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Febbraio 2025

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Singhiozzi di carta Il respiro eterno della Poesia

 L’ArteCheMiPiace – Poesia e Letteratura 




Singhiozzi di carta
Il respiro eterno della Poesia







di Giuseppina Irene Groccia  |09|Febbraio|2025|


Ho appena terminato di leggere il nuovo libro di Dante MaffiaSinghiozzi di carta, che mi è stato gentilmente donato dalle sue mani, corredato da una dedica bellissima e da una richiesta che, lo ammetto, pur riempiendomi di orgoglio, non posso negare mi abbia anche un po’ intimorito. Mi ha chiesto, con quella discrezione che lo contraddistingue, di scrivere una recensione sul suo lavoro. Dante Maffia è un amico che stimo profondamente, ma anche una figura di enorme prestigio, la cui carriera è costellata da recensioni eccellenti e da un percorso letterario di rara importanza. 

Dover confrontarmi con testi critici  tanto autorevoli ha generato in me una naturale titubanza. Tuttavia, ho presto compreso che la cosa migliore fosse affidarmi a ciò che realmente ho sentito e a ciò che il libro mi ha trasmesso, lasciando che la mia reazione più sincera prendesse forma con naturalezza, nel rispetto del grande poeta e scrittore che è.





Singhiozzi di carta, edito da Genesi Editrice nel dicembre 2024, è un’opera che, fin dalle prime pagine, cattura il lettore con una scrittura densa di intensità emotiva e profondità intellettuale. Pubblicato nella collana I gherigli, il libro si configura come una raccolta di riflessioni, immagini e intuizioni che sondano il sottile confine tra il vissuto e l’immaginato. Sono versi maturati nel tempo, rifiniti attraverso continue riscritture, espressione di una ricerca instancabile nel tentativo di raggiungere vette di assoluta eccellenza. 

La parola si fa veicolo di una sensibilità struggente e delicata, colma di emozioni profonde, come se fosse scritta con il sangue e il cuore, eppure si trasforma in materia di carta, fragile e indifesa. Oltre a testimoniare il frutto della piena maturità letteraria dell’autore, l’opera offre anche un atto di generosa condivisione di sé.



La poesia di Dante Maffia si staglia nel panorama letterario come un’opera di cesello, un mosaico in cui ogni tessera è posata con la cura e la pazienza di chi cerca l’eternità nella parola. Essa non è soltanto il frutto di una ricerca formale, ma il risultato di un viaggio interiore, un incessante dialogo tra l’anima e la pagina, tra il cuore e la mente. Ogni verso diviene un battito, un’eco profonda che si propaga oltre il tempo, toccando corde che la modernità spesso trascura o non sa più ascoltare.

Lontano dall’effimero e dalle mode fugaci, Maffia si abbandona alla poesia come a un mare sconfinato, dove ogni onda porta con sé frammenti di memoria, di cultura e di esperienza, intrecciati in un canto che sfida l’oblio. Con una dedizione quasi mistica, il poeta lima e cesella i suoi versi, rendendoli cristalli di significato, schegge di verità che rifrangono la luce della sua visione. 




Il suo percorso non è solitario, ma attraversa il giudizio altrui, il confronto con i critici, con i lettori, con il tempo stesso, consapevole che la poesia autentica non teme il vaglio della storia. Nelle sue parole si avverte la certezza che il vero valore di un’opera non si misura nell’immediato, ma nell’eco che saprà lasciare dietro di sé. È questa la scommessa del poeta: non cercare l’applauso momentaneo, ma l’immortalità della parola, la sua capacità di risuonare in chi verrà dopo. La poesia, per Maffia, è messaggio consegnato al futuro, un seme piantato nel solco del tempo, in attesa di germogliare quando il mondo sarà pronto a riconoscerne la grandezza.


La raccolta Singhiozzi di carta si carica di un’intensità struggente già a partire dal suo titolo, evocazione di un dolore che si riversa sulla pagina, come se la scrittura fosse un respiro interrotto, un singhiozzo che si fa verbo e sostanza. 

Qui la carta non è solo supporto, ma diviene carne pulsante, ferita aperta, confidente silenziosa di emozioni che si traducono in versi. Si tratta di testimonianze lievi, di confessioni trattenute e al contempo rivelatrici, di allusioni mai esplicitate che, attraverso il loro silenzioso gioco di sottrazione, svelano l’intimità dell’autore. Ogni verso è una rivelazione, un frammento di vita che vibra nel silenzio, dove ogni parola sembra custodire un palpito e il battito di un cuore nascosto. 

Solo l’inchiostro riesce a dare forma a questo segreto, traducendo in suono l’intensità di un’emozione che altrimenti resterebbe nell’ombra. 

Come scriveva Paul Valéry, “la parola è un respiro dell’anima, un’ombra che si fa forma, e solo in essa il nostro cuore trova una voce.”


In questo contesto, la scrittura diventa un atto di resistenza, ma non nella sua forma palese e urlata. Essa si fa silenziosa, si insinua nelle pieghe oscure dell’esistenza, tra le ombre in cui si riflettono tanto il dolore quanto la speranza, opponendosi all’oblio con la quiete di una lotta invisibile. 

La poesia di Maffia, in questa raccolta, assume la forma di un lamento sommesso eppure potente, il suono di un’anima che si svuota attraverso l’inchiostro, trasfigurando il dolore in bellezza, la sofferenza in resistenza.

Una scrittura che si fa terreno di una ricerca profonda e criptica del vero, dove il lettore intravede solo frammenti sfuggenti, ombre di realtà che si dissolvono appena sfiorate. L’opera ci guida verso il senso nascosto, abilmente celato dietro ogni parola dal suo autore, e ci invita a perderci in un labirinto di continui rimandi, in cui ogni verso è al contempo via di fuga e trappola.

Il grande talento intellettuale e letterario dell’autore – candidato più volte al Premio Nobel – non è certo frutto del caso, ma scaturisce dalla straordinaria capacità di evocare mondi altri attraverso una scrittura che si fa, in ultima istanza, esercizio di rara maestria. 

La sua arte letteraria, finemente scolpita e densa di significati, ci invita ad esplorare il mistero del suo pensiero e a riconoscere la nostra stessa condizione di lettori inafferrabili, persi tra le pieghe di un’opera che si fa al contempo rifugio e prigione.




Anche la scelta della copertina rivela un’intenzione perfettamente in armonia con lo spirito del libro. L’opera L’Olandese Volante di Albert Pinkham Ryder non è casuale: il leggendario vascello, condannato a navigare in eterno, si fa simbolo della poesia stessa, destinata a solcare il mare dell’eternità, sospesa tra la dimenticanza e la gloria, in attesa che nuovi occhi sappiano accoglierla e offrirle dimora.


Il libro si conclude con un epistolario che raccoglie estratti della fitta corrispondenza intercorsa tra Dante Maffia, fin dalla sua giovinezza, e numerose personalità di spicco del panorama letterario. Tra questi, quello che più mi ha colpito è quello di Leonardo Sciascia, figura che ammiro profondamente. 

Due scrittori diversi per stile e tematiche, ma accomunati da un rigoroso impegno intellettuale, entrambi mossi da un’inesausta ricerca di verità attraverso la parola. In queste righe, Sciascia non solo offre parole di incoraggiamento e stima, ma preannuncia anche il destino e il successo che attendevano l’autore, riconoscendo in lui un talento che si sarebbe, senza dubbio, affermato nel tempo.





A questo prezioso epistolario si affianca la pubblicazione di estratti da lettere, recensioni e prefazioni, raccolti nella seconda parte del testo, che rappresentano l’omaggio critico al genio poetico di Dante Maffia. Questi documenti testimoniano l’apprezzamento unanime della critica insieme al profondo impatto che l’opera di Maffia ha avuto su intellettuali e scrittori contemporanei. 





È cosi che il libro si chiude, offrendoci un ritratto intimo e profondo dell’autore, affiancato da un riconoscimento pubblico e collettivo della sua grandezza letteraria, a suggello del valore e della rilevanza del suo contributo alla letteratura contemporanea.








Il libro è disponibile su tutte le piattaforme online e in tutte le librerie





















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




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EVERLAND ART – Percorsi di Ricerca – Nuova esperienza espositiva per Athenae Artis diretta da Maria Di Stasio

 




EVERLAND ART – Percorsi di Ricerca

Nuova esperienza espositiva per Athenae Artis diretta da Maria Di Stasio







di Giuseppina Irene Groccia |07|Febbraio|2025|


Nel cuore della nostra affascinante capitale, tra le strade ricche di storia e cultura, si prepara un evento artistico di straordinaria portata: la prima edizione di “EVERLAND ART – Percorsi di Ricerca”. 


Dal 26 aprile al 3 maggio 2025, la prestigiosa Galleria Il Leone accoglierà una selezione di artisti contemporanei accuratamente scelti dal team di Athenae Artis, sotto la guida esperta di Maria Di Stasio e con la partecipazione della stimata critica d’arte Mariangela Bognolo. Questa rassegna internazionale nasce con l’ambizione di creare un dialogo tra differenti linguaggi espressivi, offrendo agli artisti un’opportunità privilegiata per proporre la propria visione creativa e riflettere sul ruolo e sul significato dell’arte nell’orizzonte contemporaneo.


Attraverso un’accurata selezione di opere pittoriche, scultoree, grafiche, fotografiche e di videoarte, il percorso espositivo si configura come un’esperienza estetica densa e suggestiva, capace di guidare il pubblico in un’immersione sensoriale e concettuale nelle molteplici declinazioni del linguaggio artistico contemporaneo.




A rendere questa esposizione un evento di assoluto rilievo è anche la sua location: la Galleria Il Leone, da oltre sessant’anni punto di riferimento nel panorama artistico romano, situata nel cuore del centro storico della capitale. Questo spazio, diretto da Claudia Bevilacqua, è noto per la sua capacità di valorizzare il talento e per il suo impegno nella promozione dell’arte contemporanea. Un connubio perfetto che incarna l’essenza di Roma, sospesa tra memoria e innovazione, classicità e sperimentazione, in un equilibrio perpetuo tra il responsabile peso della sua illustre eredità e la spinta incessante verso l’avanguardia.


L’evento non è solo un’esposizione, ma un’opportunità per valorizzare il talento e offrire agli artisti selezionati una vetrina prestigiosa, capace di dare slancio al loro percorso nel mondo dell’arte. In questa mostra sarà possibile partecipare sia attraverso un’esposizione fisica tradizionale, consentendo ai visitatori di ammirare le opere dal vivo, sia con un’innovativa video-esposizione, che offrirà un’esperienza coinvolgente e immersiva.


I partecipanti avranno l’opportunità di ricevere prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Premio della Critica, il Premio Rete Top 95, il Premio EtereArt e il Premio ContempoArte. Questi riconoscimenti si tradurranno in una promozione mirata e di alto profilo, con interviste su blog d’arte, visibilità su radio e televisioni e, soprattutto, l’inserimento delle opere nel catalogo ufficiale della mostra, destinato ad essere archiviato presso la Thomas J. Watson Library del Museo di Arte Moderna di New York.






















A questo proposito, abbiamo avuto l’opportunità di porre alcune domande alla direttrice artistica Maria Di Stasio per comprendere meglio le motivazioni e le aspettative legate a questo ambizioso progetto:







Come è nata l’idea di collaborare con la Galleria Il Leone per questa edizione di EVERLAND ART?


La Galleria IL Leone è una sede attiva da oltre 60 anni, ospitando nel corso degli anni eventi di respiro internazionale. È una realtà articolata che negli anni è diventata un punto di riferimento per artisti e collezionisti, grazie soprattutto alla sua capacità di valorizzare diversi linguaggi artistici. Si trova in una posizione strategica di Roma, a due passi dal Colosseo, quindi è una zona ad alto traffico turistico. Oggi la galleria è gestita dalla giovane gallerista Claudia Bevilacqua, che offre opportunità ad artisti emergenti e organizza regolarmente eventi per promuovere l’arte contemporanea.



Quali sono le principali aspettative per questa edizione?


Everland Art – Percorso di ricerca. In questo evento chiediamo agli artisti di chiedersi, riflettere e osservare, cosa significa fare arte oggi? Attraverso quali lenti gli artisti vedono il mondo? Oggi viviamo in un’era caratterizzata da rapidi cambiamenti, comunicazioni digitali e viviamo in un’era di guerra costante e violenza psicologica e fisica. L’arte spesso diventa portavoce dell’ansia e della speranza. L’arte è comunicazione e solitudine. In molti casi è specchio dell’animo umano. Chi comunica attraverso l’arte ha personalità forti e il coraggio di comunicare attraverso il colore. L’aspettativa principale è unificare le visioni personali attraverso il dialogo, parlare della costante evoluzione dell’arte e di come essa emerga come strumento di riflessione e cambiamento, oltre a poter oggi connettere la dimensione personale con quella universale.



Qual è il valore aggiunto che questa esposizione offre agli artisti selezionati?


Ogni evento organizzato da Athenae Artis offre agli artisti l’opportunità di emergere e di narrare le proprie storie, ma soprattutto ci impegniamo a realizzare eventi che permettano loro di farsi conoscere realmente in tutto il mondo. Gli artisti avranno l’opportunità di ricevere una Critica d’Arte scritta da Mariangela Bognolo, rinomato critico d’arte a livello nazionale e internazionale, oltre alla possibilità di partecipare a un’intervista dedicata e personalizzata condotta dalla nostra media partners Giuseppina Irene Groccia. Ciò consentirà loro di condividere il proprio universo e il proprio percorso creativo, esplorando radici e riflessioni personali. Inoltre, avranno la possibilità di inserire le loro opere in un catalogo che sarà archiviato presso la Biblioteca Thomas Watson del Metropolitan Museum of Art di New York, considerata la più importante al mondo. Il valore dell’evento risiede nel fornire agli artisti la giusta visibilità all’interno di un contesto prestigioso e in una sede significativa in una città, Roma, che quest’anno ospita il Giubileo. Il nostro impegno è quello di comunicare

al mondo e promuovere l’arte su scala globale. Oltre a ciò, verranno assegnati premi e riconoscimenti per valorizzare l’eccellenza creativa.





EVERLAND ART si pone, dunque, come un appuntamento imprescindibile per chiunque voglia esplorare le molteplici declinazioni dell’arte contemporanea, in una cornice prestigiosa e con un’organizzazione che punta all’eccellenza. L’invito è rivolto a tutti coloro che credono nella potenza dell’arte come strumento di ricerca, pronti a vivere un’esperienza estetica e intellettuale arricchente e stimolante, un’occasione per crescere artisticamente, confrontarsi con nuove visioni e ampliare la propria rete nel panorama contemporaneo.







Media Partner dell’evento sarà L’ArteCheMiPiace e ContempoArte Magazine



Se anche tu vuoi partecipare a questo progetto espositivo e vuoi ulteriori informazioni per aderire scrivi a:


athenaeartis@libero.it




TERMINE ISCRIZIONI 15 FEBBRAIO!























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


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Claudio Trecci l’urgenza della ricerca

 L’ArteCheMiPiace – Interviste












Claudio Trecci

l’urgenza della ricerca






di Giuseppina Irene Groccia |05|Febbraio|2025|



Claudio Trecci è l’esempio vivente di quell’artista inquieto, errante, sempre in bilico tra il rigore della forma e il caos della sperimentazione. Pittore, incisore, architetto, scrittore: un intellettuale a tutto tondo, mai pago di una sola identità, mai disposto a farsi ingabbiare da etichette. Dalla formazione perugina all’Accademia di Belle Arti, sotto la guida di Padre Diego Donati, fino agli anni fiorentini in Architettura, il suo percorso si dipana tra discipline diverse, senza soluzione di continuità. Non si tratta di un semplice eclettismo, ma di una necessità interiore, una febbre creativa che lo porta a spaziare dalla tela al progetto, dal libro al viaggio.

Trecci attraversa la storia dell’arte con l’attitudine dell’eretico: da Purificato a Hohenegger, da Cuba a San Pietroburgo, assorbe, assimila, rielabora, senza mai farsi discepolo. L’arte per lui non è una contemplazione, ma un gesto, un atto di resistenza contro l’omologazione culturale. Ne è prova il suo ritiro dalla professione di architetto, non come fuga ma come naturale passaggio, che gli consente di dedicarsi con ancora maggiore intensità alla pittura, senza mai perdere quella tensione creativa che ha sempre accompagnato il suo percorso.


Ma Trecci non è uomo da sedentarietà, e la sua inquietudine artistica non tollera confini. Non stupisce dunque che oggi guardi di nuovo al suo tanto amato mare, alla vela, al viaggio come possibilità di libertà assoluta. “Ripartire, o meglio non stare in Italia ora, sarebbe un modo di rivivere la libertà artistica che ho già assaporato”, afferma con la consueta schiettezza. Non una fuga, ma un’ulteriore sfida: navigare per sottrarsi a ogni schema, lasciando che la ricerca artistica si alimenti del vento, della luce, dell’imprevedibilità del mondo.


L’intervista che segue ne restituisce il carattere senza filtri: irriverente, disincantato, ma sempre lucido e appassionato. Trecci non compiace, non concede nulla all’ipocrisia dell’arte contemporanea, spesso più attenta al mercato che alla verità dell’opera. La sua voce è quella di un artista autentico, libero, che ha fatto dell’inquietudine la sua unica, intransigente regola.










Paesaggio 2, 2021 – Olio su tela


Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Non in particolare. Mio padre amava passare il tempo disegnando e usando acquarelli. Molti ne conservo seppur sono copie non belle. La passione per l’arte è venuta a scuola studiando la storia… dell’arte ovviamente; poi alcuni amici mi hanno spinto a preparare una mostra con loro, in un vicolo della città, erano gli ultimi anni sessanta! All’epoca, da autodidatta, e, sinceramente anche ora, non mi sentivo e non mi sento artista… ma iniziai così più per curiosità che altro.


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Non mi sono mai posto questo problema consciamente… all’inizio le mie opere riflettevano forse la mia condizione fisica (sono celiaco e a quei tempi questa malattia non era conosciuta) ero triste, cupo e anche troppo preso dai grandi cambiamenti degli anni “70. Più recentemente credo di aver posto maggiore attenzione ai problemi legati alla violenza sulle donne, alle guerre, al troppo rapido mutamento della società, prendendo coscienza che non tutto quello che luccica è oro… ma questi non sono temi evidenti… forse solo messaggi da decodificare. Rimane il fatto che la ricerca è fondamentale in questo lavoro.


In che modo la formazione in Architettura ha influenzato la tua pittura, la tua scultura e le tue incisioni?

L’Architettura è venuta molto dopo! Dal 1972 al 1977 (anno in cui mi sono iscritto a Firenze alla facoltà di architettura) ho lavorato molto e partecipato a molte mostre, ma non era sufficiente per vivere… così scelsi un’altra strada senza trascurare la prima passione. Ho seguitato a dipingere seguendo le mie sensazioni influenzato da quanto avevo maturato durante gli anni (1973-1974) passati all’Accademia di Belle Arti di Perugia (della quale è stato anche Direttore il Prof. Gerardo Dottori, sottoscrittore del manifesto per il Futurismo) e questa sicuramente mi ha formato molto. Padre Diego Donati, famosissimo incisore, mi ha rivelato le tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta… il prof. Mancini, più politico che pittore, all’epoca direttore dell’Accademia, ha fatto in modo invece, dopo un significativo scontro verbale, che io lasciassi l’Accademia per l’Architettura… sì… Architettura è venuta dopo!



Inferno Paradiso Purgatorio (Caos Ordine Speranza) 2023 – Tecnica mista su tela




Lasciare la professione di architetto per dedicarsi completamente all’arte è stata una scelta significativa. In che modo il rigore e le regole dell’architettura hanno influenzato la tua libertà creativa, e cosa hai trovato di diverso o liberatorio nella pittura, nella scultura e nell’incisione?


Di fatto non ho abbandonato l’Architettura… sono solo andato in pensione! Abbastanza presto devo dire! E ho semplicemente seguitato a dedicarmi alla pittura che non avevo mai abbandonato.

Hai ragione… troppe regole e troppo rigore nella moderna architettura non portano a opere significative: oggi una “fontana di Trevi” non si potrebbe più costruire; ma mi ritengo fortunato perché credo di aver onorato i più importanti incarichi anche disubbidendo e infrangendo le regole imposte e trovando, poi, il consenso degli impositori delle regole stesse! Comunque le mie opere (pittoriche) non contengono riferimenti all’architettura… la mia libertà creativa in architettura si è potuta manifestare perché ho avuto un grande riferimento professionale: l’Arch. Franco Antonelli del quale ho avuto l’onore di proseguire e completare le sue opere dopo la sua scomparsa. Di contro la mia libertà creativa in pittura ha avuto la massima espressione dopo le mie esperienze all’estero (Cuba, Russia, Grecia, Tunisia…)


Tra le numerose mostre collettive e personali che hai tenuto in Italia e all’estero, ce n’è una che ricordi con particolare emozione?

Si certo… una in particolare: la prima mostra collettiva nel vicolo della mia città “La Traversa”… indimenticabile… Erano gli anni nei quali era raro vedere in città mostre d’arte e le persone che si accalcavano a vedere, a chiedere, incuriositi e appassionati, ha dato a tutti noi una ragione in più per proseguire… di quella mostra ricordo in particolare Pierluigi Berti, scultore e amico fraterno, troppo presto scomparso, col quale ho condiviso molte esperienze. Non posso però non menzionare gli amici russi con i quali ho condiviso più mostre e che erano e sono rimasti tuttora un riferimento per scandire i tempi in cui viviamo, all’ombra dell’inquinamento, delle guerre non volute, della grande amicizia che sempre ha caratterizzato i nostri due paesi.


Hai notato differenze nel modo in cui il pubblico italiano e quello internazionale recepiscono la tua arte?

La mia arte? Direi l’arte di tutti noi che ci sforziamo ancora per partecipare a mostre. Credo che nel giro di pochissimi anni, in Italia, è calato un velo che nasconde ogni volontà di capire l’Arte. Non è più importante farsi un selfie avanti alla Gioconda, nei 15 minuti nei quali si entra e si sta al Louvre? piuttosto che stare seduti avanti a quel capolavoro per decifrarne il paesaggio dietro, la posa discreta e il suo sorriso? Ricordo con piacere, in una mostra in Tunisia, come una mamma tentava di spiegare ai suoi due figli il significato della mostra dedicata all’emancipazione femminile… non ho mai visto cose simili in Italia.

Spazio nero 2017 – Tecnica mista su tela


Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

Non sta a me a descrivere uno stile, soprattutto il mio… normalmente ascolto chi parla delle mie opere… l’ultima nota che è stata fatta ai miei dipinti è questa: “sua la capacità di esprimersi con uso attento di luci e ombre, con approccio estetico-pittorico d’intensità cromatico-emozionale, sia in senso figurale che astratto”. Non ritengo che le mie opere appartengano a uno stile, o che io abbia, nel tempo, maturato uno stile… sono molto impegnato nella ricerca e questa spesso ti porta ovunque c’è da mettere in evidenza un sentimento.


Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

Alla base di ogni quadro c’è un piccolo scarabocchio, uno schizzo, un lampo, che inonda di luce la mente… poi quello si trasforma in qualcosa di più o meno reale… si colora, prende o non prende forma, non è importante, l’essenziale che il tuo pennello sia la tua penna che sulla tela disegni parole non scritte, ma che tutti possano interpretare. Ho sempre apprezzato gli artisti moderni che hanno rivoluzionato la pittura: impressionisti, espressionisti, cubisti, ma la visita al museo Picasso di Parigi, in compagnia di mia figlia Mikol, storica dell’arte, è stata una vera rivelazione. Oggi dipingo, non moltissimo… ma nei primi anni abbiamo anche provato a sottoscrivere un “manifesto”… ma oggi non è più di moda!


Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

Abbiamo tutti piccoli e stupidi segreti inerenti le varie tecniche… con il tempo anch’io mi sono adagiato su alcune di esse sviluppando, per opere particolari, qualcosa di più sofisticato… ma, credimi, non c’è tecnica che tenga di fronte a un’opera che ti emoziona!


Che importanza attribuisci al colore nel tuo lavoro? Come scegli la tua palette e che significato ha per te il colore?

Il colore è fondamentale per ogni artista… è il colore che determina la luce e l’ombra, è il colore che sollecita l’emozione. I miei colori sono sempre il frutto di mescole con la base con cui preparo le tele… non potrei sopportare eccessivi contrasti…


Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Perdonami… ma non trovo nessuna logica a rapportarmi con altri mentre lavoro. Confrontarsi durante una mostra è diverso e possono nascere affinità, collaborazioni e idee… La solitudine è la sola compagnia che offre ispirazione.


Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Male… sinceramente molto male! L’Arte è una cosa, il pubblico un’altra… credimi. Il pubblico è quello che compra un libro che spera che gli piaccia, lo porta a casa, lo legge e lo ripone in libreria. Figuriamoci con un’opera d’arte! Il pubblico che vedi ai vernissage, normalmente, se è attento, viene per capire… se non è attento viene per passare il tempo! É difficile trovare persone pronte, preparate ed educate all’arte. Molti tentano di generare anche una conversazione, ma l’ignoranza poi li smentisce. Difficilissimo e piacevole è trovare persone preparate! Aggiungo che il mio lavoro, nel momento in cui decido di esporlo, pur essendo, per forza di cose, soggetto a reazioni anche contrastanti, rimane il mio Lavoro! Non ha alcuna importanza la reazione di chi lo apprezza o lo sminuisce!






Pesca notturna 1977 – Olio su tela


C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Ce ne sarebbero due… La pesca notturna” del 1977, che conservo gelosamente, è un’opera determinata da una lettura della stessa da sinistra a destra, come nella nostra scrittura. In essa viene raccontato, in senso temporale, il mentre si gettano le reti, l’accensione delle lampare, fino a quando, all’alba, le reti si ritirano con il pescato.

Terremoto” del 2016, esposta al Premio VISIONI, è la mia prima opera realizzata con i coriandoli. Essa è fondata sul movimento degli stessi coriandoli che simulano il crollo di un edificio. La parte superiore esprime lo splendore dell’edificio (i coriandoli colorati) mentre crolla. La parte inferiore esprime le macerie (i coriandoli neri) dell’edificio distrutto; tra le macerie, un coriandolo color oro rappresenta la perdita delle opere d’arte e un coriandolo rosso rappresenta la perdita delle vite umane. Mi dispiace che la Dott.ssa Mariangela Bognolo, che ha recensito le mie opere in mostra, non abbia colto il vero significato di questa opera. La perdono!

Terremoto 2016 – Tecnica mista su tela


Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

Domanda imbarazzante… che richiede una risposta più che sincera. Alla seconda parte della domanda rispondo che sono pienamente convinto della nullità del mio lavoro rapportato al ruolo della società in cui viviamo. La società contemporanea è un pubblico disattento, non preparato, anzi ignorante e non educato all’Arte (l’ho già detto?).

Alla prima parte della domanda mi costringi a rispondere con un’atra domanda: quale è stato il ruolo, in questa società, aggiungo società con pochi (nulli?) valori, della “Banana” di Cattelan? o il ruolo del “Pulcinella” di Pesce? (cito queste opere solo perché di recente memoria). Tutti sappiamo come il pubblico, in entrambe le situazioni, ha reagito! Comunque sono convinto che entrambi gli autori (Cattelan e Pesce) si sono comportati da artisti… pur non apprezzando nulla delle loro opere (se non i divani di Pesce) hanno mandato un segnale chiaro e forte: questo è quanto merita questa società.

Paesaggio bianco 2013 – Olio su tela 


Come è nata la collaborazione con Il Messaggero per il ciclo di mostre collettive?

Molto semplicemente… alla mostra alla Traversa, che ho già menzionato è venuto un giornalista di Roma di quella Testata… la mostra lo ha affascinato e il giorno dopo ci ha invitato a un cocktail presso la sede del Messaggero a Roma.


Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

La difficoltà che incontra un artista è sempre quella di non essere compreso e conseguentemente di non vendere le proprie opere. Ti confesso che nei primi anni di mostre e concorsi sono riuscito a farmi apprezzare e a vendere molte incisioni e quadri a olio… negli ultimi anni non avrei potuto sopravvivere artisticamente se non fossi andato all’estero. Fortunatamente ho affiancato alla mia passione, la professione di Architetto… questa è stata fondamentale e mi ha aperto le porte di Pietroburgo dove ho trovato lavoro prima proprio come architetto e poi come artista.


Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

Avrei voluto essere presente alla mostra, ma non ne ho avuto la possibilità. Purtroppo, al momento non posso dire nulla. Dalle foto ho visto che è stato un successo di pubblico e sicuramente sarebbe stata un’emozione esserci e confrontarci. Credo che gli organizzatori abbiano messo molto impegno.

Ombre di Terra – Opera 2, 2024 Olio su tela


Le tue opere pittoriche presentate a Visioni sono state tra le protagoniste dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una menzione speciale. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?

In questa occasione ho presentato due opere… una formata da due tele sovrapposte: Terremoto, della quale ho già ho parlato; l’atra formata da quattro tele: Ombre di Terra 2.

Preciso che Ombre di Terra e Ombre di Mare sono raccolte di opere pittoriche dedicate alla natura che, in ogni contesto, dedica paesaggi sempre diversi visti con gli occhi dell’emozione. L’accostamento delle sensazioni generate si traduce in un mosaico fatto di colori e forme che inducono alla personale interpretazione attraverso la propria sfera emozionale.


Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Con tutta sincerità… proprio in questi giorni sto pensando di ricomprare la barca, a vela naturalmente! Ripartire, o meglio non stare in Italia ora, sarebbe un modo di rivivere la libertà artistica che ho già assaporato.






Contatti dell’artista 


E-mail claudio.trecci@gmail.com

Sito Web c3c-claudio trecci

Facebook Claudio Trecci

Claudio Trecci nasce a Foligno nel 1949 appassionato di disegno, frequenta, dal 1972 al 1976, l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia (sotto la direzione del Maestro Mancini) dove partecipa alle lezioni di disegno dal vero, pittura, storia dell’arte e incisione (acquaforte e acquatinta) con il Maestro Padre Diego Donati nel 1974 partecipa alla prima mostra collettiva “La Traversa” a Foligno nell’autunno del 1974 e fino ad aprile del 1975, il quotidiano Il Messaggero lo invita a una serie di mostre collettive (L’Arte con Noi), con cadenza mensile, a Bolsena, Fondi, Amatrice, Ronciglione, Bracciano, Nettuno e Fiuggi durante le mostre nel Lazio conosce i pittori Purificato e Ciavatta che lo influenzeranno con la loro amicizia e loro critiche 

nel 1974 entra nel gruppo di artisti “Arte 74”  nel 1975, con lo scultore PierLuigi Berti, espone ad Assisi e a Foligno nella Galleria Il Quadrifoglio e nella Sala ex Teatro Piermarini 

nel 1975/1977 partecipa alla mostra/rassegna del piccolo formato organizzata dalla Galleria “Antares” e partecipa a varie manifestazioni e mostre in molti comuni italiani

nel 1977 si iscrive alla facoltà di Architettura presso l’Università degli Studi di Firenze

nel 1982 si laurea in architettura e inizia la libera professione di architetto a Foligno 

dal 1982 al 1993 collabora con l’arch. Franco Antonelli e nel 1994 entra nello studio Antonelli e Associati

nel 1995 conosce Alfred Hohenegger (grafico, pittore, scultore, scrittore e musicista) col quale instaura, oltre a una grande amicizia, anche un continuo confronto critico 

nel 1997 il sisma tra Umbria e Marche, che produce ingenti danni anche a Foligno, lo costringe a intensificare i suoi impegni di lavoro in architettura 

nel 1999, in un viaggio a l’Havana – Cuba, viene a contatto con artisti di strada nei quali scopre la semplicità di un uso straordinario dei colori e con loro espone alcune opere eseguite lungo le strade della Havana Vieja 

nel 2009 pubblica Habanere, un resoconto del suo viaggio a Cuba

nel 2011, dopo aver lasciato la professione di architetto, si ritira nella casa di montagna dove riprende a sperimentare nuove tecniche di espressione artistica 

nel 2011/2012 collabora con il Club UNESCO di Foligno e Valle del Clitunno contribuendo alla nascita del premio La fabbrica nel paesaggio

tra il 2012 e il 2015 frequenta la città di San Pietroburgo dove tiene tre conferenze sull’architettura presso lo spazio progettuale dello store SMALTA e dove il Museo ERARTA (museo privato di arte contemporanea) lo invita a partecipare a una collettiva con giovani artisti russi

nel 2016, nella continua ricerca di stimoli, inizia una nuova esperienza in barca a vela viaggiando attraverso tutto il mar Mediterraneo e trasferendosi a vivere prima in Grecia e poi in Tunisia

nel 2018, vivendo a bordo della sua barca, frequenta uno spazio espositivo nel Marina della città di Monastir dove viene a contatto con giovani artisti tunisini

tra il 2017 e il 2018 espone alcune opere a Lefkada, Grecia e a Monastir, Tunisia

alla professione ha affiancato sempre la sua attività artistica esponendo i suoi dipinti in varie mostre in Italia, Russia, Grecia e Tunisia

nel giugno 2020 pubblica Come stelle nel cielo di notte, un giallo in cui l’intelligenza femminile prevale su ogni forma di genialità, anche criminale

nel dicembre 2020 pubblica Yehudah – storia di un dipinto ispirato a un capolavoro del Caravaggio “Giuditta e Oloferne” ritrovato in una soffitta in Francia e poi ritenuto un falso

nel 2021 pubblica A margine della mia professione di architetto in cui raccoglie tutti gli articoli scritti per un giornale dove denuncia la pochezza delle amministrazioni nella tutela della città

nel 2022, viene invitato, senza accettare, a una mostra presso la galleria Dantebus in Via Margutta a Roma 

nel 2023 è tra i finalisti del premio Rosso Passione a Villacidro in Sardagna

dal 1972 a oggi, nonostante i grandi impegni di lavoro, i viaggi e le pubblicazioni, non ha mai trascurato la sua passione per la ricerca di ogni espressione artistica





©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







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