close

Novembre 2023

Senza categoria

CITTÀ SOSPESE indagine sul paesaggio

    L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 




CITTÀ SOSPESE
indagine sul paesaggio





La Galleria “Spazio Bianco” è lieta di presentare “Città sospese“, una interessante esposizione di opere fotografiche che esplorano il tema del Paesaggio in chiave transfigurativa


Questo progetto collettivo è il risultato di un intenso anno di riflessione e ricerca da parte di 40 fotografi contemporanei, con l’intento di offrire una visione unica e diversificata dell’arte fotografica.


In coincidenza con Pesaro 2024 – Capitale italiana della cultura, “Città sospese” si rivela come un evento fondamentale per il panorama fotografico. 


La mostra, organizzata dalla www.fondazionepescheria.it, presenterà dal 9 dicembre 2023 al 14 gennaio 2024 una raffinata selezione di opere all’interno  degli spazi della Galleria “Spazio Bianco” di Pesaro.


L’inaugurazione, prevista per il 9 dicembre alle 18:00, rappresenta un’opportunità imperdibile per immergersi nell’essenza della “Fotografia Transfigurativa“. 


Gli autori saranno presenti per approfondire i principi fondamentali che guidano questa corrente espressiva. 





Immaginare un paesaggio in chiave transfigurativa significa affidarsi ai filtri diffrattivi ed espansivi propri del sogno e dello sguardo metafisico.  
“Se le guardi a lungo con intenzione, dopo un po’ le cose ci parlano”.
 
Di cosa ci parlano i nostri paesaggi? Di noi, certo, dei territori che abbiamo esplorato con le nostre fotocamere, ma ci parlano anche del genere fotografico in sé: il nostro è un paesaggio sul Paesaggio.  
Nel nostro percorso non abbiamo inteso compiere un’analitica ricognizione geografica, ma proporre una rivisitazione del genere Paesaggio attraverso l’approccio transfigurativo.  
 
Il paesaggio a cui abbiamo dato luce è il nostro pensiero sul mondo, un ritratto della natura, cioè tutto quanto le nostre emozioni possono cogliere di ciò che ci è intimo, che ci sta intorno e dentro, e a cui sentiamo di appartenere. Un pensiero condotto con gli occhi socchiusi del sognatore, sfrangiato, mosso, vignettato; oppure fermo, silenzioso, riflessivo.
Le nostre città sono sospese perché quello è lo stato del sogno, quando tutto si ferma e si entra a far parte di una cosmogonia sovraordinata, che unisce gli esseri, le cose, i sentimenti e tutta la grazia del creato dentro un clic.  
 
Il nostro paesaggio ha un rapporto conflittuale con la bellezza. Molto diversa dal paesaggio tradizionale, che di un certo conformismo estetico troppo spesso si nutre.  
La bellezza che noi cerchiamo si muove fuori dalle orbite del sensazionalismo e della spettacolarizzazione. Le nostre immagini ci cullano dentro armonie fatte anche di brutture, di buio o di angoscia, perché è quella la nostra realtà prima. Che spesso rifuggiamo, proteggendoci dietro il paravento di un bello già collaudato, ma che invece vogliamo provare a riparare, attraverso il recupero di assetti formali più coinvolgenti e meno stereotipati.
 
Abbiamo suddiviso il nostro mondo in quattro quadranti, come altrettante dimensioni metaforiche. Nord, Sud, Est, Ovest sono categorie esistenziali, inclinazioni dell’anima, stati dello spirito. Li abbiamo assunti per verificarli, e eventualmente sconfessarli, per uscire dallo stigma sociologico, ribaltando ataviche convinzioni.
Da questo punto di vista, la nostra è una vera indagine sul mondo, dall’esito per nulla scontato, che ognuno potrà esplorare in una sorta di messa alla prova dei propri pregiudizi.  
Abbiamo fotografato il paesaggio non per spiegarlo, ma soprattutto per capirlo.

Carlo Riggi




Dettagli dell’Evento:


Data: 9 dicembre 2023 – 14 gennaio 2024


Luogo: Galleria Spazio Bianco, Via Zongo 45, Pesaro


Inaugurazione: Sabato 9 dicembre, ore 18:00


Organizzazione: www.fondazionepescheria.it

Leggi Ancora
Senza categoria

ANILA DAHRIU Un viaggio nell’Arte della parola

    L’ArteCheMiPiace – Interviste




ANILA DAHRIU

Un viaggio nell’Arte della parola



di Giuseppina Irene Groccia |17|Novembre|2023|


Anila Dahriu è scrittrice, poetessa e traduttrice con un talento straordinario. La sua poesia è un’arte potente che ispira e tocca profondamente la sensibilità dei suoi lettori.

Ha una grande abilità nel creare opere evocative insieme a quella di esprimere emozioni complesse attraverso le parole. L’eccellenza del suo lavoro è dimostrata dai numerosi premi e riconoscimenti ricevuti durante il suo percorso artistico, i quali testimoniano l’impatto che hanno avuto le sue pubblicazioni in ambito letterario.

Da qualche anno si dedica anche alla traduzione di testi poetici nella sua lingua madre, l’albanese.

La traduzione è una forma d’arte che richiede una profonda comprensione della lingua di partenza e di arrivo, oltre a una sensibilità per la resa accurata delle sfumature linguistiche e culturali. Anila Dahriu riesce con grande professionalità a condividere, mediante questa ulteriore espressione artistica, la bellezza e l’importanza della letteratura attraverso le barriere linguistiche.






Conosciamola meglio attraverso questa intervista in cui sarà lei stessa a raccontarsi…



▪️Cara Anila, quando e come nasce, la tua passione per la scrittura e la poesia?

La mia passione per la scrittura nasce in età tenera, ero
ancora una bambina, avevo forse dieci anni. 
Mi ricordo benissimo, uscendo da un negozio  all’ improvviso dissi a loro con la
spavalderia dell’età: “In futuro diventerò una scrittrice”. Loro rimasero
impietrite dicendomi che ero una povera pazza. Non badai alla loro reazione, andai
tranquillamente verso il mio sogno. 
La voglia e la curiosità di leggere, di osservare, di
cercare di capire gli avvenimenti della vita, l’ho avuta
 si può 
dire da sempre. Già da piccola guardavo i libri come si guardano i
gioielli. 
Sono stata sempre curiosa di capire che cosa c’è dietro
la realtà che si vede, dietro le apparenze, ed è per questo che a un certo
punto ho voluto condividere le mie esperienze con gli altri. Il modo più giusto
era la scrittura e l’ho fatto con entusiasmo, liberamente, senza creare mai
zone d’ombra con le mie parole. 
Pane al pane e vino al vino: ho scritto quindi in maniera
diretta, chiamando le cose con il loro nome, non nascondendomi dietro paraventi
falsi o dietro furberie. 
L’inizio  fu a 22
anni, quando avevo già maturato un rapporto sereno con la pagina che, come
sanno tutti i poeti, fa sempre paura. 





▪️Quando hai capito che la scrittura sarebbe diventato un aspetto così predominante della tua vita?

L’ho capito nel 1996 quando decisi di pubblicare il primo
libro in albanese “La porta di me stessa”. Contemporaneamente, oltre a leggere
narrativa e poesia, decisi di dedicarmi anche allo studio della letteratura
partendo dal passato, dai classici. 
Devo dire che sono stata molto incoraggiata dai lettori che
subito si complimentarono con me con entusiasmo.
  Naturalmente io mi sentivo molto inquieta,
ero dominata dalla poesia, il mio essere era tutto preso dai libri e cercavo
quindi
  di distillare letture e vita nei
versi ormai diventati la mia esistenza quotidiana.





▪️Quali autori classici e contemporanei hanno più influenzato la tua scrittura?

All’inizio ho fatto letture disordinate; leggevo tutto ciò
che mi capitava fra le mani. Soprattutto autori albanesi come Ismail Kadare, Fatmir
Gjata, Sterio Spase per la prosa,  e per
la poesia Xhevair Spahiu, Luljeta Lleshnaku. 
Poi mi sono scatenata e quindi l’elenco sarebbe in finito
ma non poso non citare Dostoevskij, Tolstoj, Anna Achmatova,
Marina
Ivanovna Cvetaeva,
Baudelaire, Verlaine, Mallarmè, Rimbaud,  Ghiannis Ritsos, Kostanntino Kavafis fino a
quando non ho incontrato gli italiani con i quali ho sentito molte affinità,
anche per essere vissuta a lungo in Toscana. Per la narrativa cito Grazia
Deledda, Alberto Bevilacqua, per la poesia 
Ungaretti, Saba, Cardarelli, Antonia Pozzi, Sibilla
Aleramo, Luciano Luisi, Dante Maffia. 
Potrei fare anche
altri nomi, perché ogni libro mi apre mondi nuovi, diversi, nei quali trovo
spesso sorprese immense, ma si tratta di episodi. Invece i nomi fatti sono una
frequentazione che mi ha saputo dare indicazioni e direttive che arricchiscono di
continuo la mia anima, il mio cuore e il mio intelletto.






▪️Hai partecipato ad alcuni importanti concorsi letterari ottenendo ottimi consensi ed ambiti riconoscimenti… ce ne vuoi parlare?

Si ci sono stati diversi premi importanti e
riconoscimenti internazionali per la mia poesia. 
Sono stata segnalata al “Premio Farina” a Roseto Spulico
(Calabria) (giugno 2014). “Premio Terre Lontane “Spezzano Albanese, Calabria
(dicembre 2014), il premio “Don Luigi Di Liegro” a Roma. (2015)

Vari Premi assegnati dalla Associazione Culturare ”Club
della poesia” insediati Cosenza. 
L’associazione internazionale degli scrittori Bondani,
con sede a Bruxelles e Pristina, 2019 decide di assegnare il premio
internazionale” DARDANICA” Albania/Italia, Macedonia settentrionale… 

Premio internazionale “Mihai Eminescu” Romania 2019

Premio “Arberia” 2020 Calabria

Nel 2021  il premio
Barocco Salentino della Città di Lecce

Premio Bogdani nel 2021 Kosovo

Premio letterario “Antica Pyrgos” 2021-2022

In Grecia “Alessandro
Magno” 2022. 

Lasì Romania 2022.


▪️Tra i vari componimenti letterari, quali prosa, poema, poesia. Quali prediligi?

Sono tutte tre preferite da me. Ma ultimamente scopro che
esprimermi attraverso i poemi rappresenta più il mio essere. Quando ho un’ idea
all’improvviso diventa un poema, un libro. 




▪️Da qualche anno hai iniziato a dedicarti anche alla traduzione di testi poetici. Quali sono le maggior difficoltà che incontri?


Le difficolta sono tante, non è facile la traduzione ma si
cerca di entrare nel focus della scrittura con l’anima e leggere e studiare
molto nella lingua che si traduce. 
Credo che aiuta lo scambio di opinioni, di poesia, di
idee e di mondi poetici possa dare energia nuova ad ognuno. Sono convinta che
quando due mondi diversi si scambiano il fiato, cioè la poesia, i risultati ci
saranno.




▪️Recentemente hai partecipato al Festival in Romania, avendo avuto possibilità di confrontarti con diverse culture. Ci parli di questa tua importante esperienza?


E’ stato un’esperienza straordinaria. Scambiare la poesia, opinioni, conoscere poeti e scrittori da tutto il mondo direi è una grande
fortuna. Un scambio che ha come risposta la ricchezza del tuo essere. Come ho
detto sopra cioè che la poesia è il fiato che lega tutti i popoli del mondo, non ha colore, ha solo la bellezza della nostra salvezza. 

 

▪️Se incontrassi te stessa a 18 anni cosa ti consiglieresti?


Di farei quello che
ho fatto fin ora senza esitare. Scrivere, studiare in continuo, viaggiare nella
scoperta delle culture nuove. Il mondo è così grande con spazi inesplorati. Dove vai anche se fai un passo sempre scoprirai esistenza di un fiato che
diventa una parola e dopo una poesia. 
Il mio senso della vita è questo, vivere nel bene e nel male, nei labirinti proibiti e tante volte anche sognare il paradiso. Perché no?! 





▪️Quante ore dedichi al giorno alla scrittura e solitamente a che ora preferisci scrivere?

Dipende! Sono giornate che mi dedico alla lettura e altre alla
scrittura. Dipende dall’ispirazione, non ci sono orari. 



▪️A quale dei tuoi libri ti senti più legata e su cosa stai lavorando attualmente?


I libri sono come i figli. Nascono e poi li ami nello stesso
modo. 
Attualmente sto lavorando con traduzioni. E sto preparando
diversi libri da
 pubblicare con poeti noti
internazionali. Un antologia con tutti poeti internazionali tradotto dall’ italiano in albanese. 
E due miei libri, un
poema in italiano e un libro di racconti in albanese.



 

▪️Progetti e sogni nel cassetto?


Sono tanti. Viviamo in tempi drastici con problematiche
sociali, economiche e internazionale che lasciano tanto a intendere. 
Vorrei che il mondo, avvicinandosi alla poesia, diventi
migliore e trovi la possibilità di produrre felicità e amore. 
Sarà difficile ma la speranza non muore mai.

 


Grazie per l’intervista.

Anila Dahriu






Contatti  


Email aniladahriu@live.it

Facebook Anila Dahriu



Anila Dahriu è nata il 25 maggio 1970 a Valona (Albania). Appena diplomata all’Istituto Industriale si è iscritta alla Facoltà di Lettere e pubblica il suo primo libro in lingua albanese intitolato  “Porta di se stessa”.

Dal 1997 al 2010 ha vissuto a Prato. Poi si è trasferita in Calabria. Ha pubblicato, in lingua albanese, La porta di se stessa (1996), Lascia che io venga con te (2010), Non ferire il mio sentimento (2011), Brivido di fata (2011), Verso l’ignoto (2012), Proiettato nell’ embrione mai nato (2022) e in italiano ”Fra le costole del peccato” (2013), con testo albanese a fronte. Siamo soliti pensare (2016).

Il canto della fanciulla (2022).

Ha avuto attenzione a diversi premi letterari, in Italia e all’estero, come il “Premio Farina” (segnalazione giugno 2014). “Premio Terre Lontane (dicembre 2014), il premio “Don Luigi Di Liegro”(2015), “Dardanica” premio d’onore per l’autenticità e l’originalità della scrittura, Kosovo (2019), Vari Premi assegnati dalla Associazione culturare ”Club della poesia”, Cosenza.

“Mihai Eminescu” Romania 2019, “Arberia” 2020 Calabria “Barocco Salentino” 2021 “Bogdani” 2021 e 2022 Kosovo

“Antica Pyrgos” 2021 e 2022. Segnalazione a ottobre 2022 “Alessandro Magno” Grecia.

Segnalazione a Festival internazionale a Lasi Romania,  maggio 2023

 

Vive a Mirto Crosia (CS), dove svolge attività culturali, traducendo fra l’altro poeti e scrittori italiani e albanesi. Collabora con diversi giornali tra cui “La voce” di Corigliano-Rossano e internazionali, “Nazionale”, “Mapo” con sede a Tirana in Albania. Collabora con la casa editrice “Alba” Albania e con la casa editrice “Bogdani” Kosovo.

















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.



ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        


L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.


Se desideri avere spazio, con un’intervista, con la presentazione di un tuo progetto artistico oppure con la realizzazione di un tuo catalogo d’arte personalizzato, invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com



Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo

   



























Leggi Ancora
Senza categoria

Le rivelazioni visive di Vilija Vitkute

L’ArteCheMiPiace – Favourites


Le rivelazioni visive di

Vilija Vitkute
di Giuseppina Irene Groccia |16|Novembre|2023|


Nella vastità della natura, molti animali sviluppano capacità di mimetismo per sfuggire all’occhio affilato dei predatori. Oggi, questa abilità è emulata da artisti come Vilija Vitkute, una talentuosa pittrice specializzata nel body painting.

L’artista lituana utilizza la pittura del corpo come un’arte che trasforma gli individui in una bellissima estensione dell’ambiente naturale, creando una fusione armoniosa tra l’arte e la scena circostante.



Vilija Vitkute emerge come un’artista straordinariamente versatile e talentuosa, padroneggiando una vasta gamma di discipline artistiche, tra cui arte visiva, bodypainting, regia, fotografia, performance artistiche e produzione. Il fulcro della sua opera si concentra sul connubio tra l’umanità e la natura, ed esplora intricati legami tra corpo, spirito, colori ed emozioni.






La passione artistica di Vilija attinge da una molteplicità di fonti, tra cui la natura, la filosofia, la musica, la danza, il cinema e la storia. Questi diversi elementi si rivelano autentiche sorgenti d’ispirazione per lei, alimentando un impegno artistico finalizzato a far emergere la profondità e la versatilità della sua espressione creativa. Nelle sue opere, spicca inequivocabilmente la tessitura di queste influenze, conferendo un carattere distintivo alle sue creazioni e apportando una complessità unica e dal profondo significato.






Quel che merita attenzione è il profondo impegno di Vilija Vitkute nei confronti di temi di grande rilevanza sociale, come il cambiamento climatico e l’uguaglianza. Attraverso la sua arte si adopera con encomiabile dedizione per sensibilizzare il pubblico su queste questioni di vitale importanza. 





Il bodypainting emerge come un elemento di notevole rilevanza nella vita e nell’opera artistica di Vilija Vitkute, donandole uno spazio creativo intrinseco per l’esplorazione dell’espressione corporea e visiva. In quest’ambito, la sua capacità espressiva si manifesta attraverso una narrazione visiva sofisticata, trasformando il corpo in una tela dinamica e vibrante che trascende dalla mera estetica. 





















































Solitamente dedico la maggior parte del mio tempo alla natura, poiché è il luogo in cui mi sento libera, senza confini né limiti. Tra le montagne, l’acqua e la varietà di colori, trovo una fonte inesauribile di ispirazione che mi infonde l’energia necessaria per creare







In un autentico spettacolo visivo, la pittura corporea di Vilija Vitkute, cattura l’attenzione con la sua arte del mimetismo, dove i modelli si fondono armoniosamente con lo sfondo, scomparendo agli occhi degli spettatori. Questa straordinaria abilità artistica richiede una notevole esperienza nell’uso dei colori, delle forme e delle linee, dando vita a un effetto incredibilmente convincente.

La scelta delle ambientazioni, tra paesaggi naturali e scenari surreali, aggiunge un tocco di fascino e mistero al lavoro di Vilija Vitkute. 



La sua arte intrisa dell’amore profondo per la natura, funge da motore trainante dietro al suo straordinario e significativo lavoro artistico. La natura diventa così il medium attraverso il quale l’artista esprime non solo la bellezza estetica, ma anche l’essenza stessa della sua relazione con il mondo naturale. 





Le peregrinazioni di Vilija Vitkute attraverso paesi diversi, dai maestosi paesaggi montuosi del Marocco alle scenografie straordinarie delle isole Lofoten in Norvegia, fungono da fonte continua di ispirazione e arricchiscono in modo significativo la trama delle sue creazioni di body art. 





Ogni viaggio diventa un capitolo narrativo che si traduce visivamente nelle sue opere, offrendo un ricco repertorio di sfondi. Questi non sono meramente scenari, ma rappresentano delle interazioni profonde con la fisiologia e la sensibilità dei modelli coinvolti. Emergono così esperienze condivise uniche e coinvolgenti, poiché le ambientazioni diventano parte integrante di un dialogo visuale che si svolge tra l’artista, il modello e lo spettatore.

Vilija Vitkute


Vilija Vitkute, nata nel 1992 a Klaipeda, Lituania, è un’ artista visiva dal percorso artistico eclettico. Cresciuta in una casa d’arte e musica grazie a sua madre insegnante di pianoforte, Vilija ha coltivato la sua passione per le arti sin da giovane. Nel 2010, durante le difficoltà economiche del suo paese, ha intrapreso il cammino verso la Svezia, precisamente a Dalarna, dove ha iniziato la sua carriera come artista professionista. La svolta avviene nel 2013, quando scopre il bodypainting, trasformando radicalmente la sua espressione artistica.

Oggi, Vilija vive tra la Svezia e l’Alto Adige, immersa nelle Alpi, con la sua famiglia. La sua arte si fa portavoce del connubio tra l’umano e la natura, con una particolare attenzione a temi cruciali come la protezione dell’ambiente, la parità di diritti e i cambiamenti climatici.

La sua versatilità emerge attraverso l’uso di tecniche artistiche miste e progetti multidisciplinari. Nel corso della sua carriera, ha esplorato il mondo delle performance e del cinema, riscuotendo successi significativi, tra cui il titolo di artista dell’anno nella regione di Dalarna e la vittoria del video musicale dell’anno in Svezia.

Vilija Vitkute continua a trasformare il suo mondo artistico, intrecciando la sua narrativa visiva con le bellezze naturalistiche del nostro tempo.
























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.



ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        


Leggi Ancora
Giuseppina Irene Groccia

Giuseppina Irene Groccia – Poesia e Arte con fascino Arbëreshë… di Angela Kosta

 

 

 

Sul quotidiano Calabria.Live.Cosenza.
 
 
Ringrazio Angela Kosta per l’invito e l’attenzione con la quale ha curato l’articolo e il Direttore Santo Strati per l’ampio spazio che ha voluto dedicarmi.
L’articolo è stato un’occasione per approfondire il mio percorso e presentare le mie ultime due pubblicazioni. Un’attenzione particolare è stata dedicata alla traduzione in lingua albanese di MENTE OCCHI CUORE, versione tradotta curata interamente da Anila Dahriu ed edita dalla casa editrice ADA di Roland Lushi e a diverse pubblicazioni su prestigiose riviste letterarie albanesi come Obelisk organo della casa Editrice ADA di Roland Lushi e la rivista accademica Gazeta Nacional guidata dal Direttore Mujo Bucpapaj

 

 

 

 

 

 

Leggi Ancora
Senza categoria

La versatilità artistica di Ercolino Ferraina – Tra pennelli, obiettivi e organizzazione Eventi

   L’ArteCheMiPiace – Interviste









La versATilità artistica di ercolino Ferraina

Tra pennelli, obiettivi e organizzazione Eventi





di Giuseppina Irene Groccia |05|Novembre|2023|



Ercolino Ferraina è un pittore la cui opera è una vibrante sinfonia di colore e luce, un linguaggio artistico che trascende le parole e trova espressione attraverso i pennelli. La sua produzione artistica è intrisa di un tratto distintivo che sembra evocare chiare influenze dell’Impressionismo, il movimento artistico che celebra la restituzione più rapida e immediata della realtà, ma anche emozioni e nuovi stati d’animo, legati alla soggettività dell’artista. 

Nella contemplazione del paesaggio, egli trova stimoli formali di notevole importanza, sottolineando, al tempo stesso, l’importanza del cromatismo puro e delle implicazioni raffinate. Questo si riflette in una visione iconica particolarmente rilevante, soprattutto quando l’intero scenario, in tutta la sua grandiosità, sembra essere gentilmente accarezzato da una luce che penetra con grazia, donando una dimensione completamente nuova e affascinante alla composizione rappresentativa. 

La natura e gli oggetti diventano i protagonisti di uno scenario solenne e mutevole, offrendo spunti inesauribili. Visioni e pensieri si intrecciano in un racconto senza fine, una continua ricerca di verità nell’ambiente e nelle cose. Questo cammino di scoperta svela le leggi di un’armonia universale, un legame profondo che collega la vicenda umana alla natura e alle sue costanti trasformazioni.

L’immersione nella matrice figurativa, reinterpretata con una sensibilità personale, costituisce un pilastro imprescindibile nell’operato pittorico di questo artista.

Nei suoi lavori, il tema non si svolge in una monotonia prevedibile; al contrario, è costantemente arricchito da nuovi elementi che intrigano e affascinano. Questi elementi emergono dalla dedizione instancabile dell’artista, dalla sua modalità d’operare e dalla sua tecnica pittorica distintiva.

Il suo tratto è caratterizzato da pennellate rapide e sciolte, spesso applicate con piccoli tocchi di colore. Questa tecnica gli permette di catturare le variazioni della luce naturale e le sfumature cromatiche in modo molto realistico. I suoi dipinti sembravano vibrare di vita, con i dettagli che si fondono in un insieme impressionistico quando osservati da lontano.

Il risultato è un corpo di opere che non cessa di evolversi, rivelando la profondità della sua ricerca artistica e la sua capacità di comunicare con il pubblico attraverso la tela. L’arte di quest’artista è un viaggio in continua espansione, un dialogo visivo che celebra la varietà e la costante evoluzione dell’esperienza umana, tutto incanalato attraverso una pennellata di straordinaria abilità e un’interpretazione distintiva.




Ercolino Ferraina si dimostra un artista dalla grande versatilità, in grado di applicare la sua sperimentazione in più campi espressivi. Oltre alla sua notevole attività nella pittura, la sua ricerca artistica lo ha portato a esplorare anche il mondo della fotografia, con particolare enfasi nel campo del nudo artistico.

Il nudo artistico, genere fotografico delicato, trasgressivo ed amato, pone una sfida unica a ogni fotografo che si avventuri in questo mondo. Per Ercolino è una sfida che va al di là della semplice cattura di un corpo umano senza veli, in quanto rappresenta il perfetto equilibrio armonico tra elementi tecnici ed emotivi. È un percorso sperimentale in cui l’equilibrio tra tecnica e sentimento è fondamentale, e solo attraverso questa fusione l’artista riesce a catturare la bellezza cruda e la fragilità del corpo umano in tutta la sua gloria.




La sua vena creativa si dispiega in svariati campi artistici, abbracciando con successo diverse discipline. La sua produzione artistica spazia dalla pittura all’espressione fotografica, dimostrando una capacità innata di comunicare concetti e emozioni attraverso tratti distintivi e uno sguardo sensibile.

Tuttavia, il suo contributo all’arte va oltre la creazione pura. Ercolino Ferraina si è distinto come un instancabile organizzatore di eventi culturali, mettendo in luce la sua versatilità non solo come artista ma anche come promotore culturale. La fondazione della sua scuola d’arte è un esempio tangibile del suo impegno nell’educazione artistica, fornendo una piattaforma per la crescita di futuri talenti nell’ambito delle arti visive.




Scuola d’Arte Associazione Culturale Centro Arte Club di Ercolino Ferraina


La sua attività nella promozione culturale ha creato un ponte significativo tra artisti emergenti e il pubblico, contribuendo all’arricchimento dell’ambiente artistico locale. La sua esperienza nell’organizzazione di eventi artistici, da mostre personali a incontri tematici, si è tradotta in un costante arricchimento del panorama culturale, con un impatto che va ben oltre i confini della sua città.

Il suo percorso incarna un esempio straordinario di come l’impegno artistico e la passione possano riversarsi non solo nella creazione artistica individuale, ma anche nella promozione dell’arte e nella sua più ampia e attenta divulgazione.








 

Nato nel 1954 a Caraffa di Catanzaro, Ercolino Ferraina è un notevole artista le cui radici artistiche affondano in una profonda passione che ha modellato la sua vita sin dai primi anni. La sua transizione a Rossano, città bizantina dell’Alto Jonio Cosentino, dopo aver conseguito la maturità tecnica, è stata il punto di partenza di una carriera artistica destinata a brillare.

La sua passione per l’arte, sotto le forme più variegate come il disegno, la pittura e la musica, è esplosa giovanissima, manifestandosi in una mostra di disegni e tempere tenutasi nel lontano 1969 nelle sale della Scuola Media. Questo evento segnò l’inizio di un viaggio artistico che avrebbe abbracciato una carriera prolifica e significativa.

La permanenza a Rossano ha offerto a Ferraina l’opportunità di interagire con altri artisti e letterati della città, aprendo le porte a numerose mostre personali e collettive. Questo percorso lo ha portato a fondare nel 1994 il “Centro Arte Club”, un’istituzione che è rapidamente diventata un punto di riferimento per incontri artistici e scambi culturali.




Galleria D’Arte “Centro Arte Club” di Ercolino Ferraina


Il suo lungo percorso, esteso per oltre 25 anni, ha abbracciato un’ampia gamma di attività, da mostre personali e collettive a mostre itineranti, nonché l’istituzione di una scuola d’arte e incontri tematici. Ferraina ha apportato un contributo di inestimabile valore orientando giovani talenti nel mondo dell’arte e promuovendo numerosi artisti emergenti attraverso iniziative di notevole portata.

Un capitolo significativo della sua carriera è stata l’organizzazione di eventi artistici, culturali e spettacoli estivi presso la Torre Sant’Angelo di Rossano negli anni ’90, su incarico dell’Amministrazione comunale. Questi eventi sono diventati un appuntamento annuale imprescindibile per l’arte e la cultura, non solo per la città di Rossano ma per l’intero circondario e oltre. Nonostante l’impegno instancabile e la pianificazione estenuante, Ferraina ha dimostrato una straordinaria determinazione, affrontando questa sfida con una dedizione incommensurabile per il bene dell’arte e della cultura.


Galleria D’Arte “Centro Arte Club” di Ercolino Ferraina



Un pensiero di riconoscenza va alla sua amata consorte Carmela e alle figlie Deborah e Stefania, che sono state costanti fonti di ispirazione e supporto fondamentale per il suo percorso artistico.

Rispecchiando il pensiero di Claude Monet, “faccio quel che penso per esprimere ciò che provo”, Ferraina utilizza la pittura come mezzo per comunicare il complesso universo dei suoi sentimenti. Le sue opere sono un’immersione in un mondo di luci, forme, colori, paesaggi, figure ed oggetti, talvolta immersi nell’astratto o nel concettuale. La sua dedizione e passione traspariranno sempre nei suoi lavori, rendendo Ercolino Ferraina una figura centrale nel panorama artistico e culturale di Rossano e oltre. La sua storia è un esempio straordinario di come la passione possa trasformarsi in una carriera artistica di grande rilievo e in un contributo significativo alla cultura.










Quando e come è cominciato il tuo percorso artistico?

 

Come ho avuto modo di dire in più occasioni e come sarà
pubblicato sul mio 
libro in fase di allestimento “NULLA NASCE PER CASO”. Credo perciò, eccetto qualche eccezione; l’arte, la musica,
lo spettacolo, o li hai dentro, oppure sarà necessario il tempo.



 

Quali artisti e movimenti culturali hanno avuto
un’ influenza 
significativa nella tua evoluzione artistica nel corso degli
anni?

Dipingo sin da bambino, ma da sempre mi hanno affascinato i
macchiaioli e 
gli impressionisti, ancor di più dopo l’esperienza della mia
mostra parigina del 1994 Claude Monet, Renoir, Morisot ed altri, sono diventati
gli ispiratori delle mie composizioni pittoriche.



 

Da dove trai la tua principale ispirazione: da esperienze
vissute o dai 
tuoi stati d’ animo?

Per me lo stato d’animo è l’elemento essenziale per poter
dipingere, 
naturalmente osservando alcuni paesaggi ed alcuni suggestivi
angoli della natura, mi immergo pienamente dentro la pittura.


Ercolino Ferraina impegnato in attività en plein air


Cosa pensi della preparazione accademica in campo artistico?

La preparazione accademica, seppur in alcune accademie
diversi argomenti 
della tecnica pittorica forse non sono neanche trattate,
ritengo però che gli studi accademici ti danno un prezioso contributo per
realizzare il tuo “sogno” a regola d’arte.



 

Come è iniziata la tua avventura nella fotografia?

 

La mia avventura nella fotografia? Come ho detto all’inizio
nulla nasce per 
caso, ed è così anche per la fotografia. Provengo da una
famiglia di fotografi, ben 18 fotografi oltre me, tra fratelli nipoti e pronipoti.
Per molti anni anche io ho fatto il fotografo professionista (matrimoni, cresime,
compleanni, feste ecc), ma poi ho dovuto lasciare per motivi del mio lavoro
più importante ai fini del sostentamento per poi fare il foto amatore.

 



Come bilanci la tua creatività tra pittura e fotografia?
C’è tra le due, 
una forma d’ arte che senti più tua?

Nell’arte pittorica che nelle fotografia, cerco in tutti i
modi a mettere dentro la 
mia conoscenza, i miei sentimenti, la mia creatività e
soprattutto il desiderio di fare cose belle, ma non sempre tutto riesce nel migliore dei
modi. Nel bilancio della mia attività prevale la pittura perché la pratico
senza soluzione di continuità da sempre.



 

Quando hai deciso che oltre al pittore avresti fatto
l’organizzatore di 
eventi culturali e perché?

Sono anche stato un tecnico specialista di automazione, e
nel mio lavoro è 
stato preponderante la pianificazione e l’organizzazione
delle attività, tant’è che sono riuscito a metterlo in pratica nell’organizzazione
di eventi culturali dove tutto veniva calibrato alla perfezione dall’inizio alla
fine di un programma. E’ stata quindi la mia conoscenza e maturità
lavorativa che mi ha consentito in tanti anni di fare ciò che ho fatto e che
continuo a fare. Negli anni novanta, quando venni chiamato
dall’Amministrazione comunale di allora guidata dall’ex Sindaco Giuseppe Caputo, ho avuto
l’onore e l’onere da direttore artistico di “inventare” Arte e Cultura sotto la
Torre, un evento nato dopo l’inaugurazione della Torre Sant’Angelo appena
restaurata, e la sua inaugurazione venne da me organizzata con una straordinaria
mostra d’arte non solo di pregevoli artisti calabresi, ma anche nomi di
calibro dell’arte contemporanea ed un critico d’eccellenza come il prof.
Lorenzo Bonini già curatore della Biennale di Venezia. In quegli anni, Rossano era diventata punto di riferimento
per l’arte, la cultura e lo spettacolo a livello non solo regionale ma anche
nazionale, facendo confluire nella nostra città Associazioni culturali ed
artisti provenienti da tutt’italia. Tali eventi si potevano realizzare grazie al lavoro in
sintonia con il comune perché si lavorava e si elaboravano i programmi con 8/9 mesi
di anticipo. In quel periodo ricordo, riuscivo a coinvolgere; scuole,
giovanissimi, affermati artisti, cantanti, associazioni, pittori, gruppi musicali,
artigiani, poeti scrittori e tanto tanto altro.

 



Puoi condividere un’ esperienza particolarmente
memorabile legata 
alla tua attività di organizzatore di eventi culturali?

Non c’è un solo evento memorabile, ci sono circa 600 gli
eventi da me 
organizzati e tutti documentati dalla carta stampata, ricordo
anche che per anni sono stato agente di spettacolo ed in particolar modo
Agente Regionale di Miss Universo la cui Patron Nazionale era l’attrice
americana Top Model Clarissa Burt. Ben 200 spettacoli in tutta la calabria tra moda e concorsi
di bellezza come Miss Universo e Miss Magna Grecia quest’ultimo un mio
marchio registrato alla camera di commercio di Cosenza. Non posso non
menzionare chi c’era alle mie spalle; in primis la mia famiglia, e la giovane
Patrizia Sergio.



 Scuola d’Arte Associazione Culturale Centro Arte Club di Ercolino Ferraina


Qual è stata l’ ispirazione che ti ha spinto a creare
una scuola d’ arte?

 

Nel 1994 con un gruppo di amici amanti dell’arte, ho fondato
la mia 
Associazione e dopo qualche anno mi sono reso conto che era
necessario creare un laboratorio di studio e di ricerca artistica.
Correva l’anno 2000 quando ho incontrato una brava artista Loredana Marasco, e
così parlandone con lei abbiamo avviato il laboratorio tanto sognato, ma
dopo pochissimo tempo si è trasformata in Scuola d’arte considerando le
richieste di allora cui tanti volevano imparare a dipingere. Nel 2009 i corsi si
interruppero per poi riprendere il 2014 con un’altra brava artista Tiziana
Bongiorno ed a tutt’oggi siamo ancora in corsa.

 



Galleria D’Arte “Centro Arte Club” di Ercolino Ferraina


Come coinvolgi e ispiri gli artisti attraverso la tua scuola
d’ arte e le 
iniziative culturali?

Gli allievi della mia scuola nel corso degli anni sono stati
tanti, cerco 
comunque di coinvolgerli perché la partecipazione ad una
mostra d’arte diventa uno stimolo straordinario che li spinge a fare
sempre meglio perché in quelle attività c’è il confronto. Oggi, alcune di loro posso
dire con sincerità che stanno riscuotendo ottimi consensi dalla critica



 

Qual è la tua opinione sul sistema dell’ arte
contemporanea in Italia, 
considerando artisti, galleristi e istituzioni coinvolte?

L’italia è il paese dell’arte, ma ricordare che non sono da
meno altre nazioni 
Oggi le gallerie d’arte (quelle rimaste in campo causa covid
e crisi economica) la fanno da padrona perché la flessione nello
sviluppo o regresso nell’ attività economica ha messo in ginocchio questo
settore. I galleristi sopravvissuti ancora oggi cosi come sin dal 1850 (periodo
storico degli impressionisti francesi), sono coloro che lanciano sul
mercato le opere degli artisti e purtroppo senza di loro credo che l’artista non ha
grande spazio di successo. Le istituzioni purtroppo sono rimaste molto
indietro.

 



Alla luce del tuo percorso ricco di molteplici esperienze,
qual è stato 
il riconoscimento più gratificante per te?

A dire il vero ho una “catasta” di attestati e
riconoscimenti vari, ma 3 o 4 sono 
quelli che di più mi hanno lasciato un segno. Mentre il
primo riconoscimento importante proviene dal mio paese natale (Caraffa di
Catanzaro) con un primo premio assoluto in pittura ed una mostra personale
organizzato dallo stesso comune nel giorno della festa patronale, arrivano poi
tanti altri riconoscimenti, ma è importante ricordarne alcuni: Nel 2006
e nel 2008 Palmi Rc dalla Dr Fashion, come pittore e promotore culturale, IX°
e XI^ edizione “Premio Internazionale Calabria”, nel 2010 vincitore del
premio Letterario Città di Calopezzati sez. Pittura “Nicola Jannelli” e nel
2014 Roma Campidoglio – Premio Internazionale Calabresi famosi nel
mondo.

 


Dopo aver ottenuto svariati riconoscimenti, successi e
gratificazioni, 
c’ è ancora un sogno nel cassetto che desideri
realizzare?

Il mio sogno nel cassetto? Certo! Il Museo d’arte
contemporanea della nuova 
Città di Corigliano Rossano e la Galleria Civica comunale.

 



Ci racconti qualcosa dei tuoi prossimi progetti artistici in
programma?

Preferisco non rispondere perché tra sogni nel cassetto ci
sono programmi e 
credo anche troppi.





Contatti dell’artista


Email  centroarteclub1994@gmail.com

Sito Web  Ercolino Ferraina

Sito Web  Centro Arte Club  

Facebook  SoloArte Ferraina

Instagram  ferrainarte_pittore











Ercolino Ferraina

Nato a Caraffa, piccolo centro del Catanzarese, nel 1973 si è trasferito a Rossano splendida città dell’alto jonio cosentino, dove vive ed opera. Ercolino Ferraina pittore autodidatta, ha dimostrato l’amore per l’arte sin da ragazzo, quando espose la prima personale di disegni e tempere nell’Aula Magna della Scuola Media del paese natale. Fondatore nel 1994 dell’Associazione internazionale Centro Arte Club, da tantissimi anni lavora intensamente promuovendo attraverso l’arte e la cultura la propria città e l’intera regione.Negli anni, il suo Centro Arte Club è diventato punto di riferimento degli artisti, luogo di incontro e di scambio e di approfondimento. Per molti anni a Rossano ha condotto e organizzato nella qualità di direttore artistico e per conto del comune di Rossano numerosissimi incontri d’arte e cultura, inoltre per cinque anni è stato direttore della scuola d’arte da lui fondata. Negli anni ha partecipato a molteplici mostre personali e collettive in Italia e all’estero, riscuotendo consenso di pubblico e di critica. ( Expo Bari, Verona Fiere, Bologna, Malta, Catanzaro, Cosenza, Bruxelles, Bolzano, ROMA). Vincitore del Premio Internazionale Calabria anno 2006 e anno 2008 Vincitore nel 2010 del Premio Letterario città di Calopezzati sezione pittura “Nicola Jannelli” Le sue opere sono custodite in collezioni pubbliche, privati e musei. E’ recensito sulla stampa specializzata e sui più importanti cataloghi internazionale d’arte moderna e contemporanea.


















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.



ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        


L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.


Se desideri avere spazio, con un’intervista, con la presentazione di un tuo progetto artistico oppure con la realizzazione di un tuo catalogo d’arte personalizzato, invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com



Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo

   




























Leggi Ancora
Senza categoria

Le Effimere installazioni di sale di Motoi Yamamoto: Un Viaggio nell’Arte e nella Memoria

   L’ArteCheMiPiace – Favourites









Le Effimere installazioni  di Sale di Motoi Yamamoto: Un Viaggio nell’Arte e nella Memoria





di Giuseppina Irene Groccia |03|Novembre|2023|



Non è comune trovare artisti contemporanei le cui creazioni siano così profondamente radicate in un ambito intimo e personale. Tuttavia, questa è la storia dell’artista giapponese Motoi Yamamoto, nato nel 1966 a Onomichi, Hiroshima.

La sua intera opera artistica ha avuto inizio da un momento cruciale: la morte di sua sorella nel 1994 a causa di un cancro al cervello. Questo evento ha scatenato una profonda crisi nell’artista e ha plasmato la sua costante riflessione sulla vita, la morte, la rinascita e la memoria.





“Disegnare un labirinto con il sale è come seguire le tracce di una memoria. Le memorie sembrano cambiare e disperdersi nel tempo. In ogni caso, quello che cerco è il modo di toccare un momento prezioso all’interno delle mie memorie, qualcosa che non può essere ottenuto attraverso testi o immagini. Seguo sempre silenziosamente la traccia, che è sia controllata che incontrollata dal punto di partenza, dopo averla completata.”





Per affrontare la sua personale tragedia, Yamamoto si è immerso nell’analisi dei diversi approcci culturali alla morte, con particolare interesse per i materiali associati a questo processo. Tra di essi, il sale ha catturato la sua attenzione in modo significativo. Secondo Yamamoto, il sale intrattiene una connessione con la vita umana che supera i confini di tempo e spazio, essendo un elemento comune nei rituali funebri giapponesi. Nel corso del tempo, l’artista ha iniziato a considerarlo come un legame tra varie forme di vita, soprattutto con quella che prospera negli abissi marini, la fonte primaria del suo materiale preferito.




Un progetto celebre di Yamamoto, intitolato “Return to the Sea” (2012), ha coinvolto gli spettatori della sua mostra presso l’Honecke Institute of Contemporary Art di Charleston. In questa performance, ha invitato le persone a smantellare la sua installazione, conservando il sale in contenitori per poi restituirlo al mare. Per l’artista, è cruciale che il sale ritorni all’oceano e si riconnetta con le diverse forme di vita marine. Egli auspica che, in un ciclo eterno, il sale possa ritornare agli esseri umani attraverso il cibo o, come spera, contribuire a future opere d’arte.







L’esperienza della perdita di sua sorella ha profondamente trasformato il percorso artistico di Yamamoto. Le sue creazioni più celebri prendono forma in intricati labirinti, spesso realizzati con l’utilizzo di sale, che mirano a emulare la complessa struttura del cervello umano. Questi labirinti sono una rappresentazione visiva della memoria stessa, un viaggio intimo attraverso il suo passato e alla ricerca di qualcosa di prezioso e personale.

Per Yamamoto, il tema del possesso e della perdita  occupa un posto centrale nella sua opera. Egli considera l’atto creativo come un processo terapeutico, analogo a scrivere in un diario, permettendogli di esplorare, preservare e condividere i ricordi in modo tangibile attraverso le sue opere d’arte.






Yamamoto ha spiegato che, mentre in passato ha lavorato con il concetto europeo del labirinto come simbolo di nascita, morte e rinascita, ha più recentemente cercato un equivalente asiatico per rappresentare questo ciclo. La sua ricerca lo ha portato al concetto del vortice, che, secondo lui, incarna anche il processo di rinascita. Nel vortice, si manifestano movimenti opposti, uno che converge verso il centro e l’altro che si espande dal centro, rappresentando la fusione della vita e della morte in un unico simbolo.




Le opere di Yamamoto, che includono sculture, installazioni e disegni, ruotano attorno all’idea che i ricordi siano effimeri, che il percorso della memoria abbia un inizio ma non una conclusione definitiva. Un esempio di questa concezione si trova in una delle sue creazioni, una scala fatta di sale i cui gradini sono spezzati, rendendo impossibile raggiungere la fine del cammino. Questo simbolismo è incapsulato nella parola giapponese “Utsusemi,” che allude al mondo materiale e alle cose che sono soggette al trascorrere del tempo, o a un corridore il cui destino finale rimane sconosciuto: un corridore verso il ricordo.



Motoi Yamamoto riconosce che l’evento tragico che ha dato inizio alla sua carriera artistica continua a influenzare la sua opera, persino nelle sue creazioni più recenti. Tuttavia, oggi non è alla ricerca di “un grande ricordo insolito e prezioso” nascosto nel labirinto della memoria. Egli si concentra invece su una serie di piccoli ricordi quotidiani che hanno segnato la vita di sua sorella.


Quello che inizialmente fu un viaggio interiore alla ricerca di un significato nella sua vita, oggi costituisce la firma inconfondibile dell’arte di Motoi Yamamoto. Nel mondo dell’arte contemporanea, è difficile trovare un artista che crei opere con il sale con tanta raffinata bellezza ed esprima un amore per la vita così poetico come Yamamoto.


La sua opera è il risultato di un profondo percorso di introspezione, avviatosi dopo un evento che agitò le fondamenta della sua esistenza. Attraverso questo viaggio, Motoi Yamamoto ha esplorato temi legati alla memoria, al tempo e alla commemorazione, trovando nel sale il suo mezzo espressivo più appropriato.

Le sue opere non solo sono il frutto della sua personale ricerca di significato, ma costituiscono anche un invito a contemplare l’interazione tra estetica e senso come significato nell’arte. L’arte di Yamamoto è un tributo alla vita stessa, un’ode alla bellezza e alla fragilità dell’esistenza umana espressa in modo poetico e profondo.

Le sue creazioni non si limitano a catturare l’attenzione per la loro straordinaria bellezza visiva, ma portano anche con sé un significato profondo, fungendo da rappresentazioni filosofiche del suo pensiero. Attraverso la loro bellezza e il loro mistero, queste opere ci pongono di fronte a uno dei motori più puri dell’arte: l’amore per la vita. Sono un tributo a questa straordinaria forza che ci guida, un promemoria dell’importanza di celebrare la vita e preservare con devozione anche i nostri ricordi più piccoli e preziosi.








Mentre mi siedo sul pavimento e passo lunghe ore a disegnare, forse sto cercando di conservare i ricordi che svaniscono nel tempo. Creo opere per combattere l’istinto di autodifesa dell’oblio, alla ricerca di una forma convincente di accettazione per accettare la separazione delle proprie strade.





Return to the Sea – Art Salt Installation 



L’impresa di restituire il sale utilizzato per realizzare questa installazione coinvolge la collaborazione di tutti coloro che condividono lo scopo di questo progetto. Le persone si riuniscono l’ultimo giorno della mostra per smantellare l’opera, raccogliere il sale e riportarlo in mare. Nonostante possa sembrare un semplice atto nel corso di questo processo performativo, l’obiettivo qui è di reintegrare nuovamente il sale utilizzato come parte dell’opera nel ciclo naturale.

Dal suo inizio nel 2006, migliaia di sostenitori hanno partecipato a questo progetto, contribuendo a restituire il sale ai mari di tutto il mondo. La collaborazione di coloro che condividono l’ideale di restituire questa preziosa sostanza dalla struttura cristallina al suo ambiente naturale è fondamentale per il successo di questa idea performativa dalla originale concezione.











































 





Motoi Yamamoto è nato a Onomichi, nella prefettura di Hiroshima, nel 1966. Ha completato la sua formazione accademica laureandosi al Kanazawa College of Art nel 1995. Attualmente risiede a Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa.

Yamamoto è noto per la creazione di installazioni artistiche che utilizzano il sale come medium principale per evocare concetti di purezza e purificazione. Il suo processo creativo implica la realizzazione di intricati modelli sul pavimento, un’operazione che può richiedere da pochi giorni a diverse settimane, ed è un lavoro che svolge da solo. Un elemento distintivo delle sue mostre è la sua pratica di coinvolgere il pubblico nell’atto finale dell’installazione, collaborando con gli spettatori per smantellare l’opera e restituire il sale al mare, creando così un ciclo simbolico.

Oltre alle sue installazioni di sale, Yamamoto produce anche opere dettagliate utilizzando acrilico e matita. Negli ultimi anni, ha dedicato molto tempo a collaborazioni con aziende, espandendo il suo impatto artistico in diversi ambiti.

Le opere di Motoi Yamamoto sono state esposte in numerose località, sia in Giappone che all’estero, tra cui il MoMA P.S.1 Museum of Modern Art di New York, The Hermitage State Museum, il Museum of Contemporary Art Tokyo, l’Hakone Open-Air Museum, il 21st Century Museum of Contemporary Art Kanazawa, la Setouchi Triennale e ha presentato mostre personali itineranti negli Stati Uniti. La sua arte unisce abilmente il concetto di effimero e duraturo, suscitando riflessioni profonde sulla vita, la memoria e il passare del tempo.











©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.



ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        







Leggi Ancora
Senza categoria

Zuzanna Janin – Follow me, Change me, it’s Time

  L’ArteCheMiPiace – Favourites



Zuzanna Janin 

Follow me, Change me, it’s Time




di Giuseppina Irene Groccia |01|Novembre|2023|



L’artista polacca si evidenzia per la creazione di un’ampia gamma di opere che spaziano tra svariati generi, tra i quali spiccano la scultura e la videoarte. Zuzanna Janin si contraddistingue per la straordinaria varietà di tecniche artistiche che abilmente esplora.

Il suo talento emerge soprattutto nell’abilissima capacità di mettere a confronto concetti quali l’eternità e la transitorietà, la costanza e la mutabilità, offrendo così uno sguardo profondo e riflessivo sulla intricata complessità della vita e dell’esistenza umana.



Le sue opere si inseriscono con raffinatezza nel contesto del dibattito femminista e della teoria sociale, ponendo l’accento soprattutto sulla sua identità e personalità.

Zuzanna Janin si immerge con profondità nell’esplorazione di concetti quali lo spazio, la memoria e il tempo, intrecciandoli con il corpo femminile e la complessa tematica della transitorietà in molteplici strati di significato. 




Nella sua serie intitolata “Follow me, Change me, it’s Time“, le fotografie, eseguite con tonalità monocromatiche, raffigurano frammenti del corpo, con il fulcro dell’opera costituito da una versione integrale del corpo ripetutamente assemblata.

Qualche anno fa ho avuto modo di notare questa opera in occasione di una mia visita al Ludwig Museum di Budapest. Questa serie di arte fotografica è inclusa dal 2014 tra le opere di rilevanza della collezione permanente di questa autorevole istituzione artistica. Sono rimasta molto colpita dalla tecnica impiegata dall’artista e ancor di più dal profondo significato che ha voluto trasmettere attraverso questo suo lavoro. L’osservare quest’opera è stato per me come spalancare una finestra su un mondo di emozioni e riflessioni, sottolineando ulteriormente come l’arte sia uno strumento straordinario per esprimere concetti profondi ed emozioni autentiche. Quest’esperienza ha ribadito il potere intrinseco dell’arte nel donare esperienze importanti, capaci di lasciare un’impronta indelebile nel cuore e nella mente di chi la contempla.




In quest’opera l’artista esegue abilmente tagli e sovrapposizioni di immagini, includendo rappresentazioni di se stessa e dei suoi familiari, quali la nonna, la madre e la figlia. Attraverso questa pratica, crea uno spazio e una sequenza temporale in cui i corpi di epoche diverse si sovrappongono e convergono. Tale processo condensa il flusso del tempo e la sua personale storia in un’unica opera, dando vita a un affascinante confronto tra diverse generazioni e fasi dell’età umana. Questo mette in luce le intricate dinamiche intergenerazionali e le profonde esperienze umane che ogni fase della vita porta con sé.





Il suo lavoro si presenta come un intreccio di età, di tempo in evoluzione e di cambiamenti immersi nella complessa tematica dei ricordi. In questa straordinaria serie di opere, Zuzanna Janin esplora le esperienze di vita, gli affetti e il fluire inesorabile del tempo con una sensibilità straordinaria. Fin dagli albori della sua carriera artistica nei primi anni ’90, Zuzanna Janin ha dimostrato una straordinaria capacità di impiegare gli elementi intrinseci della sua biografia come componenti chiave delle sue opere, ricollocandoli in un contesto di portata universale, donando all’esperienza personale una dimensione più ampia.









Zuzanna ha impiegato un notevole periodo di tempo per affinare la sua pratica fotografica, coinvolgendo attivamente le donne della sua famiglia, sperimentando nel contempo la tecnica dell’immagine laminata
L’artista ha adottato un’apprezzabile tecnica che ha coinvolto l’uso di plastica trasparente per avvolgere profili sagomati, che spaziavano da rappresentazioni integrali del corpo a dettagli specifici delle sue parti anatomiche. Questa scelta ha conferito alle opere un’estetica sorprendente e un’interessante interazione tra trasparenza e forma, permettendo al pubblico di scrutare non solo la superficie dell’opera, ma anche di penetrare nei dettagli più profondi e personali del corpo umano e della sua storia.




All’interno di queste opere, i profili rappresentano una vasta gamma di identità anatomiche, che spaziano dal suo stesso corpo a quelli di sua figlia, madre, nonna e altri membri della sua famiglia. Questa selezione di soggetti rende l’opera non solo una riflessione sulla complessità del suo percorso personale, ma anche un’indagine più ampia sul collegamento  e l’evoluzione delle singole identità  nel corso delle generazioni. Ogni profilo racconta una storia unica, incapsulando le esperienze e le trasformazioni di ciascun individuo all’interno di questa straordinaria narrazione artistica.


Inoltre, Zuzanna Janin ha sperimentato ulteriormente questa sua tecnica artistica laminando parti anatomiche aggiuntive del suo corpo. Questa espansione creativa ha coinvolto mani, caviglie e capelli, dando vita a una serie di opere altamente impattanti e suggestive. Questa varietà di elementi anatomici laminati, con la loro delicatezza e profondità, contribuisce a creare un dialogo tra l’artista e lo spettatore, affrontando temi di identità, trasformazione e connessione con il corpo in maniera molto introspettiva. 



L’opera diventa una sorta di esplorazione visiva e tattile delle molteplici dimensioni del corpo umano e delle sue espressioni artistiche. Tutto questo si concretizza in un processo creativo che ha portato all’emergere di opere fotografiche scultoree di notevole rilevanza.

La serie intitolata “Follow Me, Change Me, It’s Time” costituisce una delle prime e più importanti incursioni di Janin nell’esplorazione dei temi legati alla fugacità e alla memoria. 


L’artista ha svolto i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia, formando le basi della sua eccellente carriera. Nel corso degli anni, ha partecipato a numerose mostre d’arte di prestigio, tra cui spiccano il suo coinvolgimento in eventi come Sonbeek (1993), la Biennale di Sydney e la Biennale di Istanbul (1992), la Biennale di Liverpool (1996) e la 54ª Biennale di Venezia (2011). Le sue opere hanno brillato in istituzioni artistiche di fama internazionale, tra cui il Jeu de Pomme di Parigi, il Museum of Contemporary Art di Chicago, il Whitechapel di Londra e la Galerie Hamburger Bahnhof di Berlino. L’impatto del suo lavoro si riflette anche nelle numerose collezioni prestigiose in cui le sue opere hanno trovato dimora, tra cui la Stattliche Sammlung di Dresda, la Hoffmann Sammlung di Berlino, il TOP Tokyo Museum of Photography e la Zachęta National Gallery di Varsavia, oltre a molte altre. La sua dedizione allo studio è ulteriormente evidenziata dal conseguimento del dottorato di ricerca nel 2016 e della laurea post-dottorato nel 2020. Non solo un’artista eccezionale ma anche una figura impegnata nel mondo dell’arte, fa parte del comitato del prestigioso premio d’arte Maria Anto ed Elsa Von Freytag-Loringhoven. Utilizza nomi d’arte che segnano le diverse fasi della sua carriera: dal 1990 al 1992 come Zuzanna Baranowska, e dal 1992 come Zuzanna Janin. Attualmente, condivide la sua residenza tra Varsavia e Londra, collaborando con la rinomata galleria lokal_30 con sede a Varsavia.





 













©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.



ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER



        



Leggi Ancora
1 2 3
Page 3 of 3