte è profondamente connessa alla
natura e a tutto ciò che ci circonda. Trovo che la natura sia un mondo magico
pieno di forme, colori, texture, luci e ombre. Ho sempre una macchina
fotografica in mano: mentre vado al lavoro, in viaggio e ovunque mi trovi.
Molte volte scatto foto con la fotocamera del cellulare, perché ai miei occhi
ciò che conta è l’occhio, non la fotocamera. Quando vedo qualcosa di
interessante che attira la mia attenzione, scatto semplicemente una foto.

Chi
mi conosce sa che posso fermarmi all’improvviso in mezzo alla strada e scattare
una foto, anche nel bel mezzo di una gara di corsa, come mi è capitato una
volta, quando ho fotografato con il cellulare il momento che è diventato per me
emozionante e speciale

Non scelgo io i soggetti, loro scelgono
semplicemente me. Esco nel mondo e fotografo ciò che attira la mia attenzione.

 


 

 

Le tue opere si distinguono per un uso
raffinato della luce, delle geometrie e dell’assenza della figura umana,
creando un effetto quasi metafisico. Quali tecniche specifiche utilizzi in fase
di scatto e post-produzione per ottenere questa atmosfera sospesa e
contemplativa?

È vero, non
fotografo quasi mai le persone. Ho pochissime fotografie di strada e negli
ultimi anni fotografo raramente le persone. La mia attenzione oggi è rivolta
alla natura e al paesaggio urbano, in particolare all’architettura

Dopo la foto,
modifico le foto al computer in modo da enfatizzare ciò che mi fa stare bene
agli occhi. Mi concentro sull’enfatizzare i colori, la luce e l’ombra, e
talvolta ritaglio la foto in modo che rifletta la sensazione che ho provato al
momento dello scatto.

Il
montaggio al computer per me è un passo molto significativo e importante.

Durante il montaggio spesso raggiungo risultati
a  cui non avevo pensato prima. Posso
partire dalla foto di un fiore ed eventualmente creare un’opera astratta, dove
il fiore non si riconosce affatto.

 

 

Oltre alla fotografia, esplori anche
l’arte digitale con un approccio astrattista. Come convivono questi due
linguaggi artistici nel tuo lavoro e cosa ti spinge a sperimentare con tecniche
così diverse?

 

Ho iniziato a sperimentare con
l’arte digitale molti anni fa, come parte del mio processo creativo. Dopo aver
scattato le foto e trasferito le foto al computer per la modifica, ho scoperto
che è possibile realizzare opere astratte e particolarmente affascinanti.

L’arte digitale che realizzo implica
sempre una combinazione di fotografia, pittura o entrambi. Combino sempre la
fotografia o il disegno che ho creato ed eseguo l’editing digitale sul
computer.

 



Hai ricevuto numerosi riconoscimenti
internazionali e le tue opere sono state esposte in diversi paesi. C’è un
premio o una mostra che ha avuto un significato particolare per te e che ha
segnato un punto di svolta nel tuo percorso artistico?

 

Ho
partecipato a diverse mostre, i miei lavori sono stati pubblicati su molte
riviste e ho vinto numerosi premi per i miei lavori

Per me ogni premio e partecipazione alla mostra
sono state esperienze particolarmente significative ed emozionanti. Quest’anno
ho pubblicato un piccolo libro fotografico, nel quale compaiono alcune delle
foto naturalistiche da me scattate. Per me è stato un sogno diventato realtà.

 

 


 

 

Quali sono le principali fonti di
ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze
personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

L’ispirazione è sempre presente ovunque. Oggi
insegno arte in una scuola elementare e, come dico sempre ai miei studenti:
aprite gli occhi e guardatevi intorno, perché l’ispirazione si trova in ogni
momento e ovunque.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il
pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il
tuo lavoro?

 

Creo perché è una parte inseparabile di me. Le
reazioni o i feedback delle persone non cambieranno il modo in cui creo, né mi
faranno fermare. Certo, è bello se alla gente piacciono i lavori, ma ai miei
occhi non è proprio la cosa principale. Ciò che è veramente importante è fare
ciò che ami e nel modo in cui ami. Ci sarà sempre a chi piace e ci sarà sempre
a chi no. Nell’arte non esiste il “bello” o il “non bello”,
esiste solo l’unicità di ogni opera.

 

 



Come vedi il ruolo dell’arte nella
società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a
questo ruolo?

 

L’arte
riflette la realtà e il progresso e vedo nei miei lavori un’immagine speculare
del processo che stiamo attraversando. È impossibile ignorare il progresso e i
cambiamenti che avvengono intorno a noi. I miei lavori, principalmente,
riflettono la rottura dei confini tra i diversi mezzi. Gli spettatori dei miei
lavori spesso mi chiedono: si tratta di fotografia, pittura o una combinazione
di entrambi, e questo fa parte dell’unicità dei miei lavori.

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?


Mi piace
molto partecipare a mostre che presentano artisti da tutto il mondo, perché mi
permette di essere esposto a stili di lavoro diversi. Ogni artista porta con sé
una parte della sua cultura e delle sue esperienze personali, e questo è
qualcosa di molto bello ed emozionante ai miei occhi.

Mi piace molto Roma, una città che dico sia di
per sé un museo a cielo aperto. Per me partecipare alle mostre a Roma è sempre
emozionante e pieno di significato.



 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il
futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?


Il processo creativo di ogni artista è un processo che non
ha fine. Personalmente continuerò sempre a esplorare e creare, perché è parte
integrante della mia vita.
In futuro, desidero continuare a esplorare nuove forme di espressione artistica, ampliando ulteriormente i confini tra i diversi linguaggi visivi. Nell’ultimo anno ho studiato danza, un’arte che mi affascina per la sua capacità di trasmettere emozioni attraverso il movimento. Questo percorso mi ha ispirata a sperimentare l’unione tra danza e arti visive, creando opere che integrino il dinamismo del corpo con la mia ricerca fotografica e digitale. Mi piacerebbe sviluppare progetti in cui il movimento diventi parte integrante della composizione artistica, trasformando il gesto danzato in immagini che raccontano storie e sensazioni in una nuova dimensione espressiva.  




Contatti


Email shanio4@walla.co.il

Sito Web Inbal Kristin









Inbal Kristin è un’artista multidisciplinare originaria di Ashkelon, Israele. 

Dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze sociali e umanistiche presso l’Open University di Ra’anana, ha completato un diploma in Media Design presso l’Ashkelon Academy. La sua arte spazia tra fotografia, pittura e editing digitale, con un focus predominante sull’arte digitale.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e ha partecipato a concorsi e mostre in tutto il mondo, ottenendo premi prestigiosi. Le sue opere sono state esposte in biennali e festival internazionali e pubblicate in diverse riviste e libri d’arte a livello globale. L’artista è nota per il suo approccio innovativo che fonde diversi linguaggi visivi, creando opere che esplorano e dissolvono i confini tra la realtà e l’astrazione.





































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



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